{Nuove Voci Letterarie} Odio Amare

odio amare2Nuove sfide attendono Marianna Fonte, una giovane scrittrice siciliana al ritorno dall’esperienza romana che le ha regalato tanta notorietà e qualche guaio con Marco, il fidanzato bello e impossibile. La maternità, il matrimonio “riparatore” e il loro piccolo microcosmo, costituito dagli amici e dai parenti sembrano risucchiarli in un universo di equivoci, nel quale l’unico modo per sopravvivere è guardare la vita con disincanto e ironia.
Odio amare è il sequel di Ghiacciolo con Nutella, edizioni il Filo, una divertente fotografia della società siciliana del nuovo millennio.

Odio Amare di Silvia Scibilia è il secondo romanzo basato sulla vita di Marianna Fonte, giovane donna siciliana già incontrata nel romanzo “Ghiacciolo con Nutella”.

Confesso che ho avuto parecchie difficoltà nel recensire questo romanzo, poiché ero talmente stata coinvolta dalla trama da non riuscire più ad essere lucida per poterlo commentare razionalmente.

Ho scritto questo articolo tre volte, e questa è la quarta e, spero, l’ultima e definitiva, perdonatemi dunque se per una volta sarò un po’ più prolissa del solito, ma per comprendere ed apprezzare o meno questo libro sono necessarie ben più di quattro parole.

Odio Amare, nel bene o nel male, nel brutto o nel bello, non è un chick lit, e probabilmente non lo inserirei neanche superficialmente nella semplice narrativa. Avete mai visto Mary Poppins? Quando con i bambini ed il fidato spazzacamino entrano in un quadro e vivono una divertente avventura in un semplice quadro, dalla giostra dei cavalli alla caccia alla volpe? Beh, considerate Odio Amare un quadro con pennellate ben definite ed altre appena accennate. Avete il quadro davanti a voi? Ora non ci resta che fare una magia alla Mary Poppins ed entrare…

Avevamo lasciato Marianna, al termine di “Ghiacciolo con Nutella”, in dolce attesa e tutte le sue amiche delle serate “bj” (Bridget Jones) in trepidante attesa di diventare zie.

Chi è Marianna Fonte? Marianna è una giovane donna, che lavora, aspetta un bambino, ERA indipendente ed autonoma, e vive pensa e agisce in base all’uomo della sua vita: Marco. Ebbene si perchè se nel primo romanzo “ghiacciolo con nutella” avevamo conosciuto Marianna ed avevamo scoperto un po’ della sua crescita, in “odio amare” troviamo una totale regressione di questa giovane donna, della quale non conosciamo più niente, né il suo lavoro, né la sua gravidanza, né tante altre piccole cose che la potrebbero rendere unica. Marianna, in odio amare, non è nulla al di fuori di Marco. Non è passato neanche un anno da quando si sono conosciuti e lui ha “tradito” due volte la sua compagna ed una volta le ha fatto violenza, ma Marianna accetta e si “accontenta” cercando di imparare ad amarlo senza dover soffrire ancora.

Torniamo allo stesso punto di partenza, ciò che fa muovere il mondo e questo romanzo è fatto di intimità, e dato che i due protagonisti non riescono ad adempiere ai doveri coniugali per non mettere a rischio la gravidanza, ci pensano tutti i numerosi amici e conoscenti a coprire questo “incolmabile vuoto”, e quindi ecco partire una serie infinita di tradimenti, ricordi di prodezze sotto le lenzuola, che non risparmiano proprio nessuno, dalla colf all’inquilino del piano di sopra, dai suoceri agli amici.

La gravidanza stessa, che accompagna tutto il libro, viene quasi ignorata salvo piccoli riferimenti all’esplosione ormonale.

Per terminare nuovamente con un finale, a parer mio, più agro che dolce, che mi ha lasciato parecchio riflettere sulla figura della donna (moglie-madre-amante).

Siete già pronti con i vostri commenti? Qualcuno scandalizzato, qualcun’altro schifato, qualcun’altro ancora invece piacevolmente colpito… vero?

Fermi tutti!!! Siamo ancora nel quadro… ora fate un passo indietro ed uscite da questo ritratto di vita.

Siete fuori?

Bene, questo è il momento per parlare del libro.

Il romanzo della Scibilia non è una favola, non è una fiaba, non un chick lit in cui i grandi magnate della finanza si innamorano perdutamente di giovani donne insicure e pasticcione per vivere felici e contenti. Non è un romanzo rosa per noi donne sognatrici con un principe azzurro senza macchia e senza paura che fa della sua donna la più felice sulla terra. Non è un libro di denuncia della situazione sociale, non è un libro moralista.

