{Nuove Voci Letterarie} La morale di Pietra

la città di pietraPietra è nata e cresciuta in una famiglia poverissima, nella bassa Ciociaria. La sua vita scorre tranquilla, tra lavori domestici, amicizie e primi amori. La Seconda guerra mondiale irrompe nella valle spazzando via ogni sicurezza, ma è una tragedia familiare che incide in maniera determinante sulla protagonista.

 

 

Mentre il suo mondo si sta faticosamente rimettendo in piedi, Pietra è costretta ad abbandonare il luogo in cui è cresciuta e si trova da sola a dover ricostruire la propria esistenza. Il desiderio di riscatto la porta a prendere una strada sconosciuta ma pericolosa, facendole scoprire lati di sè che non avrebbe mai immaginato.

L’autrice esplora il rapporto che ci può essere tra una persona ed un evento che modifica improvvisamente e irrimediabilmente il tranquillo scorrere dei propri giorni. L’istinto di sopravvivenza porta inesorabilmente a un adattamento, ma a che prezzo? Cosa è giusto sacrificare? Se non concedi nulla, nulla avrai in cambio. Nessuna attenuante per le cause.
Sullo sfondo, il ritratto del paese, fiero delle proprie tradizioni, con i propri personaggi tipici e le inevitabili contraddizioni. Una piccola parte del mondo sconvolta e trasformata dal conflitto.

 

 

La morale di Pietra è il romanzo d’esordio di Monica Caira Monticelli, edito nel 2007 dalla casa editrice Davide Zedda Editore per la collana La riflessione.

Ambientato nella ciociaria, il romanzo strappa via il lettore dalla sua quotidianità dettata dal benessere economico per immergerlo completamente nella vita e nelle abitudini di Pietra e della sua famiglia.

Attraverso i dettagli, sapientemente descritti e le abitudini ben raccontate, l’autrice ci avvolge nell’atmosfera pre e post seconda guerra mondiale, in un ambiente ed uno stato mentale così apertamente differente dalle comodità delle nostre tv, dalle parità dei diritti e da tutto quello che noi diamo oggi per scontato. Pietra, la primogenita mai desiderata ha sempre fatto tanti sogni e nutrito tanti desideri, ma nessuno di questi si è mai avverato, anzi si è ritrovata nel centro di una spirale che l’ha portata dal purgatorio nel quale viveva alla discesa agli inferi, senza purtroppo nessuna speranza di risalita, solo la generazione futura si salverà probabilmente dalla spirale di vendetta e cattiveria innescata negli anni di maggior difficoltà.

Pietra è una “Mazzarò” (personaggio tratto dalla Novella “La Roba” di G. Verga) al femminile, dopo aver toccato il fondo della miseria e dell’umiliazione, si vendica accumulando rancore e “Roba” ed allontanando da sé tutti i suoi affetti, per poi trovarsi sola con un mucchio di banconote in mano, banconote che dopo la sua dipartita finiranno chissà dove, chissà in quali mani di “affettuosi parenti e amici”.

Una riflessione particolare va al “dove ha sbagliato Pietra?”, quante volte ce lo domandiamo anche noi, cercando di trovare nella nostra storia il punto di rottura, quell’unica “sliding doors” che ci ha fatto prendere la scelta sbagliata rivoluzionando tutta la nostra vita? Pietra capisce, in vecchiaia, che non esiste “un punto di rottura” ma sono una serie di piccole crepe a far crollare tutto il muro. Tanti piccoli e grandi gesti, speranze e delusioni a vole insignificanti che però portano alla rovina.

Un libro che, ammetto, non si legge velocemente poiché la storia di Pietra non è bella né piacevole, è una storia triste e cattiva, narrata alacremente sin nel più piccolo dettaglio e vissuta in ogni sua più piccola sfaccettatura sulla pelle del lettore. Un esordio,però, degno di essere letto.

 

Monica CairaCiao Monica, grazie per aver partecipato alla rubrica di Pensorosa, dimmi, prima di tutto, come nasce “La morale di Pietra”?

