{Nuovi Voci Letterarie} Il canto africano

 Il canto africano

Canto africano, con la sua struttura circolare – in cui l’inizio coincide con la fine – è quasi un diario di viaggio, da Milano al centro dell’Africa, attraverso un deserto del Sahara superato con mezzi di fortuna e fra mille contrattempi apparentemente distruttivi, in realtà portatori di incontri significativi. Federica osserva, a volte si piega morbidamente, a volte si oppone e si ribella con rabbia.

Ma anche quando è vittima di soprusi è sempre cosciente della sua profonda indipendenza e forte della sua inattaccabile libertà di donna.

C’è una pedagogia anche nella violenza, quasi indifferente ed oggettiva, della tempesta di sabbia nel deserto che si compie nella sua ineluttabilità, fermando il tempo esterno per divenire un tempo interiore, di esplorazione di sé e di indagine sulle ragioni del vivere o del morire. Il romanzo insegna che intelligenza è spirito di adattamento che non può superare, però, codici etici che appartengono a confini interiori e non sono solo il frutto d’imposizioni

 

Canto Africano è il romanzo d’esordio di Federica Gazzani, vincitore del premio Il Camaleonte nel 2005, e successivamente pubblicato dalla casa editrice IL Ciliegio.

Federica la giovane protagonista di questo romanzo, ha tutto, una famiglia affettuosa, un fidanzato, un lavoro part time e dei brillanti studi universitari. Eppure sente dentro di sé quel vuoto inspiegabile che le fa accettare al volo la proposta di Danny, musicista camerunense, di seguirlo in una tournee in Africa. Solo venti giorni per una vacanza meravigliosa, l’avventura di una vita. Ma i Ventigiorni diventano ben presto sei mesi. Sei mesi in cui giorno dopo giorno Federica imparerà a sue spese, fra amori e sofferenze, le differenze fra due società diverse, che si cercando e rincorrono senza mai riuscire a fondersi ed amalgarmarsi in un unico popolo.

Canto Africano è un romanzo autobiografico in cui l’autrice si mette a nudo, raccontandoci la storia di una bellissima terra ancora oggi così lontana da noi. Si può ambientare un romanzo negli States, o in Australia eppure sentirlo così vicino come se le strade citate siano quelle dietro casa nostra, si possono narrare storie di grandi magnate della finanza, di cantanti, di commessi e cameriere e sentirle sempre vicine, immaginando nella cassiera del supermercato all’angolo la protagonista di quelle meravigliose avventure. Eppure ancora oggi, si può parlare dell’Africa, dei suoi incantevoli paesaggi, della bellezza dei suoi uomini e del fascino sensuale delle sue donne, della magia della sua cultura in cui si fondono modernità e mistiche tradizioni, e non riuscire ad immaginarla veramente. Perchè l’Africa è l’Africa ed in nessun altro posto potrai mai anche solo lontanamente immaginare i suoi colori, i suoi suoni ed i suoi odori. Non per niente chi torna dopo un viaggio o un’esperienza parla di “mal d’Africa”.

Federica Gazzani ci regala la sua storia e la sua esperienza, un’esperienza affascinante e sofferta allo stesso tempo. Una storia molto bella che cattura il lettore sin dalle prime pagine grazie ad una prosa pulita e lineare che scorre rapida con un ritmo via via più incalzante fino al finale, che in qualche modo tronca il ritmo narrativo e le aspettative del lettore, come probabilmente ha troncato le aspettative ed i sogni della protagonista ed autrice.

Al lettore rimarranno sicuramente tantissime domande dopo aver terminato Canto Africano, per questo motivo e per conoscerla meglio, ho avuto il piacere di intervistare Federica, e quindi lascio a lei un po’ di spazio.

 

Ciao Federica, ti ringrazio per aver voluto partecipare alla rubrica di pensorosa, prima di tutto raccontaci come nasce “Canto africano”?

“Canto africano” nasce per caso.

In un periodo difficile della mia vita ho avuto bisogno di qualcosa che mi motivasse e, a furia di sentir parlare della scrittura come forma di terapia, mi ci sono aggrappata con tutte le mie forze. Avevo un’avventura vissuta in prima persona che – il romanzo è autobiografico – sia ai miei occhi quanto a quelli degli amici appariva “…incredibile, quasi un romanzo di fantasia!”.

Così ho iniziato a scrivere, soprattutto per me stessa, per non perdere con il tempo le emozioni o i ricordi che hanno determinato un “prima” e un “dopo” nella mia vita. Il “prima” e il “dopo” l’Africa.

Una volta finita la stesura, l’ho fatta leggere ad alcuni amici che mi hanno incoraggiato a cercare un editore. Non mi sono fidata dei giudizi a mio parere spudoratamente troppo positivi e ho cercato tre concorsi letterari che scadessero in tempi brevi perché, ingenuamente, ero convinta che gli addetti ai lavori mi avrebbero fornito una valutazione onesta del romanzo.

Il primo concorso l’ho vinto, al secondo mi sono classificata seconda e nel terzo non ho lasciato traccia (in seguito ho ricevuto anche una segnalazione di merito al concorso “Autrice per l’estate 2009” di Livorno). Quando finalmente mi sono decisa a pubblicare, mi sono scontrata – come tutti gli esordienti – con il mondo elitario dei grandi editori e quello più grossolano e ingannevole dell’editoria a pagamento.

Ci sono voluti tre anni per trovare prima un editore svizzero (paese in cui vivo) e poi uno italiano che credessero in me. Come si dice… “chi la dura la vince!”.

