*Romanzo a Puntate* The Queen (10)

schiavi

Capitolo 10

 

Fu solo un istante, e poi lo sparo.

Il prigioniero colpito ad una gamba lasciò immediatamente la presa su Helena iniziando ad urlare per il dolore. La ragazza si afflosciò come un sacco vuoto, svenuta.

 

William aveva occhi solo per lei, nel vederla accasciarsi temette il peggio, lasciò cadere a terra la pistola e si lanciò verso la moglie. La prese fra le braccia, non era ferita, era solo svenuta.

Troppo preso da quella ragazza non si accorse che il capitano ed il resto della ciurma avevano riportato dentro i prigionieri, dopo pochi minuti arrivò il dottor Seymour che si chinò su Helena per controllarne le funzioni vitali.

«Starà bene fra poco.» disse prima di allontanarsi verso il capitano che rigido attendeva innanzi alla porta della stiva.

«Vai a vedere giù Seymour, c’è un ferito d’arma da fuoco. Ti accompagneranno in due, armati.» concluse secco.

Helena riaprì lentamente gli occhi e si ritrovò fra le braccia di William, con la piacevole sensazione di essere al sicuro finalmente.

«Io…io…» mormorò cercando di dare un senso a tutto quello che era accaduto.

«Stupida!» sbottò il capitano «Ora avremo anche la marina alle costole!» continuò l’uomo additandola. «Alla prossima città puoi considerare finito il tuo soggiorno nella Regina!»

Helena sussultò rifugiandosi istintivamente nell’abbraccio di William. Il capitano non gli degnò più di un altro sguardo e sparì rapido nei corridoi.

William l’aiutò ad alzarsi ed a reggersi in piedi.

«Vieni andiamo nella nostra cabina…» mormorò piano, solo in quel momento Helena si accorse che la delusione per il suo comportamento si specchiava negli occhi del marito.

«Io volevo solo portare un po’ di pane e di acqua… » mormorò ancora sotto choc, si era illusa di scendere in quella stiva come una paladina della giustizia. Non aveva mai avuto intenzione di tradire la fiducia del capitano o di suo marito, ma solo portare un po’ di sollievo ai prigionieri.

«Hai messo a rischio tutta la nave, Julian non ti perdonerà facilmente. Come potremo fidarci nuovamente di te?»

Helena scoppiò nuovamente in lacrime, aveva combinato un bel guaio, il capitano l’avrebbe scaricata nel primo porto che avessero incontrato, e poi cosa ne sarebbe stato di lei?

«Io non volevo, mi dispiace… mi farò perdonare…»

William la strinse a sé ancora per qualche minuto, assaporando il profumo dei capelli di lei contro il suo viso. Quando era stata l’ultima volta che aveva stretto così intimamente una donna?

Silvya, solo lei, tanti, ormai troppi anni prima.

Si staccò delicatamente dalla giovane ragazza.

«Dormi ora, andrò io a parlare con il Capitano, sono certo che troveremo una soluzione.»

L’aiutò docilmente a stendersi e la coprì con la coperta, Helena chiuse gli occhi, ma il respiro era tutt’altro che regolare, William sospirò e senza aspettare che si addormentasse lasciò la cabina.

Quando l’uomo entrò nella cabina del capitano, il dottor Seymour si stava congedando assicurando Jackson di aver ripulito la ferita e che non ci sarebbero stati rischi di infezioni ulteriori.

I due uomini rimasero entrambi in silenzio, fino a quando i passi del pirata medico non si furono allontanati abbastanza.

«Ti ha assunto come suo ambasciatore ora?» ruppe sprezzante il silenzio il capitano

«Sono suo marito, ho il dovere di essere il suo ambasciatore.» riprese con calma l’uomo mettendosi a sedere seppur non esplicitamente invitato a farlo.

«Se sei suo marito ratifica a terra il matrimonio, non ho nessuna intenzione di avere alle calcagna la marina che cerca una prigioniera tenuta in ostaggio.» borbottò Jackson accasciandosi a sua volta sulla sedia.

«Come ti ho promesso appena parlerò con il mio legale, provvederò a sistemare tutto seguendo scrupolosamente tutte le leggi terrestri.»

«Bene!» il capitano si versò un’abbondante porzione di liquore, poi passò la bottiglia a William, che si servisse da solo, vista la situazione.

Rimasero in silenzio a sorseggiare il liquido trasparente a lungo, allentando la tensione della nottata, le prime luci dell’alba iniziavano a tingere l’orizzonte oltre la vetrata alle spalle del capitano.

«Non la voglio vedere in giro per la nave fino a quando non avremo scaricato la merce. E d’ora in poi, fino a quando non lo deciderò io, non potrà andarsene a spasso per la Regina da sola, ma sempre accompagnato. Tua moglie ha tradito la mia fiducia.» concluse secco.

«Lo so Julian, ti assicuro che non era sua intenzione mancarti di rispetto, non ha pensato alle conseguenze del suo gesto, e se ne rammarica molto. Ha giurato di farsi perdonare in tutti i modi.» continuò William in vece di Helena.