Innanzitutto voglio ringraziare la vostra Rubrica per questa occasione; parlare del mio romanzo “La morale di Pietra” mi consente di raggiungere potenziali lettori e questo, per un fine o per l’altro, resta uno degli scopi principali di chi si cimenta nell’arte della scrittura.

Ho raccontato la storia di Pietra perché non potevo più farne a meno. Ho immaginato l’odissea di una donna che nel secondo dopo guerra viene colpita da una tragedia di gravità inaudita in una società maschilista che aggiunge solitudine alla sua impotenza. Il suo tormento, i suoi dubbi, le sue difficoltà hanno iniziato a girarmi in testa tanto da sentire le sue paure. Ho cominciato a “vederla” muoversi nel mio paese, mi sorprendevo ad osservare, passando, la zona antistante quella che avevo deciso essere la sua casa, mi capitava di chiedermi cosa stesse facendo. Tutto questo è diventato troppo pesante da sopportare, così ho deciso di donarle una vita propria, al di fuori della mia, ed ho scritto il romanzo.

 

I dettagli della quotidianità rendono la storia sempre più vera e palpabile agli occhi del lettore, sono frutto di ricerche, racconti di nonni, pizzico di immaginazione?

Per età anagrafica Pietra è abbastanza distante da me, dunque è stato indispensabile acquisire molte informazioni su quegli anni, anche in merito alla semplice quotidianità. Mi sono state utilissime diverse letture, soprattutto su testi scritti da altri Ciociari che, come me, amano la terra dove vivono. I racconti dei miei nonni e di altre persone anziane hanno, però, apportato il valore aggiunto del vissuto che non sarebbe stato possibile reperire altrove. Immaginazione, dici? Beh, sì, forse c’è anche un po’ di quella, ma spero che neppure il lettore più accorto riesca a snidarla.

 

Parliamo di Atina, abbiamo conosciuto benissimo questo paesino attraverso le tue pagine, come lo descriveresti tu oggi?

Credo che scorrendo le pagine del romanzo si possa percepire tutto l’amore che provo per Atina, la cittadina della bassa Ciociaria nella quale vivo. Dico spesso di essere affetta dal “mal d’Atina”, male rivelatosi incurabile. Come molti piccoli paesi delle campagne ha goduto di un notevole sviluppo nel corso degli ultimi trenta anni, anche se adesso mi sembra in una fase di stanca perché il ritmo di crescita, ma – soprattutto – la coscienza di sé e del proprio ruolo, sono molto rallentati. E’ un posto ricco di storia, con un museo ed una biblioteca che si impongono all’attenzione, una serie di edifici e di strutture che suscitano l’invidia di centri molto più grandi. Ci troviamo tra Roma e Napoli, a circa un’ora di macchina da queste grandi città. Abbiamo percorsi naturali ed enogastronomici di tutto rispetto, ma forse siamo ancora alla ricerca di una sistematica via di offerta di questo immenso patrimonio. In ogni caso consiglio di fare un giro da queste parti, se non altro per assaggiare l’ottimo Cabernet D.O.C. che anche mio marito ed io produciamo per hobby.

 

Cambiando discorso, quali sono le tue letture preferite? Da cosa trai spunto per il tuo stile narrativo? Come lo hai formato?

