*Romanzo a Puntate* The queen (5)

Capitolo 5

pirati

Senza troppe cerimonie, William scoperchiò la bara appena disotterrata; Julian era rimasto in disparte e dal movimento febbrile delle sue labbra immaginò stesse pregando chi sa quale Santo per farsi perdonare quella profanazione. William lo guardò accennando un sorriso, tutto sommato c’era un bel po’ di ironico in quella faccenda… il sorriso si smorzò immediatamente quando aprì la bara.

Il più tetro e macabro spettacolo non era nulla a confronto di ciò che trovarono: niente, una bara polverosa e mezza marcia, completamente vuota.

«I Vermi hanno fatto proprio un bel lavoro qui…» commentò un pirata

«Impossibile, idiota, nessun verme potrebbe fare questo, le ossa e i denti sarebbero rimasti, è impossibile è morto circa 25 anni fa. Qui non c’è proprio nulla… non è stato sepolto in questo posto!»

«Cosa osi dire William » sbottò il capitano » io c’ero quel giorno, l’ho visto!»

«Beh forse ti sei distratto » continuò cinico l’uomo, ripulendosi i genti ed i vestiti dalla polvere e dalla terra.

Julian si lanciò su di lui, William si spostò agile.

«Hai voglia di litigare Julian?»

«William- borbottò aspro il capitano, cercando di riassumere un po’ di contegno.«William, ricorda che Io sono il Capitano e tu… tu senza di me non saresti nulla…» fra i due calò il silenzio e come spesso accadeva sembrò comunicassero solo con gli sguardi reciproci.

«Ok, va bene hai ragione » esclamò alla fine William, alzando le braccia in segno di resa «mi dispiace di averti mancato di rispetto, ma parliamoci chiaro, Capitano, il corpo del Re non è qui, le possibilità non sono molte. O non è stato sepolto qui, oppure qualcuno è arrivato prima di noi e ne ha fatto sparire il corpo, fatto sta che qui non abbiamo nulla da fare, torniamocene alla Regina e ragioniamoci meglio… ok?»

Sbuffando ed imprecando i due uomini della ciurma, agli ordini del capitano, risotterrarono la bara, rimettendo al suo posto la X di legno, poi seguiti dal capitano e da William ripreso la strada verso la spiaggia.

«Tua madre non avrebbe gradito questo litigio, Julian!» lo rimproverò scherzoso William, poggiando amichevolmente la mano sulla spalla di Jackson, il capitano lo guardò, l’ombra di un mezzo sorriso comparve sul volto.

«Neanche la tua William, mi pareva che ti avesse insegnato a portare rispetto per le persone più grandi di te o sbaglio?» rimbeccò Julian, abbastanza certo che i due pirati avanti non lo sentissero.

«Già, la buona donna di mia madre ci provò, fu mio padre a darmi il cattivo esempio.» il capitano non rise, ma tacque alcuni istanti sovrappensiero; erano quasi arrivati alla spiaggia.

«Fu un grande uomo ed un grande capitano » rispose infine più a se stesso che a William, l’uomo sorrise nostalgico ed aprì bocca per rispondere, ma le parole gli morirono in gola quando arrivarono sulla spiaggia, lo spettacolo tanto temuto si rivelò: La Regina aveva compagnia.

«Miseriaccia! Dicevo io che qualcosa non andava, lo sentivo a pelle!» imprecò il capitano.

«La maledizione del Re, abbiamo profanato la sua tomba e lui…» iniziò uno dei due pirati.

«Zitto imbecille! Non è il Poseidon, ne tanto meno una nave fantasma, quello è un galeone della marina Inglese, una vecchia conoscenza » continuò il capitano «bene, li prenderemo da dietro, nessuno può abbordare la Regina e tornare vincitore!»

Spinsero la scialuppa in acqua e lentamente, cercando di rimanere fra gli scogli il più a lungo possibile, raggiunsero le spalle della nave militare.

