{Nuove Voci Letterarie} Il Suono Sacro di Arjiam

SuonosacrodiAjiam«È al cammino che hai davanti che devi guardare, non a quello che hai già compiuto. Il Suono Sacro è la Conoscenza. In esso troverai la via per sollevare il velo che nasconde la verità immutabile.»

Per il regno di Arjiam si profila una terribile minaccia: il nobile Mazdraan, affascinante Primo Cavaliere del Re, ha scoperto che, all’avverarsi di determinate condizioni astrali, potrà ottenere il controllo assoluto sulle vibrazioni del Suono Sacro, il principio creatore dell’universo, e mutare a suo piacimento la Legge che regola il ciclo della vita.

Il cammino di Fahryon, neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, sembra incrociarsi per caso con quello del nobile Mazdraan,
dell’anziano saggio Tyrnahan, irriducibile avversario del Primo Cavaliere, e dell’ingenuo e valoroso Uszrany, Cavaliere dell’Ordine militare del Grifo. Durante la sua iniziazione ai misteri del Suono Sacro però, Fahryon comprenderà il suo ruolo nella vicenda in cui si è trovata coinvolta e, dopo averlo coscientemente scelto, deciderà di sviluppare le sue doti e di trasformare le sue apparenti debolezze nell’arma vincente per impedire che il Mondo precipiti nel caos.

 

Il suono sacro di Arjiam, pubblicato nella collana Giraffe della casa editrice EdiGIò, è il primo romanzo di Daniela Lojarro, affermata cantante lirica e terapista di Audio-psico-fonologia.

Un esordio letterario con i fuochi d’artificio, ecco come andrebbe definito questo romanzo, che purtroppo nel panorama letterario italiano, solo perché scritto da una “sconosciuta” e destinato a languire in piccole librerie. Un esordio letterario degno delle grandi case editrici che dovrebbero smettere di pesare il valore di un romanzo dalla notorietà dell’autore ed iniziare a valutare invece il contenuto.

Il Suono Sacro di Arjiam è un romanzo fantasy degno di questo nome, e mutuando una citazione del Publisher Weekly oso dire che “ Questo romanzo proietta Daniela Lojarro nell’empireo dei grandi autori fantasy. ”, dunque amanti della letteratura fantasy non avete bisogno di altri elogi per questo romanzo, ma chiudete immediatamente il pc e precipitatevi nella libreria più vicina a casa vostra per ordinarne una copia.

 

Siete ancora qui? Non siete del tutto convinti del mio iniziale commento? Beh, allora non vi resta che continuare a leggermi.

Nonostante la considerevole mole di circa 700 pagine, nonostante l’ambientazione fantasy ed i numerosi nomi impronunciabili ( come tutti i fantasy ), il romanzo decolla immediatamente coinvolgendo sin dalle prime pagine il lettore in un vortice sempre più fitto e frenetico fino al tumultuoso finale. Un romanzo da cui si fa fatica ad allontanarvisi a lungo. Un romanzo che entra in testa, anzi nelle orecchie, i cui suoni, le melodie e le armoniose vibrazioni ti accompagnano lungo tutta la lettura. Non c’è da stupirsi se addormentandovi dopo aver letto un capitolo sognerete musica, concerti o opere liriche, o di punto in bianco decideste che avete voglia di cantare e far sentire al mondo un po’ delle vostre vibrazioni più o meno intonate.

Difficilmente un romanzo fantasy mi ha colpito sin dalle prime pagine, poiché, come è ovvio, necessita di un po’ di capitoli per far carburare nel lettore la nuova ambientazione e renderla effettivamente viva, difficilmente in un romanzo fantasy non ho sospirato annoiandomi nella lettura di lunghe ed interminabili descrizioni. Il suono sacro di Arjiam ha rivoluzionato la mia considerazione della letteratura fantasy, coinvolgendomi immediatamente ed affascinandomi in ogni sua parte. La storia, seppur rientrando nel filone fantasy, conserva un’inaspettata originalità, che unita ad una narrazione eccellente ed uno stile narrativo pulito, semplice e coinvolgente danno un risultato davvero positivo.

A questo talento dell’autrice va aggiunto che la casa editrice EdiGiò ha fatto un ottimo lavoro con un’ottimale scelta di formato editoriale e formattazione di pagina, che consentono al lettore di notare subito il romanzo fra numerosi altri sugli scaffali ed apprestarvisi alla lettura sicuramente più positivo e propenso.

