La snob del 2000!

camilla cedernaIl mio è un omaggio alla scrittrice Camilla Cederna (Milano 1911-1997) che più di quarant’anni fa ritraeva, con grande acume e sottile ironia, la figura della snob nella sua rubrica “Il lato debole” su l’Espresso. Con sincera umiltà ho cercato di ricalcare lo stile aggiornando le caratteristiche di questo frivolo personaggio. 

La snob solitamente è longilinea e non troppo formosa. “Devo dimagrire assolutamente, guarda qui che manigliette” sbuffa in attesa di un lungo elenco di complimenti circa la sua statuaria fisicità. Petto in fuori, caviglie vicine quando è ferma ad un semaforo, unisce un classico visone lungo della nonna appositamente rimodernato ad un occhiale all’ultimo grido, un Dior appariscente.
“Ha un certo non-so-che” dicono di lei quando inforca il marciapiede saltellando su uno spillo, “che leggiadria” commentano ascoltando la falcata sicura ma mai rumorosa.
La snob ha come modelli di vita i due capisaldi del gusto. “Intramontabile” suggerisce conversando su Audrey con gli occhi al cielo e le mani intrecciate sul petto, “la moda passa ma lo stile resta” ripete senza stancarsi definendosi una Chanel-addicted.
Addicted infatti è la nuova filosofia, sostituisce quel “appassionata di” ormai desueto, considerato quasi stantio. Seguito poi da clichè correnti come fashion, style e un banale shopping, quel addicted ottiene un rafforzativo che piace.
La sua cerchia di amicizie sono di “uno chic che brilla”, la sua amica ruffiana e ipocrita “un cuore sempre al mio fianco” mentre l’ex fidanzato “un sempliciotto”. Alle feste che contano è tutto un “amore come mi sei mancata” condito da tre sbaciucchiamenti perché così vuole la regola dei più. “Facciamoci una foto tesoro” urlano aggraziate scodinzolando, la foto con lei che bacia la sua “tata” sulla guancia sarà on-line circa due secondi dopo. Il nome dell’evento ben in grande in modo che possa essere oggetto d’invidia per chi è rimasto sprovvisto di invito personale.
Le foto saranno seguite da brevi didascalie. “Noi alla presentazione del nuovo gioiello”, “Sfilata di moda” oppure “Stanca morta al party esclusivo” se ricopre il ruolo dell’annoiata.
Il suo vocabolario conta qualche frase rubata e una decina di aggettivi che si ripetono ridondanti.
“Favoloso” è qualsiasi vestito dall’aria costosa, “Adoro” è usato come avverbio, verbo, articolo e intercalare casuale per descrivere qualsiasi cosa. Da un gatto randagio all’ultimo red carpet di una famosa attrice. È il tono con cui lo si esprime quel “adoro” ad essere di primaria importanza, non il suo contenuto.
Da qualche anno ha scoperto un’espressione che racchiude il suo esotismo. “Sei TOP in questa foto” chatta con l’amica che a sua volta risponde “TOP tu come sempre”. “TOP” l’ultima zeppa di sughero, “ancora TOP” il prendisole bianco della stagione passata.
I suoi interessi culturali variano a seconda delle mode correnti, le performance stravaganti di una Marina Abramovich non si accavallano alla passione per il balletto russo o alle stagioni di Vivaldi ma convivono con i film d’autore, “adoro il cinema d’essay” cinguetta su Twittèr dopo una pellicola di Ozpetek.
“I macarons di Laduree” il suo dolce preferito, “il sushi sashimi” la cucina di mondo che le fa venire l’acquolina in bocca.
Le ancelle a cui far riferimento durante conversazioni “impegnate” sono ancora Coco Chanel o Grace Kelly, le più moderne Olivia Palermo e Anna Dello Russo diventano invece icone di stile da seguire senza reinventare alcunché.
La snob ha come sogno nel cassetto quello di portare al braccio una sfavillante Birkin di Hermes e a tracolla una 2.55, “la versione più grande ovviamente” ridacchia senza paura di sperperare il suo primo stipendio. Louboutin ai piedi purché il rosso laccato della suola si noti a chilometri.
“Lavorare da Vogue” il suo mestiere ideale, “scrivere di moda” il suo obbiettivo.
La snob si reinventa ma rimane uguale a se stessa. Partecipa ai vernissage, paventa uno shopping compulsivo e si dichiara amante dei libri nonostante sia palese che il suo comodino ospiti solo una gran collezione di smalti. Quando le si chiede chi è lo stilista del suo abito da cocktail risponde: “Vi piace? E’ un Valentino couture” mentre il tessuto urla al low cost più raffinato.

 

Lorenzo Bises