*Romanzo a Puntate* The Queen (4)

Venerdì 02 Luglio 2010 10:16 Flavia Pellegrino

tempesta the queen Capitolo 4

 

La tempesta li sorprese mentre erano in mare aperto. La Regina iniziò ad oscillare in balia delle onde e dei venti. Gli uomini indaffarati sul ponte, urlando fra di loro ordini, imprecazioni ed oscenità, nel grande trambusto sembravano anche divertirsi.

 

Helena era rimasta in cabina, si teneva aggrappata al letto, mentre la tempesta sballottava da una parte e dall’altra il mobilio non inchiodato alle assi del pavimento, ormai aveva perso il conto di quante volte la porta si era aperta e chiusa da sola, ora era aperta, bloccata dalla cassa che dall’ultima oscillazione le era andata a sbattere contro, ma non sarebbe trascorso molto tempo prima che la nave si piegasse dall’altro lato, la cassa riprendesse il suo viaggio e la porta tornasse ad essere libera di sbattere.

«C’è un gran bel movimento di su!» disse William comparendo sull’uscio aggrappato alle pareti del corridoio, i capelli scuri erano bagnati fradici e gli si erano appiccicati sul volto segnandone maggiormente gli zigomi marcati ed invece nascondendo quasi completamente la cicatrice sul sopracciglio.

«Come sta il tuo stomaco?» aggiunse notando il colorito verdastro sul volto della ragazza.

Helena si limitò a scuotere il capo e fare una leggera alzata di spalle, le labbra erano serrate, in un infantile tentativo per arginare il malessere.

«Capisco, dirò al cuoco di mettere da parte la tua porzione del pranzo…» sorrise William, scavalcando la cassa ed avvicinandosi al letto.

«Perché il cuoco sta cucinand…» non riuscì a terminare la frase poiché non solo parole uscirono dalle sue labbra, forse avrebbe fatto meglio a rimanere con la bocca chiusa.

Con una rapidità da manuale, William le mise davanti il catino ed una mano le appoggiò sulla schiena.

«Va meglio ora? Diamine Helena, la prossima cosa di cui puoi liberarti sono i tuoi organi…. Cerca di non farteli scappare, ok?» La ragazza si pulì la bocca e serrò nuovamente le labbra annuendo al marito, William le sorrise nuovamente, sfoggiando quel suo strano ghigno

«Comunque si, il Cuoco sta cucinando, la vita va avanti lo stesso, la Regina non si ferma per un po’ di pioggia ed un venticello. Ha qualche difficoltà a mantenere la pentola sul focolare, ma si sta arrangiando.» anche Helena accennò un sorriso goffo con le labbra strettamente serrate.

«Benissimo,» l’uomo le tolse la mano dalla schiena e prese il catino «porto via questa schifezza, ci vediamo più tardi… magari prova a muoverti,» le fece una leggera alzata di spalle «forse muovendoti tu stessa non sentirai tutte le oscillazioni della nave.»

Alla parola oscillazioni Helena diventò nuovamente verde; William si precipitò a metterle il catino innanzi alla bocca, ma fortunatamente fu solo un falso allarme e con un esplicativo cenno della mano, la ragazza lo rassicurò.

Non seppe dire per quanto tempo rimase attaccata al letto, con gli occhi chiusi, cercando di immaginare la stabilità della terra, nonostante la cassa continuasse a percorrere la cabina ad ogni movimento del vascello. Perso il conto di quante volte, a turno, fossero venuti a trovarla Boris, Pasha e William, portandole ogni volta un fazzoletto pulito o il catino vuoto.

In quel momento non contava più il tempo misurandolo in giornate o in ore, ma solo in istanti, ogni istante in più con le labbra serrate e la bile arginata era un piccolo successo di cui essere fieri.

L’oblò oscillava, mostrando mare e cielo, e poi nuovamente, mare e cielo; Helena cercava di guardarlo il meno possibile per non aumentare il suo senso di malessere, non è che le servisse molto guardare l’oblò, il colore era di un unico grigio scuro, che fosse il cielo o il mare: impossibile giudicare che ora fosse.

Dopo, quella che le sembrò un’infinità di tempo, si decise a scendere dal letto ed approfittando della porta aperta, si avventurò per la nave. Dovette aggrapparsi alle pareti dei corridoi per poter procedere, e più di una volta si ritrovò carponi sul pavimento.

Con non poca fatica raggiunse le scale, gattonando le salì alla disperata ricerca di un po’ d’aria pura.

Il ponte era animato da gran parte della ciurma, il capitano Jackson urlava per sovrastare il rombare del vento, dettando ordini, e loro rispondevano con altrettanto forti imprecazioni, mentre si destreggiavano fra le cime, le vele ed il timone.

