Le mille facce di Madrid

105059227v4 225x225 FrontPeriodo di cacca nera. Ultimamente la sfiga sembra volermi molto bene, essersi affezionata particolarmente alle mie battute, non riesco a scansarla. In tre giorni la bicicletta mi ha lasciato a piedi senza pudore esattamente dall’altra parte della città e come ciliegina sulla torta oggi sono stato da H&M, fin qui niente di strano, se non fosse che appena ci ho messo piede è suonato l’allarme antincendio e ci hanno fatto evacuare. E pensare che io volevo comprarmi una maglietta per risollevare lo spirito ormai sepolto. Tornato a casa sconsolato e con il muso, la mia coinquilina mi dice “Lory, basta, riguardati le foto di Madrid, il colorito che hai preso sulle gote e ti passerà sicuramente il malumore”.

E aveva ragione.
Una settimana fa a quest’ora scoprivo questa città dalle mille facce, quelle solari di giorno e quelle più aggressive durante la notte che in Spagna non si arresta mai. Ho deciso di scrivere questo articolo riguardo il mio soggiorno a Madrid perché Cristina, la redattrice che ha il coraggio di pubblicare quello che scrivo, ne è rimasta colpita quasi quanto me e credo che potrà solo confermare quanto sto battendo a macchina. [Batto al pc mentre un esercito di rugbisti si sta uccidendo tra urla e sbraiti, voi apprezzereste, io vorrei solo i tappi per le orecchie].
Partire è sempre un po’ come scommettere su un luogo che non conosci, allarghi il tuo orizzonte, assorbi quel che di bello ti può offrire una nuova frontiera e ridi con i tuoi compagni di viaggio. Le mie due escursioniste Cloddy e ElyB sono ormai vacanziere assoldate, siamo stati in tanti posti insieme e l’atmosfera tra noi è sempre di grande intesa. La nostra Lisa, milanese in Erasmus ci aspettava a braccia aperte all’aeroporto con un planning molto intenso.
“ Scusi signorina, lei deve andare a Lourdes per caso?” disse un autista del pullman alle quattro del mattino ad ElyB, l’aveva vista all’angolo e pensava che fosse una di quelle sciure devote che si fanno migliaia di chilometri per andare in pellegrinaggio. Così è iniziato il nostro viaggio.
Arrivati in Spagna abbiamo subito adottato l’orologio spagnolo, ovvero, la teoria secondo il quale “Che fretta c’è, tanto c’è tempo, rilassati e beviamoci sopra”. In poche ore avevamo fatto il giro di tutte le birrerie del centro di Madrid, io avevo l’aspetto di un punkabbestia con cani al seguito e avevamo mangiato in luoghi in cui buttare tovaglioli e residui di alette di pollo per terra era un gesto di elegante apprezzamento. Ho trascinato le tre esploratrici al Prado, studiando storia dell’arte non potevo certamente non visistare le opere suggestive e carnose di Tiziano, gli scorci surreali di Paolo Veronese, le damine pompose di Velasquez o quella Madonna di Raffaello che ancora una volta mi incanta. Tutta l’arte rinascimentale spagnola è raccolta con amore tra le sue sale discontinue in cui ci si perde e ancora mi sembra di sentire Cloddy che ad ogni passo mi chiedi quando andiamo perché vuole mangiare il panino con i calamari fritti. Tanto per rimanere leggeri.
Entusiasmanti le piazze ricolme di persone, tutte allegre e felici, pronte a fare foto, c’era addirittura Spider Man, o meglio, colui che si è mangiato Spider Man visto la pancia sporgente che teneva. Il mercato antico in ferro e vetro, Plaza Maior e i suoi menestrelli sotto ai portici, Plaza De Sol dove le prostitute mal vestite erano il mio incubo peggiore. Ti prendevano, ti scuotevano tutto e se qualche ormone esplodeva erano pronte a rubarti il portafoglio come segno di gentilezza. Sciacalli con i tacchi. Ho cercato di farmi invitare per il tè dalla regina Sofia, non mi ha ricevuto, nonostante avessi interpellato Letizia Ortis, non c’è stato verso. “Qui si usa la sangria, il tè è per i vecchi con il drenaggio all’ospedale”. Poteva essere la risposta di sua altezza. Imperiale o reale? Devo aggiornarmi sul cerimoniale di corte spagnola, è urgente.
