*Romanzo a Puntate* The Queen (9)

capitano Julian JacksonCapitolo 9


Le avevano detto di non scendere nella stiva, fino a quando non avrebbero caricato la “merce” non poteva scendere. Eppure li sentiva, la sera sdraiandosi accanto a William, nel silenzio della nave ne sentiva i lamenti, le urla ed i pianti.

Fra loro, qualche mese prima c’era stato suo zio Aurelio, tutto questo era troppo da accettare.

 

La luce argentata della luna illumina ala cabina infiltrandosi attraverso l’oblò, lentamente scivolò fuori dal letto, William dormiva beatamente probabilmente non si sarebbe neanche accorto della sua veloce passeggiata notturna. Doveva solo scendere nella stiva, portare un po’ d’acqua e di pane ai prigionieri e tornare in cabina, nessuno si sarebbe accorto di nulla, e lei avrebbe messo a tacere la sua coscienza.

In punta di piedi uscì dalla cabina richiudendo dietro di sé la porta, e si diresse in cucina. Sussultò nel vedere Fey dondolarsi su un’amaca issata davanti all’ingresso. Era proprio vero che il cuoco non abbandonava mai il suo regno, tanto meno se pieno di provviste dopo un arrembaggio. Si lasciò sfuggire un sorriso, mentre, raccolta la gonna, scivolava sotto l’amaca entrando in cucina.

Prese qualche forma di pane ed un secchio d’acqua con un mestolo. Spinse tutto con attenzione al di sotto dell’amaca ed infine uscì anche lei dalla cucina.

In precario equilibrio attraversò, silenziosa i corridoi, fino a trovarsi davanti alla porta che conduceva alla stiva. Era chiusa a chiave, ma la chiave era stata lasciata tranquillamente nella toppa, infondo chi doveva scappare era chiuso dall’altra parte.

Girò la chiave nella serratura, la porta si aprì con un cigolio e lentamente scese le scale di legno mezzo marcio.

I lamenti si fermarono all’instante in cui Helena comparve nel cono di luce creato da una lampata appesa alla fine delle scale.

«Io, io vi ho portato dell’acqua ed un po’ di pane…» mormorò improvvisamente insicura del suo gesto allungando verso le ombre umane, che nell’oscurità riusciva a scorgere, ciò che aveva portato.

«Chi sei tu?» domandò un uomo avvicinandosi al cono di luce

«Mi chiamo Helena, sono stata presa prigioniera qualche mese fa…» rispose piano retrocedendo di un passo incontrando con i talloni il primo gradino della scala.

«Cosa ne faranno di noi?» domandò una donna avvicinandosi al pane e staccandone un abbondante pezzo per sé e suo figlio.

«Non lo so con certezza, credo sarete venduti come schiavi.»

«Ma tu non sei stata venduta come schiava…» osservò l’uomo

«No, io… io sono stata costretta a sposare un uomo della nave.» aggiunse titubante Helena aggrappandosi con una mano alla ringhiera della scalinata.

«Quindi abbiamo un’ospite di riguardo nella stiva!» concluse un secondo uomo alzandosi dal suo giaciglio ed avvicinandosi al gruppetto.

«Lasciatela stare!» intervenne la donna «E’ prigioniera come noi, ed adesso è la puttana di un pirata, non è messa meglio di noi.»

«E’ una puttana molto cara ai pirati, altrimenti non le avrebbero permesso di girare libera per la nave.» riprese il primo uomo

«Loro… loro non me lo permettono infatti!» balbettò Helena sollevando il piede per poggiarlo sul gradino dietro di sé pronta per battere in ritirata «Lui dormiva ed io sono riuscita a portarvi questo…»

«Lui dormiva?» continuò il secondo uomo volgendo uno sguardo d’intesa al compagno

«Lasciatela in pace!» sbottò la donna «Ha rischiato per venire a portarci qualcosa da mangiare e da bere, dovreste ringraziarla e non spaventarla!»

Il primo uomo non le dette ascolto, con un movimento agile afferrò il polso di Helena attirandola verso di sé, la ragazza lanciò un urlo subito messo a tacere da una mano stretta sulla sua bocca.

«Ragazza, tu sei la nostra via per la salvezza.» riprese tranquillo. «Se tutti dormono è la nostra occasione per andarcene. Se qualcuno è sveglio useremo te come ostaggio… di certo qualcuno tiene a te, visto come sei ben vestita ed in salute, e non ti lasceranno andar via tanto facilmente, meno che mai ti faranno male.»

«Niente di personale, madamigella,» continuò il secondo uomo «ma abbiamo delle famiglie a casa che ci aspettano, non abbiamo nessuna intenzione di diventare carne da macello.»

Delle voci nell’ombra dimostrarono il loro assenso, i fruscii che ne seguirono indicavano diverse persone che si stessero alzando e muovendo verso la scalinata.

«Andiamo! Margaret prendi il bambino e seguici.» ordinò il secondo uomo alla donna, mentre iniziavano la salita delle scale tenendo in prima fila, ben in vista Helena.

«Non ricordo di aver autorizzato una visita guidata della mia nave…» parlò secco il capitano puntando contro i prigionieri la pistola. Insieme a lui qualche altro pirata li puntava contro le armi da fuoco.

«Tornate nella stiva canaglie…e dite grazie che non vi abbia dato in pasto agli squali!» continuò durò Jackson.

«Vogliamo trattare, Capitano!» disse coraggioso il secondo uomo.

