{Nuove Voci Letterarie} Ti amo da vivere

Bologna. Oggi. Nina e Laura si amano, da cinque anni. Vivono assieme, ma le loro famiglie non sanno niente. E quando decidono di avere un bambino, arriva il problema: “Come lo diciamo ai nostri genitori?” “A cena amore mio!” Organizzano quindi il Natale a casa con parenti e amici allo scopo di fare il loro coming out ufficiale, ma la situazione si complica nel momento in cui la madre di Laura entra in scena. Amore, intimità, famiglia, amicizia, Dio, sono alcuni dei temi trattati nella storia di queste due donne che si amano e vogliono continuare ad amarsi, nonostante tutto. Belle, affascinanti e intelligenti, ma quando entrano in gioco l’amore, l’orgoglio e i genitori, non si sa mai cosa può accadere! Una fotografia divertente, a tratti riflessiva e ironica, della società contemporanea. Un piccolo punto di vista, in un mare di vite.

Ti amo da vivere, pubblicato tramite il servizio ilmiolibro.it, è il romanzo d’esordio di Valentina Cusano.

Oserei dire che questa storia è esclusivamente al femminile, lontano da tutti i clichè di romanticismo, di coppie perfette, di “vissero felici e contenti”, la Cusano ci presenta una coppia lesbica che beh, loro cercando proprio di “Vivere felici e contente”, scavalcando tutti i pregiudizi della società, e tutti gli stereotipi impostati dalle fiabe… baste con principi azzurri… due principesse possono benissimo essere felici e contente da sole, anzi forse anche meglio.

La narrazione si snoda dal punto di vista di Nina, la protagonista, la quale spesso e volentieri si lascia andare al flusso di coscienza con riflessioni, alcune volte polemiche, socio politiche culturali.

I personaggi, salvo per le due protagoniste, sono abbastanza anonimi, troppi in certi casi, tante comparse sullo sfondo e niente più. Peccato perchè se l’obbiettivo era quello di “eliminare un po’ di pregiudizi” sarebbe stato meglio approfondire un po’ di più l’aspetto psicologico ed il modo di realzionarsi dei tanti altri personaggi che ruotano attorno alla vita delle due protagoniste.

Nonostante la presenza di una coppia omo, invece della più tradizionale coppia etero, la trama è abbastanza scontata, e personalmente vi ho ritrovato parecchi luoghi comuni. Non conosco la realtà omosessuale in prima persona, ma nel leggere questo romanzo non ho trovato niente di nuovo, niente che “Non mi aspettassi”.

Si sente l’esordio letterario, lo stile è ancora acerbo, e qualche errore verbale o di punteggiatura qui o lì guasta un po’ la lettura. I dialoghi sono un po’ troppo botta e risposta, l’autrice mi perdoni il paragone, in stile moccia, e scarse le descrizioni; ma certamente ci sono le basi per una crescita ed un miglioramento dello stile.

 

 

Ciao Valentina, grazie per aver aderito alla nostra iniziativa letteraria, ti va di raccontarci come nasce “Ti amo da vivere”?

Ti amo da vivere è nato da una riflessione dopo un confronto: la classica chiacchierata tra amici a cena. Quando superi i 30 anni e ti guardi attorno cominci anche a porti delle domande. Era il periodo in cui la stampa e i media parlavano assiduamente delle adozioni da parte dei gay, dei loro diritti, della fecondazione assistita e della gente che per stupidità picchia o tortura i gay e le lesbiche. Avendo diversi amici gay, il dibattito è nato spontaneo. Io personalmente mi sono chiesta come sarebbe stato per una coppia di donne avere un figlio in un momento storico tale e soprattutto come avrebbero potuto interagire con le loro famiglie. Molti ragazzi e molte ragazze mi hanno raccontato che vivono nell’ombra, si nascondono, hanno paura di confessare la propria omosessualità ai genitori. In più, spesso pensano a come un giorno potrebbe essere la “loro famiglia”. Pensavo a tutto questo ed una sera all’improvviso, tutta la trama di Ti amo da vivere è apparsa nel mio cervello. Ho cominciato a scrivere, pensando che sarebbe potuta essere la sceneggiatura del mio cortometraggio – studio regia e cinema e mi occupo di direzione della fotografia nei videoclip – ma mentre scrivevo, la storia prendeva sempre di più, in maniera naturale, la forma del romanzo. Ho voluto imboccare quella strada per vedere dove mi avrebbe portato e così è nato Ti amo da vivere. Inoltre credo che scrittori e fotografi si somiglino moltissimo nel fatto che entrambi partono dalla realtà e da fatti di cronaca, per creare le loro storie.

