{Nuove Voci Letterarie} La colpa di vivere

la colpa di viverePer 4 anni, in una Livorno attonita e arrabbiata, un assassino sconosciuto massacra adolescenti colpendole al ventre. Anna Rodomonti e la sua squadra di giornalisti indagano al caso: la verità è dietro ogni angolo, ma si nasconde trasparente come un fantasma. Anna la insegue, la cerca. Fino a scoprire l’assassino. E suo malgrado anche il colpevole.

 

 

Oggi parliamo del romanzo d’esordio di Barbara Goti, La colpa di vivere, un travolgente noir ambientato in una placida ed attonita Livorno, edito dalla The BoopenLED edizioni.

Sono certa che tutti conosciate il genere noir, se non per esperienza di lettura diretta ma per lo meno per sentito dire o per semplice “definizione di genere narrativo”. Il Noir rientra nell’ambito della letteratura Gialla ed in particolare rappresenta l’altra faccia della storia di un crimine, quella vista dalla parte del criminale o dalla parte di chi vi è coinvolto senza volerlo. Nelle storie Noir manca la consolatoria e razionalizzante soluzione finale di un mistero con conseguente cattura del colpevole, caratteristica del giallo classico.

La colpa di vivere rientra in questa definizione in ogni suo punto e la frase d’incipit al romanzo “non cercate l’assassino, cercate il colpevole” è più che emblematica per comprendere il genere e l’intricato ed appassionante intreccio narrativo.

Anna Rodomonti ha un passato difficile alle spalle, ragazza madre a sedici anni, aiutata nella sua immaturità da sua madre, l’instancabile e tenace Sara Rodomonti, da poco vedova di Lorenzo e colpita dal dolore lancinante della perdita di Alessandro, il figlio del suo amore con Lorenzo, il figlio di una donna matura e non sedicenne, il vero figlio che ha fatto nascere e crescere. Anna continua la sua vita con forza, cercando di mettere un passo innanzi all’altro nonostante tutto, con al suo fianco lo scostante primogenito Jesse e la sua onnipresente madre Sara.

Conosciamo Anna, i suoi amori, i suoi dolori, i suoi flirt e le sue delusioni attraverso la sua vita lavorativa, giornalista di cronaca nera impegnata sul fronte del temibile “parrucchiere” il serial killer che sta falcidiando le quindicenni Livornesi senza alcuna remora.

A questo punto devo fare una confessione a voi lettori, io ho il terribile vizio di sbirciare le ultime pagine di ogni libro che mi passi per le mani, in particolare cerco il numero di pagina e le ultime parole. Non mi sono mai accorta del colossale errore fino ad oggi, complice il fatto di aver letto pochissimi noir e non essere un’amante di questo genere letterario.

Ora che vi ho confessato questo terribile macigno, faccio un passo indietro e mentalmente ritorno al romanzo, forse un lettore allenato ed esperto di gialli e noir avrebbe compreso dai tanti dettagli chi fossero l’assassino ed il colpevole. Probabilmente un lettore noir doc avrebbe ricollegato immediatamente il puzzle senza ricorrere al mio sistema di “truffa letteraria”, ma probabilmente tanti altri lettori avranno storto il naso di fronte a quei piccoli dettagli, che ad una prima impressione possono sembrare inutili al fine della storia, per poi rimanere sbigottiti nel travolgente finale.

Barbara Goti si rivela un’eccellente narratrice, attenta al trama globale ma anche al singolo dettaglio che rende ogni personaggio vivo, reale e concreto. Personalmente, non essendo un’amante del noir, ho iniziato a leggere questo romanzo con il contagocce, non perché non fosse “piacevole” (per quanto piacevole possa essere un noir) o avvincente, ma per tutelare me stessa che con la mia emotività finisco per vivere sulla mia pelle tutte le emozioni dei protagonisti.

Ecco un’altra confessione: non sono riuscita a mantenere il proposito del contagocce perché inevitabilmente il romanzo ti ammalia e ti coinvolge fino alla “dipendenza”, per cui dopo una trentina di pagine mi sono ritrovata letteralmente incollata a “la colpa di vivere” fino all’ultima duecentosettesima pagina. Ritengo in generale che i romanzi capaci di “incollarti” alle proprie pagine fino all’ultima con il fiato sospeso siano senza dubbio dei romanzi vincenti, ben riusciti, da consigliare e perché no rileggere; immagino che l’effetto “Colla” sia ancora più importante in un romanzo giallo, noir o thriller per cui i miei vivissimi complimenti vanno all’autrice esordiente che, con il suo stile serrato e duro, ha saputo raggiungere un obbiettivo ambito da molti e raggiunto pienamente da pochi.

Anche questa volta ritengo di aver parlato davvero troppo, per cui lascio lo spazio per l’intervista all’autrice Barbara Goti.

