Donne: oltre alla testa c’è di più

donneNon so se ve ne siete accorti ma questa è la settimana della donna, in alto i calici e i rasoi fucsia by Venus, le donne si sono svegliate e si ribellano. Cosa succede? Chi le ha fatte arrabbiare? Non faccio nomi ne cognomi ma sicuramente S. B. in quanto rappresentante dell’Italia nel mondo non ha proprio voluto esaltare l’idea di una femminilità austera e pacata.

Scrivo qui, su questo sito tutto al femminile, la creatrice è meravigliosamente donna, le mie lettrici si congratulano con me per la simpatia con cui tratto argomenti in cui si riconoscono, e mi chiedo: sono io che capisco così tanto le donne oppure sono loro che si svelano a me con estrema affabilità? La mia famiglia è un matroneo, mia nonna è al centro di tre generazioni che si susseguono attorno a lei come ad una corte imperiale, mia madre a casa mia porta non solo i pantaloni ma anche la ventiquattrore, è il classico esempio di donna femminista, comunista e convinta che gli uomini siano davvero accessori da abbinare alla tappezzeria di casa, una sorta di Stalin ma depilato, da bambini quando gridava scappavamo come lepri.
Sono lontani i tempi delle suffragette, delle prime caviglie scoperte e della Tatcher. Mi sembra che però stiamo lentamente sprofondando, ci si sta abituando a quel tipo di società in cui una donna emancipata anche sessualmente è etichettata come “oca e facile” mentre un uomo disinibito è un latin-lover, fa niente se poi non riesce a mettere in piedi una conversazione che non si basi su spogliarelliste e minigonne. Ogni tanto ascolto dei discorsi che mi fanno perdere più capelli rispetto alla preparazione di un esame pesante come un macigno vulcanico, “E’ rimasta incinta e non è sposata” oppure la mia preferita “Ha 21 anni ed è ancora single”. Ma una donna ha senso e ottiene rispetto solo se è bella, slanciata, fidanzata, fedele, femminile ma non troppo, sforna figli come biscotti al burro e pulisce casa mentre allatta, lavora, butta la pattumiera e intanto porta a spasso il cane? Eh no, non ci siamo. Siamo circondati da donne sensazionali, capaci di abbattere l’inutilità di certi maschilismi con un solo sguardo eloquente e tagliente, donne che non perdono tempo a studiare un’immagine di sé ma dimostrano che potrebbero governare (molto meglio di chi dovrebbe già farlo) un sistema politico e sociale con gli attributi giusti.
E dove sono? Sono lì dove le vediamo quotidianamente e cercando altrettanto quotidianamente di non essere oggetto di perversioni con la bava alla bocca o di non essere al centro di uno sviluppo ormonale, chi lo dice che l’Italia è rappresentata nel mondo da donne come Ruby-Coscia-Lunga-Gonna-corta oppure come Patty D’Addario? Sui giornali esteri non si parla d’altro, mi immagino la regina Elisabetta II che al tè delle cinque legge il Times e le imprese di Arcore e benedice il giorno in cui suo nipote ha scelto una seria ed elegante ragazza inglese al suo fianco.
Non si parla di scrittrici impegnate nel sociale come Dacia Maraini che difende le donne con una forza che io non troverei nemmeno per andare a fare shopping, non si parla di tutte quelle mamme che non riescono ad avere un figlio perché perderebbero subito il lavoro, delle studentesse pluri-laureate che si ritrovano a dover firmare un contratto a tempo determinato in un supermercato. E le mogli devote, le nonne baby-sitter, le professoresse e le maestre d’asilo, le stylist, le giornaliste inviate in territori in cui scoppiano guerriglie un giorno sì e l’altro pure, le sportive, le ragazze lesbiche, le curatrice, le pittrici e chi ne ha più ne metta. Basta con queste siliconate in televisione, basta con queste donne che ostentano una rozza femminilità solo perché si chiamano Noemi e sono bionde (tinte male), basta parlare delle amanti di quello e delle corna di quell’altro.
Per questa settimana facciamo un fioretto: parlando con una donna, che sia nostra madre o una nostra amica complimentiamoci per la sua intelligenza, per una sua bella frase, per un discorso che dimostri il suo neurone vincente [possibilmente non quando ammicca al cameriere del bar parlando come Maurizia Paradiso].
Combattiamo l’ignoranza, a cominciare dalla foto profilo del vostro Facebook dimostrando che la storia è piena di donne che pur valendo agli occhi del mondo meno di zero hanno cambiato il corso degli eventi, trasformatevi in Elisabetta I, Maria Teresa, Saffo, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Daria Bignardi, donne che cantano “Siamo donne, oltre alla testa c’è di più” perché davvero il cervello è il loro punto forte. E le gambe, se ci sono, ben vengano.

 

 

Lorenzo Bises