Il vento e la pioggia sulla pelle le sembrarono donare un po’ di sollievo, scivolò seduta con la schiena contro la cabina di legno, beandosi di quel momenti si piacere. Non passò molto e si addormentò stremata dalla giornata; nello stato di incoscienza in cui era sospesa riuscì a percepire due braccia che la sollevavano ed un petto bagnato a cui appoggiò la testa.

 

*°*

 

La tempesta era durata un giorno intero, e contro le loro speranze, li aveva ritardati e fatto cambiare rotta tre volte prima di tornare alla tranquilla navigazione.

Erano arrivati alla baia del Silenzio con mezza giornata di ritardo, un errore grave che avrebbero potuto pagare a caro prezzo.

Avevano progettato di sbarcare nella baia poco prima dell'alba in modo da finire tutto prima ancora che altre navi iniziassero a circolare nelle acque antistanti a stretta insenatura, nessuno avrebbe notato nulla, ed invece ora in mezzogiorno pieno, avrebbero solo dovuto sperare nella buona sorte.

William mise nella sacca della carta ed un carboncino, meglio sempre avere a portata di mano qualcosa per scrivere i particolari di un'impresa; guardò verso il letto, Helena dormiva tranquilla, da quando l'aveva portata in cabina non si era ancora svegliata, ma finalmente aveva ripreso colorito sulle guance e questo bastava a rassicurarlo. Le lasciò il vassoio della colazione sul comodino e si allontanò, chiudendo la porta dietro di se.

La Regina era tranquilla, sul pennone era issata la bandiera inglese, ed i pirati della ciurma avevano indossato le loro uniformi pulite. Gli ordini erano chiari, sarebbero rimasti all'ancora a poca distanza dalla baia, nessuno avrebbe lasciato la nave prima del ritorno del capitano e di William, nessuno avrebbe riposato a abbassato la guardia: le armi erano cariche e pronte all'uso.

Due uomini stavano facendo scendere la scialuppa di poppa, il capitano Jackson lo aspettava appoggiato al parapetto.

«Sono Pronto Capitano.» gli disse avvicinandosi, Julian alzò lo sguardo su di lui e lievemente annuì.

«Spero che la tua idea sia giusta, questa storia non mi piace per niente.» gli sussurrò prima di scendere la scaletta per salire sulla scialuppa; con loro viaggiavano due uomini, i meno fidati, gli uomini che mai il capitano avrebbe lasciato sulla Regina senza di lui.

In poche remate si furono allontanai sufficientemente dalla nave e si destreggiavano fra gli scogli, entrando nella stretta insenatura.

La vegetazione fitta sembrava immobile, neanche un filo di vento a scuoterne le fronde. Remavano silenziosi fino ad arenare la barca sulla sabbia sottile e perlacea della spiaggia, le acque erano cristalline, ma non si vedeva nessun pesce, ne uccelli in volo... niente: se si chiamava Baia del Silenzio un motivo c'era.

Lasciarono la barca a riva e si incamminarono nella vegetazione fitta seguendo silenziosi il capitano, l'unico a conoscere la strada. William si appuntò passo dopo passo, deviazione dopo deviazione, tutto ciò che sarebbe potuto tornargli utile per ritrovare la strada e la tomba del Re.

La tomba di Philip Morton, temuto re dei pirati, distava una ventina di minuti dal mare, e per via delle vegetazione era impossibile vederne anche solo uno squarcio, sentirne il profumo o il familiare sciabordio. Il temuto re dei pirati, uomo solitario per eccellenza, giaceva sotto una coltre di terra, in un anfratto disperso in una baia dal silenzio irreale, probabilmente non esisteva posto migliore dove potesse esser sepolto.

«Eccoci.» disse convinto il capitano «Scavate!» ordinò ai due pirati che lo seguivano armati di vanga e zappa, indicando la terra rialzata sotto una X di legno: Philip Morton non era degno di una croce, ne sarebbe stata una croce sulla tomba a salvarlo dall'inferno.

 

*°*

 

Si svegliò in tarda mattinata, il sole entrava dall'oblò ed illuminava la cabina; si stiracchio a lungo occupando per intero il letto: William non c'era... meglio così!

Stropicciò gli occhi ed infine si decise ad aprirli, dall'intensità della luce poté immaginare fosse quasi ora di pranzo, eppure la nave era stranamente silenziosa. Con parecchia soddisfazione si rese conto che la Regina era ferma, forse erano attraccati in qualche porto e la ciurma recitava la parte dell'equipaggio rispettabile .

Un profondo gorgoglio le fece vibrare l'addome, il giorno prima era stata davvero male, non aveva toccato cibo ed aveva espulso tutto ciò che aveva ingerito fino ad una settimana prima, non c'era da stupirsi se il suo organismo reclamasse un pasto decente.

