Elisabetta Sirani, “Pittrice eroina”

Elisabetta Sirani (1638-1665), ragazza prodigio, molto colta, avida lettrice e brava musicista, favorita in questo dal vivere a Bologna dove la presenza di un’antica Università dà largo spazio all’integrazione delle donne nella vita culturale e pubblica, sforna con incredibile rapidità le sue opere nello spazio protetto della bottega del padre Giovanni Andrea e all’ombra del maestro Guido Reni.

I soggetti religiosi sono per lo più madonne con bambino che presentano la coppia madre-figlio in momenti di calda e spontanea tenerezza. Diverse tele, invece, propongono figure di donne eroine, prese dalla mitologia classica, donne che rifiutano il ruolo femminile imposto dalla società. Elisabetta dipinge di continuo consumata da qualcosa di irregolare ed eccessivo, molti giudicano “sospetta” questa sua rapidità nel dipingere. Per dimostrare che non c’è qualche aiutante nascosto, sceglie di dipingere in pubblico. Quando muore, all’età di 27 anni, l’evento è così improvviso che molti sospettano un avvelenamento. Elisabetta aveva intanto creato, una “scuola d’arte per fanciulle”, la prima di questo genere. Nelle sue opere ama apporre la firma sui bottoni, sulle scollature o sui merletti: una strategia di seduzione tutta femminile.

 

 

Luigia Pignatelli