 

Ora ho davvero parlato troppo e nonostante le mie tante parole dubito di aver reso giustizia a questo romanzo. Se ancora non siete convinti di volerlo assolutamente comprare e leggere immediatamente, ascoltate, o meglio leggete, con me l’intervista all’autrice Daniela Lojarro.

 

DanielaLojarroCara Daniela, innanzi tutto complimenti e grazie per aver voluto collaborare con Pensorosa. La mia domanda d’esordio è sempre la stessa, ma nel caso del tuo romanzo è davvero impensabile non porla… Dunque come nasce “il suono sacro di Arjiam”? Un’idea, un sogno, un lavoro a tavolino?

«Il Suono Sacro di Arjiam» è venuto al mondo durante una pausa sabbatica dall’attività musicale. Ho portato il Melodramma italiano un pò in tutto il mondo entrando a contatto con culture anche molto diverse dalla nostra come quella coreana oppure araba; ma a un certo momento si è manifestata la necessità di fermarmi: avevo la sensazione di essere satura di emozioni, stimoli e impressioni e che non mi fosse più sufficiente solo il palcoscenico per poterli elaborare in maniera creativa. Trascorsi questo periodo dedicandomi alla lettura di libri che ero stata costretta a tralasciare per mancanza di tempo, passando dal genere fantasy agli studi sugli Esseni, dalla filosofia ai culti misterici, dalle ricerche sugli effetti del suono sulla materia e le onde cerebrali ai romanzi storici. Furono però le impressioni suscitate da due luoghi, la Galleria del Furlo e la biblioteca di Fonte Avellana, che destarono in me il desiderio di scrivere utilizzando anche il materiale che avevo accumulato durante le mie letture. I giorni seguenti a quelle visite tratteggiai mentalmente uno schema con i punti salienti della trama e, di ritorno a casa, per poter scrivere, imparai a usare il computer. Poco per volta, arricchii questo nucleo definendo ogni personaggio, trattando temi che mi appassionano e che considero importanti come amore, amicizia, lealtà, scrivendo sempre di getto. In un secondo momento, ho ripulito le 1000 pagine tagliando, cucendo, riunendo capitoli o eliminando scene intere o personaggi.

 

I personaggi, sono mirabilmente descritti e caratterizzati, sfatando spesso i comuni stereotipi, confidaci il tuo segreto… come li hai creati? Li hai immaginati e basta, hai preso spunto da conoscenze o amicizie?

Ti ringrazio per il complimento che mi fa immensamente piacere! Ho sviluppato i personaggi secondo il «ruolo» che desideravo affidar loro nelle vicende tenendo sempre presente la motivazione delle loro scelte perché sono queste ultime a determinare il loro agire e di porsi in relazione gli uni con gli altri. Mazdraan, l’antagonista maschile, sa fin dall’inizio che vuole impadronirsi del potere assoluto perciò ogni sua azione è determinata dallo scopo che si prefigge e, per raggiungerlo, usa tutte le armi a sua disposizione, intelligenza, astuzia, fascino, diplomazia, capacità di adattarsi rapidamente a ogni situazione anche se sfavorevole e riuscire a volgerla a suo vantaggio; al contrario, Fahryon, la giovane donna protagonista del romanzo, ha l’impressione di essere coinvolta in una vicenda che non la riguarda e si trova di fronte alla scelta di mettersi da parte oppure di svolgere un ruolo determinante e fondamentale. In un primo momento, forte della sua ingenuità e della sua inesperienza, si butta istintivamente a capo fitto in difesa dei valori in cui crede ma poi scoprirà che l’istinto e l’entusiasmo non sono sufficienti e in quel momento inizierà il suo cammino di evoluzione interiore e di maturazione. Sicuramente l’esperienza teatrale mi ha aiutata a sviluppare dei personaggi non pedissequamente divisi in belli/buoni e brutti/cattivi oppure monolitici senza incertezze senza sfumature. Scrivendo ho usato la tecnica di cui mi servo in palcoscenico per creare i miei ruoli: mettermi nei panni di quel personaggio, capire il suo punto di vista e vedere la scena con i suoi occhi. A quel punto poi, non è difficile ricorrere anche a dei modelli reali per trovare i mezzi espressivi (gesti, tic, mimica facciale) adatti a esprimere emozioni e stati d’animo. Infatti, per alcuni particolari, per sfumature della voce o modo di esprimersi o di gesticolare ho preso spunto da manie, abitudini e passioni di amici o familiari per caratterizzare i miei personaggi e renderli realistici.

