*Romanzo a Puntate* The Queen (8)

the queen

Julian Jackson, temibile pirata, capitano della Regina è sulle tracce del segreto del Re dei pirati, William è uno studioso, un misterioso gentiluomo, legato da un patto ed un contratto sulla Regina, Helena, appena diciottenne è stata rapita e costretta a sposare William per non diventare la prostituta di bordo. Con loro navigano i fratelli Kutosky, il cuoco lunatico Fey, il medico inglese Seymour è l’intera ciurma della Regina. Tutti guidati da una semplice filastrocca…

 

 

 

Capitolo 8

 

 

Il sole si rispecchiava nelle placide acque del primo mattino, la Regina navigava lenta verso oriente, incontro all’astro nascente.

I due uomini sedevano attorno ad un piccolo tavolino, su cui era servita una semplice colazione, sistemato per l’occasione sul ponte maggiore.

«E’ proprio una bellissima giornata, mi spieghi perché sei così nervoso, Julian?» William sorseggiò lentamente il suo tè prima di appoggiare la tazzina sul piatto, il capitano batteva la mano ritmicamente sul tavolo rendendo precario l’equilibrio delle vettovaglie.

«Esattamente questo. E’ una bellissima mattina… troppo tranquilla.» sbottò il capitano addentando un pezzo di pane.

«Questa tranquillità rende persino piacevole la tua compagnia.» lo rimbeccò lo studioso divertito.

«Siamo una nave pirata, non una crociera per ricchi pelandroni, la tranquillità non è per nulla piacevole! Ma questa è la rotta giusta, vedrai che entro stasera il cannone tuonerà per bene!» Jackson ghignò allungando in avanti le gambe.

«Se le tue previsioni sono corrette, nel giro di una decina di giorni o poco più siamo di nuovo in città…»

Julian annuì sbuffando, si riempì la tazza di tè correggendola con una buona dose di alcool.

«Hai sempre quel pensiero fisso, vero? Che ne farai di tua moglie una volta gettata l’ancora? Hai deciso?»

William si irrigidì a quelle parole, la mano nascosta in grembo strinse con forza il tovagliolo.

«Devo prima parlare con l’avvocato, poi deciderò il da farsi… per ora è meglio che lei rimanga sulla Regina.»

«A quella ragazza non hai ancora detto nulla vero?» Julian scoppiò in una risata sarcastica «Anche tu la stai usando per i tuoi scopi, quando non ti servirà più la scaricherai a terra, non è vero?» incalzò il capitano, poi sporgendosi verso di lui sussurrò piano «Che ti piaccia o meno non sei tanto diverso da noi, feccia del mare, non è vero mio caro…»

«Basta così!» esclamò l’uomo sbattendo sul tavolo il tovagliolo «Io non sono come te, io non sono un pirata! Io l’ho sposata, se non l’avessi fatto sarebbe diventata la prostituta della nave!»

«Hai mai chiesto a lei cosa avrebbe preferito? Se essere la donna di tutti i miei uomini oppure essere la moglie di un uomo che si sveglia la mattina ed addormenta la sera con una sola donna nella mente? Dimmi, William, mentre te la scopi la chiami Silvya?» rimbeccò Jackson duro.

«Tu non mi conosci Julian, non mi puoi giudicare!»

Il capitano alzò le mani in segno di resa, spallandosi contro lo schienale della sedia.

«Hai ragione Wil, io non ti conosco, non posso giudicarti, ma ti posso solo ricordare che il matrimonio officiato da un capitano è più che valido…»

«Non sono bigamo, non ti preoccupare.» mormorò l’uomo volgendo altrove lo sguardo.

Julian seguì l’attenzione del compagno scorgendo la figura di Helena, fasciata in un semplice abito di mussola verde pastello, sul ponte in compagnia del giovane Kutosky sorretto da un bastone e dal braccio del fratello maggiore.

«Non sei bigamo sulla carta, ma nel cuore?» soggiunse il capitano alzandosi in piedi.

William si riscosse da un momento di trance che l’aveva colto nel vedere Helena, così sorridente e spensierata come se fosse su una semplice nave da viaggio, vide Jackson incamminarsi verso sua moglie togliendosi galante il cappello in segno di saluto.

Si alzò anche lui dal tavolo per raggiungere il gruppo poco dopo.

«Buongiorno Pasha, come va oggi?»

«Molto bene, grazie Signore, dicevo al capitano che presto sarò pronto per un nuovo arrembaggio.» sorrise Pasha.

Helena sussultò a quelle parole.

«Credo, mia cara…» riprese Julian «che Pasha intendesse dire che sta molto meglio e si ritiene perfettamente guarito.»