 

In ogni libro, ritengo, l’autore mette un po’ di se stesso, quanto c’è di te in questo romanzo?

Molte delle persone che mi conoscono e hanno letto il romanzo, sanno che il personaggio di Nina mi somiglia moltissimo dal punto di vista fisico e non solo. In ogni personaggio ho messo una parte di me, sono partita da ciò che mi appartiene o da ciò che appartiene alle persone che conosco e che frequento. Questo meccanismo mi ha permesso di mantenere uno strato realistico nella costruzione dei personaggi che poi man mano ho modellato nelle loro caratteristiche per adattarle alla storia e all’argomento. Traggo sempre spunto dalla realtà e poi la interpreto, la cambio, la miglioro, la peggioro, per farla diventare una storia credibile, nella quale le persone possano rispecchiarsi e ritrovarsi in qualche modo. Per esempio il personaggio di Laura Bono, amica di Nina, è un personaggio assolutamente autentico. Esiste davvero e su questo ho insistito molto per non cambiarlo: volevo fosse il ponte, l’aggancio più stabile al reale. L’amica Tiffany è un personaggio che racchiude le caratteristiche di diverse persone che conosco. Ho preso una parte da uno, una parte da un altro e le ho messe insieme creando una sorta di “ibrido”. Il personaggio di Laura, compagna di Nina, possiede una particolare forma di razionalità che a volte mi appartiene, ma non del tutto. Credo nella razionalità, ma non credo che questa qualità debba essere necessariamente il motore della vita di una persona. Credo invece che l’istinto e la passione che caratterizzano invece il personaggio di Nina, siano la maniera di vivere che più mi somiglia. La sua velata forma di timidezza è esattamente la mia. Ma Nina è più forte, più matura, più coraggiosa rispetto a me. Lei è ciò che, in forma ancora acerba, forse un giorno vorrei essere anche io. Lei è comunque un personaggio, adattato e costruito su una storia particolare. Una persona mi ha detto “Nina è la parte di te che deve ancora uscire. E’ anche quello che già sei. Quello che ti piacerebbe essere e quello che non vorresti essere.” Forse è vero. Nina mi somiglia, ma alla fine lei è molto più “figa” di me! Infine ho agganciato una sorta di colonna sonoro al romanzo, affinché potesse essere ancora più mio. La musica è stato il mio primo grande amore, il rock in particolare. E ancora oggi lo è.

 

A quale personaggio sei più legata?

Ovviamente a Nina. È il personaggio su cui ho dovuto lavorare di più per renderlo appunto autentico. Ci tenevo che fosse così, per questo sono partita da me per crearlo e non da altre persone. Per sporcarlo davvero, renderlo vivo, graffiarlo. Ho preso la maggior parte dei miei difetti e glieli ho cuciti addosso. Poi l’ho ripulita un poco, ho cominciato a pensare a chi realmente potesse somigliare fisicamente – per allontanarla da me – e ho trovato forti richiami alla fisicità di Angela Baraldi, per come l’avevo vista in Quo Vadis Baby? (film di Salvatores) e a Valeria Solarino, perché ha sul viso i tratti ermetici che ha anche Nina. Insomma è stato un processo lungo e doloroso, ma alla fine Nina è rock, e io la volevo così.

 

Come mai la scelta di autopubblicarlo tramite ilmiolibro.it?

E’ stata un’amica a insistere tanto che lo pubblicassi. Nel frattempo un altro mio amico, Marco Musso, aveva pubblicato una raccolta di poesie con ilmiolibro.it e mi aveva parlato bene di questa esperienza. Ho deciso quindi di provare anch’io visto che ultimamente le case editrici ti chiedono diverse migliaia di Euro per pubblicarti, mentre ilmiolibro.it mi sembrava l’opzione più conveniente: nessun editore specifico di mezzo, i diritti d’autore sono totalmente miei e inoltre così posso avere il controllo quasi totale sulle edizioni. Ho visto ne ilmiolibro.it il futuro dell’editoria per gli scrittori emergenti. Una maniera diretta per dare voce alla propria creatività e non lasciarla nel cassetto a invecchiare. E credo di non aver sbagliato perché Ti amo da vivere vende, funziona, e piace anche molto. E inoltre sto leggendo altri scrittori e ne ho trovati diversi davvero molto interessanti.

