A single man

a single mantki“Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza, quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore e provo un’emozione invece di pensare e le cose sembrano così nitide e il mondo sembra così nuovo. E’ come se tutto fosse appena iniziato. Non riesco a far durare questi momenti, io mi ci aggrappo, ma come tutto svaniscono. Ho vissuto una vita per quei momenti, mi riportano al presente e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere…E all’improvviso, lei è arrivata”

 

Binomio cinema-moda è sempre esistito, e ha da sempre riempito le pagine delle riviste più celebri. Da sempre “grande star del cinema” equivale a dire “grande icona di stile”. Basti pensare a Marilyn con il suo vestito bianco, Audrey con il suo tubino nero, Humphrey Bogart con il suo impermeabile e la sua fedora e la più recente Sara Jessica Parker con le sue Manolo Blahnik; vere icone di stile che hanno lanciato una nuova “ossessione”, una nuova moda.

La serie tv, e poi in seguito i due film, “Sex and the city”, deve la sua grande fama proprio perché fa ruotare il tutto attorno agli scintillii della moda. Guardando “Il diavolo veste Prada” poco importa se Anne Hataway avesse, per via del suo lavoro, perso il fidanzato, ciò che contava era che avesse guadagnato Chanel.

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“Valentino the last emperor”, addirittura, è un film dedicato interamente alla storia di Valentino Garavani e della maison Valentino; tra poco usciranno ben due film incentrati sulla vita di Yves Saint Laurent e del suo sodalizio (non solo lavorativo) con Pierre Bergè.

Non è certo una novità se il volto di un attore si lega ad un brand (orologi, profumi, abbigliamento), diventando, così, un testimonial.

Novità, invece, è vedere uno stilista super mega conosciuto, lasciare per un po’ il centimetro e le forbici e prendere in mano una cinepresa. E’ quello che è successo a Tom Ford, che ha dimostrato di essere un “genio” non solo della moda, ma anche del cinema.

a single man film

A Single Man è un film tratto dall’omonimo romanzo del 64 di Christopher Isherwood. La cui storia drammatica è affidata al talento di Colin Firth, che per questa difficile interpretazione si è portato a casa la Coppa Volpi, assegnata al Festival di Venezia, e una candidatura all’Oscar; statuetta vinta l’anno dopo per l’interpretazione di Re Giorgio VI ne “Il discorso del Re”.

Colin Firth nel suo discorso di ringraziamento, dopo aver vinto la Coppa Volpi, ringraziava sua moglie perché sopporta, visto gli svariati ruoli da lui interpretati, “questi strani mariti”. E si perché non dev’esser stato facile per Livia Giuggioli “sopportare”, per qualche mese, il marito alle prese con il problematico ruolo di George Falconer, protagonista di A Single Man.

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A Single Man racconta la storia di George Falconer, un professore che insegna all’università, omosessuale che ha da poco perso il compagno Jim (Matthew Goode) per via di un incidente d’auto.

Già questo dice tutto, omosessualità e morte; e un film che inizia e termina nel medesimo modo, concentrandosi su questi due temi, non può essere spensierato. E’ comunque un film che ingerisci e lo fai tuo, lo senti tuo, in quel dolore concreto, in quell’amore vissuto e strappato dalle mani.

Ogni personaggio del film ha una sua drammaticità, personaggi amari, con le loro storie fatte di macchie e grinze; Charlotte (Julianne Moore) l’amica depressa con il bicchiere sempre pieno in mano, Carlos (Jon Kortajarena) il gigolò e Kenny (Nicholas Hoult) che da alla gente quello che vuole vedere ma che in realtà è tutta un’altra persona.

E’ un film di grande stile, e non per via dei vari abiti che gli attori sfoggiano, che pure hanno un loro ruolo nel film, ma per via della cura di tutti i particolari, di tutte le sfumature scelte, di tutti i colori che si utilizzano in base alla scene. Si sa che l’accessorio crea un outfit, e A Single Man è un film che cura molto gli “accessori”, i dettagli; il contrasto tra la neve candida e le gocce di sangue, l’utilizzo del bianco e il nero per i ricordi di George, dare risalto ad alcuni colori in particolari scene.

Non è un film che crea sconcerto perché tocca il tema tabù dell’omosessualità, ma è un film che racconta l’amore e il dolore di averlo perso, e che per tutta la durata del film te lo fa sentire quel dolore, quel senso di vuoto, quella mancanza.

Un film perfetto, senza pieghe, senza MA, senza SE; e a me non resta che augurarvi, buona visione!!!!

Carmen Sassanelli

Il film A single man

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Regia: Tom Ford

Interpreti: Colin Firth, Matthew Goode, Julianne Moore e Nicholas Hoult

Anno di uscita: 15 gennaio 2010

Durata: 99 minuti