L’architettura contemporanea spopola a Madrid e devo ammettere che è intensa e inarrivabile l’emozione che suscita un’opera come il Reina Sofia, il museo ristrutturato da Jean Nouvel nel 2005. Una enorme tettoia di lamiera rossa sporge dal palazzo settecentesco, ora sede museale di arte contemporanea. L’opera più celebre è sicuramente la Guernica di Picasso, opera che a vederla dal vivo ti lascio senza fiato. Jean Nouvel, oltre che ad un’architettura davvero carismatica e diversa da ogni punto di vista, ha ricreato un connubio di antico e moderno che sembra impossibile da pensare, le vetrate scintillano al sole e i materiali si amalgamano come argilla. Io sono rimasto senza parole, ho apprezzato anche la toilette, elegantemente inaugurata.
E poi la stazione Atocha, riportata allo splendore dall’architetto Moneo, una grande costruzione di fine ‘800 in ghisa e vetro, una serra monumentale in cui sono state inserite delle piante tropicali, un giardino d’inverno in cui potersi rilassare leggendo un giornale e aspettando che sia annunciato un qualche sciopero internazionale. Altro baluardo contemporaneo è il Caixa Forum, la scelta dei luoghi da visitate sono stati scelti da Lisa ed ElyB che senza nemmeno farlo apposta sono due architetti, entrambe iscritti al Politecnico di Milano.
Il Caixà è un palazzo delle esposizioni, credo ricavato da una vecchia fabbrica in mattoni a vista, la parte sotto è stata completamente sventrata e al primo sguardo la domanda che ci si pone è “Starà per crollare da un momento all’altro e io sarò il primo a finirci esattamente sotto?”, sfida le leggi della statica ma siccome io di fisica ne so quanto Belen, ho taciuto e mi sono goduto questo spettacolo dell’ingegneria umana. All’interno vi era un’esposizione di un fotografo davvero affascinante, ritraeva la belle epoque durante il soggiorno estivo sulla Costa Azzurra, foto in bianco e nero, veri ritratti di un modo in cui l’eleganza era qualcosa di spontaneo e innato.
Madrid è proprio magica, si respira aria d’entusiasmo, di allegria, ha mille colori e mille luci diffuse in ogni angolo della strada. E’ piena di gente e questo rispecchia il suo animo sempre dinamico e socievole. Dove capita di poterti sentire a casa pur stando in un altro paese? C’è gente che si veste peggio di te, mangia con la bocca piena e si lancia interi piatti di alette di pollo bevendo un litro di moijto senza battere ciglio. Un italiano si ritrova in un locale spagnolo e si sente Valentino, grande estimatore di buone maniere. Nuovo conduttore di Cortesie per gli Ospiti.
Il clima Erasmus poi accentua ancora di più il desiderio di sentirsi International, addirittura si può partecipare ad un Botellon al Tempio de Debot, vero luogo della perdizione, dove canadesi e ungheresi ti parlano offrendoti un cocktail e dopo cinque minuti ti ritrovi a parlare con delle finte messicane che ti insegnano la differenza tra Shakira e la meteora Paolina Rubio.
Il rischio era quello che la polizia venisse a sgomberarci, immaginate la mia faccia, io che vengo spinto dalla polizia spagnola, sono un signore io. Ely invece disse “Sì che bello, a me piace scappare quando arriva la Pula”. Evidentemente ha sbattuto la testa sul tagadà.
Sono tornato un pochino abbronzato, ingrassato e unto d’olio di frittura, con tre paia di scarpe nuove perché le espadrillas a quattro euro dal cinese sotto casa non potevano rendermi più felice.
Viaggiare è un grande arricchimento culturale, confrontarsi con nuove realtà e nuovi spazi ti permette di non costruirti una ringhiera di sicurezza ma usufruire di quel mondo che abbiamo sotto gli occhi e che dobbiamo solo cominciare ad amare.
Madrid ce l’ho nel cuore, nell’anima. Posso dirlo adesso, perché appena tornato parevo essere reduce da una lobotomia a causa di un volo Ryan Air che ha sempre degli orari improponibili. Se solo ci avesse visto l’autista di quel pullman al nostro rientro ci avrebbe chiesto se dovevamo fare il tour delle vie di pellegrinaggio. La mia risposta? “Andiamo và, vado a farmi un bel tuffo carpiato a Lourdes che due gocce non mi bastano manco per arrivare a sera”.

 

 

Lorenzo Bises