{Nuove Voci Letterarie} La nebbia, le torte, il ricordo

La nebbia, le torte, il ricordoUn’azienda in crisi minacciata dalla cassa integrazione. Un amore travolgente, nato all’improvviso e fuori da ogni controllo. Il conflitto tra razionalità ed istinto guiderà i protagonisti fino ad un epilogo inaspettato.

La nebbia, le torte, il ricordo, pubblicato tramite ilmiolibro.it, è il primo romanzo di Vera Demes, autrice esordiente eppure con già all’attivo altri due romanzi autopubblicati sullo stesso portale.

La quarta di copertina in effetti non racconta molto, quindi, cercherò di farvi un breve riassunto della trama, senza ovviamente svelarvi il piacevolissimo finale.

Marta lavora alla Dolciaria, azienda in crisi appena acquisita da una grande multinazionale americana, vive ancora a casa con suo padre, un anziano taciturno e immerso nel proprio mondo, ed un’eccentrica zia che nonostante lo scoperto mantiene aperto il negozio di strumenti musicali: l’unico della città da anni.

David è l’avvocato americano incaricato di portare a buon fine l’acquisizione e di mandare in cassa integrazione parecchi lavoratori senza batter ciglio.

Fra Marta e David accadrà qualcosa che nessuno dei due avrebbe mai previsto o immaginato, e dal quel momento le loro vite cambieranno totalmente il loro corso.

Attorno a Marta e David, ruotano molti altri personaggi come Giovanni, uno dei dirigenti della dolciaria, sua moglie ed eterna vittima Sabrina, migliore amica di Marta, l’avvenente ed arrivista Federica, e tanti altri sospesi fra presente e passato.

Detto questo se anche voi, come me, siete accaniti lettori, probabilmente avete già fatto i vostri conti, avrete abbozzato nella vostra immaginazione le caratteristiche dei personaggi ed a grandi linee immaginato come la storia di intreccierà prima di sciogliersi del tutto nel lieto fine. Beh, non posso darvi torto, io ho fatto la stessa cosa, ed ho vinto la mia scommessa.

Nonostante la trama non sia originale al massimo, ed io avessi già immaginato tutto, questo libro mi ha inchiodato alla lettura con il fiato sospeso per due giorni senza darmi tregua, complice la mia debolezza per le storie d’amore e lo stile narrativo fluido e piacevole dell’autrice.

Purtroppo la fretta di seguire Marta e David e la loro storia non ha permesso all’autrice un più ampio sguardo ed un maggior approfondimento sulla psicologia e la crescita degli altri personaggi uno per tutti l’esempio Federica che per una volta pareva uscire dai soliti canoni, dopo poche pagine ricade nello stereotipo dell’arrivista-puttana-senza cuore.

Una nota negativa che mi sento di muovere, ma non a Vera Demes nello specifico, quanto in generale al filone letterario del momento, è l’eccessiva presenza di intimità e poca di romanticismo. Non è la prima volta che mi capita di leggere di coppie che si innamorano perdutamente, ma nel libro fanno solo intimità. Intimità per conoscersi, intimità per litigare, intimità per far pace, intimità per ritrovarsi, intimità in vacanza, intimità al lavoro. Insomma cosa nell’altro porta il protagonista ad innamorarsi a tal punto da cambiare la sua vita, se non fanno altro che avere rapporti? Non uno scambio d’opinioni, non uno scambio di tenerezze, non una crescita comune, solo tanta intimità.

 

Dopo questa breve parentesi, non perdete l’intervista all’autrice di questo bel romanzo.

 

Ciao Vera, grazie per aver partecipato alla nostra rubrica, la mia prima domanda, i lettori che mi seguono lo sanno, è sempre la stessa, ma la mia curiosità è inguaribile. Come nasce “la nebbia, le torte, il ricordo.”?

Grazie a te per avermi dato la possibilità di esserci. Come nasce il romanzo. È una gran bella domanda a cui faccio fatica a rispondere. Forse perché, questo, è il libro più autobiografico tra quelli che ho scritto fino ad ora. Ci sono frammenti di memoria infantile, persone della mia vita che ho perduto, emozioni forti che ho vissuto. C’è molto di me in questo libro e la sua origine è stata

imprevedibile ed imprevista. Il romanzo è nato come spesso nascono i libri: per passaggi successivi e progressive rielaborazioni. Emotivamente nasce qualche anno fa, in una sorta di psicoanalisi introspettiva e autoguidata che non era finalizzata ad essere resa pubblica o visibile agli altri. Dopo, soltanto dopo alcuni passaggi stilistici fondamentali, è diventato un romanzo per tutti.

 

 

Il tuo romanzo è pieno di input che semini, ma che poi non raccogli: il passato di David, la psicologia di Federica, la crescita di Sabrina, la famiglia di Marta, tanti piccoli accenni che però non riescono mai ad essere approfonditi e resi reali, appaiono più come pennellate distratte qui o lì. Hai voglia di commentare, smentire, criticare, la mia impressione?