Sono una vorace lettrice ma tardiva. Ho sempre amato la lettura, ma solo nell’ultimo decennio perseguo la mia passione in maniera coerente ed organizzata. Negli anni dell’adolescenza ho letto praticamente di tutto senza ricavarne molto senso e senza riuscire a farmi un’idea precisa sugli Autori. Nel tempo della maturità sto cercando di fare ordine nelle mie idee dando precedenza alle emozioni che mi vengono suscitate di volta in volta. Dunque adoro Victor Hugo. Come potrebbe essere diversamente? Anche se gli rimprovero quel triste fatalismo che non la dà mai vinta ai deboli. Sono affascinata dai grandi scrittori russi, ma li conosco ancora poco e dunque continuano ad occupare i primi posti in cima alla mia lista dei desideri. Mi sono lasciata trasportare via da Autori moderni, statunitensi, come Erich Segal o Stephen King ed altri, non disdegno i grandi Maestri italiani: in “Il fu Mattia Pascal” Pirandello è geniale. Ultimamente sto scoprendo giovanissimi Autori italiani che mi auguro possano farsi al più presto conoscere dal grande pubblico, nei diversissimi generi che padroneggiano con ammirevole maestria; penso a Carlo Menzinger, ad Alessandra Libutti, a Laura Costantini, Tito Barbini, Carla Casazza, MPBlack e tantissimi altri che ho scoperto grazie ad aNobii. Credo che il mio modo di scrivere venga fuori da tutto questo, da un insieme di stimoli diversi, complessi, profondi. Forse non c’è ancora una direzione ben riconoscibile neppure per me, ma sono certa che quale filo conduttore possa essere indicata l’emozione, di qualunque tipo essa sia, e le conseguenze che genera nell’animo umano.

 

Cosa ti ha spinto a pubblicare questo libro? Raccontaci la tua “Odissea” editoriale…

Pubblicare “La morale di Pietra” credo sia stato un percorso simile a quello di tanti nuovi Autori che si cimentano per la prima volta in quest’arte e nella difficoltà di farsi prendere in considerazione. Ho scritto a qualche casa editrice di primo livello che mi ha risposto con una frase preconfezionata di tenore negativo… “non male, ma non rientra nella nostra linea editoriale…”. Ho sottoposto il manoscritto a case editrici medio-piccole ed ho avuto risposte anche molto entusiastiche accompagnate da richieste di ingenti somme di denaro. Avevo già deciso che non avrei preso in considerazione proposte di pubblicazione a pagamento perché avevo l’irrinunciabile necessità di sapere se il mio lavoro era davvero buono. Se avessi pagato la stampa non avrei mai saputo con certezza il giudizio che ne veniva dato. Sarebbe stato più coerente pagare una tipografia! Così ho risposto negativamente alle proposte che mi sono arrivate, finché non mi ha contattato quella che è divenuta la mia casa editrice: voleva investire nel mio lavoro. Lo reputava credibile e buono, non voleva un soldo da me, io ci avevo già messo il cuore.

 

Hai altri scritti nel cassetto? Ti vedremo nuovamente nei cataloghi letterari? Possiamo avere qualche anticipazione?

Ho un nuovo pargolo letterario che non vede l’ora di uscire all’aperto. Purtroppo sono in una fase molto impegnativa con il mio vero lavoro ed il tempo da dedicare alla mia passione si va sempre più assottigliando. Sono nella fase della lettura critica, finale, prima di sottoporlo ad un Editore. Non ho difficoltà a dire che mi trovo, quindi, nella fase più noiosa: la creazione pura è finita. Adesso si tratta di fare i chimici, bilancino alla mano, dunque sono molto meno stimolata e l’esiguo tempo a disposizione sta facendo il resto. Ormai, però, sono decisa a lavorarci anche di notte perché è diventata un’esigenza quasi fisica che il nuovo nato si stacchi da me. Quanto alle anticipazioni, preferisco non farne. Dico solo che è un lavoro completamente diverso da “Pietra”: spero che chi l’ha amata non me ne voglia troppo.

 

 

Una bella età, un marito, due figli, una carriera avviata ed un libro pubblicato, cosa vuoi per te e voi nel futuro? Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto. Certo il momento storico che stiamo vivendo lascia poco spazio al romanticismo. Credo che il primo pensiero che viene in mente ad un genitore dopo questa domanda sia quello del domani per i propri figli. Sembra che tutto, anche la quotidianità, sia diventato un lusso…per il futuro spero che tutti i pensieri negativi che mi vengono in testa si rivelino clamorosamente errati! Se poi dovessi finire col vivere grazie alla passione per la scrittura non me la prenderei più di tanto!