«Sembrerebbero che siano tutti a divertirsi sulla Regina » sussurrò l’altro pirata. Il capitano e William si guardarono, un sorriso, un mezzo sorriso identico comparve su i loro volto.

«Meglio, più divertimento per noi…»

Lasciarono la scialuppa e si arrampicarono, aggrappandosi a delle cime, sul fianco della nave inglese fino al ponte. Uno sguardo del capitano ed un lieve cenno della mano ed i due pirati e William erano al proprio posto: il meglio stava arrivando.

 

 

*°*

 

Le maledizioni che si era ripetuta non erano valse a nulla, aveva preso la sua decisione e non avrebbe più potuto tornare indietro. Ripercorse il ponte, mossa da una forza che non credeva di avere, si gettò sul corpo sanguinante di Pasha; il suo arrivo sembrò tranquillizzare Boris che smise di difendersi solamente e passò ad un violento attacco contro l’uomo della marina.

Helena impulsivamente si strappò una manica del vestito e con forza iniziò a tamponare la ferita; in breve il tessuto verde si tinse di rosso ed il sangue iniziò a stagnare; senza pensarci si strappò l’altra manica e ne fece il medesimo uso.

Pasha aveva perso i sensi da un pezzo, quando le su avvicinò Boris, il trambusto sulla Regina continuava fra schianti, detonazioni e grugniti, di tanto in tanto qualcuno veniva buttato in acqua ed allora si sentiva un urlo entusiasta dal pirata che l’aveva buttato fuori bordo, e poi tutto riprendeva come se niente fosse, fra schianti, detonazioni e grugniti.

«Allora? » Boris esaminò rapidamente la situazione del fratello, e la ragazza sporca di sangue con le mani sul ventre di Pasha.

«Allora non lo so, non sono un medico… non c’è un medito a bordo?» urlò per la tensione Helena, premendo con forza sulla ferita, il sangue le stagnava tra le dita ed il corpo del pirata perdeva sempre più colorito.

«Certo che c’è un medico, ma è impegnato come tutti, c’è un gran bel da fare quassù sai..»

«Non mi importa, portalo qui Boris! » continuò urlando la ragazza.

Boris si era appena rimesso in piedi, dopo una lieve carezza sulla fronte del fratello, quando una forte esplosione rimbombò nell’aria.

Helena chiuse gli occhi stringendosi più a Pasha, ma la Regina non tremò, di nuovo un’altra esplosione, era il chiaro rumore di un cannone, immaginò la palla sbucare dalla bocca dell’arma e distruggere la sua cabina, ma nuovamente la Regina rimase ferma,

Dopo la terza esplosione, riaprì gli occhi, la nave della marina di fronte a loro, iniziava un lento declino fra le acque, sul ponte apparvero il capitano Jackson, William ed altri due uomini della ciurma, ridendo e sghignazzando. Erano stati loro a sparare, avevano puntato i cannoni della nave militare sulla nave stessa ed ora la stavano facendo affondare.

Li guardò stupita mentre si aggrappavano alle cime e saltavano da un ponte all’altro.

«Uomini! Che fine hanno fatto le buone maniere! » urlò il capitano mettendo i piedi sulla tolda della Regina. Gli altri esultarono e continuando il combattimento contro gli sbalorditi uomini della Marina che osservavano sgomenti la nave affondare, iniziarono a cantare l’inno inglese.

Si destò da quello spettacolo divertente e crudele quando oltre a Boris arrivò al suo fianco un altro uomo, con i capelli brizzolati e gli occhi scuri, un po’ di pancia ne curvava il panciotto nero sopra la camicia bianca sporcata dal combattimento.

«Signora è stata bravissima, ma ora dobbiamo portarlo nel mio ambulatorio » nello stato confusionale in cui si trovava, le parole le arrivarono ovattate ed incomprensibili,il corpo rimase teso sul corpo di Pasha con le mani ferme sulla ferita, fino a quando sue mani non la presero per la spalle, costringendola ad alzarsi ed allontanarsi: William era dietro di lei e la reggeva mentre Boris e l’altro pirata prendevano il corpo di Pasha, che sembrava morto e lo portavano via.

