Ho detto sì, chiamatemi scema

Royal WeddingSono in piena fase depressiva post royal wedding. Sono ancora pezzato, avrei avuto bisogno di quei salva ascelle che tutte le signore per bene portano con sé nella borsetta. Tre ore di matrimonio, una notte quasi insonne e un’agitazione adrenalinica, nemmeno a quello di mia sorella sarei stato più agitato. Perché storcere il naso per chi come me ha guardato ogni singolo dettaglio, commentato su Facebook qualsiasi abito e qualsiasi smorfia, intasando tutta la rete? E’ un evento, frivolo, ma pur sempre un grande evento che fa parte del nostro mondo, di quella storia che non viviamo direttamente ma che racconteremo ai nostri nipoti. Io ai miei farò venire il mal di testa. Già lo so.

La storia è importante, il gossip e la mondanità altrettanto e perdere un matrimonio reale unico al mondo dopo quello di Diana e Carlo non si può, non avrei potuto partecipare alle conversazioni impegnate per almeno sei settimane. Quindi ho sacrificato la mia mattinata (mi sembra di capire che sacrificherò tutta la giornata visto l’emozione) per fare da cronista alle nozze del secolo.
Sprovvisto di televisore e decoder sono stato “invitato” dal mio amico che mi ha messo a disposizione una postazione wiifi, un quaranta pollice e svariati Estathè che mi hanno quasi ucciso.
“Manu, domattina vengo da te a vedere il matrimonio. Mi porto il pc, i fazzoletti per tamponare la commozione. Non fare domande e svegliati per tempo”. Questo è stato l’invito.
Quando hanno cominciato ad entrare i primi invitati avevo già sudato sette magliette H&M, un tripudio di cappelli variopinti e stravaganti. E qui si apre un mondo, un buco dell’ozono su cui non tollero controffensive. Alcuni hanno denigrato lo stile di certi pennuti sulle teste borghesi e reali delle signore presenti. Perché? Si sa che le inglesi ai matrimoni di un certo livello sociale sono obbligate ad indossarli, fanno colore, sono spiritosi e più sono esagerati e più li ammiro. Sarebbe stato noioso vedere la solita sfilata di abiti haute couture, fatti da stilisti importanti con scarpe all’ultimo grido. Invece no, gli inglesi hanno classe da vendere per quanto riguarda questa usanza tipica e nazionale. Ho lavorato per sei mesi da una stilista di cappelli francese, mi ha inculcato il senso di una grande copricapo che spicca, che esalta la figura. Puoi avere anche un abito molto semplice ma con un cappello o una coiffeur sofisticata metti tutti al tappeto. L’unica pecca è che occludi decisamente la visuale delle persone dietro di te. Quando inquadravano dall’alto Westminster era una vera gioia per me, tutte quei pennuti, quei fiori erano un tripudio di raffinatezza. Quanto colore e quante tese larghe. Ho urlato. Ben vengano le cugine figlie della Ferguson, con i loro cappellini appariscenti, non accetto però quella signora che indossava un abito leopardato. Chi sei? Francesca Cacace? A quel punto poteva essere invitata anche Melanie C delle Spice Girls e presentarsi con una delle sue tute Adidas.
A proposito delle Spice, non avete urlato quando è arrivata Victoria? C’è stato un attimo di panico quando l’hanno inquadrata. “Ha un abito nero” dissi spaventato a morte quasi svenendo. “No, niente panico, è un blu notte” mi sono corretto due secondi dopo evitando uno scisma nel campo della moda. Terrore e spavento. Era una visione, era sofisticata e bella. Sarà stata due settimane in una camera iperbarica per apparire così fresca e giovane. Ho sperato fino all’ultimo che si alzasse dirigendo il coro con la piuma del cappellino ma niente, era sulle sue.
Elton e il marito sono entrati quasi commossi, è bello sapere che siano stati invitati senza alcun pettegolezzo a sfondo omofobo. In Italia ne avrebbero fatto almeno un servizio, al giorno, a Studio Aperto gridando allo scandalo.
William era molto teso, il fratello probabilmente si era rilassato con uno spinello in compagnia del figlio del gran ciambellano, facendo poi la prova dell’alito per non essere sgridati dalla nonna in total giallo-limone. Lei, Elisabetta, mi ha lasciato senza parola. Donna eccezionale nel suo colore pastello, in macchina con la copertina azzurra per non rischiare colpi di freddo, sorridente e di un’eleganza antica, regale appunto. Il marito è passato inosservato, come in tutti i suoi 90 anni. Portati egregiamente, si intende.