 

Come ti sei regolata o come intendi regolarti per dare visibilità al tuo romanzo?

Sto organizzando presentazioni, interviste, recensioni. Mi occupo di quasi tutto io. Alla mia assistente lascio fare soltanto la parte di ricerca, blog, riviste, siti internet ecc….e adesso sto valutando se inserirlo o no in qualche concorso o manifestazione in particolare. Mi piacerebbe portarlo a Torre del Lago in occasione di LESWEEK, oppure al Festival MIX Milano. Vorrei che lo leggessero più persone possibili affinché il tema trattato possa arrivare nella testa di tutti. Vorrei sensibilizzare sull’argomento, smuovere qualche coscienza assopita. Il fatto che noi italiani abbiamo vicino il Vaticano, ci penalizza, ci rende stupidi e ignoranti e molte cose scegliamo di non vederle e non affrontarle proprio a causa di una forma di ignoranza in cui classe politica e Vaticano ci recludono di proposito. Le menti pensanti sono pericolose. E se gli italiani cominciano a pensare succede una rivoluzione. A me piacerebbe molto vedere il nostro paese rinascere sotto ogni punto di vista. Mi piacerebbe che l’Italia tornasse ad essere un paese di cultura, e che all’estero smettessero di ridere di noi e del nostro stile “parti intime in primo piano” o delle fesserie tipo “Bunga Bunga” Se devo mettere sulla bilancia della vergogna questo o l’esempio di due persone dello stesso sesso che si amano e decidono di costruire la loro dimensione familiare, credo che la vergogna faccia il peso maggiore dalla prima parte. Resto scioccata ogni volta che un gay mi confessa di votare per la Lega Nord e ogni volta che qualcuno mi dice “Povero Silvio, con i problemi che ha come può governare!” Mi aspetto molto di più dagli italiani. Almeno ci spero e nel mio piccolo, mi muovo in controtendenza per offrire una visione alternativa della vita.

 

Hai consigli da dare a chi come te si autopubblica?

Di buttarsi! Di esprimersi, di lasciarsi andare e di viversi. Mettersi in gioco. Nascondere le proprie “opere” nel cassetto non serve a niente.

 

Quali autori o romanzi ispirano il tuo stile?

Sono cresciuta leggendo tutti i classici, da Catullo a Dante, da Shakespeare a Pirandello, per poi arrivare alla Beat Generation, a Kundera, alla Generazione Cannibale. Ultimamente subisco molto il fascino del noir, sia letterario che cinematografico. Credo però che la mia scrittura sia piuttosto di pancia, diretta, semplice, facile e scorrevole. Se devo trovare un esempio “famoso” che mi calzi bene direi che molto probabilmente la generazione dei “non-scrittori” in cui in qualche modo viene inserito anche Fabio Volo, è il genere e lo stile in cui più mi ritrovo di più.

 

Hai altre opere già iniziate o questa è stata la prima scritta e pubblicata? ( in caso di risposta positive: Ti va di raccontarcene qualcuna?)

Ti amo da vivere è il primo capitolo di una trilogia sull’amore. Sto quindi lavorando al secondo libro. Inoltre ho in corso la stesura di un saggio sulla fotografia e un altro romanzo, ma si tratta di una spy-story “piuttosto condita”. Se tutto va bene tra settembre e dicembre esco con il saggio sulla fotografia e con il romanzo spy. Poi torno sulla trilogia per far uscire il secondo libro entro l’estate del 2012. Nel frattempo, è piombata una nuova commedia nel mio cervello!  

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto? Ti va di condividerlo con noi?

Ho un sogno nel cassetto molto grande: fare il film di Ti amo da vivere. Se posso sognare, io voglio sognare alla grande!

 

 

 

Mi auguro di poter leggere in futuro i prossimi capitoli di questa trilogia romantica.

Segnalo ai nostri lettori che la fotografia di Valentina Cusano è stata scattata da Giorgio Fata. Trovate ulteriori informazioni su Valentina Cusano e sulle sue passioni sul suo sito internet: www.photographers.it/free/valentinacusano

 

Flavia Pellegrino