La giovane annuì appena distogliendo lo sguardo dal gruppo.

«Credo, mio caro,» continuò William verso Jackson «che mia moglie per un brevissimo momento si fosse dimenticata che siete pirati…»

Helena rivolse un sorriso riconoscente a William, stava per parlare quando dal pennone più alto la vedetta iniziò ad urlare.

«Capitano! Caravella commerciale Veneziana a babordo!»

Il comandante afferrò un cannocchiale e guardò nella direzione indicata, da quella distanza probabilmente non si erano ancora accorti di loro, forse avevano una buona possibilità di animare la giornata.

«Lascate le vele, diminuiremo la velocità! Issate bandiera italiana! Indossate gli abiti civili e tutti ai vostri posti, vi voglio pronti fra cinque minuti, non uno di più!» ordinò rapidamente, poi si voltò verso il gruppetto.

«William voglio te e tua moglie qui sul ponte fino al mio via, quando abbordiamo tornate sottocoperta e rimanete lì fino al tuono dei cannoni, intesi?»

Lo studioso annuì accostandosi alla giovane per sorreggerla per un braccio.

«Pasha tu qui non mi sei d’aiuto, fila in infermeria, ci rivediamo per il gran finale…» concluse il capitano allontanandosi a grandi passi verso la sua cabina, per ritornare poco dopo cambiato d’abito, i capelli legati in un rispettabile codino ed un cappello da comandante di vascello in testa.

Lentamente la Regina si avvicinò alla caravella, nella tranquillità mattutina anche la veneziana sembrava esser ancora dormiente.

«Perché io devo rimanere sul ponte…» mormorò Helena aggrappandosi al parapetto con tanta forza da far sbiancare i polpastrelli.

«Una giovane donna sul ponte è una garanzia che la nave sia di gente per bene.» le rispose pacato William.

«Ma io potrei mettermi ad urlare ed avvertirli…»

«Non lo farai, perchè sei mia moglie, perché sai che la Regina non teme nessuno, tanto meno una semplice caravella commerciale, e che ti piaccia o no qui ci sono i tuoi amici…»

Helena si azzittì, William aveva pienamente ragione, lei era passata dalla loro parte, era una complice dei pirati.

La Regina placida affiancò la veneziana, nessuno avrebbe sospettato di niente.

«Non ce la faccio, io potrei tradirmi, non posso guardare quegli uomini…» mormorò nascondendosi il volto fra le mani. William la prese delicatamente fra le braccia e la fece voltare mettendosi di fronte a lei.

«Non guardarli Helena, non devi guardare per forza…» sussurrò piano togliendole le mani dal viso «Guarda me, come se stessimo chiacchierando semplicemente come una coppia normale.» mormorò continuando.

Le loro mani erano ancora unite, Helena sollevò lo sguardo verso di lui… non erano mai stati così vicini, non aveva mai desiderato essergli così vicina come ora.

Non aveva mai notato quanto fossero belli i suoi occhi, verdi screziati d’ambra, William si scoprì a desiderare che quegli occhi guardassero sempre e solo lui, che quei occhi, quelle labbra leggermente dischiuse, i lunghi capelli color grano e quel corpo sottile e leggiadro fossero per sempre solo per lui… era sua moglie. Senza distogliere lo sguardo da quello di lei si chinò verso il suo volto lentamente… era sua moglie e mai prima di allora l’aveva desiderata con tanta intensità.

L’urlo del capitano Jackson lo riscosse. L’arrembaggio era iniziato.

«Vieni, andiamo!» le sussurrò scostandosi da lei. La magia era ormai infranta.

 

*°*

 

Rossa in viso precedette il marito sottocoperta muovendosi fra gli stretti corridoi di legno senza saper bene neanche lei dove si stesse dirigendo. Aveva desiderato baciarlo, non poteva più nasconderlo a se stessa, aveva desiderato sentire le sue labbra sulle proprie. Chissà se sarebbe stato come il loro primo bacio, il giorno delle nozze. Quel bacio l’aveva disgustata e spaventata per giorni, ora le sembrava un bel sogno.

William la seguiva di pochi passi, non si erano lasciati la mano, non ancora, la magia si era spezzata ma qualcosa li univa ancora.

«Credi che potremmo raggiungere Pasha in infermeria?» domandò un tratto la giovane sciogliendo la presa della mano.

L’unica cosa che voleva era non dover ritrovarsi in cabina da sola con il marito, non dopo quello che era accaduto sul ponte, o per lo meno dopo quello che non era accaduto, doveva mettere chiarezza in se stessa. Diamine, si stava concedendo ad un pirata, non poteva permetterselo, lei doveva scappare dalla Regina e tornare da Messer Ludovico, erano questi i piani… il semplice desiderio di un bacio non poteva e non doveva cambiare il suo futuro.

