Per caso è Natale?

albero nataleSe anche voi state delirando in giro per il mondo e affrontate stoicamente l’atmosfera natalizia potreste comprendere quanto sto per battere al pc senza dover leggere nessun manuale informativo.

Lo scorso week end sono stato a Madrid, città che mi ha accolto con un freddo transiberiano e una quantità di luci e lucine che nemmeno a Las Vegas nel suo giorno migliore.
Mi sono così ritrovato al famoso grande magazzino spagnolo “El Corte Ingles” all’ultimo piano, reparto giocattoli, il 9 di Dicembre.

Quello che mi è apparso davanti è stato un girone dell’inferno.
I consumisti.
Mamme in preda a delle crisi isteriche per seguire infinite liste di regali e letterine di Natale che parevano iscrizioni rupestri

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“Ma la Barbie Parrucchiera è realmente finita signorina?”
“Sì, mi spiace, può essere che arrivi la prossima settimana ma non sono sicura.”
Guardava la letterina della figlia. Poi la commessa. Indecisa se dare fuoco a se stessa o alla povera sventurata che le aveva dato la brutta notizia.
Urla e pianti da rompere timpani e perforare ulcere.
“Mamma, voglio il PlayMobile 1500 pezzi dell’Arca di Noè, lo voglio.”
“Devi chiederlo a Babbo Natale, magari ti accontenta.”
Vorrei vedere la faccia del bambino quando aprendo i regali si accorgerà che Babbo Natale non segue alla lettera le richieste infantili ma fa un po’ come crede.

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Passa dai My little Pony a Tanya in un lampo, dal galeone dei pirati al parcheggio sotterraneo per le macchinine. Così, a caso.
In questo delirio da consumismo natalizio penso a quanto è bello però regalare qualcosa a qualcuno. Quanto sia spontanea la sensazione di piacere nell’aspettare il momento giusto perché il regalo sia scartato. Che si spenda due o cinque euro.
E sempre accompagnare un pensiero con un altro pensiero. Scritto a mano.
E possibilmente senza alcun errore di grammatica.
Qui in Spagna non solo non ho alcun addobbo natalizio ma l’atmosfera è proprio minimalista.
Rimangono i soprammobili-souvenirs in finto bronzo del proprietario di casa che credo abbia una grande passione per l’antico egizio.
Potrei fare un presepe alternativo che vede come protagonisti Marcantonio e Cleopatra, la sfinge come il bue, Anubi come asinello e al posto della capanna la piramide di Cheope.
A meno che qualche designer alla moda non lo abbia già brevettato e le mie idee ridotte a polvere di nulla o cenere di niente.
In preda al panico per questa assenza di aria natalizia nel mio appartamento in cui si combattono i geloni ai piedi e la puzza di strani cibi colombiani, ho deciso di stilare un elenco di cose che per me fanno il Natale. Cose inutili, si intende.

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– Mariah Carey. Non si può entrare in alcun negozio senza che lei inizi a cantare che tutto quello che vuole per Natale è un tizio di cui non conosciamo né il nome né il conto bancario.
Sappiamo solo che vuole conquistarlo con indosso un imbarazzante vestitino rosso adornato elegantemente di pelo bianco.

– Mia madre che impartisce gli ordini su come addobbare l’albero. La parte bassa tocca a me e a mia sorella per via della sua sciatica. Anche le lucine sono una sua prerogativa perché noi siamo incapaci e inadatti a questo lavoro certosino. Seguono litigi epici e parolacce, il tutto mentre si sistema il puntale o peggio, il bambinello in quella che dovrebbe sembrare una capanna.

– Il mio badget per i regali. Passo dal “Quest’anno voglio fare un pensierino a ciascuno delle mie amiche e ai membri della mia sconfinata famiglia. Mi organizzo prima e metto da parte qualche soldo così da poter accontentare tutti” al “Scrivo un bigliettino, l’importante è il gesto.”

– Le pizzate, le cene, gli aperitivi. TUTTI hanno bisogno di incontrarsi a Natale mangiare insieme, solitamente dal 20 al 23 Dicembre hai una decina di inviti a cui devi presentarti vestito di rosso o con qualche renna stampata su maglioni da alpino. La pizzata con le mie amiche è il momento che più aspetto, è una gioia ogni anno, soprattutto questo che ci ha visto separati per molti mesi.

– Le promozioni per i messaggi gratis. Perché a Natale si è tutti più buoni e anche più scemi. Di conseguenza a causa di invii multipli a tutta la rubrica si augurano le più gioiose feste anche alla persona che ci ha distrutto il sistema nervoso l’anno precedente e che non vorremmo nemmeno che facesse il taglialegna nel presepe vivente.

– Le mance delle nonne e delle zie. Sono una vera benedizione.
“Sai non so cosa regalarti tesoro, ormai sei grande.”
“SOLDI.”
In contanti e in pezzi da venti possibilmente. Il blu mi dona.

– Barbie Magia delle Feste. Lei, sempre magra e slanciata, imbalsamata sul suo piedistallo ogni anno indossa un nuovo abito lungo da gala pronta per un ballo a cui non parteciperà perché nessuno ha mai il coraggio di staccarla dalla scatola. E ogni anno costa sempre di più.

– La tombola in famiglia. Uno di quei momenti in cui o spari al cugino di secondo grado in visita da un paese che nemmeno sai pronunciare, oppure sorridi e aspetti che il banco si distragga per innalzare la vittoria e imbottirti di torrone fino a svenire.

– La mia apparizione sulle piste di sci nell’alta bergamasca. E’ lì che esprimo tutto il mio sarcasmo mentre arranco su un pendio che non vedo a causa di una nebbia perenne e un gelo polare.
Pista numero uno. 35 minuti per arrivare in cima. Due minuti per scendere perché non so frenare.
Dopodiché chi mi desidera mi trova al rifugio davanti ad una cioccolata calda in preda ad una crisi cardio-respiratoria per mancanza di smog e rumore.

– La visita alla nonna. Quando il Natale si festeggia a Roma è d’ordinanza andare a fare gli auguri dalla nonna. Scaliamo i quartieri alti e come le migliori famiglie omaggiamo la regina madre con affetto e riverenze. Scatta il fatidico momento della bilancia.
“Ti vedo sciupato” sta per “Come sei magro e tonico” per il resto del mondo.
“Ti vedo bene” invece è il segno che la faraona arrosto della vigilia ti è piaciuta un po’ troppo.

Il Natale è la famiglia. L’albero in Piazza Duomo. Il tram illuminato. Il vischio sotto al quale nessuno mi ha mai baciato. Il mio maglione di lana rosso comprato al mercatino delle pulci.
I quintali di cioccolato. La cugina che dilapida il mio patrimonio con una partita a sette e mezzo.
Natale è tutto questo.
Compreso le mutande con la faccia di Babbo Natale là dove non dovrebbe battere il sole che puntualmente mi regaleranno.

 

Lorenzo Bises