Prigioniere del burqa

“… Oh Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e che non vengano offese …” (verso 59 della sara XXXIII).

E’ dall’interpretazione di questo e altri versi del Corano che il governo talebano (1996-2001) in Afghanistan ha vietato

alle donne di mostrare qualsiasi parte del corpo in pubblico e in presenza di uomini. Il burqa è diventato così il capo d’abbigliamento tradizionale per le donne afgane e per quelle che vivono in alcune zone del Pakistan. Ma cos’è il burqa? La risposta apparentemente può sembrare scontata, ma in realtà ancora oggi si continua a fare gran confusione tra il niqab e il burqa. Il primo, in uso in altri paesi di fede islamica, permette alle donne di avere lo sguardo in vista, il secondo ha in coincidenza degli occhi una retina, quindi nessuna parte del corpo rimane scoperta.

 

 

 

A creare scalpore in Occidente non è solo questo modo di vestire. Del tutto inusuale e quindi difficile da comprendere è per noi anche lo stile di vita che le afgane conducono e devono condurre. Non hanno nè diritti nè tutele, sono i loro mariti, infatti, ad avere potere decisionale sulla loro vita e sulla loro morte (possono malmenarle, farle lapidare…). Private di ogni diritto civile e forma di libertà, le afgane non possono nè frequentare la scuola nè l’università, rimanendo escluse da ogni forma di cultura ed emancipazione. Ma non finisce qui, esse possono camminare per la strada solo con il marito a fianco e vengono loro vietate le cure mediche perchè ai medici (e quindi agli uomini) non è consentito avere contatti con il corpo di una donna.

Tutti sicuramente siamo d’accordo sul fatto che chiunque deve essere libero di professare la propria religione e che quindi questa non deve essere imposta, ma a tutto c’è un limite, le condizioni in cui le donne afgane vivono per molti sono improponibili. Se si chiedesse infatti alle donne italiane quale reputino sia la peggior condizione femminile nel mondo, non c’è dubbio che la stragande maggioranza menzionerebbe il mondo musulmano e in particolare l’Afghanistan. Ed è qui che inizia un dibattito che accende gli animi di molti e che proprio in questi giorni è al centro della cronaca mondiale perchè a sette anni dalla cacciata dei talebani, nonostante i tanti sforzi, la condizione femminile non sembra uscire dalla situazione in cui giace.

 

Cristina Pierangeli