 

A quale personaggio sei maggiormente legata?

Senza ombra di dubbio a Mazdraan! Amore/odio/ammirazione per un personaggio che talvolta ho avuto l’impressione che prendesse il sopravvento su me e che percorresse da solo la sua strada! Ora, poi, continua a perseguitarmi perché quasi tutte le lettrici mi hanno scritto che che lo vorrebbero ancora come protagonista di un altro episodio delle vicende di Arjiam!

 

Fra i vari e numerosi personaggi mi ha colpito Zanthre, arrabattatone ed approfittatore per eccellenza, ma sinceramente non ho compreso quale fosse il suo ruolo in tutto il panorama complesso degli intrighi di Arjiam e del Suono Sacro.

Zanthre è stato un pò sacrificato nella stesura definitiva. Senza entrare nei particolari della trama rivelandone i segreti, posso dire che Zanthre non ha un ruolo diretto nelle vicende politiche di Arjiam o in quelle legate al Suono Sacro e alla magia; rappresenta piuttosto il motore di una serie di esperienze legate alla maturazione del Cavaliere Uszrany.

 

Ho trovato molto utile l’appendice con i nomi, le parole chiave ed i luoghi, ma, sinceramente, ho sentito la mancanza di una cartina. Come mai non è stata inserita? Non era prevista in origine o per difficoltà e direttive editoriali postume?

Feci un abbozzo di mappa molto rudimentale perché io sono una pessima disegnatrice. Però, i costi ne hanno impedito la realizzazione in fase editoriale. Un carissimo collega scrittore e disegnatore, Marco Mazzanti, che ha letto il libro e si è innamorato del mondo di Arjiam, ora ne sta preparando una e spero di poterla inserire o regalare a chi acquista una copia del libro.

Quanto la tua carriera da cantante ed il tuo trascorso accademico in conservatorio hanno influito in questo romanzo?

Prima di tutto desidero precisare che io non ho seguito un percorso accademico di studi non avendo frequentato il conservatorio. Ho una formazione classica che mi ha offerto le basi per sviluppare i miei interessi anche, e soprattutto, al di fuori dei consueti percorsi di studi sia musicali che universitari. Direi che sia stato soprattutto il mondo del suono a influenzare il mio romanzo più che la sola esperienza artistica. Il suono ha da sempre un ruolo centrale nella mia vita accompagnando la mia evoluzione personale. Infatti, da bambina, il suono, in quanto Musica, era un piacere fonte di emozioni. Poi, è divenuto il fulcro del mio studio e del mio lavoro, grazie ai quali ne ho approfondito gli aspetti tecnici in relazione alla voce umana. Infine, accostandomi all’Audio-Psico-Fonologia (una terapia di riabilitazione dell’ascolto e della voce), ne ho scoperto le possibilità terapeutiche. Nel mio romanzo compaiono tutti questi aspetti legati al mondo del suono insieme ai riferimenti a quei riti e a quelle tradizioni religiose, a quelle speculazioni cosmogoniche che indicano nel suono il sostrato di tutti i fenomeni dell’universo.

 

Il pubblico visto dal palco in un’opera o in un concerto è lo stesso del pubblico in una presentazione letteraria? E le emozioni nel riconoscimento concertistico o letterario sono le stesse o sono diverse?

Ci sono parecchie differenze tra gli appassionati cultori dell’Opera lirica e i lettori. La lettura è un piacere che si assapora in solitudine e solo a posteriori il lettore ti scrive per esprimere, anche calorosamente, le emozioni suscitate dalla lettura; invece, i melomani vengono in teatro e si preparano a un rito, ascoltano e, se la mia interpretazione li convince, soddisfa le loro aspettative, esplodono manifestando con applausi o addirittura grida la loro approvazione. La tensione che si può instaurare tra palcoscenico e uditorio nel caso lo scambio di emozioni funzioni, è veramente qualcosa di magico e irripetibile, diverso in ogni teatro e a ogni recita ed è difficile descrivere cosa si prova quando al termine di un’aria si sente quell’attimo di sospensione, di silenzio e poi lo scoppio degli applausi di 2000 persone tutte insieme e che talvolta si alzano pure in piedi. Gli ammiratori arrivano addirittura a identificarmi con il personaggio che interpreto e non mi chiamano più con il mio nome bensì con quello dell’eroina che li ha fatti sognare. In teatro la responsabilità è diversa anche perché io ho il compito di restituire al pubblico un capolavoro creato da un compositore con la mia interpretazione; la tensione è altissima perché basta una goccia di saliva per traverso per rovinare una frase, un acuto oppure uno spiffero d’aria per prendersi mal di gola. Con il lettore il rapporto non è mai così immediato e viscerale; durante una presentazione io sono la responsabile di ciò che ho scritto e pubblicato: si tratta solo di saperlo proporre al potenziale lettore e, all’inizio, non è stato facile parlare della propria creatura in pubblico!

