{Nuove Voci Letterarie} L’erede di Vitar

erededivitarLa morte dei sovrani di Vitar è accidentale, o c’entra il sinistro principe Drel, che Feri, quale erede al trono, dovrà sposare? Su consiglio del Primo Ministro, Feri fugge per trovare un contendente da opporgli.
Precipita fortunosamente sulla Terra, dove incontra Jason, che fa parte però di un’associazione governativa per la ricerca di vita aliena.
I due s’innamorano, ma l’amico di Jason, Michael, scopre chi è realmente Feri.

L’erede di Vitar, romanzo d’esordio di Federica Ramponi, pubblicato dalla casa editrice 0111 (zerounoundici) è stato definito l’incipit di un nuovo genere letterario, un gustoso cocktail fra la fantascienza ed il romantico.Impossibile dar torto, Federica Ramponi ci trascina in un mondo totalmente nuovo, ambientato fra la Terra, in una non ben definita città del Texas, approssimativamente nei giorni nostri, ed il pianeta Vitar, lontano dalla terra cinquanta anni luce. Vitar ed i Vitariani ci vengono presentati sin da subito, con un’ eccellente attenzione ai dettagli (dalla fauna e flora alle leggende ed il pantheon religioso, dall’astronomia ai costumi). La trama, forse un po’ banale, è pur sempre un’intramontabile classico, in cui troviamo Feri, principessa straniera defraudata e Jason, “eroe romantico” che ne conquista il cuore, ed involontariamente, il regno. L’intreccio si snoda, in pochissime pagine, con una delicatezza, e forse ingenuità narrativa, tipiche di una scrittrice al suo esordio. E’ senza ombra di dubbio un romanzo che promette molto bene, non ancorato allo schema classico simil-Harmony per la storia d’amore, e smussato nel suo lato fantascientifico, in modo da poterlo rendere facilmente immaginabile e comprensibile, anche a chi non è (ancora) amante del genere. Mi sento in dovere, però, di muovere alcune critiche alla casa editrice che ne ha curato la pubblicazione, poiché, oltre alla presenza di errori di battitura, che certamente denotano una distrazione di fondo, la copertina e lo stile editoriale ( formato, colore pagine, spessore etc ) non è propriamente accattivante, e non rende giustizia all’opera della Ramponi, che rischia di sfuggire gli sguardi degli avventori in libreria. Inoltre, ma assolutamente non meno importante, lo stile narrativo dell’autrice è molto “ingenuo” e tipico di chi è alle prime armi, sarebbe stato ottimale, per la casa editrice stessa, credere nel potenziale di questa autrice e nel suo romanzo un po’ di più, aiutandola a farlo emergere e maturare pienamente in un successo letterario.

federicaramponiSperando di non aver offeso Federica Ramponi, con queste mie parole, mi permetto di farle qualche domanda.

 

Cara Federica, innanzi tutto grazie per aver voluto collaborare con PENSOROSA ed aver lasciato la “tua creatura” nelle mie fauci letterarie. Ho letto che questo romanzo è frutto di un sogno, senza dubbio un sogno particolare e degno di rimanere su carta, era la prima volta che ti capitava? Se no, perché questo “sogno” in particolare hai deciso di valorizzare?

Era la prima volta che un sogno si ripeteva di continuo, senza lasciarmi in pace! Altre volte ho sognato storie più o meno coerenti, che avessero una parvenza di trama, ma mai così nitidamente. Tuttora potrei viaggiare su quel pianeta senza perdermi, mentre qui il senso dell’orientamento non so nemmeno cosa sia… Non ha smesso di tormentarmi finché non l’ho fissato sui fogli virtuali di word. Era da una vita che desideravo scrivere un romanzo: ne ho uno nel cassetto che temo resterà lì dentro fino alla pensione, invece questo è riuscito a prendere forma.All’inizio era molto diverso da com’è adesso: brevissimo, più scanzonato. Di sicuro se lo riscrivessi daccapo ne verrebbe fuori qualcosa ancora modificata: sono passati quattro anni, ho letto altro, ho accumulato altre esperienze, sono più vecchia… mi sono esercitata, quindi vorrei sperare che riuscirebbe meglio! Però invece di rimaneggiare questo, penso che gli darò un seguito, approfondendo alcuni aspetti di Vitar che ho tralasciato perché mi interessava di più la storia d’amore fra i protagonisti.

 

C’è stato un momento in cui nella lettura, ho immaginato Avatar, il film uscito nelle sale cinematografiche nell’inverno scorso, mi rendo conto che il tuo romanzo è precedente, quindi se hai visto anche tu quel film, hai avuto la mia stessa sensazione? Cosa hai provato?

