*Romanzo a Puntate* The Queen (7)

carte the queenCapitolo 7

 

Si svegliò tardi quella mattina. In un minuscolo istante durante la notte gli era apparsa Silvya, bella come la ricordava, gli aveva accarezzato la guancia soffermandosi sulla ferita in via di cicatrizzazione, anche da lontano lei si preoccupava di lui. Silvya, la sua amata Silvya.

 

William aprì lentamente gli occhi, il piccolo graffio sulla mandibola gli bruciava, il cuore gli martellò in petto… Silvya, Dio solo sapeva quanto gli mancasse.

Si portò al naso il fazzoletto ricamato, le iniziali della sua donna erano impresse con un cotone sottile e chiaro, ma il profumo impresso, quel profumo era diverso.

Un lieve sospiro uscì dalle sue labbra, ed infine si decise ad alzarsi. Il letto era vuoto e freddo al tatto: sua moglie si era alzata parecchie ore prima.

La nave era in movimento, guardò dall’oblò il mare poco sotto di sé muoversi rapidamente. Con lentezza si lavò e vestì pettinandosi con cura i lunghi capelli scuri.

La cabina era silenziosa e la Regina non era da meno, qualche rumore sul ponte ma niente di più, con quella calma ci si poteva facilmente illudere di essere su una nave passeggeri.

Si sedette allo scrittoio, con meticolosità sistemò innanzi a sé dei fogli ed una piuma da intingere nell’inchiostro.

“Mia adorata…” esordì iniziando a riempire di nere ed eleganti righe l’intero foglio, al termine soffiò sopra per far asciugare l’inchiostro, lo piegò con cura e lo mise in una cassetta di legno con tante altre lettere simili… tutto aveva il suo tempo ed il suo spazio.

Guardò la meridiana, era ora di andare, Jackson lo aspettava.

Attraversò i corridoi rimuginando sulla discussione che a breve avrebbe avuto con Julian, quando passando davanti alla cucina udì una risata femminile, sbirciò attraverso la porta socchiusa e vide Helena intenta ad aiutare Fey… non aveva mai visto Fey riprendersi tanto rapidamente da una sbornia, ma soprattutto non aveva mai sentito sua moglie ridere, e questo lo colse completamente impreparato.

Rimase ad osservarla come incantato, aveva un sorriso luminoso, gli occhi le lacrimavano dal tanto ridere, i capelli biondi, sciolti sulle spalle, si appoggiavano alla curva sinuosa della schiena, un abito celeste le aderiva al corpo mettendone in risalto le delicate forme… era proprio bella, se solo avesse potuto…

Un rumore in corridoio lo fece sobbalzare, un ultimo sguardo rivolse alla ragazza prima di allontanarsi.

«William, finalmente!» il capitano distese le gambe vedendolo entrare «Ho fatto due chiacchiere con tua moglie questa mattina all’alba,» lo guardò attentamente «le hai detto le regole della Regina? Non voglio avere problemi per una gonnella di troppo a spasso per il ponte.»

«Puoi dormire sonni tranquilli, Julian, le ho detto tutto, ed io so badare a mia moglie.» il capitano si limitò ad annuire con scarsa convinzione. «Andiamo al sodo. Dove stiamo facendo rotta?» continuò sedendosi di fronte a lui, William.

«Per ora ho intenzione di assaltare un’altra nave passeggeri e portarli alla baia degli schiavi, devo tenere alto l’umore della ciurma e dopo l’incidente con la Marina, un bell’arrembaggio è un ottimo toccasana.» William lo guardò silenzioso, il capitano sapeva benissimo a cosa stesse pensando, e parlando ne precedette la domanda «Poi, come è ormai prassi, faremo una sosta in porto per i rifornimenti e come promesso ci fermiamo in città, così potrai vedere la tua bella.»

William sorrise annuendo leggermente, le labbra del capitano Jackson sembrarono ricambiare lo sguardo dell’uomo con un timido sorriso, poi sporgendosi sulla scrivania riprese.

«Ora però tu mi devi risolvere un problema, dopo la sosta per dove ripartiremo?»

«Bella domanda!» William si passò una mano fra i capelli, prese la pergamena dalla tasca della giacca e la srotolò sul ripiano di legno fra di loro.

 

“Giace per sempre nel mio cuore

ciò che mi fece re ed imperatore

Furono mari ed oceani

balocchi nelle mie mani.”

 

I due uomini rilessero lentamente la poesia, soffermandosi con attenzione su quell’unica strofa.

«Qual è il cuore di un pirata, Julian?» il capitano rimase silenzioso.

«Un vero pirata vive per il mare, per la pirateria, per la sua ciurma e la propria nave…»

«Aspetta, aspetta,» lo interruppe William «Philip Morton non abbandonò mai il Poseidon, giusto?»

«Esatto, quella nave era la sua casa, la sua vita, il suo… cuore.» i due si guardarono a lungo. La soluzione era finalmente innanzi a loro.

«Sai dove si trova?»

