{Nuove Voci Letterarie} Un peso sul petto

Siamo a Edimburgo, capitale della Scozia, città misteriosa e mutevole, romantica e spietata, teatro quasi due secoli fa, delle efferate azioni di Burke e Hare, gli assassini seriali di West Port, che uccidevano mendicanti e senzatetto per venderne i cadaveri alla scienza.

L’ispettore Robertson, a pochi mesi dalla pensione, si trova coinvolto suo malgrado nel caso più inusuale di tutta la sua carriera, un duplice omicidio che sembra emulare, nel modus operandi, i “delitti del Burking”.

Le vittime sono due casalinghe dell’alta borghesia e le circostanze appaiono sfuggenti come le leggende scozzesi, i falsi fantasmi e gli stravaganti personaggi che popolano le strade della città.

Pazientemente, l’ispettore e i suoi detective continuano a indagare. Ma proprio quando sembrano aver messo allo scoperto le odiose ragioni che stanno all’origine dei delitti, il fiume Water of Leith restituisce i resti di un uomo avvolto come in un sudario nei brandelli scoloriti di una tenda.

I labili confini tra il bene e il male, le miserie e la generosità della natura umana inquineranno profondamente il giudizio della polizia fino a confondere le indagini e la conseguente risoluzione del caso.

 

Vittoria A, autrice di Dannati Danni, torna nelle librerie con Un peso sul petto, pubblicato dalla casa editrice Eclissi nel 2011.

Dopo la decadente aristrocrazia milanese di Dannati Danni, Vittoria ci porta nell’alta borghesia Scozzese fra donne disincantate, annoiate dalla vita e da se stesse, fra chirurghi estetici ed anatomo patologi, fra detective e fantasmi in carne ed ossa.

L’omicidio apparentemente ad opera di un serial killer di due casalinghe dell’ “Edimburgo-bene” porta l’attenzione del lettore su cinque donne, amiche dell’Università, un detective ed i suoi assistenti, un chirurgo estetico, un raccontastorie soprannominato “baratro” ed un giovane fa-tutto (dalla strega al fantasma) ingessato in una situazione famigliare scomoda.

Un caleidoscopio di personaggi, in cui ogni tassello ha la sua bellezza, la sua particolarità e la sua peculiare linea fra bene e male, fra giusto ed ingiusto, ma solo nell’interezza dell’immagine si comprende il suo ruolo nel perfetto incastro di colori.

Un romanzo fra il giallo ed il noir, dove non manca l’ironia ed un’analisi sapiente della società moderna, con i suoi baratri ed i suoi “fantasmi”.

 

Ciao Vittoria, bentornata nella nostra rubrica! Raccontami un po’, come nasce “Un peso sul petto”?

Ciao Flavia, innazi tutto ti ringrazio e ti faccio i complimenti per la vostra bellissima rubrica.Un peso sul petto nasce dal desiderio di raccontare una storia in cui amiciza, desideri, speranze, gelosia e sopravvivenza degenerano fino a spofondare nel delitto, nell’inganno, nell’assenza di pietà e nel male. Attraverso i personaggi desidero raccontare delle vite, delle storie e il punto in cui queste esistenze cessano di essere delle singole esperienze ma collidono in modo apparentemente casuale e imprevedibile con esiti catastrofici.

 

Com’è stata l’esperienza di scrivere un giallo? Quali sono le difficoltà o le facilitazioni che hai trovato e vuoi condividere con noi?

Scrivere un giallo è stata un’esperienza complessa soprattutto dal punto di vista emotivo. Doversi calare nei panni di chi commette azioni violente o disoneste e doversi temporaneamente addossare le sue sensazioni porta a compiere un viaggio anche all’interno di noi stessi. La parte più difficile per me è stato compiere questo percorso pur tenedo ben presente che la storia deve scorrere su binari logici e possibili. La tentazione era naturalmente divagere perdendosi nella psicologia dei personaggi.

 

Fra tutti i personaggi, mi è rimasto maggiormente impresso Angelica, che ha in comune con le vittime, a quanto parte, solo l’iniziale del nome. Ci racconti qualcosa in più di lei? Chi voleva rappresentare in questo contesto assurdo?

Angelica rappresenta una donna diversa dalle vittime e dal loro ambiente. Una donna che si è saputa distanziare dai comportamenti delle sue amiche pur rimanendo legata affettivamente a loro. Con lei ho sperato di impersonare uno spettatore esterno, un ago della bilancia in grado di segnare un confine razionale, una donna capace di confermare che esistono modi di essere e di vivere molto più equilibrati e molto più appaganti. Angelica sa prendere le sue decisioni, non ha desideri capricciosi (al contrario delle sue amiche) e sa apprezzare ciò che ha e questo che la rende profondamente diversa e forte. Infondo Angelica è l’unica ad avere una vita amorosa appassionante, un lavoro e non sente la necessità di abbandonarsi ad eccessi tendenzialmente masochistici per sentirsi euforica e, in un certo senso, viva.

 

Cosa non può mancare nella valigia di una scrittrice?

I miei due libri preferiti che porto sempre con me nel caso mi venisse un’incontenibile desiderio di leggerne qualche passaggio, un blocchetto con la penna per annotare le idee e pochi vestiti per riempire la valigia di nuovi libri da portare a casa, al ritorno dal viaggio, e leggere.

 

Sei alla tua seconda esperienza di pubblicazione per la casa editrice Eclissi, ti va di fare un bilancio di questa collaborazione?

Posso solo tessere le lodi della casa editrice Eclissi in cui ho trovato un clima di collaborazione efficiente, disponibile e altamente serio e professionale.

 

Ed ora? Hai altri progetti letterari sulla scrivania?

Per ora ho in mente un libro che richiederà molto tempo e fatica. Si tratta di romanzo in stile Noir ma per il momento sta solo prendendo lentamente forma nei miei pensieri.

Grazie di cuore Flavia.

 

Grazie a te per esserti sottoposta per la seconda volta alle mie criticissime recensioni. Ricordo ai nostri lettori il blog di Vittoria A. dove trovare informazioni sulle due pubblicazioni dell’autrice, ma anche tante curiosità su libri, ricette e vita scozzese.

 

Flavia Pellegrino