Spesso, specialmente per romanzi di questo peso, tendo ad idealizzare l’autore, rendendolo quali irreale, poiché il mio inconscio decide che nessun essere umano e reale potrebbe far nascere un romanzo simile. Beh sfata il mito del mio inconscio: parlaci di te, chi si nasconde dietro un romanzo fantasy di questo valore? Chi è Daniela Lojarro, quali i suoi pregi, i suoi difetti, come trascorri il tempo libero, quali i tuoi sogni?

Chi è Daniela Lojarro? Bella domanda e non so se sono in grado di rispondere: è più facile parlare degli altri (o sparlare!!!) che di se stessi, tant’è vero che il motto e ammonizione «Conosci te stesso» stava all’entrata del santuario greco di Delfi. Comunque ora ci provo! Credo di essere una persona che ha mantenuto una curiosità e un entusiasmo tipicamente infantili nell’affrontare ogni esperienza: se vedo una porta aperta, non posso fare a meno di sbirciare o di entrare oppure mi capita di fermarmi davanti a una finestra illuminata chiedendomi cosa staranno facendo le persone che abitano lì, se sono felici, cosa provano in quel momento, di cosa stiano parlando. Questa forma di curiosità mi ha portato a diventare estremamente osservatrice: viaggi, trasferte, chiacchierate amici o anche con sconosciuti al bar o per strada diventano occasioni per ascoltare le loro esperienze, per imparare, per memorizzare la mimica dei loro volti e scoprire come affrontano la vita. Credo nell’amicizia, nella tensione dell’uomo di poter dar vita a una società armoniosa e rispettosa dell’Umanità e del pianeta su cui viviamo e cerco di impegnarmi a realizzarla con tutti gli incidenti di percorso che possono capitare: non sono certo esente da momenti di scoraggiamento. Mi ritengo una persona aperta e disponibile al dialogo ma se capisco che la mia fiducia o la mia amicizia sono state mal riposte, divento una furia: chi mi delude è cancellato e sicuramente non faccio nulla per nasconderlo. Difetti tantissimi: sono pigra e, potrebbe sembrare una contraddizione, maniaca dell’ordine e della pulizia fino all’ossessione; mi si deve lasciare libera di fare cosa mi passa per la testa e nella maniera che voglio, altrimenti divento intrattabile e scorbutica; sono lunatica e passo facilmente da uno stato d’animo allegro a uno depresso. Nel tempo libero, amo leggere, ascoltare musica (anche metal rock, pop oltre l’opera e la musica classica), passeggiare nel bosco per raccogliere le idee o distendermi, cucinare e viaggiare

 

Hai progetti per il futuro? Possiamo sperare di trovare in libreria un nuovo romanzo che ci possa catapultare nelle terre di Arjiam o in qualche regione fantastica, scritto dalla tua penna?

Ho iniziato a scrivere un secondo romanzo: sarà in parte ambientato ancora in Arjiam e in parte in un luogo completamente differente. Desidererei affrontare un argomento che mi sta molto a cuore e che, al giorno d’oggi, rappresenta un punto caldo: la convivenza fra mondi culturali apparentemente lontani e inconciliabili, una situazione che, come italiana all’estero, ho sperimentato sulla mia pelle. In fondo, però, anche questa tematica ci riconduce all’Armonia, alla capacità di sapersi ascoltare, di ascoltare e, quindi, di andare verso l’Altro, il diverso da sé. Questo è l’Armonia per me e ciò che cerco di praticare non solo nell’ambito musicale ma anche nella vita quotidiana.

 

 

Per poter avere ulteriori informazioni su Daniela Lojarro ed acquistare il romanzo, contattate la casa editrice www.edigio.it .

 

 

Flavia Pellegrino