{Nuove Voci Letterarie} Le voci di Nike

vocidinikeIn un’atmosfera goticheggiante fuori da ogni tempo, la principessa Nike fugge gli aguzzini del principe Nabil, nemico e traditore, inseguita da un canto –a lei familiare e alieno insieme– trasportato dal vento. Avvolta da una spirale di incantesimi, voci e volti seducenti, che sembrano emergere da un passato dimenticato, la protagonista dovrà trovare in sé il potere per salvare, una volta per tutte, l’amore che le è stato violentemente sottratto da una volontà superiore.

“Sei nodi, uno per ogni senso, l’ultimo per il cuore”: l’intrecciarsi e il riflettersi della narrazione, condotta con originale maestria da questa giovane autrice, avvinceranno il lettore a un romanzo fantastico, lontano dai cliché del genere.

 

 

Le voci di Nike è il romanzo d’esordio di Silvia Mariaelena Damiani, pubblicato nel 2010 dall’ excogita editore.

Nike è una giovane principessa, cresciuta in una gabbia dorata e perfetta, costretta a scappare da un terribile stregone che ha assunto le sembianze del suo adorato zio, costretta a scappare da un canto tanto doloroso quanto conosciuto che sta invadendo le foreste seminando tristezza e distruzione davanti a sé.

Il romanzo della Damiani originale e lontano dai classici cliché del fantasy, si rivela un po’ difficoltoso al primo impatto di lettura, poiché la storia geniale risulta un po’ complicata da collegare. La mia sensazione nel leggere “Le voci di Nike” è stata quella di guardare un film, ho trovato difficile potermi immedesimare nei personaggi e tifare o meno per loro, non tanto per la caratterizzazione, abbastanza buona, dei personaggi stessi, quanto proprio per la particolarità della trama che ad ogni pagina ti lascia intravedere un nuovo indizio, ma solo alla fine riesci a collegare il tutto riuscendo a dare un senso alla tua lettura.

Un bell’esordio, senza dubbio, originale e coraggioso la cui pubblicazione è già premio della bravura di questa autrice il cui talento e potenziale andrebbe coltivato maggiormente, senza mai perdere quel suo stile, apparso nel suo romanzo d’esordio, che seppur complicato porta senza dubbio nel panorama letterario un nuovo modo di rapportarsi al fantasy.

Un libro scritto bene, che si legge tutto d’un fiato e che all’ultima pagina ti lascia con il dubbio “Ma la storia è davvero finita questa volta?”… al lettore scoprirne il perché e darsi la propria risposta.

 

silviadamianiCiao Silvia, grazie per aver partecipato all’iniziativa del nostro portale, raccontaci come nasce “Le Voci di Nike”? Un sogno, un film, un libro che ti ha ispirato particolarmente?

Ciao e grazie a te per il tempo e la tenacia che ci dedichi!!

Io ho sempre adorato il genere fantastico, trovo sia spesso il modo migliore per raccontare la nostra vita fuggendo da tutto ciò che ci tiene legati alla realtà. E’ un po’ come abbandonare momentaneamente la sanità e perdersi in un mondo onirico, dove però le nostre paure assumono una forma ed una sostanza.

Così ho fatto per “Le voci di Nike”. Soltanto che ero stufa delle classiche storie stereotipate del genere, di come bene e male fossero così distinti e arroccati nelle loro posizioni, come il cammino dell’eroe si evolvesse sempre con le medesime modalità (da buono a cattivo a perfido, fino alla redenzione che porta alla morte)… volevo ingannare per una volta il lettore. Fargli credere che le azioni fino a quel momento compiute fossero viscerali e certe, per poi sconvolgerlo.

Volevo che il lettore seguisse i comportamenti più nefandi e non potesse biasimarli. Ecco perché se nella fantasia classica chi ti sostiene e sorregge sono gli amici, qui arrivano a dubitare di aver fatto bene a salvarti la vita; inoltre, la figura dello zio, vista come eroe, viene sporcata dal dubbio del tradimento, sentimento che, in misura minore, si prova crescendo, quando il rapporto con i genitori inizia a cambiare e per un breve periodo ci si sente abbandonati e quasi traditi da chi pensavamo fosse la nostra guida perenne.

