Gennaio, il mese dei pessimi outfits

saldi 2009 300x220

Gennaio, lo chiamo il mese della sfiga. Un mese estremamente triste, freddo e lungo. Inizia con un brindisi continuo abbinato ad un trenino scoordinato finendo in bellezza coi giorni della merla. I giorni della Merla? Ma perché? Chi ne ha mai sentito il bisogno?

Sono i giorni in cui le temperature raggiungono livelli minimi, i giorni più freddi dell’anno. E gli altri? Non mi sembrava di stare ai Caraibi l’altro giorno quando hanno dovuto accendere la stufa anche alla Madunina che rischiava di diventare la punta di un iceberg. Poi ci sono i saldi solitamente in concomitanza con l’arrivo della Befana. Uh-cielo-funesto-che-ansia. Chi ha come me, consideratela anche una fortuna se volete, ha come amico su Facebook qualche Fashion Bloggers, si sarà accorto del conto alla rovescia che fanno in attesa di poter far shopping (come se non lo facessero mai) risparmiando qualcosa. Addirittura una lista della spesa, ore interminabili di fila davanti a Gucci, Via Monte Napoleone invasa da macchine, sacchetti, borse e tacchettio inquietante. Un’energumena russa alta due metri ti spintona perché deve correre, si dice che da Versace se spendi 4.000 euro le commesse ti fanno anche un sorriso. E Moncler? Inavvicinabile. Prima o poi qualcuno organizzerà un Flash Mob nel negozio facendo la lotta dei piumini. Per non parlare di Tiffany, se solo potesse Audrey andrebbe al Mc Donald’s a fare colazione vedendo tutta quella coda. Ma per comprare cosa? Non credo facciano grandi sconti in questi negozi del quadrilatero delle Bermuda. Se poi risparmi recuperi tutto pagando tre euro all’ora al parcheggio di Piazzale Diaz. Li mortacci tua direbbe un sano e genuino Alberto Sordi. Io non riesco a comprare coi saldi, sarò l’unico al mondo ma l’idea di mettermi a cercare l’occasione in mezzo al deserto dei tartari lasciato da chi ha avuto più coraggio e fortuna di me, mi stanca solo al pensiero. Poi non sono fortunato e mi stufo subito, compro le uniche cose non in saldo mentre tutta Milano indossa quello che avrei voluto portarmi a casa senza però riuscirci. Una passeggiata in centro poi è più stancante di una maratona e più pericoloso del pattinaggio sul ghiaccio senza vestiti, quando piove è quasi sconsigliato l’ avvicinarsi alla galleria perché il pavimento è mortale. Rischiare di scivolare finendo a gambe all’aria venendo deriso da tutti e fotografato da giapponesi in infradito e bandierina in testa, è il mio peggior incubo.
Gennaio è anche il mese degli studenti, noi che studiamo tutto il giorno senza levarci il pigiama, indossando anti-estetiche e anti-stupro tute di colori indefinibili che vanno dal rosso fuoco a quel viola ciniglia con scritte brillantinate. So che vi riconoscete in questo “out-fit” all’ultimo grido ( di disperazione) perché sapete di avere una coda di cavallo, calzettoni di lana merino, pantofole di Hello Kitty o tigrate e infine, il tocco magico, il dentifricio in faccia perché su Yahoo answers avete letto che è l’ideale per asciugare i brufoli. In questo periodo è necessario limitare i rapporti sociali, non sono gradite visite di cortesia a sorpresa perché sarebbero deleterie per chi vi vede in queste condizioni, bisogna tenersi lontano dal cibo perché le crisi nervose da esami imminenti proliferano e vi fanno inghiottire qualunque cosa. Crisi di salato reiterate con mezzo chilo di salamino piccante, precedute da crisi di dolce in cui si spalma la nutella sul pane. Spalmare delicatamente viene tradotto nel gergo dello studente sotto esame in “affogare” un micro pezzetto di pane in un barattolo intero di Nutella, per poi non essere soddisfatti e continuare a “pulire” il bordo con il cucchiaio.
Scommetto che state ridendo sotto i baffi, proprio quelli che vi farete (spero) durante il restauro pre-esame. Regola numero 1, mai andare in pessime condizioni davanti ad un professore, la dignità prima di tutto. Ah dimenticavo, essenziale per la preparazione di qualsiasi esame, il pile dai colori fluorescenti che usavate per sciare ai tempi delle settimane bianche in famiglia. Solitamente databili all’incirca intorno ai 14 anni.
Non vi preoccupate, state leggendo uno che in questo momento indossa un paio di pantaloni della tuta rossi con qualche buco qua e là, la maglietta del pigiama e una felpa arancione tamarra oltre ogni possibilità umana. Quando voglio essere più “elegante” ho una vestaglia scozzese. E poi mi accusano di non saper nulla di moda. Tsè.

 

 

Lorenzo Bises