*Romanzo a Puntate* The Queen (17)

The QueenCapitolo 17

 

«E’ mia figlia.»

La ragazza pronta a rispondere a tono si ammutolì a quelle parole, guardandolo perplessa.

«Claire è mia figlia. Ora ha quasi due anni.»

«E… e sua madre…»

 

«Sylvia è morta poco dopo la sua nascita…» rispose pacato avvicinandosi nuovamente.

«Io… io….» in quel momento Helena si sentì la donna più stupida dell’universo.

«Sediamoci» mormorò William accostandosi a lei «è arrivato il momento che tu sappia tutto…»

Helena si mise a sedere raccogliendo le gambe al petto, senza distogliere lo sguardo da William, la rivelazione che le aveva fatto l’aveva lasciata senza parole, si sentiva così idiota.

«Eravamo molto giovani quando ci sposammo…» iniziò William «Io e Silvya» spiegò con la voce rotta, appena sussurrata.

«Ci siamo amati molto, e quando nacque Claire ci sembrò di toccare il cielo con un dito. Niente ci sembrava potesse rovinare la nostra felicità. Claire aveva pochi mesi, quando Sylvia partì per raggiungere i suoi genitori, poiché il padre ammalato stava per morire, e la madre aveva bisogno del supporto di sua figlia. Così mia moglie e mia figlia si imbarcarono. Io all’epoca lavoravo presso un anziano notaio, facevo pratica nella speranza di rilevarne in futuro lo studio notarile, e mi era impossibile allontanarmi.» William si fermò. Tacque. Lo sguardo perso oltre la sottile linea dell’orizzonte fra il cielo ed il mare dove il sole lentamente si adagiava nel suo tramonto.

«Non arrivarono mai in porto. Il padre di Silvya morì senza rivedere più sua figlia ed io non ebbi più notizie di mia moglie e della mia bambina…» sospirò lentamente «L’intera imbaracazione era andata dispersa nelle acque… e come avrai visto molte sono le imbarcazioni che fanno questa fine, se non per una tempesta, per l’incontro sfortunato con una nave pirata…» la guardò attentamente. Helena si umettò le labbra ed annuì rapida, completamente rapita dal suo racconto.

«Così chiesi aiuto a Julian.»

«Perchè a Julian?» domandò interrompendolo, ma subito si pentì di aver rovinato con la sua curiosità il suo racconto.

«Julian è mio fratello, ma se non ti dispiace, te ne parlerò meglio in un’altra occasione, sempre se alla fine del mio racconto avrai ancora voglia di darmi un’altra occasione.»

Helena si limitò ad annuire freneticamente.

«Chiesi aiuto a Julian, e lui me lo diede, mi fece imbarcare sulla Regina e guidò la sua ciurma alla ricerca della nave pirata che mi aveva sottratto mia moglie… ma quando la trovammo… era troppo tardi.»

Un lungo silenzio seguì quelle parole. Helena fremeva per sapere cosa fosse accaduto, ma cercò di non darlo a vedere. William soffriva visibilmente a quel ricordo e lei si sentì in colpa nuovamente per la sua spasmodica curiosità.

«Il capitano sotto minaccia di Julian ci disse che Silvya era morta, aveva contratto il colera nel tragitto e l’avevano lasciata al mare, Claire invece l’avevano venduta come schiava da un ricco proprietario terriero.»

 

*°*

«Sta tornando una scialuppa capitano!» urlò il mozzo richiamando la sua attenzione, Jackson con lunghe falcate si avvicinò al parapetto di babordo. William ed Helena non erano su quella scialuppa.

Mantenne le labbra serrate in una rigida linea fino a quando anche l’ultimo degli uomini della spedizione fu salito sulla barca, infine parlò.

«Allora?»

«L’abbiamo trovata, il Signor William le sta parlando…» rispose il dottor Seymour cercando di contenere l’entusiasmo.

Julian si voltò a guardare la terra poco distante.

«Che si spiccino allora. All’alba salpiamo con o senza di loro.» poi voltandosi alla ciurma «e voi banda di rammolliti, i pirati non si riposano, mai! Tirate a lucido la Regina dalle stive alle sartie, non lo ripeterò una seconda volta!»

Tutti scattarono immediatamente all’ordine del capitano, quando Jackson ordinava di lucidare tirava cattiva aria ed era sempre meglio non contraddirlo.

Dopo un ultimo sguardo alla costa, Julian si ritirò nella sua cabina.

William l’aveva sfidato, non era la prima volta che capitava, ma gliel’aveva sempre lasciata passare, infondo era suo fratello, era poco più che un bambino mentre lui era già un pirata. Non aveva mai avuto occasione di conoscere suo padre, perchè anche lui era un pirata, suo padre era il pirata, il braccio destro dell’imperatore, eppure William, il figlio del braccio destro dell’imperatore dei pirati aveva visto tutta la sua vita sgretolarsi proprio per mano dei pirati.

Un piccolo gruppetto su una scassata caravella di terza mano gli aveva portato via le uniche due cose che lo rendevano un uomo felice.

Un piccolo gruppetto di pirati che avevano pagato caro l’affronto fattogli, ma nessuna vendetta gli avevano mai più potuto restituire ciò che aveva perso. Silvya catturata con Claire ancora in fascie, da quella ciurma, era morta sulla nave, e la bambina era stata venduta come schiava. Il mercato della schiavitù non aveva limiti. Lui lo conosceva bene.

Si mise a sedere davanti la scrivania e si prese la testa fra le mani, lui aveva scelto quella vita, aveva seguito sin da piccolo le orme del padre, lui aveva il sogno di diventare il nuovo re dei pirati, suo fratello, invece, aveva solo desiderato una vita tranquilla, un lavoro onesto, ed una moglie, ed ora era lì da quasi un anno imbarcato sulla Regina, impossibilitato a tornare a riprendersi sua figlia perchè aveva firmato un contratto. Un contratto che doveva portare a termine, non si sarebbe mai detto che il capitano Jackson avesse punti deboli, ne donne ne parenti. Un favore per un favore.

Julyan si spallò contro lo schienale della sedia allungando sul tavolo le gambe. Si, era proprio così, un favore per un favore. Lui aveva messo a disposizione di William tutta la sua ciurma per cercare Silvya in lungo ed in largo per i mari, e poi per cercare Claire e ritrovare il modo di liberarla dalla prigionia, ed ora William doveva mettere la sua conoscenza al servizio della Regina, avrebbero trovato il tesoro dell’Imperatore, il fatidico segreto che solo due persone conoscevano, l’imperatore ed il suo braccio destro, ma entrambi l’avevano taciuto fino alla morte.

Anche le tombe parlano prima o poi, e Julian ne era sicuro, quel momento era quasi arrivato e lui sarebbe stato pronto ad ascoltare ogni minimo dettaglio e finalmente diventare come suo padre, anzi meglio. Un grande pirata, il più grande pirata.

 

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Vi chieso scusa per l’enorme ritardo, purtroppo il tempo è poco e le cose da faore ogni giorno mille, e la mia passione per la scrittura non riesce a guadagnari neanche un minuto ogni giorno, nonostante i miei buoni propositi. Spero di non dovervi far attendere più così a lungo.

 

 

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