{Nuove Voci Letterarie} Sabrina Calzia: La metà di credere

La metà di credereC’è una domanda, nella vita di Perseo. Che attende una risposta. La risposta non può arrivare subito, occorre Tempo. Ma il Tempo è un nemico e, per vincerlo, Perseo ha solo la memoria. I ricordi sono lanterne. Che lui può accendere, nel buio della notte. Cosa sarebbe il suo oggi, senza i ricordi? Nulla. E mai. Per fortuna loro ci sono. A zittire, per un attimo, l’insopportabile ticchettìo. A bloccare, per un po’, le instancabili lancette… “Per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte.” (Kahlil Gibran).

La metà di credere è il romanzo d’esordio di Sabrina Calzia, per la casa editrice 0111 ( zerounoundicidi ), inserito nella collana Selezioni, una collana che la casa editrice riserva alle migliori opere pervenutale.

 

Parlare di questo romanzo mi risulta particolarmente difficile, non perché io non l’abbia gradito ed apprezzato, tutt’altro, ma perché è talmente originale e particolare, tanto da impedirmi di trovare le parole giuste per descriverlo.

Perseo, unico protagonista di questo romanzo, è un uomo, un po’ schivo, insofferente, annoiato dalla quotidianità, ma incapace di cambiare anche solo qualcosa. Uno come tanti all’apparenza. Perseo combatte passivamente contro lo scorrere inesorabile del tempo, la sua lotta è nel suo pensiero, nel recuperare ricordi e nell’illudersi di poter vivere nel passato che rievoca nei dettagli.

La sua battaglia mentale e la sua insofferenza sono entrambe rivolte agli “Altri”, misteriosi esseri che guardando e giudicano dall’alto i miseri umani, delirio puro o palpabile realtà?

Il romanzo si snoda in pensieri, ricordi, scatole della memoria aperte e non sempre richiuse, scatole mai aperte e talmente polverose da renderle invisibile alla coscienza, scatole, tante scatole che frammentano in “comportamenti stagni” la vita di Perseo impedendogli di guardarsi allo specchio e scoprirne l’intero sé.

Scritto dall’abile mano di Sabrina Calzia, il romanzo è una poesia, e come per ogni poesia degna di questo nome, non sempre ogni verso è chiaro e comprensibile, ma se letto nell’insieme tutto assume un significato, dolce o amaro che sia.

Una chiave di lettura, in appendice, aiuta, infine, il lettore a raccogliere tutti i frammenti e collegarli in un grande puzzle davvero affascinante.

 

Sabrina CalziaHo contattato l’autrice Sabrina Calzia per poterle porre qualche domanda.

 

Ciao Sabrina, grazie per aver voluto partecipare a questa iniziativa su Pensorosa, so di essere ripetitiva, ma conoscere il concepimento di un romanzo, quale che sia il genere, mi affascina sempre tantissimo. Quindi, come è nato “la metà di credere”?

Ho scritto questa storia in un periodo davvero particolare della mia vita, a pochi mesi dalla nascita della mia prima figlia, Giulia. Questo non solo per ragioni pratiche, per il fatto che avevo più tempo a disposizione essendomi assentata dal lavoro. Ma soprattutto perché in quel momento sentivo il bisogno di scrivere. E di scrivere proprio questa storia; come se già esistesse in me, e dovessi solo metterla nero su bianco per riuscire a comprenderla meglio. Penso che la nascita di un figlio sia un evento che trasforma radicalmente la vita. E non semplicemente perché (come credevo quando figli non ne avevo, ed erano gli altri ad “ammonirmi” in tal senso) cambiano gli orari, gli impegni e le abitudini. Ma soprattutto perché stravolge il modo di pensare, cambia le priorità della vita e addirittura trasforma la percezione che abbiamo dei fatti, sia presenti che passati. O almeno è stato così, per me. Mi sono chiesta se fosse naturale l’arrivo di un momento, prima o poi, in cui cambia la prospettiva, il modo di porsi di fronte alle cose. Se succedesse anche agli altri di percepire, per qualche ragione, una trasformazione improvvisa del proprio modo di essere. Certo, probabilmente il cambiamento avviene in modo graduale, nel tempo; ma non si palesa immediatamente. Poi accade qualcosa di eccezionale, o comunque importante. E, non sai bene come, un mattino ti svegli con una nuova consapevolezza. Di ciò che sei, di ciò che puoi e vorresti essere. La risposta che mi sono data è… che sì, a molti succede. Così ho pensato che potevo pubblicarla, la mia storia, anche se inizialmente l’avevo scritta più che altro per me stessa.