Carlo e Camilla, una noia incredibile. Lei è stata quasi divertente quando sul balcone con la famiglia reale ha preso in braccio una deliziosa damigella facendola quasi catapultare giù. Ci mancava l’omicidio in diretta. Alcuni reali sono stati salutati con grande entusiasmo dalla folla, alcuni erano già sbronzi come i reali di Norvegia, altri sono arrivati con un pullmino, “Laura Viaggi”. La maggior parte nessuno li ha riconosciuti perché fondamentalmente anonimi, esempio lampante i Savoia che di reale hanno solo il fagiano impagliato nel salotto di casa.
Commozione e grande invidia per la testimone della sposa, la sorella Filippa detta Pippa. Povera anima, dovevano ricordarle questo soprannome e umiliarla proprio oggi? Elegantissima nel suo abito candido attorniata da damigelle vestite a bomboniera, spero solo che non sia stata destinata al tragico tavolo dei single e dei bambini durante il ricevimento. “Io voglio rimorchiare” disse alla figlia Contessa Tricushire, dieci anni.
William ha aspettato quaranta cinque minuti l’arrivo puntale della sua bella sposa. Giocava a scacchi con la nonna, cercava di aggiustarsi i pochi capelli (rispetto per chi non è dotato di una folta chioma, grazie) mentre in realtà l’unica cosa di cui avrebbe avuto bisogno era una potente dose di Imodium. Noi nel frattempo sudavamo e non andavamo in bagno per non perderci un fotogramma.
Cesara Buonamici, detta la sguercia continuava a parlare senza tregua. Aveva fame e continuava a fare la conta degli invitati ammessi al ricevimento per sapere se avanzava qualche tartina.
Quando è arrivato il momento in cui Kate ha lasciato la suite c’è stato un coccolone e la sudorazione se possibile si è accelerata ancora di più. “Sei metri, ha uno strascico di sei metri” panico. “Ha una tiara, indossa una tiara di diamanti della regina Madre” terrore. “L’abito è di Sarah Burton per Alexander McQueen”. Morte certa. Io stavo svenendo giuro. Quando è scesa dalla macchina il mio cuore ha fatto un sussulto e ha gridato “MERAVIGLIA”. Non era una visione stupefacente? Non trovo aggettivi. Insomma, io dico, hai 29 anni, sei una ragazza come tantissime altre, stai per sposare un uomo che ti farà diventare Regina di una grande nazione e sei elegante, composta e raggiante. Poteva essere una pacchianata tutta infiocchettata e cruda, invece è stato un evento regale, nel senso più raffinato del termine.
I gioielli la arricchivano di fascino perché patrimonio storico, la tiara l’ha indossata la regina madre, quell’arzilla bisnonna capace di appassionarci per il carisma e la simpatia che emanava. L’anello a Lady D, che la leggenda le ha attribuito un mito perituro.
E’ vero, ci aspettavamo qualcosa di più fastoso durante la cerimonia, un acuto di Elton John, una vecchia prozia che cade colta da narcolessia, la fede che non entra. Invece è stato tutto perfetto, sofisticato, magnifico. Una vera favola.
Non mi sono alzato fino a che non si sono affacciati da quel balcone. Il mondo tratteneva il respiro perché la famiglia reale era tutta lì a farsi applaudire, a farsi salutare con affetto e spirito. Non c’è stato il famoso “limone duro” ma un bacio casto e puritano. In effetti un chilometro di lingua non è appropriato e l’etichetta si sarebbe suicidata piuttosto di concederlo.
Favola o no è stato un giorno di grandi emozioni perché siamo tutti umani ma loro rimangono un’elite a cui siamo abituati, fin dalle elementari impariamo nomi di re e regine che hanno cambiato il corso della storia nei secoli. William e Kate magari non faranno parte di quei sovrani rivoluzionari, non importa, è sempre bello vedere un popolo felice e spensierato per un giorno di gran festa. Perché è festa, lo si può dedurre dalla quinta lata di cappellini vistosi in giro per Londra. E poi, non capita tutti i giorni che una ragazza semplice e borghese sieda alla destra del futuro re d’Inghilterra. Che sogno, che bellezza.
Che invidia.

 

 

Lorenzo Bises