 

Il “mal d’Africa” di cui tanto si parla, su cosa è basato? Cosa ti lascia davvero dentro l’Africa da non poterla più dimenticare?

Per me è difficile spiegare il “mal d’Africa”, è un po’ come tentare di spiegare come si fa a nuotare.

È piuttosto un’esperienza, un vissuto che rimane dentro a dispetto della determinazione a liberarsene. Quando rivivo un ricordo, leggero od opprimente che sia, un odore, un’emozione, un paesaggio, immancabilmente si risvegliano anche tutte le sensazioni correlate che, senza risparmio, mettono in moto la sofferenza. Non avere la possibilità di rinnovare quei ricordi o nutrirli con nuovi stimoli è sempre doloroso, mi sembra che sia come mancare a un appuntamento. Oltre a nostalgia e a molto altro, per me il “mal d’Africa” è anche rimpianto e desiderio inappagato.

 

Hai avuto il coraggio di metterti a nudo raccontando al grande pubblico la tua storia privata, com’è stato vedersi dall’esterno, riguardare indietro e rileggersi in un libro finito nelle mani di tanti estranei?

Diciamo che ho dovuto gestire la paura a più riprese.

Mentre scrivevo la mia storia, fino a un certo punto la paura è rimasta legata alla perdita dei ricordi più che al fatto di essere letta. Credevo che il tempo avrebbe sbiadito soprattutto le emozioni meno forti e, per una sorta di attaccamento morboso, ne ero terrorizzata. Man mano che proseguivo con la scrittura, invece, i ricordi riemergevano a fiotti con le varie sfumature ancora intatte e mi sono resa conto che quando sono importanti non si perdono, rimangono dentro di noi indelebili anche senza essere rievocati. Metterli nero su bianco mi ha finalmente permesso di lasciarli andare, perché in qualsiasi momento avrei potuto ritrovarli. Ed è stato liberatorio.

Poi ho dovuto gestire la paura del giudizio, soprattutto nell’ambiente di lavoro. Gli amici conoscono e accettano di me anche i lati discutibili mentre i colleghi hanno a che fare solo con quello professionale, e alcune esperienze narrate si prestano a facili fraintendimenti. Poi, siccome quella sono comunque io, nel bene e nel male, ho deciso che potevo sfruttare l’occasione per filtrare e/o trasformare i conoscenti in amici e viceversa. E così è stato: alcuni ora sono più distanti e salutano a fatica, altri più vicini ed empatici.

Per il resto dei lettori non ho avuto alcuna ansia, gli estranei hanno tutto il diritto di giudicarmi in base a quello che leggono.

 

Ho letto in una delle recensioni che hanno fatto al tuo libro che si parla di “primo viaggio in Africa”, ne hai fatto un altro? (Ti va di raccontarci com’è stato tornare?)

Sì, ne ho fatto un altro ma ben diverso, una vacanza più “tradizionale”. Dopo alcuni anni sono stata con degli amici in Camerun per girarlo in lungo e in largo su una Range Rover a noleggio. Ritrovarmi in quel continente che per sette mesi è stato il mio mondo mi ha un po’ destabilizzata. Da una parte c’era la voglia di rimanere, dall’altra i ricordi di quell’esperienza che non ho saputo – o meglio, potuto – gestire in prima persona spingevano di nuovo a galla l’impotenza e la rabbia. Non è stato facile.

Confesso che per tutto il tempo ho tenuto gli occhi piantati su ogni ragazzo che incontravo, con la speranza segreta (ma non troppo) di riconoscere Sami.

 

Credo che un po’ tutti i lettori vogliano sapere cosa è accaduto poi a Federica Gazzani, protagonista del libro, a Sami, Danny, Diego e Nik?

Beh, io ho dovuto rimboccarmi le maniche per saldare i debiti accumulati durante l’assenza (affitto, luce, gas, ecc.) e imparare a gestire gli strascichi emozionali; Sami, con il quale ci siamo scritti per un paio d’anni, ha continuato a spostarsi con Danny in Africa centrale; dopo molti anni, Danny si è rifatto vivo con una lettera in cui – inutile dirlo – chiedeva soldi in nome di un grande amore mai dichiarato; Diego purtroppo è morto in un incidente una decina d’anni fa e Nik si è trasferito in Germania dove lavora in un ristorante italiano.

 

Chi è ora Federica Gazzani, la scrittrice di “Canto africano”?

Questa è una domanda alla quale non so rispondere. Credo che ognuno abbia una propria evoluzione e un percorso da seguire e io, nonostante l’età, non so ancora chi sono. Posso dire dove sono: in Svizzera, dove mi sono trasferita alcuni anni dopo l’esperienza africana.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti, letterari o meno?

Al momento sto revisionando per la quarta e spero ultima volta un giallo ambientato in Svizzera. Dopo il romanzo autobiografico ho voluto mettermi alla prova con qualcosa interamente di fantasia e con una costruzione a incastro. Poi mi dedicherò alla pubblicazione, alla promozione, ecc. … insomma, la strada è ancora lunga e, con un lavoro a tempo pieno, non sempre riesco a ritagliarmi gli spazi che vorrei.

 

Vuoi aggiungere qualcos’altro?

No, grazie Flavia, mi sembra di avervi rubato anche troppa attenzione.

 

 

Grazie a te, Federica, per la tua gentilezza. Invito i nostri lettori a continuare a seguire questa autrice, ed a curiosare un po’ nella sua homepage http://federicagazzani.com/

Buon San Valentino a tutti gli innamorati, hasta pronto al prossimo appuntamento della rubrica!

 

 

 

Flavia Pellegrino