 

Lo stile con cui l’hai scritto, più che riferibile alla prosa, è poetico. E’ stata una scelta consapevole, o una deformazione professionale ( so che hai pubblicato antologie poetiche )? E come mai questa scelta?

Si tratta di una scelta, assolutamente consapevole. Una sorta di tributo alla mia iniziale predilezione e propensione verso la poesia (scrivevo versi già da bambina), poiché è stata la “scintilla” da cui è poi scaturito il mio attuale amore per lo scrivere. Sebbene da tempo mi sia accostata maggiormente alla narrativa, la musicalità e il potere evocativo della poesia continuano ad emozionarmi. Perciò, ben sapendo di affrontare una sfida ardua e non priva di rischi, ho voluto dare alla mia prosa d’esordio un’impronta innovativa; o, quanto meno… “particolare”. L’impronta “poetica” dovrebbe essere conferita al testo, nel mio intento, da un ben preciso ritmo narrativo. Alla scansione del quale concorrono (o dovrebbero concorrere), oltre alla struttura poco articolata delle frasi, alle frequenti pause e alla punteggiatura marcata, anche le scelte lessicali e l’aggettivazione. La punteggiatura accentuata, inoltre, ha lo scopo di “forzare” il lettore al ritmo dei pensieri di Perseo; inducendolo, in tal modo, ad una maggiore interiorizzazione.

 

Perché proprio il mito di Perseo? Ed aggiungo, è nato prima il Perseo del mito o il personaggio della tua storia, nel senso hai preso spunto dal Perseo greco per attualizzarlo in un “impresa” mentale e non eroica, oppure al contrario hai fatto nascere il tuo personaggio ed in fase di lavorazione hai notato le analogie con il Perseo mitico?

Non so bene cosa rispondere, sarò sincera. Lo spunto iniziale, e decisivo, è tutto racchiuso nel titolo, che poi altro non è che la citazione di un famoso aforisma di Victor Hugo: “Amare è la metà di credere”.Ho provato a far mia questa frase, per dar vita ad un mio personale “inno” alla fiducia e alla forza interiore che ognuno di noi, anche il più negativo e pessimista, può trovare in se stesso, se davvero lo vuole.Avevo in mente il personaggio e il suo pessimismo, e avevo in mente la necessità di concedergli un riscatto. Ho pensato al nome Perseo, e da qui tutto è nato in modo molto naturale… il parallelismo tra l’uomo e il mito, e il pensiero che, in fondo, in determinate circostanze anche i gesti più banali possono diventare atti di eroismo.

 

Prima ho fatto riferimento alle “scatole” dei ricordi, che per Perseo sono tanti compartimenti stagni, chiusi e polverosi, che gli impediscono di guardare “il tutto”, rendendo quindi anche i ricordi, se visti singolarmente, “fallaci” o “insensati”, ma che invece se letti nella globalità assumono un significato diverso. Mi è sembrato che la stessa sensazione delle “scatole” di Perseo si percepisse nella poesia ed in particolare nel tuo stile narrativo originale e personale che hai utilizzato. Leggere semplicemente una frase o un capitolo ti porta a comprendere poco o assolutamente niente, ma solo lo sguardo d’insieme ti aiuta a percepire il significato di ogni singolo particolare. Eri conscia di questo particolare aspetto del tuo romanzo e stile? Ti va di commentare, avallare o confutare il mio pensiero?