«Il dottor Seymour sa il fatto suo, lo salveranno vedrai… ed il tuo aiuto è stato tempestivo- le disse William mantenendola ancora per le spalle, le sue grandi mani le stringevano delicatamente le spalle nude, tenendola contro di se.

«Lasciami, devo andare con lui » sussurrò appena la ragazza facendo un lieve cenno di muoversi, le mani si allontanarono immediatamente da lei lasciandola libera.

In precario equilibrio attraversò il ponte seguendo Boris ed il medico fra i corridoi di legno fino all’ambulatorio.

 

*°*

 

Guardò Helena attraversare il ponte sbandando come se fosse ubriaca, aveva fatto un carico pieno di tensione quel giorno.

Il canto nazionale inglese terminò con l’affondare dell’albero maestro, la bandiera inglese galleggiare con le vele per alcuni istanti prima di essere trascinata verso il fondo con il resto del galeone.

In breve l’ordine sulla Regina fu ripristinato, gli ultimi uomini della marina rimasti si tuffarono in acqua cercando un destino migliore dei loro compagni, gettati in mare come cadaveri.

Julian stava dando ordini per ripulire il ponte, salpare l’ancora e ripartire, ben presto tutto sarebbe tornato alla normalità. Rimise la spada nella fodera alla cintola, si sistemò i capelli legandoli nel più garbato codino. Tutti gesti fatti in automatico, mentre nella mente si ripetevano le immagini dell’azione, da quando erano saliti sul ponte della nave militare avevano avuto poco tempo, le loro azioni erano state calibrate e contemporanee, c’erano pochi uomini di guardia da mettere fuori combattimento prima di avere libero accesso ai cannoni… Julian aveva avuto un’idea geniale, suo padre sarebbe stato fiero di lui, non c’erano dubbi, quel capitano sapeva il fatto suo.

Sorrise fra se e se ritornando verso la cabina, prima di tornare sul ponte del galeone, mentre già iniziava ad affondare aveva guardato rapidamente in tutte le cabine e l’aveva chiamata, aveva chiamato Helena, una ragazza sana di mente, terrorizzata dai pirati, avrebbe colto al volo l’occasione di farsi liberare e proteggere dalla marina, ed invece…ed invece era rimasto molto sorpreso nel trovarla sul ponte, nel bel mezzo del trambusto, così tenacemente aggrappata a Pasha, così fortemente intenta a salvare la vita di un pirata.

Deviò il suo percorso, dirigendosi a prua e fermandosi solo davanti all’ambulatorio, rimase fuori dalla porta per non intralciare, silenzioso osservò.

Il dottor Seymour tracannò un bicchiere di Brandy e ne versò altrettanto sulla ferita, fortunatamente Pasha era ancora incosciente, l’avevano ripulito e ora giaceva mezzo nudo sotto le mani esperte del medico.

«È stato fortunato Boris, il proiettile l’ha preso nel fianco senza intaccare nessun organo vitale, ha perso parecchio sangue, ma l’aiuto tempestivo della ragazza gli ha salvato la vita »

«Cosa posso fare dottore? Non riesco ad aspettare così…così- l’uomo rise divertito sentendo le parole di Helena.

«L’eccitazione del combattimento scorre ancora nelle tue vene, bene bene, sei la degna moglie di un pirata » ridacchiò spostando lo sguardo verso la porta, dietro William, si era creata una piccola fila.

«Va bene ragazza, occupati dei feriti che aspettano fuori, io nel frattempo metterò in sesto il giovane Kutosky…» le accennò con il capo le garze ed il materiale che le sarebbe tornato utile «per qualunque dubbio, chiamami pure! » le sorrise il medico, tracannando un altro bicchiere di brandy.

Helena gli venne incontro, i loro sguardi si incrociarono brevemente prima che lei abbassasse lo sguardo su un punto della sua mandibola, da dove partiva un fastidioso bruciore.

