Artemisia Gentileschi: La passione di una Donna, Artista, Indipendente

Artista di forte personalità ha fatto della libertà di esprimersi lo scopo della sua esistenza. Nasce a Roma nel 1593, figlia del pittore Orazio Gentileschi, subisce giovanissima uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, amico di famiglia.
Il padre Orazio intende una causa contro il pittore, tremenda la deposizione che fece Artemisia sotto tortura. Con un matrimonio riparatore, sposa Pierantonio Stiattesi e si trasferisce a Firenze dopo aver terminato la sua prima opera “Susanna e i vecchioni”.


Riprende a dipingere e si ispira a Caravaggio elaborando una propria tecnica. Predilige le tinte forti e violente con le quali crea i magistrali giochi di luce ed ombre. I suoi personaggi sono caratterizzati da un realismo attraversato da intense tensioni emotive. “Giuditta che decapita Oloferne” conservata nel Museo Capodimonte di Napoli è stata, per la violenza della scena, interpretata n chiave psicologica psicanalitica come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita. Artemisia fu in buoni rapporti con Galileo Galilei con il quale rimase in contatto epistolare anche in seguito al suo periodo fiorentino.

Continua a spostarsi, Napoli, Londra e tutte le corti europee. Dipinge spesso formose ed energiche eroine. Le attribuiscono tanti amanti, ma il suo amore sarà il musicista Nicholas Lanier del quale forse è da attribuire la figlia Francesca che Artemisia educa all’Arte e alla Libertà. Muore a Napoli nel 1652.

Luigia Pignatelli