 

Ringrazio ancora Monica per la sua generosa intervista, attraverso la quale spero che anche i nostri lettori abbiano avuto modo di conoscere meglio questa straordinaria donna ed autrice. Invito i nostri lettori a leggere il suo libro ed a curiosare nel suo sito internet:

 

Flavia Pellegrino

Pietra è nata e cresciuta in una famiglia poverissima, nella bassa Ciociaria. La sua vita scorre tranquilla, tra lavori domestici, amicizie e primi amori. La Seconda guerra mondiale irrompe nella valle spazzando via ogni sicurezza, ma è una tragedia familiare che incide in maniera determinante sulla protagonista.
Mentre il suo mondo si sta faticosamente rimettendo in piedi, Pietra è costretta ad abbandonare il luogo in cui è cresciuta e si trova da sola a dover ricostruire la propria esistenza. Il desiderio di riscatto la porta a prendere una strada sconosciuta ma pericolosa, facendole scoprire lati di sè che non avrebbe mai immaginato.
L’autrice esplora il rapporto che ci può essere tra una persona ed un evento che modifica improvvisamente e irrimediabilmente il tranquillo scorrere dei propri giorni. L’istinto di sopravvivenza porta inesorabilmente a un adattamento, ma a che prezzo? Cosa è giusto sacrificare? Se non concedi nulla, nulla avrai in cambio. Nessuna attenuante per le cause.
Sullo sfondo, il ritratto del paese, fiero delle proprie tradizioni, con i propri personaggi tipici e le inevitabili contraddizioni. Una piccola parte del mondo sconvolta e trasformata dal conflitto.

 

La morale di Pietra è il romanzo d’esordio di Monica Caira Monticelli, edito nel 2007 dalla casa editrice Davide Zedda Editore per la collana La riflessione.

Ambientato nella ciociaria, il romanzo strappa via il lettore dalla sua quotidianità dettata dal benessere economico per immergerlo completamente nella vita e nelle abitudini di Pietra e della sua famiglia.

Attraverso i dettagli, sapientemente descritti e le abitudini ben raccontate, l’autrice ci avvolge nell’atmosfera pre e post seconda guerra mondiale, in un ambiente ed uno stato mentale così apertamente differente dalle comodità delle nostre tv, dalle parità dei diritti e da tutto quello che noi diamo oggi per scontato. Pietra, la primogenita mai desiderata ha sempre fatto tanti sogni e nutrito tanti desideri, ma nessuno di questi si è mai avverato, anzi si è ritrovata nel centro di una spirale che l’ha portata dal purgatorio nel quale viveva alla discesa agli inferi, senza purtroppo nessuna speranza di risalita, solo la generazione futura si salverà probabilmente dalla spirale di vendetta e cattiveria innescata negli anni di maggior difficoltà.

Pietra è una “Mazzarò” (personaggio tratto dalla Novella “La Roba” di G. Verga) al femminile, dopo aver toccato il fondo della miseria e dell’umiliazione, si vendica accumulando rancore e “Roba” ed allontanando da sé tutti i suoi affetti, per poi trovarsi sola con un mucchio di banconote in mano, banconote che dopo la sua dipartita finiranno chissà dove, chissà in quali mani di “affettuosi parenti e amici”.

Una riflessione particolare va al “dove ha sbagliato Pietra?”, quante volte ce lo domandiamo anche noi, cercando di trovare nella nostra storia il punto di rottura, quell’unica “sliding doors” che ci ha fatto prendere la scelta sbagliata rivoluzionando tutta la nostra vita? Pietra capisce, in vecchiaia, che non esiste “un punto di rottura” ma sono una serie di piccole crepe a far crollare tutto il muro. Tanti piccoli e grandi gesti, speranze e delusioni a vole insignificanti che però portano alla rovina.

Un libro che, ammetto, non si legge velocemente poiché la storia di Pietra non è bella né piacevole, è una storia triste e cattiva, narrata alacremente sin nel più piccolo dettaglio e vissuta in ogni sua più piccola sfaccettatura sulla pelle del lettore. Un esordio,però, degno di essere letto.

 

Ciao Monica, grazie per aver partecipato alla rubrica di Pensorosa, dimmi, prima di tutto, come nasce “La morale di Pietra”?