«È solo un graffio, non preoccuparti per me, bada agli altri » le disse pacato coprendosi la piccola ferita con la mano. Helena accennò un movimento d’assenso con il capo e si spostò sul secondo pirata in fila che stava seduto nel corridoio con le mani sulla gamba.

Si chinò su di lui, come aveva visto fare al medico verso un po’ di brandy sulla ferita ripulendola, il pirata imprecò e grugni.

«Magari potrei berne un goccetto, bellezza! » Helena lo guardò appena cercando di ripulire la ferita con la garza

«Dai un goccio solo!» il pirata si mosse rendendole difficile medicarlo.

«Ok, basta, un po’ di rispetto per la Mia Signora, Bill » William si avvicinò ai due imponendo la sua presenza ed autorità. E poi, non vale la pena fare tutte queste lagne per un po’ di Brandy, non quando sta sera ci aspetta il Rhum » continuò ammiccando.

Un gorgoglio di approvazione si levò da tutti i pirati in fila, da quel momento nessuno osò più disturbarla.

La ragazza arrivò alla fine della fila, il pirata che le si avvicinò teneva la mano sinistra stretta al petto dalla destra, con estrema lentezza gliela porse mostrando l’arto rattrappito su se stesso completamente gonfio e violaceo.

Helena con le mani in avanti pronte per accogliere l’arto del pirata immaginando una semplice ferita, a quella vista urlò tirandosi indietro.

«Oscar, credo che qui ci sia bisogno di te! » esclamò William verso l’interno dell’ambulatorio.

Il dottor Seymour appare dopo pochi istanti ripulendosi le mani.

«Pasha è a posto, ora dormirà un po’, ma è vivo e vegeto… cosa abbiamo, invece, qui?» il pirata alto e scuro di carnagione gli sorrise mostrandogli la mano maciullata.

«Per tutti i mari, Fey, che hai combinato?» il pirata ridacchio cercando di celare il dolore

«Oscar gli ho dato un bel pugno a quel comandante dei miei stivali, se la mia mano è così, immagina la sua faccia…» ridacchiò ancora lasciando la mano fra quelle esperte del medico che ne accarezzo delicatamente le dita.

«Signor William avrei bisogno del suo aiuto e di quello di sua moglie, se fosse possibile » esordì il dottor Seymour conducendo il pirata scuro alla scrivania e facendogli mettere la mano sul ripiano.

«Al servizio della Regina, Oscar » rispose accennando un sorriso William e senza aggiungere altro si mise alle spalle di Fey, mentre Helena si avvicinava al medico di bordo.

«Dimmi Fey, hai già preparato il pranzo? Perché mi sa che dopo sarai troppo ubriaco per cucinare-

Il pirata sghignazzò bevendo d’un sorso il bicchiere di brandy che gli veniva offerto.

««Oh si, era già tutto pronto prima della visita della marina, ma lo sapete che cucino meglio quando sono sbronzo, anche con una mano sola… sono o non sono il miglior cuoco della Regina?»

«Io direi che sei l’unico cuoco, Fey, bevi un altro goccio… » continuò William porgendogli una altro bicchiere pieno.

 

 

*°*

Oscar Seymour iniziò a palpare la mano distendendola delicatamente mentre William continuava a parlare e far bere il pirata con i capelli lunghi raccolti in trecce o boccoli strani lunghi e rigidi, ed una fascia multicolore impediva che ricadessero sulla fronte.

«Guarda Helena, vedi non è rotta, o per lo meno non tutta, alcune ossa sono uscite dalle articolazioni, ma una volta rimesse a posto tornerà praticamente normale, invece guarda » le indicò due dita, l’indice ed il medio, «qui c’è una frattura se tocchi la senti sotto le dita » le fece provare, la mano del pirata era sempre più gonfia e calda «Ora non ci resta che tirare le dita sane e rimettere le ossa nell’articolazione e riparare queste fratture… guarda bene, così potrai farlo tu la prossima volta!»