«Credo che sia una buona idea, così potrai batterlo ancora una volta a carte.» ironizzò l’uomo seguendola fra i corridoi fino alla porta a prua del vascello.

Trovarono Pasha che dondolandosi in precario equilibrio sulle due gambe posteriori della sedia, mescolava le carte sovrappensiero.

«Che bella compagnia!» esclamò il giovane vedendoli «Anche voi non siete invitati alla festa…» continuò indicando il ponte superiore sollevando il pollice.

«Come fate a scherzare su una cosa così?» sbottò Helena «Fate un massacro, uccidete gente, fate schiavi, come potete definirla una festa?»

Pasha guardò William interdetto, l’uomo gli rispose facendo una scrollata di spalle.

«Ragazza, in due parole, siamo pirati…» riprese Kutosky con una semplicità disarmante.

«Non è vero!» continuò la ragazza confusa «Io ho imparato a conoscervi, voi non siete cattivi, tu, Fey, il dottor Seymour, persino il capitano Jackson… ma…»

«Helena ti sbagli, essere pirata non significa essere cattivo, significa solamente aver fatto una scelta…» spiegò dolcemente William accostandosi nuovamente ad ella.

«Non capisco, che scelta è vivere così, commettere tante cattiverie…»

«E’ la nostra vita, ragazza, perché secondo te a corte sono tutti dei santi? Non ci sono anche lì cospirazioni ed omicidi? Ed i commercianti, non rubano comprando le merci da altri pirati per pagarle di meno e rivederle al doppio?Noi infondo abbiamo solo una bella bandiera che sventola in più.» concluse il rosso facendo spallucce.

Helena guardò Pasha e poi William. Lei giocava a carte con Pasha, aveva gettato in mare la sua occasione di fuga per soccorrerlo, era suo amico, era l’unico che l’aveva fatta ridere durante i primi giorni di prigionia, poi c’era Boris tanto burbero quanto malleabile, il dottor Seymour che le stava insegnando le basi della medicina, il lunatico Feydan che aveva concesso solo a lei l’onore di entrare nella sua cucina, il capitano Jackson che così tanto temibile non era… e William, si c’era anche William, l’uomo che era stata costretta a sposare ed ora scopriva di desiderare con un’intensità sconcertante. Tutto questo non le sembrava giusto. Lei avrebbe dovuto odiare tutti i pirati, avrebbe dovuto cercare di fuggire dalla Regina, eppure nella nave in cui era “prigioniera” si sentiva libera come non lo era mai stata.

Si portò la mano a coprirsi la bocca, ed appoggiandosi al lettino iniziò a singhiozzare… dov’era suo Zio? Dov’era finita Helena la giovane futura sposa di Messer Ludovico?

Gli schianti dell’arrembaggio risuonavano sovracoperta.

Una lacrima dopo l’altra le rigò la guancia.

Non avrebbe mai voluto incontrare quei pirati, non avrebbe mai dovuto permettere a sé stessa di affezionarsi a loro tanto da non volerli più lasciare.

Quando William la vide piangere e singhiozzare senza tregua fece per abbracciarla, non l’aveva mai vista in quelle condizioni, ed il suo primo desiderio fu quello di poterla consolare, di asciugare fino all’ultima lacrima, ma con un mezzo sorriso il giovane Pasha lo bloccò.

«Se fossi in lei, Signore, le darei questo… un goccetto fa miracoli con questa ragazza.» il pirata le porse il bicchiere pieno per metà di brandy.

Credendo fosse acqua Helena ne bevve una lunga sorsata tutta d’un fiato rischiando di soffocare non appena l’alcool raggiunse la gola.

William e Pasha scoppiarono a ridere contemporaneamente cercando in qualche maniera di aiutarla a riprendersi, la loro risata si dimostrò contagiosa.

Ridevano ancora tutti e tre quando i rumori della battagli terminarono.

«E’ il momento, andiamo… o ci perderemo il gran finale!» biascicò Pasha puntellandosi sul bastone per tornare sul ponte.

Aveva sentito solo una volta l’inno Italiano, una sera a teatro quando la coppia reale era sul palco d’onore, si guardò attorno, Fey, il dottor Seymour, Boris e persino Julian stavano bene, cantavano sorridendo gonfiandosi il petto orgogliosi mentre la caravella veneziana, già adeguatamente saccheggiata, colava a picco. L’inno non era mai stato così bello.

 

 

Capitolo 7                                                                                                                 Capitolo 9

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Flavia Pellegrino