Low cost, uno stile di vita

 Ogni anno sorge il dilemma di dove sbattere la testa e come organizzare le vacanze. Il budget, con chi e dove andare, mare o oceano, bagaglio a mano o baule dell’800 con stemma di famiglia.

L’ anno scorso sono impazzito per trovare un’offerta per Ischia- Capri, un traghetto che non fosse uno scarico-merci e la possibilità di portare la cagnolina Lady P. Organizzai una splendida vacanza in un tipico alberghetto dell’isola dove tutti si lamentavano per l’inefficienza del servizio mentre io stavo meravigliosamente e mangiavo per tre. Tornai ingrassato ma felice. Ho festeggiato anche il mio compleanno a Roma nella casa della nonna con un party molto chic nel pieno centro dei Parioli.
Non sono affatto pretenzioso, mi accontento di poco ma se la tua dolce metà vorrebbe dormire in un albergo come il Ritz anche a Napoli tocca a te sopportare e aprire un pò di più il portafoglio. L’anno scorso principino viziato, quest’anno giovane marmotta vestito un pò meglio.
Due settimane fa una mia amica mi ha detto “Andiamo al mare due giorni, un sacco a pelo e una tenda e due serate senza dormire”. Di solito il mio cervello ha un atteggiamento molto svizzero, programma qualsiasi cosa. Si è però ricreduto, ultimamente vivo alla giornata ed è assolutamente eccitante.
Così salpati su una piccola Clio rossa abbiamo imboccato la strada per la Versilia, spiaggia bianca, mare mosso e locali dove si balla in strada fino all’alba. Nessuno di noi tre aveva il navigatore e tre ore dopo eravamo ancora a Parma, fortunatamente la prendavamo sul ridere, un Coca e Malibù in bottiglietta con Raffaella Carrà a tutto volume e tutto passa.
Arrivati al campeggio mi sono venuti in mente i ricordi delle mie vacanze low cost a Riccione quando avevo 16 anni. L’ultima volta mia madre si dimenticò di mettere nella tenda i paletti che la tengono dritta, forse mi arrangiai come Mc Giver con qualche bastone.
Avevamo tre tende, non ne ho montata nemmeno una, le ragazze erano molto più in gamba di me, in men che non si dica avevamo una specie di Saint Chapelle, il castello di Windsor e una reggia di Versailles. Ovviamente la mia era quest’ultima, mancava solo un enorme baldacchino con le iniziali di Marie Antoinette.
Il campeggio è divertente, scomodo ma divertente. Troverai sempre dei vicini di casa super accessorati che hanno addirittura il cestello elettronico per tenere in fresco lo champagne, oppure i venti tedeschi che al posto della tenda hanno un accampamento romano fortificato.
Se ti scappa la pipì devi fare ottomila chilometri, dormi su due centimetri di materassino e la mattina alle sette sei in piedi perchè la tua tenda di Nylon è peggio di un bagno turco. C’è pure la possibilità che alcuni ragazzi ti sveglino alle sei del mattino per chiederti un apri-bottiglia.
Quando le famiglie e i bambini si lavavano i denti già in pigiama noi arrivavamo a dare l’ultima occhiata prima della nostra serata. Le ore piccole, un cocktail e la pelle dorata, questa è l’aria di mare. Un effetto contagioso. Si balla fino all’alba tutti insieme, si ride e si scherza e tutti i pensieri negativi di un rigido inverno evaporano in pochi secondi.
Questo è l’anno in cui davvero sarei sempre con la borsa in mano, partirei per un week end, dormirei anche su una macchina se fosse necessario. L’importante è stare in compagnia, divertirsi e sapere di avere una testa sulle spalle sempre presente ma spensierata.
Siamo giovani, non importa avere un letto morbido e losangato su cui dormire, avere una stanza climatizzata in un albergo chic davanti al mare, a noi ci basta vederlo il mare, respirare la sua aria e appisolarci sotto i raggi del sole. Abbiamo pochi soldi in tasca ma sappiamo spenderli per le cose importanti.
Divertiamoci, cantiamo, balliamo. Innamoriamoci e facciamo un milione di progetti che magari non si realizzeranno, viviamo e viviamoci. Questa è la nostra estate.

 

 

Lorenzo Bises