Era un pensiero (un lungo pensiero) che mi frullava per la testa da diverso tempo, avevo cominciato ad abbozzarlo cinque o sei anni fa, ma quando ho iniziato ad ascoltare le musiche una band locale “Night Flight”, tutto è diventato così chiaro.

Sono comunque stata sempre legata ai grandi classici: da “la ballata del vecchio marinaio” di Coleridge alle poesie di Blake. Più recentemente, ho trovato molta ispirazione nei fumetti di James O’Barr, “Il Corvo”, e così anche il film, che mi hanno saputa catapultare in quell’atmosfera onirica e pervasa di amore della quale è intriso “Le voci di Nike”.

 

Il romanzo che sembra aprirsi unicamente sull’odio e la cattiveria, si conclude con l’amore, mostrandoci quanto sia così labile il confine fra i due sentimenti, parliamo insieme del “filo rosso” del tuo romanzo…

“Il filo rosso” non è altro che un pegno di amore. Avevo letto una volta di come nei matrimoni celtici si usasse legare insieme le mani degli sposi con del nastro cerimoniale, a simboleggiare la loro unione, sia fisica che spirituale. Un gesto così profondo e sacro, in un mondo distorto dal dolore e dal rancore è stato ripreso non come insulto, ma come richiamo lontano di aiuto. Il nastro che lega e soggioga, serve a tenere uniti i sentimenti sconvolti dalla perdita, come una inconsapevole richiesta di perdono.

 

Con quanti nodi mi legheresti” il pegno d’amore sotto forma di sei nodi è di tua ideazione o deriva da una qualche leggenda o tradizione?

Una volta, mi dicevano i miei genitori, si usava fare un nodo al fazzoletto per non dimenticarsi di qualcosa. “Sei nodi, uno per ogni senso, l’ultimo per il cuore” deriva proprio dalla totalità del giuramento: la capacità di toccare, di vedere e sentire, tutto quel che connota la sensorialità è la capacità di provare emozioni; è tutto legato ad un impegno preso secoli prima, e del quale la protagonista ne ha perso ogni memoria, malgrado ciascun personaggio tenti inconsapevolmente di farle ricordare.

 

Il tuo romanzo seppur “fantasy” non si presenta al pubblico con i comuni canoni di questo genere, hai ricevuto molte critiche per questo motivo? Parlaci dell’originalità del tuo stile narrativo…

In effetti da questo punto di vista si aprono pareri discordanti. Devo dire che pur essendo un romanzo “fantasy”, non vive dei colori e dei suoni dei grandi capolavori come “Il Signore degli anelli”. La mancanza di un piano temporale ben definito e di un mondo brulicante di vita sconvolge non poco. Per gli appassionati del fantasy tradizionale può essere dura immaginare un regno senza nome, con un cielo senza tempo ed una continua mescolanza tra vita reale, ricordi e sogni ad occhi aperti. Tuttavia la completa a-temporaneità e la sensazione di estraniazione che si avverte sono necessarie per comprendere il mondo della protagonista, perché si tratta in fin dei conti di un mondo costruito apposta per lei, con la forza ed i limiti che una mente in preda del dolore possa sopportare. Per questo motivo la storia può apparire complicata ad una prima occhiata, ma penso sia anche uno dei suoi punti forti.

 

Qual è il tuo personaggi preferito? Quello che più di tutti vedevi davanti a te nel descriverlo?

Senza ombra di dubbio Rhea. Ha cercato per tutto il libro di mostrarmi qualcosa, di spiegarmi le sue ragioni e farsi capire. E’ stato anche il personaggio più difficile da comprendere, perché ricco di mille sfaccettature, così egoista e così triste, e in fin dei conti penso chiunque sia in grado di amare non possa del tutto biasimarlo.

 

Hai progetti per il futuro? Sogni nel cassetto? Raccontaci…

Attualmente sto stendendo il seguito de “Le Voci di Nike”, ma ho tanti altri progetti per la testa, tra cortometraggi ed altri scritti, speriamo solo di riuscire a dargli corpo!!

 

 

In attesa di leggere il seguito di questo originale fantasy, invito i nostri lettori a visitare il sito http://www.levocidinike.altervista.org/ per ottenere ulteriori informazioni sul romanzo e sulla giovanissima autrice.

 

 

Flavia Pellegrino

 

 

 

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