«Io c’ero William.» ribadì Jackson «È arenata su un’isola a largo…»

«È possibile che sia stato spostato dalla Marina o da qualche altro pirata?» il capitano scosse la testa

«No, così come la tomba, solo la ciurma del Poseidon sapeva dove fosse arenato, e non è una tratta commerciale, anzi è sconsigliata in tutte le carte nautiche, perché le correnti sono instabili ed è facile che ci si incagli negli scogli a pelo d’acqua.»

William scoppiò a ridere gettando indietro il capo, Julian si limitò a sorridere guardando l’uomo di fronte.

«Mi stai dicendo che “Le correnti violente e turbinose / lo conserveranno per sempre gelose / Più di un marinaio lo cercherà / ma solo il mio erede lo troverà.” ?» accennò fra le risate l’uomo.

«Più o meno dice questo, perché non ci abbiamo pensato prima?»

William scosse il capo frenando le risate.

«Se davvero è questa la soluzione, fratello, dovrai concedermi la libertà fra molto poco.»

«Se davvero è questa la soluzione, fratello, sarò felice di concedertela. Wil, per ora appena vedi la tua bella potrai dirle che siamo vicini alla fine.»

Dopo aver tracciato insieme una nuova rotta per un ulteriore arrembaggio, decisero di andare a controllare la situazione del giovane Pasha in infermeria.

I due uomini attraversarono i corridoi della Regina chiacchierando e scherzando come due conoscenti di vecchissima data, il profumo proveniente dalla cucina e la vista di Fey impegnato a canticchiare mentre rimescolava lo stufato, sorprese piacevolmente il capitano.

Raggiunsero dopo poco la cabina di prua, proprio mentre il dottor Seymour con i pollici infilati nel panciotto sgualcito ne usciva.

«Oscar che notizie ci porti di Kutosky junior?» lo interrogò Julian bloccandolo lungo il corridoio.

«Ah Capitano, entrate e vedete di persona…» il medico si appiattì contro la parete di legno del corridoio lasciando lo spazio al capitano di muoversi.

William si apprestò a seguire Julian, passando accanto al dottor Seymour fu bloccato per un braccio.

«Se fosse mia moglie, rettificherei il matrimonio a terra… non la sottovaluti.»

L’uomo inarcò il sopracciglio a quella frase, ma il medico lo ignorò, scrollò le spalle, sistemò nuovamente i pollici nel panciotto ed intonando una vecchia canzone inglese si allontanò nel corridoio.

La prima cosa che William notò entrando nell’infermeria fu l’espressione stupita e divertita allo stesso tempo del Capitano Jackson, che se ne stava appoggiato ad una parete, al fianco di Boris, intenti ad osservare la brandina dove Pasha ed Helena utilizzando un vassoio di legno come tavolo improvvisato giocavano a carte.

«Chi vince?» sorrise l’uomo accostandosi a sua volta a Julian

«Sta vincendo Pasha…» sussurrò di rimando Boris

«Solo perché tua moglie sta spudoratamente barando per lasciarlo vincere…» concluse scrollando il capo il capitano.

Helena si voltò verso il trio, per la prima volta non ebbe timore ad incrociare lo sguardo del marito e del capitano.

«Io non sto barando…» esclamò offesa

«Bellezza» riprese il capitano «So riconoscere lontano un miglio chi bara, ma davvero non avevo mai incontrato chi bara per perdere…» Julian scosse nuovamente il capo trattenendo una risata «William, solo tu potevi sposarti una donna del genere.»

L’uomo incrociò brevemente lo sguardo di Helena, una strana sensazione gli afferrò la bocca dello stomaco. Helena era sua moglie, ora, doveva abituarsi a quell’idea, l’aveva proposta lui infondo, il loro era un matrimonio di convenienza, eppure non riusciva ad allontanare da sé la convinzione di star tradendo Silvya, la sua amatissima Silvya.

Non riuscì a staccare lo sguardo da quello azzurro di lei, fino a quando non fu nuovamente il capitano a parlare.

«A breve la Regina diventerà una nave di femminuccia… lasciate che si sparga la voce che in infermeria offrono partite a carte, rhum e compagnia femminile…» sbuffò Julian «Sarà meglio William che tu tenga più occupata tua moglie.» concluse seccato.

A nessuno sfuggì il rossore che colorò per l’imbarazzo il volto della giovane, ma ognuno per un motivo diverso evitò di farne parola.

William soffermò ancora lo sguardo sulla moglie per qualche istante, aveva senza dubbio un corpo attraente, se non l’avesse sposata lui, Helena sarebbe stata l’oggetto delle attenzioni di tutta la ciurma, ma chi l’avrebbe salvata dalle proprie attenzioni? Silvya gli mancava incredibilmente, ed ogni giorno in più senza di lei un dolore sordo gli si conficcava nello stomaco, ma da quando nella sua vita per comparsa Helena, a quel dolore se n’era aggiunto un altro, diverso, pericolosamente diverso.

 

 

Capitolo 6                                                                                                                     Capitolo 8

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Le Avventure del vascello pirata si fermano qui per una breve sosta estiva, ci rivediamo a settembre.

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Flavia Pellegrino