Questione di stile

stileParlare di stile non è sempre facile. Sentiamo nominare questa parola milioni di volte al giorno, lo leggiamo in neretto su qualsiasi rivista e durante la settimana della moda tutti tentano invano di dare una giusta definizione ma nessuno ci è mai riuscito.

È qualcosa di utopico, qualcosa di indefinibile. Se chiedessero a me cos’è lo stile direi che è un’essenza, qualcosa che fa parte della nostra personalità e come il carattere può essere spiccato o più latente.
Da piccoli ci insegnano a ringraziare con educazione, ad allacciarci le scarpe, ma non come acquisire più sicurezza in noi stessi, non a migliorare il nostro lato artistico e a farne un tratto indispensabile.
Quando giungono alle mie orecchie i consigli di stile di qualche Paris Hilton o pillole di saggezza di una soubrette che si veste come la cubista del Celebrità allora mi spazientisco. Mi indispone questa mania che tutti hanno di parlare di cose che a loro non appartengono minimamente.
Io non sono nessuno per definire lo stile, ma tu con quella gonna di vernice bianca che nemmeno Barbie Rollerblade ha osato indossare tantomeno.
Lo stile và a braccetto con l’eleganza. L’eleganza non è sinonimo di ostentazione, di lusso estremo, di maxi logo a vista o di scomodità sacrificale.
Prendiamo Milano, non a caso visto che è una realtà che vivo quotidianamente. Scoppia la mania Louis Vuitton e tutte, e dico tutte, portano al braccio con la classica posa da “polso slogato” il bauletto. Che sia finto, vero, che sia scomodo, che sia super-inflazionato non importa a nessuno, è un must della stagione e scivola nei piani alti della wish list di ragazzine e donne.
Quella non è eleganza, è essere assolutamente conformisti. Con la stessa cifra, e anche di meno, ci si può portare a casa qualcosa di personale, di più classico e più sobrio. O perlomeno basta cambiare modello, se proprio si deve comprare una Louis Vuitton almeno un minimo di fantasia, basta ance solo un bel foulard.
Posso comprendere l’omologazione, se si tratta di capi classici ed eterni ma ho un ribrezzo interno per l’ostentazione. Mi si chiude lo stomaco, mi bruciano le mani e il cervello produce aggettivi dispregiativi mai coniati.
Un giorno passeggiando per il centro mi sono imbattuto nella classica famiglia “Mulino Bianco senza mulino ma con un Porche Cayenne nero parcheggiato davanti”. Lei impettita sul suo tacco a spillo con un jeans strizzato, bauletto Louis Vuitton in posa appunto “polso slegato”, dietro un metro il marito con la camicia sbottonata fino all’ombelico, che spingeva un passeggino. Fin qui può essere tutto normale. Il problema era proprio il passeggino, tappezzato di “F” di Fendi, pareva l’astronave del cattivo gusto, con un povero bambino ricoperto di stoffa Burberry’s con la forma di una tutina. Tutt’altro che adatto ad un bambino che avrà avuto meno di anno. Posso capire la camicetta con il bordino della fantasia ma immolare mio figlio a sponsor di Burberry’s in giro per la città assolutamente no. Pessimo gusto. Considero questa categoria di persone i classici “arricchiti” che pensano di comprare con il denaro lo stile e la classe, comprano capi firmati in negozi anche esclusivi ma non capiscono che per essere eleganti non è necessario sfoggiare il logo indicato a caratteri cubitali su t-shirt o mutande. Anzi.
Poi peggio dei suddetti ci sono quelli che comprano qualsiasi cosa che sia marchiata a vista, ti sottolineano il prezzo assurdo di un acquisto poco intelligente all’esclamazione “Che bella questa canottiera intima” rispondendo “Dolce & Gabbana, 215 euro, un affare”. Poi magari hanno i debiti fino alle doppie punte ma devono urlare al mondo che hanno soldi come se piovessero.
Al contrario credo sia importante creare un proprio stile, se si è milionari si può contare su uno stilista di grande fama, di charme che sicuramente saprà rendere al meglio il mio buon gusto, se invece si hanno delle risorse più limitate è ancora di più una sfida. Troppo facile vestire bene da Chanel, tanto di cappello invece a chi riesce a vestirsi molto bene spulciando tra mercatini e grandi magazzini. Il buon gusto si può anche alimentare, coltivare negli anni ma è qualcosa di innato, ci si nasce. Inoltre una persona raffinata, di classe è una persona (sempre secondo il mio personalissimo punto di vista) che ha un profondo rispetto verso gli altri, educata e gentile.
Nessuno snobismo, nessuna puzza sotto al naso, tanto fastidiosa quanto inutile. Si comincia dalle piccole cose poi chissà, magari si diventa un’icona di stile e di eleganza come Grace Kelly. Certo è che negli ultimi anni donne del suo calibro si contano sulle unghie di due dita. E probabile che le unghie in questione siano laccate di un fucsia e con disegnati degli smile. Povero Mondo. Povera Eleganza, condannata all’estinzione.

 

 

Lorenzo Bises