Questa tua domanda mi sorprende piacevolmente, e mi lusinga: dimostra che ho raggiunto il mio obiettivo!L’immagine delle scatole è uno dei principali fili conduttori della vicenda, quello sul quale si fonda e sviluppa l’intera struttura narrativa; struttura che, dovendo rendere al lettore il meccanismo della memoria del protagonista (per aiutarlo a comprendere il percorso di Perseo verso il suo personale traguardo), doveva auspicabilmente riproporre, e in effetti lo fa, lo stesso concetto in altre forme. Si tratta proprio di quell’impressione che tu, a quanto pare, hai saputo cogliere. Ogni capitolo è un “gruppo di ricordi”, ovvero una scatola della memoria, e ne contiene altre (i singoli paragrafi all’interno dei capitoli); di queste altre Perseo può, di volta in volta, “aprirne una, o poche, o molte”. Ti dirò di più: la risposta al disagio di Perseo, e la soluzione all’iniziale impossibilità, per lui, di avere una visione oggettiva di sé e della propria vita, sono già in certo qual modo anticipate dalla scelta del “nome” dei capitoli. Che all’inizio non si capisce, sembra fatta a caso e invece, l’avrai notato, non lo è affatto.Quindi sì, è vero, lo schema delle scatole è nascosto in forma sottile, meno evidente ma a quanto pare percepibile, anche nella struttura della narrazione. Apprendo ora, da te, che il lettore ritrova questa stessa sensazione addirittura nello stile, nelle singole frasi; forse perché a tratti risultano un po’ “ermetiche” (e non avrebbero potuto non esserlo, trattandosi delle elucubrazioni di un Perseo ancora piuttosto confuso, smarrito).E anche se, sinceramente, a questo dettaglio non avevo pensato… in effetti sì, concordo, probabilmente l’effetto è quello; e, devo dirlo, tutto sommato non mi dispiace!

 

Mi diletto anche io a scrivere, per lo più però le mie opere sono romanzi avventurosi o romantici, abbastanza lineari e scontati. Quanto tempo e cosa ci vuole per scrivere un romanzo di questo genere? Hai progetti letterari per il futuro?

Premesso che non penso affatto che un romanzo “lineare” sia necessariamente scontato, ammetto la mia predilezione per romanzi un po’… non vorrei dire “strani”, perciò dirò “originali”. Da qui il mio tentativo (più o meno azzeccato, non sta a me dirlo) con “La metà di credere”. Forse abbastanza riuscito, in quanto a “stranezza”.Cosa ci vuole per scrivere un romanzo del genere? Non saprei. Forse, semplicemente, un’idea iniziale. E poi, ovviamente, qualcosa da dire in merito ad essa, e la voglia di condividerlo.Quanto al tempo… Nel mio caso, non ho impiegato molto a stendere la prima bozza, forse un paio di settimane o poco più. Molto più lungo e impegnativo è stato invece il lavoro di “limatura” e revisione; anche in considerazione dell’impegno speso, come accennato in precedenza, nell’elaborazione di un mio stile personale. Che potesse conferire (questo almeno era il mio proposito, chissà se ci sono riuscita?) una sorta di “musicalità” al testo. Al momento sto lavorando ad una raccolta di racconti, dal titolo (provvisorio) “Onde”.Però mi piacerebbe, in futuro, cimentarmi in un romanzo; magari un po’ più complesso e articolato di “La metà di credere”. Niente di ancora definito, per il momento si tratta solo di un progetto, ma spero di poterlo attuare al più presto… ispirazione permettendo!

 

Ringrazio nuovamente l’autrice per la sua gentilezza e disponibilità, per conoscerla meglio ed addentrarsi nel suo mondo poetico e letterario, visitate il suo blog Sogno di Scrivere Invito veramente tutti a leggere questo romanzo così originale e particolare che merita di essere conservato in tutte le librerie personali. Per ulteriori informazioni o acquistare il romanzo visitare il sito internet: ilclubdeilettori.com/risultati.aspx?keywords=Sabrina.Calzia, il romanzo è inoltre disponibile in tutte le librerie italiane, previa ordinazione, o nelle migliori librerie online, quali fra le tante IBS e WEBSTER.

 

Flavia Pellegrino