{Nuove Voci Letterarie} Un appuntamento al buio

Week end di Dario, che si divide tra un appuntamento al buio organizzato dall’apprensiva madre e l’incontro di lavoro voluto dalla sua casa editrice, con un singolare scrittore: tra ragazze che sorseggiano Martini con due olive, pugni in faccia, bevute con impacciati sconosciuti e riflessioni pseudo filosofiche, Dario sarà pronto per cambiare la propria vita.

 

Oggi è la giornata di halloween, stasera risveglieremo le nostri peggiori paure, e questo libro capita proprio a fagiolo. dalla quarta di copertina non si direbbe?? Continuate a leggere e scoprite con me il terrore profondo che attanaglia la nostra giovane generazione.

Appuntamento al buio è il romanzo d’esordio di Musu Maria Letizia, pubblicato tramite la casa editrice Senso Inverso nel 2010.

Dario è un trentenne come tanti, con un unico problema: essere single. Il problema di per se non esisterebbe, ma diventa una tragedia se la mancanza di una donna nel suo focolare viene riempita dalla presenza di una madre eccessivamente chioccia che ha assunto su di sé l’onere e l’onore di trovare l’anima gemella di suo figlio, caso mai lui fosse troppo distratto per notarla.

Dario combatte quotidianamente la lotta interiore fra la voglia di indipendenza e la facilità della dipendenza dalla cara mamma, in un continuo di prese di coraggio per dire basta e marce in dietro accettando “ancora una volta”.

Con Appuntamento al buio l’autrice immedesimandosi nel protagonista narra in prima persona, compiendo un gesto decisamente coraggioso. Io personalmente non sono ancora riuscita ad entrare nella mente del mio compagno, non oso immaginare come dev’essere provare a pensare come un trentenne medio con una mamma onnipresente. Va il merito all’autrice di essere riuscita a ritrarne un quadro decisamente realistico, pardon, verosimile… che sia realistico o meno lasceremo giudicare ai lettori trentenne con la Y nel corredo genetico.

Lo stile ironico e sarcastico, a parer mio, in alcuni momenti è eccessivo tanto che i pensieri del protagonista sembravano quasi un’intera stagione di Zelig senza le pause pubblicitarie.

Appuntamento al buio è un buon esordio letterario che presenta al lettore uno spaccato di vita e di società contemporanea, dove con un’ironia quasi Pirandelliana, al ridere segue inevitabilmente il pianto di tanti ragazzi che in Dario si ritrovano e di tante donne che credendo di fare il meglio per il loro “pargolo” non fanno che tarpargli le ali, e renderlo uno smidollato.

Consigliato sopratutto a quest’ultima categoria di lettori. Mamme con figli maschi trentenni: questo libro è per voi!

 

Ciao Maria Letizia, grazie per aver aderito all’iniziativa femminile di pensorosa, raccontaci prima di tutto: come nasce Appuntamento al buio?

Grazie a voi per quest’opportunità. Dunque, Appuntamento al buio nasce da un racconto scritto circa dieci anni fa che aveva lo stesso titolo. Fino a quel momento mi ero dedicata esclusivamente alle storie brevi, ma ad un certo punto ho pensato che fosse arrivato il momento di creare qualcosa di più ampio respiro. Per cui, tra tutti i racconti che avevo scritto, ho scelto quello mi sembrava meglio riuscito, che avesse un ritmo adatto e che fosse divertente, cioè la storia di un giovane trentenne che deve fare i conti con una madre invadente, la quale pretende di metter bocca su tutti gli aspetti della vita del figlio, anche quello della ricerca della fidanzata. L’Appuntamento al buio è infatti organizzato dalla madre all’insaputa del figlio. Una storia di mamme chiocce e di figli polli.

 

Non da poco è stata la scelta di narrare in prima persona dagli occhi di un uomo, ovvero un “esemplare” geneticamente e psicologicamente diverso dalla donna, e dal nostro comune modo di ragionare e agire. A cosa è dovuta questa scelta?

