*Romanzo a Puntate* The Queen (12)

bacioCapitolo 12

«Allora?»

William richiuse la porta alle sue spalle e guardò Julian, il sorriso sul suo volto era più che esplicativo, ma il capitano voleva sentirlo dalla voce dell’uomo.

«Ho parlato con il legale, il matrimonio è ufficiale ed ora ho tutto il diritto di riprenderla con me, devo solo presentare Helena alle due megere, e mostrare tutti i documenti.»

«Ottimo! Davvero ottimo» mormorò il Capitano «Così sarai più stimolato a concludere il nostro affare per poter riavere la libertà…» continuò in un lieve sussurrò sporgendosi verso William.

 

«Sono un uomo d’onore, Julian, porterò a termine il nostro incarico, e poi, puoi starne certo, non ci rivedremo più. Voi pirati mi avete già fatto pagare un prezzo più alto di qualsiasi somma si possa immaginare.»

Jackson gesticolò con la mano, conosceva bene la tiritera, era sempre la stessa cosa, prima o poi chiunque venisse a contatto con i pirati la diceva.

«Diceva la stessa cosa una donna di mia conoscenza, eppure sposò un pirata ed a lui rimase fedele, tanto da dargli due figli…» riprese il Capitano «…e quella donna era mia madre.»

William accennò un sorriso aspro.

«Eppure da quando lo disse non è più salita su una nave, neanche per assecondare il figlio… o sbaglio?» lo stuzzicò

«No, infatti, lei stravedeva per il piccolo, il cocco di mamma cresciuto nella bambagia e nella cultura, eppure appena il cocco ha avuto bisogno di aiuto si è subito precipitato sulla Nave del fratello, non è vero William?»

L’uomo sbatté una mano sul tavolo, le parole di Julian avevano risvegliato in lui ricordi dolorosi.

«Ti sarò per sempre grato per il tuo aiuto fratello, ma odierò per sempre tutti i pirati, perchè è solo causa loro se Silvya non è con me adesso.» William si alzò per allontanarsi dalla stanza, ma il Capitano lo bloccò.

«Non scappare, William, non c’è fretta…» continuò con un mezzo sorriso, finalmente William lo chiamava con il suo nome, era suo fratello anche se in quei lunghi mesi aveva fatto finta che così non fosse. L’uomo si fermò in piedi vicino alla porta della cabina.

«Dimmi dove devo dirigere il timone…»

«Non lo so, Julian, non so neanche cosa sia quel maledetto tesoro del Re dei Pirati, figurati se posso dirti dove andare…»

«ed allora torna studiare quel maledetto diario! Non ho tempo da perdere!» sbottò il capitano facendogli rapidamente il gesto di congedarsi.

 

*°*

 

Era rimasta sul ponte per poco tempo dopo, gli uomini erano risaliti tutti a bordo e le prime manovre per salpare erano iniziate, guardò il mare aperto appoggiandosi alla balaustra del ponte maggiore, dove si sarebbero diretti questa volta? Dove li conduceva quel viaggio? C’era una meta in tutto quello o giravano solamente per i mani, come una barchetta di carta nella fontana dei bambini?

Sospirò e si decise a tornare nella cabina, il suo ruolo sul ponte non era più necessario, ed anzi la sua presenza era solo d’intralcio per chi stava lavorando per la partenza.

Quando raggiunse la cabina, era ancora vuota, William era probabilmente ancora con il capitano. Si appoggiò al letto pensierosa. Nella sua mente tornarono le parole di Fey e del dottor Seymour, tutto quello che avevano detto e tutto quello che non avevano detto ma si erano limitati a comunicarlo attraverso gli sguardi ed i gesti.

Si ravviò i capelli, portati sciolti sulla morbida camicia bianca, era una sciocca ed un’incosciente, avrebbe dovuto trascorrere ogni secondo libero per pensare e preparare il suo piano di fuga da quella nave e non cercare di addentrarsi maggiormente nei suoi segreti, eppure era fatta così.