Innanzitutto voglio ringraziare la vostra Rubrica per questa occasione; parlare del mio romanzo “La morale di Pietra” mi consente di raggiungere potenziali lettori e questo, per un fine o per l’altro, resta uno degli scopi principali di chi si cimenta nell’arte della scrittura.

Ho raccontato la storia di Pietra perché non potevo più farne a meno. Ho immaginato l’odissea di una donna che nel secondo dopo guerra viene colpita da una tragedia di gravità inaudita in una società maschilista che aggiunge solitudine alla sua impotenza. Il suo tormento, i suoi dubbi, le sue difficoltà hanno iniziato a girarmi in testa tanto da sentire le sue paure. Ho cominciato a “vederla” muoversi nel mio paese, mi sorprendevo ad osservare, passando, la zona antistante quella che avevo deciso essere la sua casa, mi capitava di chiedermi cosa stesse facendo. Tutto questo è diventato troppo pesante da sopportare, così ho deciso di donarle una vita propria, al di fuori della mia, ed ho scritto il romanzo.

 

I dettagli della quotidianità rendono la storia sempre più vera e palpabile agli occhi del lettore, sono frutto di ricerche, racconti di nonni, pizzico di immaginazione?

Per età anagrafica Pietra è abbastanza distante da me, dunque è stato indispensabile acquisire molte informazioni su quegli anni, anche in merito alla semplice quotidianità. Mi sono state utilissime diverse letture, soprattutto su testi scritti da altri Ciociari che, come me, amano la terra dove vivono. I racconti dei miei nonni e di altre persone anziane hanno, però, apportato il valore aggiunto del vissuto che non sarebbe stato possibile reperire altrove. Immaginazione, dici? Beh, sì, forse c’è anche un po’ di quella, ma spero che neppure il lettore più accorto riesca a snidarla.

 

Parliamo di Atina, abbiamo conosciuto benissimo questo paesino attraverso le tue pagine, come lo descriveresti tu oggi?

Credo che scorrendo le pagine del romanzo si possa percepire tutto l’amore che provo per Atina, la cittadina della bassa Ciociaria nella quale vivo. Dico spesso di essere affetta dal “mal d’Atina”, male rivelatosi incurabile. Come molti piccoli paesi delle campagne ha goduto di un notevole sviluppo nel corso degli ultimi trenta anni, anche se adesso mi sembra in una fase di stanca perché il ritmo di crescita, ma – soprattutto – la coscienza di sé e del proprio ruolo, sono molto rallentati. E’ un posto ricco di storia, con un museo ed una biblioteca che si impongono all’attenzione, una serie di edifici e di strutture che suscitano l’invidia di centri molto più grandi. Ci troviamo tra Roma e Napoli, a circa un’ora di macchina da queste grandi città. Abbiamo percorsi naturali ed enogastronomici di tutto rispetto, ma forse siamo ancora alla ricerca di una sistematica via di offerta di questo immenso patrimonio. In ogni caso consiglio di fare un giro da queste parti, se non altro per assaggiare l’ottimo Cabernet D.O.C. che anche mio marito ed io produciamo per hobby.

 

Cambiando discorso, quali sono le tue letture preferite? Da cosa trai spunto per il tuo stile narrativo? Come lo hai formato?

Sono una vorace lettrice ma tardiva. Ho sempre amato la lettura, ma solo nell’ultimo decennio perseguo la mia passione in maniera coerente ed organizzata. Negli anni dell’adolescenza ho letto praticamente di tutto senza ricavarne molto senso e senza riuscire a farmi un’idea precisa sugli Autori. Nel tempo della maturità sto cercando di fare ordine nelle mie idee dando precedenza alle emozioni che mi vengono suscitate di volta in volta. Dunque adoro Victor Hugo. Come potrebbe essere diversamente? Anche se gli rimprovero quel triste fatalismo che non la dà mai vinta ai deboli. Sono affascinata dai grandi scrittori russi, ma li conosco ancora poco e dunque continuano ad occupare i primi posti in cima alla mia lista dei desideri. Mi sono lasciata trasportare via da Autori moderni, statunitensi, come Erich Segal o Stephen King ed altri, non disdegno i grandi Maestri italiani: in “Il fu Mattia Pascal” Pirandello è geniale. Ultimamente sto scoprendo giovanissimi Autori italiani che mi auguro possano farsi al più presto conoscere dal grande pubblico, nei diversissimi generi che padroneggiano con ammirevole maestria; penso a Carlo Menzinger, ad Alessandra Libutti, a Laura Costantini, Tito Barbini, Carla Casazza, MPBlack e tantissimi altri che ho scoperto grazie ad aNobii. Credo che il mio modo di scrivere venga fuori da tutto questo, da un insieme di stimoli diversi, complessi, profondi. Forse non c’è ancora una direzione ben riconoscibile neppure per me, ma sono certa che quale filo conduttore possa essere indicata l’emozione, di qualunque tipo essa sia, e le conseguenze che genera nell’animo umano.

