Il ritorno di Jane Eyre film 2011

janeeyre2011Dopo le edizioni degli anni Quaranta, Novanta e del 2006 in televisione, è tornata sul grande schermo Jane Eyre, una delle eroine romantiche per antonomasia, in una nuova versione diretta dal regista californiano Cary Fukunaga e sceneggiata dall’inglese Moira Buffini con la ex Alice di Tim Burton Mia Wasikowska nella parte di Jane e l’attore più che emergente Michael Fassbender in quella dell’enigmatico Rochester.

Non mancano brughiere, castelli diroccati, cottage isolati, il vento che batte tutto e la storia già nota dell’orfana maltrattata che troverà l’amore tra mille peripezie, il tutto raccontato questa volta con la tecnica del flash back, partendo dalla fuga di Jane dal castello di Thornfield dopo aver scoperto il tragico segreto di Rochester, e ricostruendo la sua infanzia tragica nel collegio di Lowood dove l’ha abbandonata la crudele zia che poi si riconcilierà con lei in punto di morte e la sua vita come governante in una dimora con troppi segreti.

jane eyre 2011

Cary Fukunaga, di origine giapponese, e Moira Buffini, di origine italiana, entrambi a sottolineare l’universalità non solo anglosassone del personaggio di Jane (del resto Mia Wasikowska è australiana di origini slave e Michael Fassbender tedesco), costruiscono un melodramma senza sbavature sentimentali e scene madri, ma senza voler attualizzare e snaturare una storia che di per sé è già moderna, e che in tempi recenti ha ispirato riletture dal punto di vista di Bertha come La bambinaia francese della nostra Bianca Pitzorno e seguiti come La figlia di Jane Eyre di Elizabeth Newark.

Jane Eyre è infatti lontanissima dalle eroine svenevoli ottocentesche oltre che dalle fanciulle perseguitate e sprovvedute care alla letteratura popolare non solo di quell’epoca, non è bella, è desiderosa di vivere lavorando onestamente e capace di dire di voler essere considerata e rispettata come persona, in un mondo in cui le donne erano oggetti decorativi o animali da fatica, senza diritti e senza possibilità di rivendicarli.

Non manca la consueta cura tipica dei period movies anglosassoni degli ambienti e dei costumi, senza dimenticare la fotografia, peccato solo per un finale rispettoso della storia originale ma troppo frettoloso, che si ferma solo al ritrovamento di Rochester, cieco e solo dopo l’incendio provocato dalla moglie pazza Berta, qui resa ancora più che in altre versioni in tutta la sua carica trasgressiva e pericolosa, come una specie di proto vampira, ottimamente resa in un cameo dalla nostra Valentina Cervi. Ma in fondo non ci sono influenze della Meyer & c., questo c’era già nel testo della Bronte.

Jane Eyre resta anche in questa versione un’impagabile storia di formazione al femminile, l’affermazione di un’anima inquieta e desiderosa di realizzarsi, su temi eterni ma ancora validi, allora come oggi, come l’autodeterminazione e il diritto di vivere i propri sentimenti.

Mia Wasikowska, imbruttita un po’ per il ruolo, si rivela comunque un volto interessante tra le new entry nel mondo dello spettacolo, non bambola né velina, mentre Michael Fassbender, al cinema anche come inquieto Jung in A dangerous Method e già eroe romantico dannato in Angel di Ozon al fianco di Romola Garai, è un Rochester decisamente più bello e affascinante dei suoi predecessori Orson Welles e William Hurt.

Per i romantici, per chi ama i classici, per chi vuole scoprire storie immortali e comunque sempre valide.

 

Elena Romanello