Sentì i passi di qualcuno avvicinarsi, d’istinto si rassettò la veste lisciando le pieghe del tessuto in corrispondenza del ventre piatto, si portò i capelli solo su una spalla lasciando parte del collo esposta e ben visibile. Tutto fu inutile. Quando William entrò la degnò appena di uno sguardo indecifrabile, mugugnò una parola che avrebbe dovuto essere un “ciao” e volgendole le spalle si era seduto alla scrivania.

Helena rimase per un tempo che le parve infinito ad osservargli le spalle, lo vide sollevare fra le mani una pergamena vergata ed iniziare a leggerla sussurrando qualcosa a così bassa voce che le fu impossibile capire cosa dicesse.

William scosse la testa, sospirò, appoggiò di lato la pergamena e ne prese un’altra vergine dove con lentezza e meticolosità iniziò a vergare.

Una manovra imprevista, provocò uno scossone della Regina che oscillò pericolosamente di lato prima di riassestarsi, nel tentativo di salvare la boccetta di inchiostro dal rovinare a terra, William urtò una pergamena facendola cadere al suolo.

Helena scattò in avanti per raccoglierla, velocemente lesse la filastrocca vergata con cura al centro della pergamena.

 

Giace per sempre nel mio cuore

ciò che mi fece re ed imperatore

Furono mari ed oceani

balocchi nelle mie mani.

 

Le correnti violente e turbinose

lo conserveranno per sempre gelose

Più di un marinaio lo cercherà

ma solo il mio erede lo troverà.

 

Dall’alto del pennone guarderò

e dei loro stolti tentativi, all’infinito, riderò!”

 

«E’ questo che state cercando? Cos’è un forziere con il tesoro, un’arma speciale, tutti i segreti sulla Marina?» domandò porgendogli la pergamena.

«Una donna per bene non dovrebbe mai immischiarsi nei fatti che non la riguardano.» rispose freddo William sottraendogli il foglio di mano e riponendolo con cura sullo scrittoio.

«Una donna per bene non dovrebbe neanche girare con i capelli sciolti, ne tanto meno essere prigioniera su una nave pirata…» continuò la giovane a tono sorprendendolo per la sua audacia «Mi hai vietato di portare la cuffietta, mi hai costretto a sposarti ed a rimanere su questa dannata nave. Mi hai fatto capire più volte che non mi consideri una donna per bene, quindi mi faccio i fatti che più mi interessano!»

William la guardò interdetto, dov’era finito l’agnellino tremante che aveva sposato diversi mesi prima?

«Beh, vuoi degnarti di rispondermi? Non sono tua moglie, perché il nostro matrimonio non è valido, e non so neanche perché hai voluto sposarmi se non l’hai voluto rendere valido!» Helena si stupì di se stessa, sentiva un fiume di parole uscirle dalle labbra senza che riuscisse a controllarle, non sapeva neanche da dove avesse preso tutto quel coraggio.

«E’ questo tesoro che sei su questa nave? Ne devi avere una percentuale? Tu non sei un pirata, eppure sei qui, perchè? Non sei un prigioniero altrimenti non ti avrebbero permesso di sposarmi, non sei un prigioniero altrimenti non avresti tutti questi riguardi dal capitano… chi sei William? Che stai facendo su questa nave?» continuò imperterrita facendo un passo in avanti per fronteggiarlo.

In piedi di fronte a lei che parlava e sputava sentenze e domande alla velocità della luce, William non seppe che fare, provo più di una volta a risponderle ma lei non gliene dava il tempo, parlava e parlava, domandava, insinuava alzando sempre di più il tono di voce; fece un passo avanti nel tentativo si sembrarle più imponente ed autoritario, ma a nulla valse. Helena sembrava un vulcano in piena eruzione. Accorciò la distanza fra loro, la prese per le spalle, c’era un unico modo per mettere a tacere, tapparle la bocca. Senza ulteriori ripensamenti la baciò con forza.

 

Capitolo 11                                                                                                               Capitolo 13

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

Ed eccoci qui con un altro episodio di questa saga, a breve il prossimo capitolo…

Aspettiamo con ansia i vostri commenti, critiche e consigli in questa sezione {Romanzo a Puntate} The Queen

 

 

                                                                                                  Flavia Pellegrino