Sai che me l’hanno detto in tanti? E anche di chiedere parte degli incassi… Scherzi a parte, ci sono varie analogie: lui che alla fine decide di stare dalla parte degli alieni, Pandora e i suoi equilibri in pericolo, e non soltanto il colore blu degli extraterrestri! Temo che ormai tutto sia riconducibile ad altri testi scritti in precedenza: spesso per fare una battuta dico che Omero, Dante e Manzoni ci hanno tolto qualsiasi spiraglio di originalità! Però mi accorgo che le variazioni sul tema sono infinite, e la fantasia ci offre un terreno ancora fertile.Quello che ho subito immaginato è che mi piacerebbe che qualcuno del mondo del cinema leggesse il mio romanzo, e pensasse che potrebbe essere una buona idea una trasposizione su grande schermo! Sarebbe fantastico…

Sono da poco diventata una fan di Star Wars, ma non avevo ancora avuto il coraggio di immergermi in una lettura fantascientifica, temendo di impelagarmi in descrizioni “tecnologiche” troppo complicate. Il tuo romanzo è stato una piacevole scoperta, ma forse non è “propriamente” fantascientifico, alcuni l’hanno etichettato come “un genere nuovo ed innovativo, fra il romantico e la fantascienza”, tu che ne sei la “madre”, che genere gli daresti?

Da sempre sono fan di Star Wars e Star Trek, fin da piccola guardavo la serie classica e sono immersa nel “tecno-bubble”. Le mie bambine hanno imparato cosa fosse un buco nero prima di imparare a leggere! Ho letto molti romanzi e una miriade di racconti, ma nonostante questo a volte sono ancora un po’ a disagio con certi termini, soprattutto quando si tratta di Hard SF e lo scrittore è uno scienziato a tutti gli effetti. Io l’ho definito fanta-harmony: a tutti gli editori cui l’ho spedito l’ho presentato così, nel bene e nel male. È una storia di fantascienza a sfondo romantico, ma capisco che quest’ultimo alla fine prevale. Forse sarebbe meglio dire che è una storia romantica a sfondo fantascientifico: Vitar, le astronavi, la diversità biologica, sono una cornice alla parte fondamentale, che è il sentimento nato fra Feri e Jason.

Leggendo “L’erede di Vitar” mi è sembrato che ci fossero mille spunti per un approfondimento non solo descrittivo ma anche emotivo e caratteriale dei personaggi. Come mai hai scelto un “romanzo breve” per la trasposizione cartacea del tuo sogno?

A parte i temi scolastici, questo romanzo è la prima cosa che io abbia mai scritto in vita mia. Dopo ho scritto per lo più racconti brevi. Tutti quelli che ho pubblicato, anche se comparsi prima, sono successivi, ma in effetti mi trovo più a mio agio con le storie da tre a dieci pagine (più o meno). Non perché non mi piaccia approfondire, ma perché sono a corto di tempo… Di solito scrivo di corsa durante l’intervallo, oppure la sera prima di dormire. Insomma, nei ritagli di tempo: come si fa a scrivere qualcosa di organico mezz’ora al giorno? Mi ci vuole di più per rileggere dove sono arrivata! OK, chi me lo fa fare? Ehi, scrivere mi piace un sacco! E vedere pubblicati i miei lavori è una grandissima soddisfazione: le storie che immagino non piacciono solo a me! È incredibile! Ma devo cercare di frenare la mia impazienza: sono troppo ansiosa… e sto divagando… torniamo al dunque! Dopo aver terminato la prima stesura, che contava appena 57 pagine, una mia amica mi disse che potevo dire molto di più. Allora ho cercato di descrivere meglio gli scenari, di chiarire certi passaggi, di presentare meglio i personaggi. Però avevo paura di “allungare troppo il brodo”, o di diventare noiosa.Non vorrei essere stata frettolosa, ma davvero nel 2007, terminate le revisioni, mi sembrava finito e a posto così. Man mano che aumenta l’esperienza, sebbene ancora limitata, capisco che un conto è quello che immagino, un conto è mostrarlo agli altri: devo essere più attenta, o perderò un sacco di particolari che potrebbero essere interessanti.Riflettendo, mi sono accorta che posso ancora raccontare tante cose a proposito dei Vitariani. Per esempio: gli Tzeni. Chi erano? Come hanno fatto a estinguersi? C’è un parallelo con la storia di Atlantide? E Fleni? Se ne va così con la coda fra le gambe senza colpo ferire? Il Cancelliere, neo Primo Ministro, cosa combinerà? E siamo del tutto sicuri che Keriu si sia rassegnato tanto facilmente? I nuovi sovrani sapranno dare un erede al trono? La lega di Lletyo non si sfascerà sotto le pressioni di nuovi equilibri?Pensandoci sopra, e spronata da alcune richieste, sto sviluppando delle idee per un seguito, che possa far luce su quanto taciuto di Vitar.