Fey tracannò un altro bicchiere di Brandy, ogni tanto sussultava quando gli veniva toccata la mano, ma la presa ferma sulle sue spalle di William gli impedivano movimenti più bruschi.

«Ci siamo…» guardò William facendogli un lieve cenno del capo che non sfuggì al cuoco. Fey lasciò il bicchiere e con la mano libera prese la bottiglia attaccandosela alle labbra, chiuse gli occhi bevendo brandy come fosse acqua.

Il dottor Seymour fu veloce e competente ed Helena gli passò rapidamente tutto il necessario per bendare e bloccare la mano.

Quando l’operazione finì Helena tirò un sospiro di sollievo arretrando di qualche passo dalla scrivania per riprendere fiato e calma. Si stupì di se stessa, fino a poco tempo prima se qualcuno le avesse proposto di strappare la veste per soccorrere un pirata in un lago di sangue o di aiutare in un’operazione sarebbe scoppiata a ridere civettuola nascondendosi dietro il ventaglio… ed invece… alzò lo sguardo su William, anche lui la stava guardano e chissà da quanto tempo la osservava. Rimase silenziosa, incatenata allo sguardo del marito fino a quando una risata acuta non irruppe nella stanza, entrambi spostarono lo sguardo sulla fonte della risata tanto sguaiata: il pirata Fey.

«Sapete » disse fra le risate «tutto questo è molto divertente… se sento dolore vuol dire che sono vivo, quel poveraccio che mi ha spaccato la mano invece non sente niente a testa in giù mentre gli squali banchettano! » il cuoco continuò a parlare e a ridere sguaiatamente.

Il pavimento sotto di loro tremò e la nave fu di nuovo in movimento: Helena sospirò, la sua possibilità di fuga era definitivamente sfumata, spostò lo sguardo e di nuovo incrociò gli occhi del marito, c’era qualcosa di diverso in quel profondo sguardo, qualcosa che l’istante prima non era apparsa. Abbassò le palpebre fissando il graffio sulla mandibola non ancora medicata, prese una garza e gli si accostò. Cerando di evitare il suo sguardo e limitare i contatti fisici fra di loro gli pulì la ferita con delicatezza, poi rimise a posto tutto il materiale e mentre Fey rideva ancora, si accostò a Pasha.

Gli sfiorò la fronte riordinandogli i capelli, per quel pirata smilzo con la zazzera rossa aveva rinunciato alla sua fuga, e per quanto ci provasse non riuscì a pentirsi della scelta fatta.

 

*°*

 

Fey continuava a ridere e a blaterare parole senza senso un po’ per opera del brandy, un po’ per la tensione della giornata che finalmente si scaricava.

Wiliam guardò sua moglie, ancora non riusciva a tradurre lo sguardo che si erano scambiati non appena era ripartita la nave.

«Forza Fey, tra poco è ora del rancio e alla ciurma poco interesserà se sei ubriaco fradicio e con la mano maciullata, la giornata è stata dura per tutti!» la voce del medico riportò William alla realtà. Guardò Oscar accompagnare alla porta il giovane cuoco e richiudere la porta alla spalle.

«Stai tranquilla ragazza, il caro Kutosky si riprenderò presto, magari passa a trovarmi un po’ più spesso, posso insegnarti tanto ed un’aiutante è sempre utile su una nave come la Regina!» Helena annuì appena sovrappensiero.

«Vieni Helena, andiamo, anche il dottor Seymour deve riposare e presto sarà ora di mangiare » William le posò una mano sulla schiena accompagnandola fuori dalla cabina dell’ambulatorio.

Fecero un pasto unico in tardo pomeriggio nella cabina del capitano, rimasero silenziosi durante tutto il pasto e come promesso Helena suonò qualcosa al pianoforte, una melodia lenta ed a tratti struggente con cui sfogava i suoi sentimenti contrastanti dell’intera giornata.

 

 

Capitolo 4                                                                                                                Capitolo 6

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Flavia Pellegrino