Tre thriller in rosa

ImmagineÈ da molto tempo che le donne sono protagoniste dei thriller, sia come autrici che come personaggi, e non più solo vittime, con risultati spesso affascinanti, anche se risulta difficile riuscire ad essere innovativi in un genere che ha comunque alcune regole molto ferree da seguire e che si basa in gran parte su situazioni prestabilite.

Detto questo, le sorprese non mancano e sembrano proprio voler venire dalle autrici donne, più attente a sperimentare e a introdurre personaggi femminili interessanti, nuovi, non stereotipati e lontani dal luogo comune dell’eroe tutto d’un pezzo o dalla simpatica canaglia sciupafemmine. Se si vuole leggere qualcosa di diverso dai pur interessanti libri di Patricia Cornwell, Kathy Reics o Carol O’Connell, le ultime uscite propongono tre titoli di autrici da tener d’occhio.

 

Muori per me di Karen Rose, uno dei romanzi a tenere a battesimo la nuova editrice tutta di storie al femminile di Leggereditore, presenta il personaggio di Sophie Johannsen, archeologa medievale che campa alla meno peggio nella provincia americana cercando di dimenticare le ferite di un’infanzia segnata da una madre incosciente e dalla tragica morte incidentale dell’adorata sorellina minore. Tra una visita guidata al museo locale e l’altra Sophie si trova a dover dare una mano al detective Vito Ciccotelli per far luce su una serie di efferrati delitti, le cui vittime vengono uccise usando tecniche in uso nel Medio Evo. Segreti familiari anche tragici, omicidi in serie, una storia d’amore insolita, passionale ed agrodolce, una protagonista non sempre simpaticissima e non eroina tutta d’un pezzo, moderne tecnologie e passioni ancestrali, sangue e morte sono gli ingredienti di un libro in cui molti sentiranno gli echi di serie televisive di grande successo come Criminal minds e soprattutto Bones, con una narrazione cinematografica in crescendo e un finale un po’ zuccheroso ma che non disturba. Senza tener conto che i lettori ritroveranno Vito e Sophie in nuove avventure, perché sembra ormai diventato un obbligo far diventare i propri personaggi gli eroi di una saga e Karen Rose, ex ingegnere convertitasi alla scrittura, non vuole essere da meno.

Kate Burkholder, una ex Hamish, setta diffusa in Ohio e Pensylvania i cui adepti vivono come all’epoca dei pioneri del Seicento, diventata poliziotta dopo un trauma che ha segnato la sua adolescenza, è l’eroina del thriller Costretta al silenzio, di Linda Castillo, uscito per Fanucci, anche qui il primo di una serie, dove la protagonista deve fare i conti con una serie di omicidi di donne che riprendono dopo anni nella cittadina in cui vive con le stesse modalità: peccato che lei sia convinta di aver ucciso il responsabile allora, quando era ragazzina. Ancora provincia americana, ma più agreste e disperata che in Muori per me, drammi del passato che emergono, morti in serie e un’eroina tormentata, divisa tra il mondo moderno in cui lavora e gli Hamish presso cui è nata e cresciuta, per una vicenda a tratti dura, ma ricca di umanità, che sa appassionare, con personaggi complessi e non facili, tutti con un carico di drammi sulle spalle. Interessante lo stile di narrazione, che alterna brani scritti in terza persona a brani raccontati con la voce narrante di Kate, un personaggio che non si dimentica e che sarà piacevole ritrovare in altre storie.

Ha quarant’anni, è decisamente sovrappeso, fa l’archeologa forense, vive isolata con il suo gatto, ha due genitori integralisti cristiani e si trova a dover affrontare l’esperienza di una gravidanza tardiva, frutto di una relazione fugace con un collega sposato e con due figlie già grande: Ruth Galloway è la detective suo malgrado de La casa dei corpi sepolti, di Elli Griffiths, edito da Garzanti, seguito di Il sentiero dei bambini dimenticati. Una protagonista decisamente poco conformista, un’eroina poco eroica ma molto interessante, una donna in cerca della verità partendo dal ritrovamento delle ossa di due bambine, una nelle rovine di un’antica villa romana e l’altra nello spazio che aveva ospitato una casa patrizia, poi un orfanotrofio e che ora deve servire come base per un condominio residenziale. Non sono più gli Stati Uniti a fare da sfondo a questa vicenda, ma la ventosa Inghilterra, nella regione del Norwich, tra follie familiari e drammi di bambini, reminescenze celtiche e scomparse misteriose, per una storia coinvolgente e drammatica, ricca di colpi di scena ma non di pura azione, più meditata, come nella migliore tradizione del thriller anglosassone.

Le nuove eroine del thriller possono quindi non essere bellissime, avere anche qualche difetto tipo essere sociopatiche come Ruth o amare alzare il gomito come Kate, ma proprio per questo risultano essere interessanti e coinvolgenti per un pubblico soprattutto di lettrici che ai libri non chiede più solo evasione e suspense, ma anche riflessioni sull’oggi, sui vari tipi di male che possono esistere e su come arrivare ad una verità e ad una giustizia non divine ma che possano dare una soluzione e un po’ di pace alle vittime. In certi casi questo avviene partendo dalla scienza e dalla cultura, come nei casi della Sophie di Muori per me e della Ruth di La casa dei corpi sepolti o dalla ricerca rigorosa tra verità non dette come per la Kate di Costretta al silenzio, ma arrivando comunque al risultato, non senza tralasciare le conseguenze, anche dolorose, perché la verità può far male ma è un valore irrinunciabile.

 

Elena Romanello