Ognuno di noi è il passato che si porta alle spalle. Memorie, racconti, esperienze dolorose e piacevoli. Nessuno di noi racconta tutto di sé, neppure a chi ama profondamente. C’è sempre un angolo nascosto e molto intimo che resta nell’ombra. Anche nel romanzo accade questo. L’idea di fondo è che si è sempre un po’ soli, con il proprio vissuto e le proprie esperienze, nonostante l’amore e tutto il resto. Per questo, il passato e le personalità dei personaggi non sono mai svelate

completamente. Mai del tutto. I protagonisti vivono intensamente ma una parte delle loro esistenze resta sullo sfondo perché è parte integrante della loro interiorità e del loro mistero. Mi viene da dire che, pur relazionandosi tra loro, i personaggi del romanzo non sanno mai completamente cosa aspettarsi gli uni dagli altri. Esattamente come accade al lettore, che può solo intuire, immaginare, ipotizzare cosa ci sia al di là delle emozioni e della vita vissuta dai protagonisti. Il mio romanzo è un po’ come guardare la vita altrui dal buco della serratura o da un nascondiglio ben protetto. Uno scampolo di giorni e duecento pagine per osservare le esistenze di un gruppo di persone e condividerne o non condividerne le scelte di vita. Il loro passato, i loro sentimenti e le loro emozioni fanno parte del quadro, ma non possono essere “il quadro”.

 

 

Bella ed originale la scelta dei personaggi anziani, come nascono? Ti va di raccontarci qualcosa in più su di loro?

C’è molto della mia vita nelle due figure anziane del romanzo. Persone che ho molto amato e che ho perduto. Personaggi eccentrici e un po’ egoisti, che hanno una storia da raccontare e una personalità vivida e originale, nonostante gli anni, le malattie e le esperienze di vita. La zia Esther è la figura dolce e un po’ materna che qualcuno ha avuto la fortuna di amare nel corso della propria esistenza e che tutti hanno desiderato di poter incontrare nella propria infanzia e adolescenza. Una spalla morbida su cui piangere ma anche una complice, abbastanza disinibita e scaltra da interagire con un mondo di cui non fa più parte e che forse non capisce fino in fondo. Il padre di Marta è invece un uomo introverso e solitario, con tanta storia alle spalle e un rifiuto sprezzante della realtà contemporanea, da cui si isola volontariamente e che gli impedisce di relazionarsi con la propria figlia. Eppure, come spesso accade nei rapporti filiali, Marta non si rende davvero conto di quanto suo padre, nonostante tutto, la ami e la osservi a distanza, fingendo che non sia così. In numerosi brani contenuti nel romanzo, la tenerezza che lega padre e figlia è nettamente palpabile, anche se nessuno dei due è capace di esprimerla a parole. Anche gli anziani che popolano il passato di David, fanno parte di un mio vissuto, così come gli orrori delle deportazioni. Si tratta davvero di fantasmi che restano sullo sfondo ma condizionano le scelte e i comportamenti del protagonista maschile,

con effetti devastanti sulla sua vita e sulle persone che gli gravitano attorno.

 

Ti pongo la stessa domanda che ho posto ai nostri lettori, su cui spero si aprirà un dibattito interessante: perchè tutta questa intimità? David e Marta non fanno altro che avere rapporti, solo e sempre questo, come fanno a dire di essere pazzamente innamorati se dell’altro conoscono più o meno solo il corpo?

Ti ringrazio per questa domanda che, tra l’altro, mi è già stata posta anche da altri lettori. Premetto che questo registro stilistico è espressamente voluto ed è parte integrante di questo romanzo e solo di questo. Non è così per gli altri due libri che ho scritto. Anche in questo caso, la scelta deriva da esperienze di vita vissuta, raccontata ed ascoltata e, probabilmente, i miei quarant’anni, mi consentono di parlarne con cognizione di causa. Sono convinta che molte storie d’amore nascano da una profonda e intensa attrazione sessuale. Poi i rapporti si evolvono. In bene o in male. Quando i due protagonisti si incontrano, le loro vite sono sospese in un limbo di attesa. Entrambi sono profondamente soli e concentrati su sé stessi. Anche nella realtà, l’egocentrismo derivante dalla solitudine non permette di esprimere sentimenti amorosi compiuti e trasparenti. Spesso si fatica anche ad identificare la natura delle proprie emozioni. Ma la fisicità e qualcosa di ben diverso. L’attrazione fisica permette di oltrepassare i muri di diffidenza e sordità che spesso avvolgono e attutiscono le sensazioni umane e la capacità di innamorarsi. Così, inizia la relazione tra Marta e David. La loro scoperta reciproca avviene attraverso i sensi e la condivisione dei corpi. Qualcosa di totalmente passionale e intimo che li lega involontariamente e li rende necessari l’uno per l’altra. Il loro amore si sostanzia nell’appagamento sessuale perché è l’unico modo che permette loro di entrare in comunicazione e di scoprirsi. Non a caso, sarà questa sensualità a dividerli e ad amplificare le loro solitudini. L’intesa sessuale porterà inevitabilmente a scoprire profonde debolezze e reclamerà una condivisione di anime che entrambi non potranno o non sapranno affrontare. L’intimità fine a sé stessa è solitudine ma può essere il primo mezzo di comunicazione per due persone che non sanno mettersi in gioco e non credono nell’amore.