 

 

Barbara GotiCiao Barbara, prima di tutto grazie per aver partecipato alla rubrica di Pensorosa, il libro, seppur non rientri nei miei generi preferiti, mi è piaciuto e mi ha preso molto, ora soddisfa un po’ la mia curiosità… come nasce “La colpa di vivere”? Un avvenimento di cronaca? Un sogno, un’idea, un progetto a tavolino?

Grazie a te per le opportunità che dai a noi autori sconosciuti, e per la pazienza che hai di leggerci! Non dev’esser sempre piacevole. Sono davvero felice di non averti delusa! L’idea, lo spunto, de La Colpa Di Vivere, risalgono al tempo in cui io, ragazzina livornese, seguivo terrorizzata ma anche incuriosita, le vicende del cosiddetto Mostro nella non lontana Firenze. Seguendo appassionatamente il caso, avevo una mia personalissima idea su chi potesse essere l’omicida, così pensai ad un romanzo per elargire al mondo la mia scoperta. Il tempo poi ha dimostrato che fosse totalmente sbagliata ma quando, qualche anno dopo, mio padre scomparve, per cercare di tollerare quell’irrimediabile perdita, nella speranza che vivere la storia di qualcun altro mi distogliesse in qualche modo dalla mia pena, l’amica di sempre, la scrittura, mi venne in aiuto. Entrata in possesso del suo notebook (non c’è che dire, la tecnologia aiuta gli aspiranti scrittori), cominciai a buttar giù pagine, immergendomi totalmente nella storia, rendendo romanzo quell’antica ispirazione. Nacque così quello che chiamai “Lame”, la prima stesura di quello che oggi è “La colpa di vivere”.

 

Ho letto la tua biografia ed è stato impossibile non notare le analogie con Anna Rodomonti, raccontaci, quindi, di te, Barbara, e di quanto di Barbara ci sia in Anna.

Anna sono assolutamente io nel modo di intendere a vita, nel modo di affrontarla, amarla. Anna sono io nei pensieri, nelle reazioni, nelle emozioni. Sono io nell’amore viscerale per la mia città. Tra noi però ci sono delle sostanziali differenze. Anna, per esempio, è una persona solare ed ottimista anche se la sua esistenza è stata punteggiata da avvenimenti oltremodo drammatici; io sono una persona solare ed ottimista, ma non so come sarei se avessi dovuto superare le prove cui è stata costretta Anna. Forse, anzi probabilmente, sarei molto diversa, chissà! Anna inoltre ha bruciato le tappe, facendo tutto molto presto, al contrario di me che invece ho fatto tutto piuttosto tardi. La pubblicazione di un romanzo d’esordio a quasi cinquant’anni credo ne sia prova, no?

 

Come ho già detto, io ho commesso l’errore di leggere l’ultima frase prima che i tempi fossero maturi, quindi, beh, la mia lettura del romanzo è stata inevitabilmente distorta, ma c’è un particolare che non riesco a sistemare nel puzzle. Qual è il significato del profumo di Solari che Anna sente alla stazione durante la “fatidica attesa”?

Anche se “La colpa di vivere” non è un giallo e non vuole esserlo: nei gialli puri la ricerca spasmodica dell’assassino mi mette ansia, la gara a chi lo indovina prima mi stanca presto, è comunque un noir. Anche se a un certo punto della vicenda credo di esser proprio a dare le dritte per capire, con la speranza che a quel punto, oramai, il lettore sia talmente coinvolto dalla storia di Anna da aver distolto l’attenzione dalla sola identificazione dell’omicida, magari non tutti però coglieranno i miei suggerimenti, magari a qualcuno piacerà fare ipotesi e congetture, quindi preferirei non svelare troppo, che ne dici? Magari di quel particolare te ne parlo privatamente. Si può? Lasciamo a chi leggerà, speriamo molti, la possibilità di una propria interpretazione.

 

Ok, non so se nei romanzi Noir valga la stessa cosa dei romanzi “normali”, ma io la domanda la pongo lo stesso… a quale personaggio sei rimasta più legata?

Ti svelo che la maggior parte di essi non sono solo personaggi, ma persone vere e proprie che ho immortalato tra le pagine, catturandole dalla realtà. Anzi alcuni di coloro che più amo sono addirittura nascosti tra una riga e l’altra. Forse anche per questo non posso che esser estremamente legata ad ognuno, anche quelli di minor rilievo. Ma sappi che non avrei nessuna difficoltà a farti stringere la mano da Luca Solari, per esempio!

 

Immagino che tu legga molti Noir, Gialli e Thriller per poterne scrivere uno così bello, quali autori preferisci, e quali, se ci sono, consideri i tuoi “maestri” di stile e narrazione?

Io mi definisco una divoralibri e francamente di noir, thriller ed horror mi sono letteralmente nutrita per molti anni, poi sono approdata ad una mia teoria. Cioè che uno scrittore, pur se inizialmente validissimo, alla lunga, una volta raggiunto il successo, diventa irriconoscibile, quasi non sia possibile che quell’ultimo romanzo sia stato scritto dalla stessa penna dei precedenti. Vuoi i nomi? Klavan, Higgins Clark, Cornwell, per citarne solo alcuni che ho amato e che ultimamente non mi azzardo più neanche a sfogliare! Lo scrittore che amo di più da diversi anni, che ancora non mi ha deluso, non scrive thriller, è un autore colombiano: Efraim Medina Reyes, ironico, intelligente, crudo e poeticissimo ma lontanissimo dal mio modo di scrivere.

