Keira Knightley nei panni di Anna Karenina

keira knightley anna kareninaPer una persona come me, fanaticamente rivolto al passato, aggrappato all’immaginario romantico ottocentesco, cresciuto a pane e Sissi con Romi Schneider così bella da far male, amante dei film in costume, l’annuncio di Keira Knightley nei panni di Anna Karenina è stato meglio di un acquisto pseudo-impulsivo in un negozio di bow tie.
La passione per il costume è insita in me da quando ho memoria, per l’appunto a sette anni, mentre i miei compagni giocavano alle tartarughe Ninja, io registravo Sissi, lo guardavo con mia madre ogni estate e conoscevo a memoria tutti i bagliori degli abiti imperiali ricostruiti perfettamente.
Lo so, è un comportamento che si addice più ad Enzo Miccio piuttosto che ad un comune infante dai romani natali, ma non mi vergogno a dirlo, anzi, credo di aver imparato molto da questi film in cui un’epoca lontana è riadattata ai giorni nostri.
E Keira in costume è qualcosa di sorprendentemente incantevole.
Non ho mai visto una donna così ben radicata nei personaggi storici che interpreta, si plasma in abiti che non le appartengono e che non ci appartengono se non per immaginario collettivo, il prezioso lavoro dei sarti viene esaltato da lei che pare figlia di un nostalgico Ottocento.
La ricordiamo in Pride & Prejudice in stile impero, gonna scivolata, vita alla Josephine e mantelli di semplice fattura, interpretava una delle numerose figlie di Mr Bennet, un signorotto di campagna buffo con una moglie desiderosa di scalare la vetta gerarchica grazie ai matrimoni delle figlie.

anna karenina
Poi in The Ducthess nei panni di una Georgiana Spencer, antenata di Lady Diana, sul finire del luminoso Settecento, sontuosa negli abiti à la francaise, gonne e sopravesti di damasco e raso di seta, sottomaniche di pizzo bianco e vitino da vespa, in un continuo pullulare di pizzi e merletti, piumini di cigno bianco e copricapi così stravaganti guarniti da fiori recisi, pennuti di ogni colore e piume di struzzo dipinte in tutte le sfumature conosciute.
Per non parlare di Espiazione in cui ha l’onore di indossare l’abito di seta verde Chanel, decretato come uno dei migliori costumi di tutta la storia del cinema, secondo solo al celebre little black dress Givenchy di Breakfast at Tiffany’s.
E poi dopo una parentesi moderna in Last night ritorna sul maxischermo con Anna Karenina, l’eroina russa che per qualche momento della nostra vita ha rappresentato l’amore sull’intelletto, l’appannamento dei sensi contro la razionalità del cuore, ragioni contrastanti e sentimenti sinceri. Sullo sfondo una Russia ottocentesca affascinante e preziosa, imperialista e soggiogata dalla sfrontata ricchezza della dinastia Romanov. Keira è qui avvolta da colori cupi, gonne di mussola ricoperte da seta di lana e ricchi paltò, maniche ampie di velluto e strette fino ai polsi, vitino da vespa e la tournure, quella mezza crinolina che rigonfia la silhouette femminile di fine Ottocento.
E quando il dettaglio fa la differenza sono le guarnizioni di pelliccia sui mantelli bordati a comparire lucenti su Keira, così come le velette sul viso, i guanti lunghi e cappellini con alte piume scure, e chissà, magari qualche manicotto di visone.

anna karenina
Per amplificare l’effetto della meraviglia Vogue America ha dedicato al film e alla sua raggiante protagonista una serie di fotografie che creano dipendenza, disturbi bipolari, irrefrenabile gioia e invidia cronica.
Gli abiti non sono indumenti ma opere d’arte, l’ampia crinolina sotto una leggiadria di piume bianche, l’ampia gonna nera damascata e poi la serie di velette, cappellini e il boa di zibellino, credo che la magia di Mario Testino miscelata alla magnificenza di queste creazioni dell’alta moda internazionale, da Valentino a Chanel passando per Dior, abbiano dato vita ad un servizio fotografico così fulminante da lasciare tutti a bocca aperta.
La moda ha anche questo potere, riuscire a colmare quei vuoti del passato, evocando epoche passate in cui dalle piume ai pizzi le donne fanno la storia, anche nascoste da lunghe sottane di seta.

Lorenzo Bises