Ritiro Montano

montagnaLa montagna fa bene, l’aria pulita, lontano dallo smog cittadino, dall’esercito di modelle e di fashion stylist che hanno invaso Milano, niente internet, pace e tranquillità. Ovviamente posso sopravvivere qui un paio di giorni, poi ho bisogno di sentire qualche rumore che non sia il campanaccio della chiesa qui a fianco, alle sette del mattino fa una scampanellata che sveglia tutti, stamani sembrava fosse nato il delfino di Francia.
Ho accettato di passare il fine settimana qui nell’alta bergamasca per fare compagnia ai miei genitori che qui si ritirano sempre, mia sorella da grande sciatrice è partita all’alba per una gara mentre io mi sono abbandonato tra le braccia di Morfeo. E russavo come uno zampognaro.

Ho salutato la provincia milanese in un soleggiato sabato pomeriggio, un cd da teenager innamorato suonava a tutto volume, questo succede quando viaggi con una sorella alle prese con le prime cotte e i primi brufoli. Nel bagagliaio una valigia rigida vintage, simile a quelle di Louis Vuitton, un peso specifico non indifferente ma uno stile impeccabile. Come quando Carrie arriva in montagna dal suo fidanzato ma non rinuncia alle Manolo e al suo set da viaggio. Per me è lo stesso, non ho trovato sotto casa un facchino in livrea che mi aiutasse ma perché non utilizzare una valigia che mia madre ha scovato in un mercatino? Un lord inglese tra le Alpi Orobiche.
Che cosa fare in montagna? Quali sono gli hobby e i passatempi? Leggere è sicuramente la prima cosa, il giornale con ultime chicche delle intercettazioni, le riviste per le ultime novità sulla settimana della moda e libri come se bastassero mai. Davanti al caminetto far scorrere le pagine senza essere disturbati da Facebook o da e-mail diventa un idillio, una necessità a cui non posso rinunciare. Forse ho esagerato e ne ho buttati in valigia fin troppi ma la lettura non fa mai male.
Altro passatempo ineluttabile è il cibo. Mangiare, mangiare e mangiare. Qui la dispensa è una succursale in miniatura della Lidl, prodotti di ogni genere e tipo, tutte quelle deliziose sfiziosità che a casa sono viste come il demonio qui ti vengono offerte davvero su un piatto d’argento.
Tanto la dieta si comincia sempre il lunedì, nei giorni pari e il giorno dopo di una notte stellata con un’eclissi solare di venti gradi est. Ovvero: mai. Rosanna Lambertucci può scrivere tutti i libri che vuole sulle diete ma che la cominciasse lei, io non ne ho la minima intenzione.
Ho passato tutto il pomeriggio sul divano davanti al fuoco a leggere, poi la campana ( giuro che quando suona fa tremare i pavimenti) ci ha avvertito che era scattata l’ora dell’aperitivo. Mia madre si prepara, abbronzata e di ottimo umore, mio padre afflitto da narcolessia viene svegliato. Mi portano al bar del paese con una coppia di loro amici, aperitivo alcolico, ripeto, aperitivo alcolico. Mi sono ingozzato di noccioline mentre si parlava di figlie adolescenti, piercing, tatuaggi e cercavo di non sentirmi preso in considerazione. Dopo l’aperitivo c’è la cena, una pizzeria locale dove la pizza napoletana viene rivisitata in chiave bergamasca: taleggio, formaggio Branzi, speck. C’è un comportamento tipico dei montanari, guardare con curiosità lo “straniero”, il “forestiero”, anche se di forestiero io non ho assolutamente nulla. Mia madre qui è la regina del paese, saluta sorridente, bacia e abbraccia le sue amiche, spettegola e brinda con il vino. Aspetto il giorno in cui sotto casa faranno il cambio della guardia in suo onore.
Finita la cena decido di ritirarmi nei miei appartamenti, ansioso di divorare le pagine del libro che mi aspettava, mio padre mi porge le chiavi e mi dice “Noi andiamo al bar che ci aspettano i nostri amici”. Li guardo entrambi, basito, e sospiro “Beh, non fate tardi!”
Un figlio di ventitre anni, in una valle immersa nel nulla dice ai suoi genitori di non fare tardi. Poi si parla dello scontro generazionale, qui in montagna il mondo gira letteralmente al rovescio.
Al prossimo suono della campana prendo la mia valigia e davanti alla porta cerco di far capire alla famiglia che io e i miei due chili in più abbiamo voglia di tornare allo smog milanese.

 

 

Lorenzo Bises