 

Anche io mi diletto a scrivere, ma solitamente scrivo storie di grandi amori e tanti bei lieti fini, ritagliando nella scrittura uno spazio anche per me, per sorridere, sognare, emozionarmi e sospirare. Tutto quello che cerco e trovo nello scrivere e quello che cerco e trovo nel leggere dei buoni romanzi. Ora è innegabile che non si possa “Sognare emozionarsi e sospirare” leggendo un noir, o per lo meno queste sono state le mie sensazioni, ma raccontaci cosa si prova nello scrivere un Noir?

Personalmente non amo il fantasy, così come non amo molto l’horror, cioè non mi piace ciò che non è perfettamente reale. Amo la verità, sempre, coi suoi splendori ed i suoi orrori, perché così è la vita stessa. Il noir non è che una parte della storia, storia nella quale ci sono altre storie dov’è possibilissimo sorridere, sognare ed emozionarsi. Certo, in un thriller manca il lieto fine, questo si! Perché nessun fine, obiettivamente, potrebbe esser lieto quando, come in questa vicenda, vengono massacrate 9 adolescenti. Ma ogni giorno, in ogni parte del mondo, muoiono adolescenti e bambini, ogni giorno, in ogni parte del mondo, nasce qualcuno che potrà essere “un mostro”, eppure noi tutti continuiamo a ridere, gioire, cantare, ballare, o magari piangere solo per un bacio negato. Perché questa è la vita, e i libri a mio parere, non possono che rifletterla. Altrimenti sarebbe come andare al cinema e scegliere soltanto film comici…

 

 

Mi hai accennato di essere approdata quasi per caso nel mondo dell’editoria, ti va di raccontare la tua esperienza? Quando hai deciso di pubblicare, perchè e come sei riuscita a realizzare questo “sogno”?

La mia credo sia una storia bellissima, che infonderà molta fiducia a chi scrive. Come ho detto “La colpa di vivere” non è stato “un parto” recente. Giaceva in un cassetto, o meglio in un file, assieme ad altri romanzi e racconti che nessuno, se non i miei amici più cari, avevano letto. Mai mi ero sognata di spedir qualcosa a una casa editrice o di partecipare ad un concorso. Ma adesso si sa, c’è Internet. Internet che, obiettivamente, ha spalancato un mondo che prima era addirittura impensabile. Così l’anno scorso scoprii l’esistenza del premio per la scrittura comica Massimo Troisi a San Giorgio a Cremano. Avevo giusto un raccontino di 6 pagine che mi piaceva tanto, umoristico, l’unico che ho scritto, credo! Senza pensarci su, lo inviai. Non vinsi, si fa per dire, perché un mese dopo ricevetti una telefonata. Era un giovane signore che mi dichiarò essere uno dei giurati del Troisi, mi domandò se davvero avevo degli inediti mai valutati da esperti e mi chiese perché. “Perché sono un po’ pigra” risposi sincera “perché nel mondo dell’editoria è difficile entrare, perché oggi va di moda l’autoproduzione che proprio non mi interessa…” specificai. Il signore in questione mi disse di essere Aldo Putignano, direttore editoriale di una vera casa editrice, la BoopenLED, e di esser molto curioso di valutare i miei romanzi, essendo stato favorevolmente colpito dal mio modo di scrivere. Gli inviai la sinossi di Lame, lo lesse, mi richiamò, iniziò un certosino lavoro di editing con uno dei suoi collaboratori e… oggi stiamo parlano di LA COLPA DI VIVERE!

 

Dopo questa esperienza riproverai a proporre il tuo romanzo presso altre case editrici? Hai altri progetti letterari in cantiere per il futuro?

Come ho detto, sono assolutamente all’oscuro di come funzioni il mondo dell’editoria. BoopenLED non ha grande distribuzione sul territorio, punta più che altro sulla vendita ondine, anche se qualsiasi libreria, in definitiva, può richiedere il libro. Ed io sono già contenta così, credimi. Poi magari il Signor Grande Casa Editrice leggerà questa intervista e la tua recensione e ci contatterà. Perché no? Mai dire mai, la mia storia lo insegna! Per quel che riguarda il futuro, come ti ho detto posso ancora attingere dal passato: il cassetto è ancora mezzo pieno, o meglio il file, avevamo detto, giusto?

 

 

Ringrazio nuovamente Barbara per la gentile collaborazione, invito tutti gli amanti del genere ad acquistare e leggere “La colpa di vivere”, per ulteriori informazioni e per conoscere meglio questa splendida autrice potete visitare la sua Pagina Facebook.

 

Flavia Pellegrino