Verso Milano tra cipolle,carie e Heather Parisi

treno rif trenovsautoParto da Parma con il sole. Arrivo a Milano con il grigio. Il sole si specchiava nella fontana di Mario Botta in fronte al palazzo della Pilotta, le nuvole di smog si aggiravano intorno alla Madunina come una cintura con le borchie di quattro stagioni fa.

Trenitalia mi informa che il mio treno è in partenza dal binario 2, osservo attentamente il binario 2 e lo trovo particolarmente deserto, chiedo gentilmente ad una signora che mi risponde “Guarda, quando annunciano il binario 3 spesso intendono il 2, bisogna controllare bene il tabellone, anche se in questo caso non era indicato il binario”. Con un fare spontaneo e discreto salgo a bordo sul binario due. Trovo un vagone libero, mi scelgo il mio bel posto a sedere e mi rilasso, per poi scoprire che ero salito in prima classe, riprendo la mia borsa a zavorra (impossibile definirla “comoda” tracolla) e cambio carrozza.
Dalla prima alla seconda classe il corridoio si stringe pericolosamente, prima riuscivi a riproporre tutto il musical di Grease senza toccare con il trolley i bordi dei sedili, poi non riesci a passare e cominci a dare degli schiaffi alla gente seduta con il tuo porta pc di due tonnellate e mezzo.
Mi siedo. E quanto mai sussurro tra il mio cervello e il mio olfatto. La gente scodinzola cercando disperatamente un buco in cui appoggiare fondoschiena stanchi, il capostazione fischia e l’effetto domino fa sobbalzare l’intera carrozza.
Maledicevo la scelta del mio posto, è semplice il motivo. Avreste voglia di stare su un treno accanto ad una persona che sembra essersi fatta spalmare con una maleodorante salsa di cipolle? Quella che mia madre compra all’Ikea e mangia insieme alle polpettine svedesi che con la tessera Ikea Family paghi cinque centesimi e che digerisci entro la fine dell’anno solare.
Mi sono allontanato con il naso più che potevo fino a mettermi la copertina del libro davanti agli occhi, nel frattempo le pagine ingiallivano e il romanzo si liquefaceva nel vero senso della parola. Mi guardavo intorno cercando occhi complici verso cui roteare gli occhi, ho trovato più disperazione di quanto immaginassi.
Ero così turbato dal brasato con contorno di cipolle che non mi sono accorto che oltre il “corridoio” ( io lo definirei un cavo elettrico) c’era un ragazzo distrutto. Da quando era salito sul treno la signora che gli era di fianco, una fotocopia di Heather Parisi tra circa quindici anni , non ha smesso di rendere partecipe il suo interlocutore telefonico dei vari problemi ambientali e meteorologici presenti in tutto il Sud Italia.
“So che a Benevento c’è stato un forte nubbbifragio, a Roma invece ce stanno 14 gradi e a Napoli potrei fare il bagno e prendere il sole in toppe-less”, lei rideva, il resto del vagone si immaginava la scena e cercava l’uscita di sicurezza.
Ad un certo punto il ragazzo disperato chiama la sua ragazza. “Cicci che fai? Tutto bene? Cos’è questo rumore? Ah sei su Facebook, scommetto che stai scrivendo ai tuoi spasimanti, ah brava, complimenti”. Io impallidisco. Cercavo di leggere il mio libro ma non riuscivo, ero così ipnotizzato dagli elementi che mi circondavano. Il ragazzo chiude la telefonata. Dopo cinque minuti richiama la fidanzata. “Che fai?” mi chiedo cosa sarebbe mai potuto succedere nello spazio di cinque minuti, sicuramente non aveva spento il pc, non si era fatta la doccia e non aveva fatto la spesa come invece lui le aveva chiesto. “Sei ancora su Facebook?”le dice in tono stizzoso. “La mia ragazza scrive ad altri ma non risponde ai miei messaggi d’amore”. Cambio di tono, le parla come se fosse una terza persona. Nel frattempo mi crescevano enormi basette. “Cicci, ma ci saranno le macchinette alla stazione? Sai, quelle macchinette”.
Non ci voleva Sherlock Holmes per capire che lei era una diciottenne sveglia e fedifraga, lui un ventisettenne con i denti marci e parecchio desideroso di starle “vicino”. “Quelle macchinette, sai che dovevo comprare quelle cose”. Doveva comprare i preservativi e chiedeva alla sua “dolce” metà qualche indicazione su dove comprarli. Lei probabilmente stava raccogliendo la legna per Farmville.
Mi incuriosisco alla situazione ma quando lui sorride mostrando una coltivazione di carie dicendole “Ti amo” decido che era ora di farmi gli affari miei e di rimettermi a leggere il mio bel romanzo. Ora compativo la sosia di Heather Parisi.
La situazione stava migliorando quando “mister crema di cipolle” ha cominciato a ravanare nello zaino, speravo cercasse delle caramelle balsamiche. Ha tirato fuori dei mandarini.
“Siamo in arrivo alla stazione di Milano Rogoredo”. Dio Esiste, ne ho la prova inconfutabile.

 

 

Lorenzo Bises