 

Cosa ti ha spinto a pubblicare questo libro? Raccontaci la tua “Odissea” editoriale…

Pubblicare “La morale di Pietra” credo sia stato un percorso simile a quello di tanti nuovi Autori che si cimentano per la prima volta in quest’arte e nella difficoltà di farsi prendere in considerazione. Ho scritto a qualche casa editrice di primo livello che mi ha risposto con una frase preconfezionata di tenore negativo… “non male, ma non rientra nella nostra linea editoriale…”. Ho sottoposto il manoscritto a case editrici medio-piccole ed ho avuto risposte anche molto entusiastiche accompagnate da richieste di ingenti somme di denaro. Avevo già deciso che non avrei preso in considerazione proposte di pubblicazione a pagamento perché avevo l’irrinunciabile necessità di sapere se il mio lavoro era davvero buono. Se avessi pagato la stampa non avrei mai saputo con certezza il giudizio che ne veniva dato. Sarebbe stato più coerente pagare una tipografia! Così ho risposto negativamente alle proposte che mi sono arrivate, finché non mi ha contattato quella che è divenuta la mia casa editrice: voleva investire nel mio lavoro. Lo reputava credibile e buono, non voleva un soldo da me, io ci avevo già messo il cuore.

 

Hai altri scritti nel cassetto? Ti vedremo nuovamente nei cataloghi letterari? Possiamo avere qualche anticipazione?

Ho un nuovo pargolo letterario che non vede l’ora di uscire all’aperto. Purtroppo sono in una fase molto impegnativa con il mio vero lavoro ed il tempo da dedicare alla mia passione si va sempre più assottigliando. Sono nella fase della lettura critica, finale, prima di sottoporlo ad un Editore. Non ho difficoltà a dire che mi trovo, quindi, nella fase più noiosa: la creazione pura è finita. Adesso si tratta di fare i chimici, bilancino alla mano, dunque sono molto meno stimolata e l’esiguo tempo a disposizione sta facendo il resto. Ormai, però, sono decisa a lavorarci anche di notte perché è diventata un’esigenza quasi fisica che il nuovo nato si stacchi da me. Quanto alle anticipazioni, preferisco non farne. Dico solo che è un lavoro completamente diverso da “Pietra”: spero che chi l’ha amata non me ne voglia troppo.

 

 

Una bella età, un marito, due figli, una carriera avviata ed un libro pubblicato, cosa vuoi per te e voi nel futuro? Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto. Certo il momento storico che stiamo vivendo lascia poco spazio al romanticismo. Credo che il primo pensiero che viene in mente ad un genitore dopo questa domanda sia quello del domani per i propri figli. Sembra che tutto, anche la quotidianità, sia diventato un lusso…per il futuro spero che tutti i pensieri negativi che mi vengono in testa si rivelino clamorosamente errati! Se poi dovessi finire col vivere grazie alla passione per la scrittura non me la prenderei più di tanto!

 

Ringrazio ancora Monica per la sua generosa intervista, attraverso la quale spero che anche i nostri lettori abbiano avuto modo di conoscere meglio questa straordinaria donna ed autrice. Invito i nostri lettori a leggere il suo libro ed a curiosare nel suo sito internet:

 

Flavia Pellegrino