Odio Amare è un quadro. L’autrice ha ritratto quello che ha visto nella nostra società, dall’intimità che effettivamente fa muovere il mondo alle violenze domestiche che esistono e sempre più raramente sono denunciate.

Odio Amare è un semplice quadro che ci piaccia o meno, lui è lì a sbatterci in faccia, con dei colori più allegri di altri, quella che è la realtà quello che tutti i giorni guardiamo senza vedere realmente. Odio Amare è un quadro, lui non parla non ci sta dicendo “dovresti far così” “questa è la giusta via”, sta a te fruitore del dipinto guardare e decidere cosa assorbire da questa tela, se vuoi coglierne un significato, se vuoi coglierne una denuncia o una morale o se vuoi semplicemente sfogliare le pagine come se fosse un libro da spiaggia da richiudere ed abbandonare con leggerezza.

Ed è forse proprio questo il difetto ed al tempo stesso la forza di questo romanzo, non tutti i lettori amano esser lasciati liberi di decidere cosa farne delle pagine stampate, spesso vogliono una mano che li guidi anche nell’interpretare una semplice “commedia” letteraria.

La forza è proprio lì, non so quanto l’autrice ne sia stata consapevole o meno, ma nel creare così questo romanzo ha innescato davvero una bomba tutta particolare che in ogni casa, agli occhi di ogni singolo lettore deciderà se esplodere o dimostrarsi un semplice bluff.

E’ lampante la crescita stilistica e narrativa dell’autrice; rispetto a “ghiacciolo con nutella”, “odio amare” appare molto più maturo e corretto dal punto di vista stilistico, i personaggi diventano talmente reali davanti ai nostri occhi che li vorremmo prendere a pugni o consolare a seconda della situazione.

 

Silvia ScibiliaOra ho scritto davvero troppo, è arrivato il momento di sentire il parere dell’autrice Silvia Scibilia su questo tanto discusso romanzo.

 

Eccoci di nuovo con un altro capitolo della storia di Marianna, cosa ti ha spinto a scrivere questo sequel?

Quando terminai la stesura di Ghiacciolo con Nutella ero talmente legata al personaggio di Marianna che fu inevitabile continuare la storia, diversamente dal primo episodio non avevo ben chiaro in mente cosa avrebbero fatto i personaggi. Desideravo, inoltre, affrontare alcuni argomenti di carattere sociale facendoli vivere in modo diretto ai personaggi, soprattutto quelli secondari che non avevano avuto lo spazio adeguato in Ghiacciolo con Nutella.

 

 

Ti va di spiegarci il titolo “Odio Amare”?

Riguardo al titolo Odio amare rappresenta la contraddizione di base che caratterizza Marianna e le sue amiche. Marianna odia non l’amore ma le situazioni che spesso la portano “fuori di testa” come inseguire Marco di notte. È indubbio che Marianna vive anche momenti di grande saggezza che la portano a considerazioni universali verso la vita e l’amore. Attraverso questo ossimoro esistenziale Marianna, Alessandra, Giulia e Mariella, amano e soffrono, inciampano sui loro amori sbagliati, ma trovano la forza per rialzarsi ed andare avanti a testa alta.

 

 

Ci saranno altri capitoli per Marianna e Marco?

Ebbene sì, c’è un romanzo cominciato circa due anni fa e accantonato per un altro progetto. In questo episodio, un vero e proprio giallo, vorrei dare una fotografia dell’Italia in piena crisi economica. Adesso che sono libera potrei riprenderlo ma il rischio sarebbe una bomba che ribalterebbe le comuni idee sul femminismo, sulla politica e sulla cultura.

 

 

Hai detto che il prossimo libro potrebbe mettere a rischio “le comuni idee sul femminismo, sulla politica e sulla cultura”, non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano, ci fai qualche anticipazione?

Oddio! Con il senno di poi mi sembra di avere esagerato :)))

Nell’episodio inedito Marianna si trova ad affrontare una situazione inquietante che le offre l’occasione di poter discutere su temi come il femminismo. Ma nello stesso tempo è la situazione stessa a offrire un quadro di come potrebbe diventare la nostra vita se continuiamo a ignorare i rischi che la politica e l’omologazione culturale hanno sul nostro sistema democratico e sulla libertà di pensiero. Il tutto condito con la solita ironia e un pizzico di sensualità.

Non si capisce nulla, vero? Non posso dire altro senza svelare la trama.

 

 

 

Che cos’è secondo te l’amore? E secondo Marianna? Cosa attraverso di lei hai voluto dire?

