Vi presento Marina Cicogna

Marina CicognaOsservare. Scrutare. Analizzare. Sono tutte prerogative al femminile. Noi uomini siamo fuggevoli e guardinghi, mentre la donna osserva e carpisce differenze e percezioni che a noi non appaiono nemmeno sotto forma di gigantografia.
È un anno che scrivo per WWW.PENSOROSA.IT e in ogni mio articolo ho cercato sempre di far uscire la parte osservatrice che è in me, lontana però da quel fare snob e altezzoso che non mi ha mai caratterizzato.

 

Come riuscire ad essere un buon commentatore della vita che ci circonda? Niente parolacce (sta settimana se mi avete seguito su Twitter sapete che me ne è uscita accidentalmente qualcuna), niente presunzioni che non ho la possibilità di concedermi e soprattutto una spontaneità che deve ricalcare ogni mia singola parola.
Non so cosa farò da grande, non so se realizzerò il sogno di scrivere per tutta la vita, su un taccuino o su un giornale, non importa, è già bello e gratificante sapere che qualcuno crede nelle mie piccole capacità e mi offra questo spazio. Non a pagamento, meglio di così.
Come sapete stimo molto le donne, quelle che hanno scritto la storia e quelle contemporanee che occupano un ruolo importante all’interno di una società che fa finta di essere poliedrica e poi storce il naso davanti all’emancipazione femminile in tutte le gerarchie.
Vi ho parlato di una scrittrice che porto nel cuore, Camilla Cederna, di Dacia Maraini o di Cristina di Belgioioso, su di loro si hanno notizie attendibili, tante fonti e la curiosità non si svilisce nei loro confronti. C’è però una donna di cui mi sono interessato recentemente facendo qualche ricerca, trovando poco e nulla. Mi sono chiesto, ma come, una donna come lei come fa a non aver mai scritto un libro? Una biografia? E mi sono ritrovato quasi a fantasticare su un personaggio che forse non vuole essere compreso fino in fondo, che osserva ma non urla, che scruta ma non critica. Lontano da un luccichio che le compete per nascita, da cui è attratta ma non soggiogata.
Marina Cicogna per me è sempre stata solo una firma sul mio giornale preferito, Vanity Fair, scaltra commentatrice di mondanità e lusso, feste e abiti da sogno. Solo qualche settimana fa, leggendo il trafiletto in cui raccontava delle nozze a Strasbourg di Gianni Agnelli con Marella, mi sono incuriosito, non riuscivo a darle un volto e soprattutto un’età.
L’età per la donna può sembrare quasi un vincolo. Non per me, le donne intelligenti più invecchiano e più rielaborano il proprio fascino attraverso il linguaggio. Navigando su internet non sono riuscito a trovare grandi informazioni, non esiste una voce su Wikipedia, non è una scrittrice e nemmeno una giornalista di costume come la Cederna, non so in che anno è nata ma ho letto una sua intervista in cui è evidente che ogni sua ruga porta un significato più profondo.
Era splendida e imbronciata alla Fondazione Prada per l’allestimento di Francesco Vezzoli in cui posa una meravigliosa Eva Mendes alla Biennale di Venezia ( vi rimando al blog di una mia amica che ha scritto un post molto interessante a riguardo: http://freshbasileveryday.blogspot.com/2011/06/caro-mio-francesco.html?spref=fb) e ancora nelle vecchie fotografie a Cannes, a Capri o al Festival del Cinema di Taormina, lei appare in bianco e nero accanto ad una Claudia Cardinale raggiante, ad Alberto Sordi, elegantissimo e sfacciato. Marina Cicogna ha vissuto il brillante mondo del cinema della Dolce Vita incanalando lunghe virtuose chiccherie nei luoghi più sofisticati del bel mondo.
Nata in una famiglia agiata ha vissuto tra Venezia, Milano, Roma e Cortina dove ha conosciuto l’esuberante Ljuba Rizzoli, Gianni Agnelli di cui diventerà successivamente grande amica e confidente. Non è come Barbara Alberti e non è giornalista come Franca Sozzani.
Ha lavorato come agente cinematografico scoprendo talenti e attori capaci di suggestionare film d’autore, ricalcando il realismo di quegli anni cinquanta-sessanta esplosivi e dinamici.
Nell’intervista, non ne concedeva una da oltre vent’anni, dichiara anche la sua passione per una sessualità non costipata, non costretta alle regole vittoriane a cui siamo abituati, quel regime prettamente eterosessuale che il mondo ci condiziona fin dalla nascita.
Ammette di essere stata innamorata di altre donne, di una in particolare, con cui ha vissuto un intenso legame durato 18 anni, Florinda Bolkan, attrice. Senza alcuna malizia, senza vergogna ma neanche eccessiva visibilità racconta di questo amore tormentato e fondamentale.
Non si è mai sposata, non si è mai sottoposta a quel dovere matriarcale che viene quasi imposto ad una donna, quello di essere madre. Alla domanda se ha mai sentito l’esigenza di maternità risponde con sicurezza: “Non mi appartiene. Ho avuto forse un ruolo materno, vicino a Ljuba, per sua figlia Isabellina, di cui fui la madrina. Credo di esserle stata vicina, come potevo, in una famiglia abnorme, fino alla tragica fine”. Isabellina, 23 anni, si sarebbe buttata giù da un grande albergo di Monte Carlo lasciando un incolmabile vuoto nella vita dei genitori.
Le vite di queste salottiere possono sembrare agiate, ricche di eventi e brillanti, nella realtà raccontano anche di momenti bui in cui non si intravedono spiragli di luce.
L’arguzia è tutta al femminile. Lo stile della scrittura è anch’essa prerogativa del mondo gineceo. Noi uomini possiamo provarci ad imitare queste commentatrici del mondo, quasi mai riusciamo a farlo bene quanto loro.

 

Lorenzo Bises