Computer, sudore e lauree

caldoSono passate tre settimane da quando sono rientrato a Milano dalla Francia, una sotto una pioggia battente, una a letto con la febbre e l’ultima con l’aria condizionata al massimo per evitare la liquefazione. Mentre scrivo nella mia camera il termostato segna gradi degni di un caldo caraibico e un’umidità che fa spavento. Questa è Milano e i suoi adorabili dintorni.

Tutti mi reputano fortunato perché lavoro in piscina, mi dicono che è bello poter prendere il sole e lavorare coi bambini. Sono le stesse persone che quando mi vedono lavorare poi mi chiedono come io faccia a resistere ore e ore in quel posto. Innanzitutto lavoro coi bambini nella vasca coperta che già è un forno crematorio a Gennaio durante i giorni della merla, figuriamoci a Luglio. Ti senti soffocare e tutte le urla e gli spruzzi d’acqua rimbombano nell’ambiente semi-paludoso. Un idillio.
È anche vero però che c’è molto di peggio, infatti mi reputo fortunato.
In questo momento sto scrivendo per voi noncurante del caldo e dei rumori assordanti del mio computer, non lo chiamo portatile perché il suo peso specifico non permette di trasportarlo se non con un trolley della samsonite ultima generazione. Essendo il secondo figlio ricevo in eredità le baracche tecnologiche di tutta la famiglia, mia sorella è ancora piccola ma sono sicuro che riuscirà ad avere tutto nuovo prima di me. Io ho il pc vecchio di mio fratello, la macchina fotografica vecchia di mio padre, la televisione vecchia del salotto. Io per amor del riciclo e per evitare guerre fredde in casa accetto e metto in camera. Ovviamente tutto quello che ho funziona sempre a metà. Questo pc infatti non si riesce a connettere quindi lo uso per scrivere, al massimo lo posso utilizzare per vedere qualche serie tv ma solo se non dura molto, ogni tanto si stufa e decide di spegnersi.
Ci sono affezionato, sa benissimo che tra me e lui vince sempre lui. A suo modo mi dimostra il suo amore per me regalandomi qualche salvataggio estremo. Fa più rumore della lavatrice e dell’aspirapolvere messe insieme e sembra una centrale nucleare.
Sono passati quasi sette mesi dalla mia laurea. Era novembre, non faceva freddo e non avevo la camicia fradicia e ho potuto fare anche delle foto in cui non sembravo uno scienziato passo senza capelli. Oggi, primo afosissimo giorno del mese di Luglio, c’erano le lauree ed è toccato in sorte alla mia carissima amica Lorena. Evento della settimana, lei che ha sfidato tutto il gruppo degli dei dell’Olimpo per laurearsi entro l’estate nella mia stessa facoltà.
Fantastica, solare, bellissima e sempre elegante ha indossato una gonna a vita alta, tacchi vertiginosi, una maglia bianca e orecchini preso in saldo con me in una delle nostre capatine in centro. Dio benedica la frequenza non obbligatoria.
La statale di Milano era un enorme forno a microonde, le foto le abbiamo scattate e io sarò apparso traslucido in tutte. La laureanda non ha fatto il salto della siepe come è consuetudine, d’altra parte con 15 cm di tacco non credo sia consigliabile.
Ho sofferto e sudato per affetto verso questa mia compagna che è un’ottima amica e che ha passato con me tantissimi momenti indimenticabili. Arrivavo all’università con Vanity Fair sottobraccio e lo sfogliava con me commentando il tutto, nessun dettaglio tralasciato, mi ricordava i nomi di alcune ragazze che mi salutavano con enfasi che conoscevo agli esami e di cui dimenticavo tutto due minuti dopo. Mi manca molto la vita universitaria e non vedo l’ora di ricominciare il prossimo anno. Le conoscenze che si fanno in quelle aule sono incredibili, stimolanti.
Durante le lezioni mi divertivo tantissimo, facevo ridere sempre tutte le mie compagne di corso, erano quasi tutte ragazze e le conoscevo praticamente tutte, quando non sapevo il nome inventavo simpatici soprannomi come “la divina” “occhi da cerbiatto” “ Barbie raperonzolo” ecc.. sapevo vita morte e miracoli dei fidanzati e degli eventuali amanti, tenevo l’agenda della mia amica Viviana che in tempi di singletudine arrivava ad avere anche tre appuntamenti al giorno. Bei tempi, non li dimenticherò mai.
L’università è una fetta di vita in cui sei indipendente ma maturo, incontri tantissime persone e puoi prendere il meglio da ciascuno, trovi veri amici come trovi persone che ti parlano solo per celebrarsi delle loro doti eccelse. Assolutamente da evitare questi ultimi, insieme a quelli che fanno finta di essere interessati alle lezioni per poi limarsi le unghie sotto al banco.

 

 

Lorenzo Bises