L’amore è condivisione di un progetto nella quotidianità. Io vivo un rapporto esclusivo con una persona che conosco da sempre, un’esclusività costruita giorno dopo giorno grazie alla comunicazione e all’apertura mentale. Attraverso Marianna ho voluto descrivere un amore libero da pregiudizi, un amore soggettivo, spesso discutibile, ma personale e quindi da rispettare. Marianna è giovane, è una ragazza libera e disinvolta, sa qual è il suo ruolo nella società eppure sceglie di stare con un uomo che non la merita.

 

 

Marco è un protagonista fuori dal comune, ed i miei complimenti vanno a te che hai osato creare un anti-eroe classico, è pieno di difetti a volte è talmente insopportabile che forse solo Marianna potrebbe amarlo. La tua scelta mi è sembrata una presa di posizione della serie “basta illudere le lettrici, i principi azzurri non esistono! Esistono solo gli uomini!”, puoi confermare o confutare questa mia teoria?

Confermo! Ho una personale avversione per gli eroi senza macchia e ancora di più per i principi azzurri. Le persone troppo perfette nascondono cataste di scheletri negli armadi. I miei personaggi sono lontani dalla perfezione perché nella realtà è inverosimile. Magari qualcuno può considerare la mia scelta poco oculata in un momento culturale dove l’eroe per eccellenza di notte va per boschi a cacciare ignare creature, fatto sta che io non essendo figlia della generazione Harry Potter o Twilight non posso ignorare ciò che vedo intorno a me e ritengo quasi un dovere descriverlo attraverso dei personaggi all’apparenza simpatici. Giusto oggi ho appreso di una ragazza stuprata da uno che aveva conosciuto in chat con l’aiuto di due amici e della donna uccisa dall’ex marito in cortile. Diverse persone mi hanno contestato (a ragione) la scelta di Marianna di perdonare Marco. Però se io avessi fatto terminare Ghiacciolo con Nutella con una Marianna che sceglie di crescere il figlio da sola, qualcuno avrebbe commentato “brava” e dimenticato il romanzo l’attimo dopo. Nella realtà le donne tacciono sulle violenze domestiche, era il dubbio sull’happy end che io volevo sollevare.

 

 

Sono fidanzata da sei anni, amo il mio uomo con un’intensità disarmante, ma credo di amare più me stessa, e di fronte ad un tradimento dubito potrei sorvolare, tanto più se due nel giro di un anno, ed una violenza di quel genere. Perdonami quindi la domanda, ma secondo te quanto e quando è giusto perdonare, e “Perdonare l’altro” non significa tradire il rispetto di sé?

 Io penso che non si possa applicare una regola comune a tutti. Io non perdonerei la violenza prima del tradimento. La fedeltà o l’infedeltà sono delle regole non scritte sulle quali fondiamo i nostri rapporti. Nella realtà sociale la fedeltà non è più il punto cardine su cui basare la coppia tanto che ci sono coppie felici che praticano lo scambio. Ne consegue che il baricentro del rispetto viene spostato su altri punti, è necessario pertanto stabilire quali siano questi punti e che siano condivisi. La violenza è invece un atto imperdonabile perché non ci può essere equilibrio in una coppia come Marianna e Marco. Nel momento in cui Marianna rispetta Marco come persona è innegabile che manchi di rispetto a se stessa.

 

 

A questo punto, fatto 30 faccio anche 31, ti va di commentare il detto “meglio sola che male accompagnata”? Quando si è male accompagnati e quando invece si è solo troppo esigenti, egoisti e spigolosi?

Una situazione che mi ha in parte sconvolta è stato quando alcune lettrici dopo aver letto Ghiacciolo con Nutella si sono dichiarate innamorate di Marco e alle mie domande relative alla violenza hanno risposto che in effetti Marianna ha perdonato Marco troppo presto, loro lo avrebbero fatto attendere un po’ di più. Ne ho parlato con altre amiche che mi hanno suggerito la spiegazione di questa anomalia. Marco è un uomo che si dà anima e corpo nel rapporto, atteggiamento che di solito non si riscontra nei ragazzi reali, un po’ freddini e restii ai rapporti duraturi. Per me, Marco è un tipo da tenere presente come “cruciverbino”, cioè come accompagnatore occasionale perché dotato di charme, ma non come il padre dei miei figli. È chiaro che la mia opinione può non essere condivisa, ma vi assicuro che dopo anni di matrimonio avere accanto un uomo responsabile è una condizione fondamentale per poter andare avanti insieme. Non è facile trovare la persona da amare, soprattutto se si è vissuto per tanto tempo da soli. Non è una questione di egoismo o di eccessiva esigenza, è una realtà oggettiva. Può aiutare la passione iniziale che smussa i difetti trasfigurandoli in virtù, però bisogna avere la fortuna di essersi abituati all’altro quando i fumi dell’amore cominciano a evaporare.