 

 

Qual è il romanzo che hai scritto, pubblicato o meno, a cui sei più legata, perchè?

Non c’è un romanzo a cui sono affezionata più che ad altri. Tutti hanno un cordone ombelicale che li lega a me, un po’ come i figli piccoli che devono ancora affrancarsi dal soffocante istinto protettivo della loro madre. Forse “La nebbia, le torte, il ricordo” è quello che mi appartiene di più, essendo il più autobiografico. Ma anche con il mio secondo libro “Molto lontano da qui” si è creato un forte rapporto di dipendenza, soprattutto a causa dell’intenso e doloroso rapporto madre-figlia descritto tra le pagine. Nel terzo e ultimo libro, “Il perfetto angelo custode”, attualmente disponibile alla lettura, si ritrovano altri frammenti di me, sciolti tra le righe. In fondo è come se, in ognuno dei libri pubblicati fino ad ora, si materializzassero schegge impazzite della mia vita che si ricompongono via via in nuove storie, con nuovi personaggi e nuovi epiloghi.

 

Ed il personaggio, dei tuoi scritti, a cui sei più legata? Ti va di descrivercelo?

Sicuramente il personaggio di Cecilia ne “Il perfetto angelo custode”. Una ragazza testarda e molto coraggiosa, orgogliosa e fiera eppure molto fragile, capace di mettersi nei guai per dimostrare al mondo di essere in grado di cavarsela da sola e di non aver bisogno di nessuno. Cecilia è un’eroina al contrario. Una che fa scelte sbagliate ma le paga tutte sulla sua pelle, incassando le sconfitte come un pugile suonato e ormai allo stremo delle forze. Questo personaggio femminile percorre la

propria strada credendo di bastare a sé stesso. Ma nella vita non è mai così. Neppure volendo.

 

Hai tre romanzi autopubblicati con ilmiolibro.it, come mai questa scelta?

Fondamentalmente perché non sono una scrittrice di professione. O forse perché mi sento troppo stanca e priva dell’energia e dell’entusiasmo che hanno gli autori più giovani, lanciati entusiasticamente nel mondo rutilante dell’editoria. Forse sono disincantata o forse soltanto pigra. Direi che, soprattutto, mi piace non dover dipendere da nessuno. Scrivo perché amo raccontare di persone come me e mi illudo che, se le mie storie sono riuscite a regalarmi emozioni positive, potranno avere lo stesso effetto anche su altre persone. Forse. Il desiderio di autonomia e l’esigenza di poter decidere per me stessa, mi hanno indotta a scegliere la strada dell’autopubblicazione. Essenzialmente perché posso scegliere di pubblicare quello che voglio, quando voglio e come voglio, offrendo la possibilità ai lettori che sono interessati a comprare i miei libri, di trovarli agevolmente su un sito italiano, molto serio e affidabile.

 

Ti va di condividere con le altre aspiranti autrici che ci seguono, la tua esperienza nell’autopubblicazione ed auto-pubblicità?

Come dicevo, inizialmente, la mia è stata una scelta egoistica, dettata dalla pigrizia e dal fatto che non scrivo per professione. Successivamente è subentrato un interesse significativo per il fenomeno

dell’editoria “on demand” e per la crescita esponenziale delle vendite di libri di esordienti attraverso internet e i siti on line. Poiché, appunto, sono pigra, ho poco tempo e sono spesso all’estero, da qualche settimana ho deciso di farmi seguire da una “curatrice letteraria” che gestisce le mie relazioni pubbliche e la pubblicità dei miei libri. Ho deciso di fare il passo, spinta da questa persona più competente di me in materia e soprattutto perché mi sento davvero negata in fatto di marketing e autopromozione. Come si dice, non sarei capace di vendere un bicchiere d’acqua ad un assetato. Soprattutto se si tratta di qualcosa che ho scritto io e a cui sono legata svisceratamente.

 

Hai un sogno nel cassetto? Ti piacerebbe condividerlo con noi?

Sarei banale se dicessi: diventare la nuova scoperta letteraria dell’anno, vendere come e più di J.K.Rowling e avere un successo planetario? No. In realtà, sono troppo navigata e disillusa per avere sogni nel cassetto. Quelli li lascio a chi ha ancora la forza per crederci. Io mi accontento di non aver più bisogno di lavorare per vivere. Di continuare a scrivere e di avere qualcuno che mi legga volentieri e con costanza. E anche di una casa al mare in cui ritirarmi silenziosamente. Magari in Grecia, in un’isoletta che conosco e che amo molto. In fondo sognare, non costa niente.

 

 

 

 

Potete continuare a seguire i lavori di Vera Demes sul suo sito internet: http://storieamore.jimdo.com/ e magari acquistare i suoi libri per immergervi in una buona lettura e valorizzare gli scrittori esordienti. Buone letture.

 

 

Flavia Pellegrino