Pariolini si nasce

Parioli. Roma. Anno 1987. Sono nato io, in pieno agosto. Quell’anno si portavano i capelli molto vaporosi, permanente d’obbligo e occhiali un pò squadrati. Era l’anno delle spalline imbottite e Lady Gaga non aveva nemmeno imparato a cantare ancora.

La mia famiglia ha le sue prime radici a Roma per l’appunto, nel ghetto. Ai Parioli dal 1930 quando il mio bisnonno fece costruire un bellissimo palazzo con un appartamento per ogni fratello e per i figli una volta diventati adulti. All’epoca tra quei viali in salita non c’erano molte costruzioni, molti edifici. Vi erano le palazzine Liberty in prossimità di Piazza Ungheria, le grandi ambasciate del Portogallo e della Romania, splendide ville immerse in parchi verdi e rigogliosi. Mia nonna racconta che durante la grande nevicata a Roma del 1956 nella nostra via San Valentino si sciava addirittura vista la pendenza. Era un altro paesaggio, un altro stile di vita.
Io da piccolino uscivo di casa salutando il nostro amato portiere Luigi con un gran sorrisone, la nonna si affacciava dalla finestra altissima del bagno, mi mandava un bacio e io poi mi incamminavo fino alla scuola. Una scuola pubblica, vicino a Piazza Euclide dove era stato mio padre e tutti i “rampolli” delle famiglie del quartiere. Si giocava tutti insieme, alcuni erano figli di nobili, principesse, nomi dell’industria o della diplomazia romana. Non c’è mai stato uno squilibrio di classe sociale, tutti portavamo il grembiulino dello stesso colore e ancora oggi quando ci ritroviamo è sempre una gioia immensa.
Ricordo le feste dei nostri compagni, i maschietti con bermuda calzettoni e sandali con il buco, camicie chiuse fino all’ultimo bottone. Le bambine con vestiti a fiori con le maniche a sbuffo e il nido d’ape nella parte superiore. Giocavamo e i nostri genitori organizzavano anche le feste di Carnevale, quelle che adoravo perchè mia madre faceva il salame di cioccolato, una bomba calorica che attenteva alla dieta di tutte le altre mamme.
Le persone che popolano questo quartiere considerato esclusivo sono molto diverse. C’ è la signora altolocata, magari una Contessa che nel suo attico con terrazzo adibito a Foresta Nera indossa un filo di perle, esce con l’autista & quando esce la filippina le porta a spasso il cane. Si dedica alla beneficienza e in inverno esibisce la collezione completa di Annabella sapendo di non potersi mai iscrivere ad un’associazione animalista.
Sotto di noi abitava la Contessa Tagliacozzo, una nobildonna ricca ma infelice. Litigava sempre con il marito che lavorava in giro per il mondo e io l’associavo a Crudelia DeMon quando indossava il suo pellicciotto bianco-latte. Una paura mi suscitava, scappavo sempre quando si avvicinava al portone.
Poi ci sono gli avvocati, lo stormo dei notai e gli arricchiti. Fortunatamente sono pochi, personaggi con enormi Suv, coi figli che a 16 anni hanno subito la macchinina brutta e pericolosissima con cui il sabato pomeriggio vanno a ballare a Piazza Euclide.
La maggior parte delle famiglie che abitano la zona sono famiglie di un certo livello, alto-borghesi di gusto e raffinatezza con alle spalle una storia molto interessante, da tessutai ad antiquari di prestigio, stilisti e scrittori. Non mancano le attrici, anche Audrey abitava ai Parioli una volta stabilitasi a Roma, sicuramente ha vissuto gli anni più belli, in cui le costruzioni più moderne non nascondevano le facciate di palazzi in cui sono incastonati pezzi originali dell’arte romana rinvenuti durante gli scavi.
Passeggiare sotto ai Pini Marittimi a Villa Glori raccogliendo pinoli e pigne, andare coi pattini a Villa Balestra spendendo uno stipendio per un semplice succo di frutta al bar del sosia di Umberto Smaila, guardare il tramonto dalla finestra del salotto di nonna, con un sole così infuocato che si nasconde dietro allo scorrere ininterrotto dei tetti. Tutto questo mi rende felice quando torno tra quelle mura, tra quei palazzi.
Mi diverte vedere lo stuolo di cameriere in divisa che affollano gli alimentari, i marciapiedi dove i cani vengono portati a passeggio come fossero degli eredi di un impero, bambini piccoli che somigliano a Lord Inglesi con baby-sitter molto affezionate.
Io ho nel cuore questo quartiere perchè ci sono nato e ci sono cresciuto, ogni volta ripercorrere le sue vie, i suoi angoli è come rivivere la mia infanzia felice e serena.
Nei film lo dipingono come un ambiente troppo esclusivo, con persone troppo prese a considerare l’apparenza e non la sostanza, con ragazze stile Babi che hanno l’aria da brave ragazze di buona famiglia che poi in fondo sognano di scappare dietro al primo Step che incontrano, un pò tamarro e parecchio schivo.
Ora vivo in provincia, nessun centro, nessun vicino di casa a capo di una multinazionale. A Roma cerchi di non investire alcun motorino, qui puoi imbatterti in una nutria talmente gigante da essere scambiata per un cavallo sperduto. Roma è nel mio cuore, questo paese di campagna è il mio mondo.

 

Lorenzo Bises