Jackson lo guardò scettico da sopra il bicchiere, sollevò un sopracciglio lasciandosi sfuggire un sorriso sarcastico.

«Io un modo ce l’avrei…»

William avvampò stringendo la mano attorno al bicchiere, le labbra serrate in una sottile linea incapace di pronunciare altro. Julian scoppiò a ridere guardandolo!

«Ma dai! Scherzavo, non potrei mai fare una cosa del genere proprio a te…» le labbra di William si distesero lentamente in un sorriso.

 

*°*

 

Aveva fatto qualche progresso da quando, più di un mese prima era stata presa prigioniera e costretta a sposare un pirata. Aveva fatto molti progressi, aveva imparato a vivere sulla Regina ed aveva imparato ad accettare la vita dei pirati. Aveva fatto molti progressi. Ed in una sola stupida notte li aveva cancellati tutti.

Non aveva più il permesso di uscire dalla cabina, fino a quando non avessero scaricato la merce, nessun pirata era venuto a trovarla in quella forzata prigionia, forse erano troppo impegnati o forse troppo delusi dal suo comportamento.

Helena si aggirò inquieta per la cabina, aveva bisogno di pensare. Fino a qualche settimana prima avrebbe dato qualsiasi cosa pur di essere lasciata in un porto libera, ma ora quella prospettiva la terrorizzava come poche cose al mondo. Con il tempo aveva creato legami indissolubili con quella nave, la considerava ormai casa sua. Con il tempo aveva lentamente creato quei legami senza neanche rendersene pienamente conto, ma quando la sera precedente si era svegliata fra le braccia di William e sul suo petto aveva sfogato le sue lacrime si era resa conto che non c’era altro posto dove avrebbe voluto essere, ne altre braccia che avrebbe voluto attorno a sé.

Si immobilizzò quando sentì il gigolio dell’argano girare sul ponte, e poi un tonfo nell’acqua, l’ancora era stata calata, guardò fuori dall’oblò il sole si apprestava a tramontare, a breve avrebbero “scaricato la merce”, e poi sarebbe stata libera di uscire dalla cabina, ovviamente sempre accompagnata. Sbuffò e si distese sul letto girandosi e rigirandosi sul materasso senza trovare pace. Nel girarsi dal lato di William involontariamente infilò la mano sotto il suo cuscino, le sue dita toccarono la consistenza morbida e fresca di un tessuto, lo estrasse: il fazzoletto che suo marito stringeva tutte le notti e che nei primi tempi si portava sempre addosso, ora era lì nelle sue mani.

Lo portò al naso, come aveva visto tante volte fare al marito e ne aspirò il profumo, ma nessuna fragranza particolare la sorprese, profumava semplicemente di William e delle loro lenzuola. Il profumo originario si era spento ormai da tempo e rimaneva solo nel ricordo di suo marito.

«Di chi sei, o eri?» mormorò guardando con attenzione il ritaglio di stoffa finemente ricamato, sicuramente un fazzoletto femminile.

Da qualche parte aveva sentito che in un talamo nuziale non ci potessero essere più di due persone, in quel letto erano sempre stati in tre… era forse lei stessa il terzo incomodo.

I passi sempre più vicini nel corridoio la riscossero da quei pensieri, nascose il fazzoletto dove l’aveva trovato e si voltò in tutta fretta, dando le spalle alla porta della cabina, chiuse gli occhi e fece finta di dormire.

Sentì William entrare silenzioso, sedersi al suo scrittorio ed iniziare a scrivere. Suo marito scriveva sempre…prima cosa facesse non la interessava, ma ora, ora avrebbe dato tutto per scoprire a chi scrivesse con tanta dedizione ed impegno. Che fosse la stessa donna che gli aveva donato il fazzoletto? Come poteva sentirsi così male per qualcosa che non aveva mai avuto? William l’aveva sposata per interessi personali e le aveva offerto un rifugio sicuro dalle grinfie dei pirati, ma William non aveva mai preteso altro dal loro matrimonio che non la reciproca fiducia. Come poteva essere gelosa di un uomo che non era mai stato suo?
Silenziosamente iniziò a piangere, volgendo sempre le spalle al marito, e lentamente si addormentò.

William si sdraiò accanto a lei poco prima che le urla dei prigionieri durante lo sbarco ed il commercio si levassero alte, puntellandosi con il gomito contro il materasso si sollevò per poterla guardare, le lacrime avevano lasciato due scie umide sulle gote arrossate, vinto dalla tentazione si chinò su di lei per baciarle delicatamente una tempia prima di appoggiarsi al guanciale e cercare anche lui di dormire.

Due giorni più tardi, se tutto fosse andato bene, sarebbero di nuovo tornati in città, avrebbe potuto vedere lei, portarle tutte le lettere che ogni giorno le scriveva, probabilmente gliele avrebbe lette ad alta voce proprio come piaceva a lei, si sarebbe beato del sorriso che gli avrebbe rivolto e di quei grandi occhi neri puntati su di lui, e poi sarebbe andato dal legale a risolvere ogni cosa.

 

Capitolo 9                                                                                                                  Capitolo 11

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                                                                                                  Flavia Pellegrino