 

 

Come definiresti questo genere letterario? Perchè?

Quando chiesi a un mio amico critico rispose “narrativa”. Io aggiungo “commedia all’italiana”. È sbagliato catalogare i miei romanzi come chick-lit nonostante il registro umoristico. Sono figli di Fantozzi, di Marcovaldo, della narrativa del neorealismo, del linguaggio popolare di Camilleri più che di Bridget Jones, di Sex and the city ai quali superficialmente sembrano rifarsi. Lo stesso critico citato prima ha scritto nella presentazione a un mio romanzo inedito (6 in stand-by) che gli ricordo Brancati per la mia capacità di fotografare la società siciliana in mutande. Un compito difficile che mi porta lontano dalla cultura della mia isola che non riesce a trarsi fuori dai cliché letterari (gialli, mafia e storia).

 

 

Sei consapevole, immagino, di aver lanciato nel mondo editoriale del chick lit, un mondo tutto femminile una bomba a mano già innescata, con il tuo romanzo Odio Amare; cosa volevi trasmettere attraverso il tuo romanzo?

Direi che avevo cominciato con Ghiacciolo con Nutella, arricchendolo con scene di intimità e violenza, una sorta di tabù dei chick lit. In Odio amare completo l’opera trasformandolo in un racconto di quotidianità, descrivendo le difficoltà di una giovane coppia che parte con due seri handicap, una violenza e una gravidanza. Ma Odio amare non è un libro drammatico, fa sorridere per i piccoli “incidenti” di cui è vittima Marianna e penso ognuno di noi, i preparativi per il matrimonio, gli ormoni impazziti per la gravidanza, le ingerenze della suocera o le riunioni condominiali.

 

 

Cosa hanno detto di “odio Amare” fino ad ora?

Le opinioni su Odio amare sono state discordanti fino a questo momento. Una mia amica al mare, ha terminato la lettura del libro, è venuta da me, mi ha baciato ripetutamente sulle guance mostrandomi la pelle d’oca, ad altri non è piaciuto perché si aspettavano una storia avvincente come Ghiacciolo con Nutella e si sono ritrovati una narrazione di episodi quotidiani, che possono accadere a chiunque. Una critica che mi è stata mossa riguarda l’intimità, secondo alcuni eccessivo, nonostante in Odio amare ci siano meno descrizioni che in Ghiacciolo con Nutella. Marco e Marianna hanno un rapporto che si alimenta l’intimità, tolto questo rimane molto poco perché sono diversi caratterialmente. Ciò non toglie che potrebbero crescere e trasformare il loro rapporto in senso affettivo, però ci vuole un arco di tempo che non potrebbe rientrare nel primo anno di vita comune. Ho voluto anche sottolineare che la nostra società vive e prospera di intimità. Qualcuno non ha gradito o compreso in toto le mie motivazioni.

 

 

Cosa vuoi dire che non hai mai detto o vuoi sottolineare su “odio amare”?

Se questo romanzo è stato pubblicato devo ringraziare Samanta Catastini, che ne ha curato la revisione. Per anni l’avevo messo da parte considerandolo una costola superflua di Ghiacciolo con Nutella. A Samanta è piaciuto, mi ha incoraggiata a pubblicarlo considerandolo più maturo e profondo rispetto al prequiel. Lavorandoci ho avuto modo di rivalutarlo e di considerare degli aspetti che nella scrittura di getto mi erano sfuggiti. Il mio consiglio al lettore è di non leggere Odio amare come se fosse un romanzetto sentimentale (sebbene lo sia), ma di soffermarsi sugli aspetti che gli ricordano episodi particolari della propria vita.

 

 

Cambiando discorso, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho appena terminato un romance che ha assorbito due anni della mia vita tra studio e possibilità di scrivere. È di ambientazione medievale ed è una sorta di omaggio alla mia città Trapani che durante la dominazione normanna conobbe il momento di massima espansione. Anche in questo caso invito i lettori (se mai sarà pubblicato) di non aspettarsi cavalieri senza macchia.

Vorrei trovare qualcuno disposto prima a leggere e magari pubblicare 6 in stand-by, un romanzo contemporaneo che narra di una separazione e infine pubblicare on-line sul mio blog (lilith09italy.spaces.live.com) i racconti e i romanzi scritti negli anni ’90, magari riadattati ai nostri giorni.

 

 

 

Dopo questa bellissima e stimolante intervista, ringrazio nuovamente Silvia Scibilia per la sua collaborazione e disponibilità, ed invito i nostri lettori a curiosare nel suo blog lilith09italy.spaces.live.com e chissà, magari ad acquistare una copia di Odio Amare per potersi fare una propria idea di questo romanzo.

 

Flavia Pellegrino