Si tirò su, mettendosi a sedere sul letto, quando notò il vassoio sul comodino dal lato del letto di William: che fosse per lei? Gattonando si avvicinò al comodino, sul vassoio c'erano delle gallette, della marmellata spalmabile e del the... non male come colazione, avrebbe attutito per un po' il suo appetito, giusto il tempo di vestirsi ed andare in cucina: il cuoco non si fermava mai e c'era sempre qualcosa di pronto da mangiucchiare.

Divorò la colazione lasciando sul vassoio solo le briciole, nella fretta non si accorse di un biglietto poggiato sul tavolino che ricadde sotto il letto sparendo alla vista. Su di esso una semplice scritta “buongiorno”.

Helena indossò rapida un vestito verde acqua non troppo gonfio su i fianchi ed il corpetto bianco con la scollatura quadrata, le maniche erano dello stesso colore della gonna, lunghe e larghe.

Il silenzio e l'estrema tranquillità della Regina non la insospettirono, ne la turbò vedere una nave accostarsi alla loro ed offuscare l'oblò della sua cabina. Qualcosa nella sua percezione cambio, però, quando un portello sulla nave affianca si aprì e la bocca di un cannone si affaccio proprio innanzi a lei.

Retrocesse lenta nella cabina,quasi come se il cannone potesse notare il suo movimento, non appena fu nei corridoi iniziò a correre raccogliendosi la gonna per essere più libera nei movimenti.

Spalancò la porta della cucina, una cosa l'aveva capita, la vita della nave proseguiva sempre e comunque, una tempesta non aveva impedito al cuoco di cucinare... ma questa volta la cucina era vuota, deserta... qualcosa di grave stava sconvolgendo la Regina.

Era ancora assorta nel silenzio della cucina quando le prime urla e schianti iniziarono a sentirsi sul ponte, ricordava alla perfezione quei suoni.

Lasciò la cambusa avventurandosi nei corridoi vuoti, risalì sul ponte e si appiattì contro la parete di legno per non farsi investire da pallottole vaganti.

Lo spettacolo che l'accolse non le piacque molto, i pirati della Regina combattevano con una visibile inferiorità numerica contro gli uomini dell'altra nave, a prima vista avrebbe detto fossero uomini della marina inglese, ma come ospite della Regina aveva imparato a non giudicare una nave e la sua ciurma dalla bandiera o dalle uniformi.

Nella confusione della battaglia cercò con lo sguardo William e il capitano Jackson, nessuno dei due era sul ponte e se non erano sul ponte con molta probabilità non erano a bordo. Un sorriso inaspettato le incurvò le labbra, la possibilità di fuga le era servita su un piatto d'argento.

Si guardò nuovamente attorno, acquattandosi dietro una cassa, cercando di essere meno visibile possibile, non erano in porto come si era aspettata, ma all'ancora al largo di una piccola baia. Le possibilità non erano molte: salire sulla nave inglese, sperando nella buona sorte, oppure rifugiarsi sulla baia e confondersi fra la vegetazione; questa seconda possibilità le sembrò più fattibile.

Rimase nascosta dalla cassa, cercando di studiare il piano di fuga: sul ponte si stava scatenando l'inferno, non sarebbe stato facile attraversarlo eppure aveva molte possibilità che nella confusione nessuno la notasse. Raccolse la gonna ed iniziò a muoversi rapida verso il parapetto, da lì si sarebbe tuffata ed a nuoto avrebbe raggiunto la baia, con un po' di fortuna si sarebbero accorti della sua assenza solo quando sarebbe stata troppo lontana. Nuovamente sorrise, finalmente qualcosa andava per il verso giusto.

Era arrivata al parapetto e stava per arrampicarsi oltre quando un urlo ed un'imprecazione la fecero voltare repentinamente.

Come se il tempo fosse rallentato di colpo, vide una pistola puntata sparare, il proiettile raggiungere l'addome del pirata con i capelli rossi, trapassarlo e conficcarsi nel pavimento dietro di lui, un flusso violento di sangue iniziò a sgorgare.

Pasha si portò le ani all'addome, negli occhi ancora l'incredulità mentre lentamente l'ombra della consapevolezza si faceva largo nel suo sguardo.

Boris grugnì ed imprecò mettendosi fra il fratello e l'uomo che lo aveva ferito.

Helena aveva già una gamba oltre il parapetto, solo un altro movimento e avrebbe lasciato quella maledetta nave, ma non riusciva a staccare gli occhi da Pasha, anche lui a breve avrebbe lasciato la Regina e purtroppo non solo quella.

Si maledisse più volte, dieci, cento, mille maledizioni a se stessa non bastarono, ormai aveva preso la sua decisione.

 

Capitolo 3                                                                                                                    Capitolo 5

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Aspettiamo con ansia i vostri commenti, critiche e consigli in questa sezione {Romanzo a Puntate} The Queen

 

Flavia Pellegrino

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