Spesamica-nemica

supermarket “Ha la tessera Spesamica?”. Rimango perplesso per qualche minuto mentre l’antipatico tapis-roulant della cassa ammucchia tutto quello che io avevo riposto con cura. Posso sembrare il tipo a cui la spesa può essere simpatica? Non è senz’altro tra le mie richieste d’amicizia e tantomeno andrei a bere qualcosa con lei.

Anche voi probabilmente siete stati costretti una volta ad accompagnare vostra madre a fare la spesa settimanale. Io dico sempre di sì. Penso, se mi ha sopportato nove mesi nel suo grembo ed ero un bue, cosa saranno mai due ore al Carrefour il venerdì pomeriggio? Sbagliato. Mai fare paragone con una gravidanza, vincerebbe sempre la madre. Così comincio a guidare, semafori, strisce pedonali e automobili che salivano una sull’altra per passare. Destinazione supermercato. Ogni giorno ha il suo perché, il mercoledì è la giornata dei pensionati e quindi trovi tutto il reparto geriatrico dell’ospedale e tutti i pazienti del tuo dottore di base. Il venerdì è quello in cui le mogli cercano di andare a comprare qualcosa per evitare un omicidio in famiglia a causa del frigorifero completamente deserto. E alcune si portano dietro uno dei figli che disgraziatamente hanno intralciato il loro cammino.
Parcheggio la macchina nell’ultimo posto disponibile, nemmeno un albero, 85 gradi sull’asfalto. “Prendi il carrello mentre io prendo tutti i sacchi” dice mia mamma, io ho già delle vampate e sogno una palma, un cosmopolitan e un ventilatore industriale. Entriamo e sentiamo un freddo polare, passare dai Caraibi alla Groenlandia nello spazio temporale di due secondi non credo sia il massimo per il nostro organismo ma così si usa nei supermercati. La prima cosa che metto nel carrello è Vanity Fair, così quando mia madre è in giro alla ricerca delle cibarie io mi tengo informato sulle novità del mondo ed eventualmente aggiorno la signora Pinuccia che è in fila con me alla cassa.
Quando la mia famiglia si trasferisce in montagna per il week end ed io non mi ci avvicino nemmeno perché troppo abituato alla pianura piatta e poco faticosa, la spesa si moltiplica.
“Lorenzo vuoi la carne trita che ti fai un ragù?” Io la guardo di traverso, sa benissimo che non solo odio cucinare ma che nemmeno mi voglio cimentare in strani esperimenti. Non muoio di fame, mangio quelle cose che non fanno parte di una perfetta dieta ma mi permettono di non svenire al primo passo sotto al sole. E poi con questo caldo mi metto a cucinare il ragù? Ogni tanto mi chiedo se mia madre capisce con chi sta parlando. “Mamma sono Lorenzo, il tuo secondogenito, quello che utilizzerebbe il forno come scarpiera e che non conosce l’uso del frullatore”.
Ad un certo punto tira fuori la lista, un piccolo foglietto di carta dove ci sono appuntate quattro cose, mi chiedo sempre come mai ce ne siano scritte quattro e poi però torniamo a casa con ottanta buste. Dilemma. “Lorenzo, vai a prendermi per favore 12 mozzarelle, due confezioni di pomodorini, non quelli grossi ma quelli medi, poi le fette biscottate, la nutella, il cacao dolce e non amaro mi raccomando, poi tre confezioni di biscotti”. Io pietrificato “Mamy cosa mi hai detto dopo le 12 mozzarelle?”. Il carrello dopo cinque minuti è già strapieno e quando devo andare in giro seguendo il passo velocissimo di mia madre mi innervosisco. Non riesco a farlo andare diritto, tutti quelli che ho trovato nella mia lunga carriera da “spingi-carrello” pendono a sinistra. Come è possibile? Io sbatto contro le corsie, contro altri carrelli, contro il femore della signora appena operata. Un dramma. E pensare che quando ero piccolo ci stavo pure dentro, quasi ci dormivo, ora capisco le strilla di mia madre quando mi diceva di non sedermi sopra.
Quando si arriva la cassa io faccio un sospiro di sollievo, ora mettiamo tutto il nostro quintale di cibo sul rullo, la cassiera con le unghie laccate e con le extension color paglia prezzerà il tutto e finalmente potremo imbustare e tornare a casa. Troppo bello per essere vero, perché nello stesso istante in cui tocca a noi mettere le cose sul rullo mia madre dice “Stai qui, mi sono dimenticata il lievito per fare la pizza stasera!”. Santo cielo, proprio stasera vuole fare la pizza e proprio il lievito si doveva dimenticare. Ovviamente quel minuscolo cubetto si trova dalla parte opposta delle casse.
In due minuti la massa di cibo è lì come una montagna in attesa di mia madre che intercetti il tutto con i suoi sacchi mentre io ho paura di essere insultato per aver creato la fila.
Le cassiere poi non si rendono conto che loro in due minuti hanno già fatto passare qualsiasi cosa tu abbia nel carrello mentre io in due minuti non sono ancora riuscito ad aprire quelle maledette buste di plastica. Finalmente sistemo tutti i sacchi in macchina che dopo due ore è diventata un acceleratore del Cern dal caldo che ha assorbito. Torno a casa sfinito e disidratato.
E come mia madre, quando qualcuno è in procinto di finire qualche cibaria strillo “Guardate che ho appena fatto la spesa e deve durare almeno una settimana”.

 

 

Lorenzo Bises