Ogni autore ha il suo personaggio preferito, che non sempre sono i protagonisti e non sempre corrispondono alle scelte affettive del lettore. Io ad esempio ho apprezzato molto il personaggio di Micheal. Qual è il personaggio, da te creato, a cui sei più affezionata?

Mah, sono tutte mie creature! Certo, non ho trattato molto bene il Primo Ministro, anche se lo adoro. Michael è un burlone, però leale e pronto a tutto per i suoi amici. Jason è una favola, in tutti i sensi, e Feri forse un po’ troppo perfettina. Mary è dolcissima, una vera amica del cuore: allegra, un po’ svampita, ma tanto affettuosa. Credo che sia lei la mia preferita: l’amica su cui puoi sempre contare.

 

Perdonami la domanda, ma avevi avuto già altre esperienze ( magari non dirette) con la casa editrice 0111? Come mai hai scelto di affidare a loro il tuo lavoro? Quali sono i parametri che un’autrice esordiente cerca di seguire per “Realizzare” il suo sogno letterario?

Sono approdata alla 0111 dopo essere stata sballottata a dritta e a manca nell’oceano delle proposte a pagamento. Non volevo pubblicare pagando: non avrei mai capito se il romanzo era buono o se tanto ormai avevano recuperato le spese. La 0111 non ha chiesto nessun contributo, è stata chiara e corretta. Certo, è molto piccola, e non può permettersi una gran promozione. Però è distribuita in tante librerie in tutta Italia, e il pensiero di vedere il mio romanzo sugli scaffali era così bello! Purtroppo, al momento della pubblicazione de “L’erede di Vitar”, non era previsto nessun editing. Forse ne sarebbe valsa la pena… Tutto sommato, sono contenta di essere uscita con loro. Ho parlato con tante amiche scrittrici, che avevano pubblicato con altri: la prima esperienza non si è rivelata del tutto soddisfacente, tanto che per le successive opere hanno deciso di cambiare. Crescendo, le tue aspettative si chiariscono e sai cosa vorresti, quindi scegli meglio.Non so di preciso cosa si debba chiedere a un editore, ma una lista posso provare a stilarla:

1)Non pago: l’editore sei tu, investi nel lavoro altrui. Io non pago il mio capoufficio perché mi tenga come segretaria, è lui che paga me per il lavoro che svolgo.

2)Promozione: io mi do da fare per far conoscere il libro, ma anche l’editore lo deve fare, altrimenti cosa ci guadagna?

3)Editing: non credo di saper scrivere una storia perfetta, troviamo insieme i punti che andrebbero migliorati!

4)Persone: sì, forse hai duecento scrittori o aspiranti tali nel tuo “libro paga”. Però non farmi sentire un numero, fammi capire che ti ricordi chi sono e qual è il mio romanzo… anche solo per sommi capi…

Ora, dopo questo romanzo, hai altri progetti letterari futuri?

Sì! Tanti tanti! Adesso sono immersa in atmosfere fantasy per una storia romanticissima (tanto per cambiare), che si sta rivelando più complicata del previsto e soprattutto lunga: sono a un po’ più di metà ed ha già superato il primo. Fra l’altro, ha una genesi stranissima: doveva essere un racconto di 500 parole, poi i personaggi hanno preteso che raccontassi i loro retroscena, e dapprima pensavo di cavarmela con 50 cartelle. Alla fine, si sono aggiunte così tante diramazioni che sono già a duecento, e i protagonisti hanno appena fatto conoscenza… non starò esagerando? Spero di riuscire a terminarlo entro la fine dell’anno.Dopodiché mi aspetta un’altra storia di fantascienza, un po’ più cupa, protagonisti due antieroi, e il seguito de L’erede. Mi dispiace dover accantonare i racconti: c’è una ventina di bozze che mi aspetta.Le idee sono tante, ma sarà dura: lavoro a tempo pieno, ho due figlie, a giugno finisco la maternità, poi il pianobar, anche se saltuariamente… la mente galoppa, ma le mani non arrivano alla tastiera e tanti dialoghi nascono e muoiono intanto che sono in auto: a volte li detto al registratore del cellulare! Se mi vede qualcuno penserà che sono matta a parlare da sola…Eh, ho tanta carne al fuoco, speriamo di non bruciare niente!

 

 

Ringraziando Federica Ramponi per la disponibilità e collaborazione, vi segnalo il suo sito internet in cui potrete trovare ulteriori informazioni, i racconti in lavorazione, ed in caso acquistare il romanzo: fantascienza.fabiofedepianobar.com .

 

 

Flavia Pellegrino