«Trattare?» Julian scoppiò a ridere «Nessuno tratta sulla Regina!»

«Noi abbiamo la ragazza!» continuò il primo mostrando meglio Helena tenuta stretta con un braccio intorno al collo.

«Ti sarei grato se lasciassi andare mia moglie…» disse asciutto William accostandosi al capitano.

«Vogliamo delle garanzie.»

«Ti garantisco che non ti ucciderò. Lasciala, non lo ripeterò una seconda volta.»

Helena iniziò ad annaspare quando il braccio dell’uomo si serrò maggiormente attorno al suo collo, si aggrappò con entrambe le mani all’arto cercando di allentare la presa mentre il suo volto diventava sempre più cianotico.

Poi uno sparo, ed il buio.

 

*°*

Si era girato nel letto, e lei non c’era. Aveva inizialmente pensato si fosse allontanata per svolgere i propri bisogni fisiologici, poi lentamente l’idea che fosse scappata si era insinuata in lui. Si era alzato rapidamente, senza pensarci molto aveva preso la sua pistola e si era spostato nei corridoi. Se avesse voluto scappare avrebbe dovuto calare una scialuppa… se fosse scappata avrebbe trovato tracce sul ponte. Stava per raggiungere la scala che portava sul ponte quando una mano sulla sua spalla lo bloccò.

Il capitano Jackson gli fece cenno di tacere.

«Shhh… Senti?» gli sussurrò

William si pose in ascolto, ma non riuscì a captare nulla.

«No, non sento niente, Julian, cosa dovrei sentire?»

«Diamine! Proprio questo, nulla!» sbottò silenzioso il capitano «Perchè quei maledetti non si lamentano? Sta succedendo qualcosa di sotto…» continuò serio.

«Vieni!» riprese imperativo trascinandolo con sé attraverso gli stretti corridoi di legno verso la porta che conduceva sottocoperta.

A nulla valsero le proteste di William. Se Helena era fuggita lui l’avrebbe scoperto troppo tardi per rimediare. Sospirò, si infilò la pistola nella cinta e si mise a seguire docilmente il capitano.

Julian passando davanti alla cambusa scosse l’amaca facendola ribaltare. Fey mugugnò qualcosa in protesta ma lo sguardo eloquente del capitano lo mise a tacere.

Prese anch’egli la propria arma e seguì i due nello stretto corridoio, passando chiamarono qualche altro pirata che silenzioso rispose al tacito comando del capitano.

Arrivati davanti alla porta che portava nella stiva notarono subito la chiave girata e la porta leggermente dischiusa, qualcuno era sceso, e si augurarono che nessuno fosse risalito. Julian fece fermare il gruppetto e si misero in ascolto, dei bisbiglii concitati si sentivano, ma era impossibile decifrarne le parole, fino a quando un urlo presto soffocato non riscosse William.

«Helena!» esclamò a bassa voce lanciandosi verso la porta.

Julian lo bloccò con forza costringendolo a fermarsi e retrocedere di qualche passo rispetto a lui. Lo sguardo del capitano era serio, la mascella contratta, le labbra ridotte a due sottili linee rosacee.

Non sarebbe stata una nottata tranquilla.

Sentirono i passi risalire i gradini scricchiolanti e mezzi marci, William estrasse la sua pistola, ma non la caricò, non sapeva davvero cosa aspettarsi. Viveva sulla Regina da qualche tempo ormai, eppure non aveva mai sparato a nessuno, non credeva avrebbe iniziato quella sera, ma tenersi pronto non guastava.

«Non ricordo di aver autorizzato una visita guidata della mia nave…» parlò secco il capitano puntando contro i prigionieri la pistola. Gli altri pirati, che normalmente avrebbero sghignazzato, tacevano mortalmente seri sollevando le loro armi contro il gruppo di prigionieri.

«Tornate nella stiva canaglie…e dite grazie che non vi abbia dato in pasto agli squali!» continuò durò Jackson facendo minaccioso un passo in avanti.

«Vogliamo trattare, Capitano!» disse coraggioso il secondo uomo.

William cercò con lo sguardo Helena, la vide bloccata fra le braccia di un prigioniera, spaventata e scioccata, probabilmente non aveva immaginato tutto questo quando chissà cosa nella sua testa l’aveva spinta a scendere quelle scale.

«Trattare?» Julian scoppiò a ridere «Nessuno tratta sulla Regina!»

Le parole del capitano lo riportarono alla realtà, con lo sguardo tornò su Julian.

«Noi abbiamo la ragazza!» continuò il primo mostrando meglio Helena tenuta stretta con un braccio intorno al collo.

Quel gesto lo fece fremere di rabbia, sollevò la pistola contro l’uomo, la mano gli tremava ma cercò di concentrarsi per non darlo a vedere.

«Ti sarei grato se lasciassi andare mia moglie…» disse asciutto nel disperato tentativo di dimostrarsi tranquillo e sicuro di sé.

«Vogliamo delle garanzie.»

«Ti garantisco che non ti ucciderò. Lasciala, non lo ripeterò una seconda volta.» riprese.

Vide Helena iniziare ad annaspare quando il braccio dell’uomo le si serrò maggiormente attorno al collo, vide il suo volto diventare sempre più cianotico. Lo stronzo la stava soffocando.

La rabbia gli defluì al cervello appannandogli di rosso la vista, l’indice tremava vicino al grilletto.

Fu solo un istante e poi lo sparo.

 

Capitolo 8                                                                                                                 Capitolo 10

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Flavia Pellegrino