Questa è la prima domanda che mi fa chi legge il romanzo, e anche la prima cui ho dovuto rispondere alle presentazioni. Stranamente ogni volta ho modificato parzialmente la mia risposta, forse perché neanche io al principio avevo ben chiara la ragione di questa scelta. Inizialmente mi sono detta che era casuale, che istintivamente mi veniva meglio così. Ma non può essere troppo istintiva la scelta di parlare “come” un uomo, sarebbe stato molto più logico e “istintivo” il contrario. A questo punto penso che per me sia più semplice “ridicolizzare” gli uomini (non me ne vogliano!), esagerare le loro manie, fobie, paure e difetti. E questo penso dipenda dal fatto che se dovessi farlo con una donna verrei fuori “io”. Forse (per il momento) preferisco “nascondermi” e non parlare troppo di me.

 

Sempre riguardo la scelta della narrazione in prima persona maschile, come ti sei trovata in concreto nello scrivere e nel far vivere il personaggio? Quali le difficoltà che avevi messo in conto ed hai superaro e quali gli imprevisti?

Non ho incontrato particolari difficoltà e tutto mi è risultata abbastanza semplice e naturale. Avrò scritto una sessantina di racconti di cui 50 hanno per protagonista un uomo, 9 dei bambini e solo 1 una donna. A detta di chi ha letto il romanzo, pare che sia riuscita abbastanza bene nel far parlare e vivere il personaggio di Dario, che ovviamente non rappresenta tutti i maschi del pianeta ma una percentuale (non troppo ristretta, pare).

 

Com’è stato il tragitto verso la pubblicazione? Come hai scoperto questa casa editrice?

Ho spedito il romanzo a diverse CE, cercando di escludere tutte quelle che esplicitamente facevano capire di non essere interessate al genere. Poi ho aspettato le risposte, fino a che non è giunta la proposta di pubblicazione della Senso Inverso Ed. e da lì è cominciata l’avventura.

 

Hai qualche consiglio da lasciare alle nostre lettrici, aspiranti scrittrici ed autrici?

Credo che un errore comune a chi si affaccia per la prima volta in questo mondo è possedere la convinzione di avere scritto il romanzo del secolo. Non è impossibile, certo, ma molto improbabile. Però è certo che in giro ci sono molti esordienti promettenti e perché non si può sperare di essere uno di loro? Non mi sento di dare dei consigli veri e propri, se non quello ovvio che se ci si crede bisogna resistere e insistere.

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Io ho un lavoro che mi dà da vivere, l’insegnamento. E’ un lavoro che mi piace e che mi “dà la pagnotta”, come si suol dire. Lo stipendio a fine mese mi permette di dedicarmi alla scrittura con serenità, nei tempi che voglio, senza ansie e aspettative. Ma ciò che mi piace di più è certamente scrivere e il tempo da dedicare a questa passione è molto poco e me lo devo conquistare con forza sottraendolo alla famiglia e al mio lavoro; quindi vorrei non dovere più fare il mio lavoro per potermi dedicare totalmente alla scrittura, ma d’altra parte (essendo un’esordiente che non campa di ciò che scrive) posso dedicarmi alla scrittura proprio perché ho un lavoro.

 

Hai altri progetti letterari che avremo la fortuna di leggere?

Ho concluso il secondo romanzo che ha già avuto l’ok dell’editore. Protagonista sarà sempre un uomo, questa volta sposato e senza mamme invadenti intorno. Sempre una storia divertente ma questa volta con dei risvolti gialli; il tema centrale sarà la paura di affrontare le responsabilità, ma soprattutto il coraggio, in particolare quello di affrontare le proprie paure.

 

 

Ringraziando nuovamente Maria Letizia, invito i nostri lettori a dare una sbirciata al suo blog in attesa del prossimo romanzo.

 

Flavia Pellegrino