Libertà: sostantivo femminile

Durante uno di questi pomeriggi in cui essendo a casa dal lavoro facevo migliaia di cose in meno di un’ora, mi sono imbattuto nell’oscenità televisiva che qui in Italia consideriamo “fascia protetta”, adatta ai bambini e con contenuti acculturati ed eleganti.

L’esempio più lampante è Pomeriggio 5, la trasmissione diretta da Barbara D’Urso che ha il buon gusto di invitare nel suo salotto “diplomatico” eminenze, attori del calibro di Eva Henger, Costantino Vitagliano, qualche concorrente del Grande Fratello che pur di avere una certa visibilità farebbe alla griglia anche il cane del vicino.
Quando muore qualcuno del glitterato mondo dello spettacolo al posto di consigliare un rispettoso e degno silenzio nei confronti della famiglia, si organizzano riunioni di condominio in cui si ostentano le lacrime e si pedinano i parenti fotografandoli in qualsiasi momento. Piangono il defunto persone che l’hanno visto cinque minuti in metropolitana, che non lo vedevano da secoli ma che gli erano molto affezionati. Come? Non lo sanno nemmeno loro.
L’altro giorno si parlava di Libertà. Ah che meraviglia, mi sono detto, si parla di un argomento serio che non include il rifacimento totale di Victoria Silvestedt, le labbra esplose di Nina Moric o l’affare Lele Mora- Corona. In cinque minuti ho cambiato idea, avrei preferito vedere tutta la biografia a reportage di Carmen Russo & Enzo Paolo Turchi.
In studio il proprietario di un locale in cui si fanno spettacoli di Lap-Dance, accusato di umiliare le ragazze che lavorano per lui. Infatti alcune di loro vengono usate come vassoi, sdraiate su un tavolo completamente nude (o quasi, ovviamente solo per igiene e non per pudore) vengono coperte di tramezzini, panini. Un happy-hour insomma.
Mi sono detto “Al cattivo gusto non c’è mai fine, io non riuscirei a mangiare il tramezzino appoggiato al capezzolo di una sconosciuta”. E poi mi sono immaginato la scena in cui quando si esagera prendendo troppi tramezzini la ragazza addenta la mano del malcapitato. A parte gli scherzi credo che sia veramente una cosa indecente. Le ragazze in questione che hanno scelto volontariamente il lavoro, affermavano di essere contente e che si guadagna molto bene. Le suffragette si staranno rivoltando nella tomba, milioni di anni di evoluzione e noi usiamo le donne come tavolini, non permettiamo loro di avere dei ruoli paritari nella società, che vergogna.
Io non sono un bacchettone, non sono un bigotto. Rispetto le scelte altrui, se queste ragazze hanno deciso di utilizzare il proprio corpo liberamente facendosi spalmare della salsa tonnata addosso è un loro diritto, un loro problema.
La cosa che più mi irrita e mi fa esplodere i duroni dei piedi è lo sproloquio dei politici invitati in questi “salotti” televisivi. Uno di questi affermava che il proprietario del locale aveva tutte le licenze per proporre questo tipo di “servizio” e che l’Italia è un paese libero. Ripeto, l’Italia è un paese LIBERO. Talmente libero che due ragazzi omosessuali si baciano e si scambiano effusioni in spiaggia e vengono cacciati, talmente libero che una ragazza musulmana non può seguire le tradizioni della sua religione senza essere additata e talmente libero che dobbiamo fare otto lavori in una giornata per riuscire ad arrivare a fine mese. Belle parole però, se la libertà in Italia si basa sulla possibilità delle donne di essere utilizzate come gambe dei tavoli, tappetini o involucri di carne allora sì, siamo pure all’avanguardia su altri paesi. Basta vedere la televisione in qualsiasi momento della giornata, dalle otto del mattino all’una di notte ci spiattellano cosce e seni su tutti i programmi.
Personalmente non vorrei mai vedere mia sorella nei panni di una Billionairina o di una letterina, ma questi sono punti di vista. Vorrei solo che si ammettesse che si parla di libertà senza effettivamente ragionarci sopra, nascondendo il fatto che in certi ambiti il corpo femminile è utlizzato come strategia di marketing, e qui la libertà non esiste perchè l’unico linguaggio che si parla è quello dei soldi.

 

 

Lorenzo Bises