{Nuove Voci Letterarie} Il libro delle parole non dette

Taubling è una piccola cittadina immaginaria immersa nelle Alpi bavaresi, ricca di laghi, antiche miniere e fabbriche di biscotti e uova di cioccolato. La vita del silenzioso benzinaio Edelmar Bernstein verrà scombussolata dall’incontro con una donna morbida e solare, che gli proporrà di aiutarla a salvare…rospi. Breve romanzo dal sapore romantico e ambientalista, che si trasforma in un vero elogio alla timidezza.

Il libro delle Parole non dette, autopubblicato tramite il servizio ilmiolibro.it, è il romanzo d’esordio di Monica Bortolotti.

Prima di procedere con la recensione a questo breve romanzo, mi preme parlarvi un po’ dell’autopubblicazione. Ad oggi la rubrica ha recensito già due libri autopubblicati tramite il sito ilmiolibro.it ed altri ancora sono in coda che attendono un loro spazio. Si potrebbe pensare che gli autori che si “autopubblicano” siano gli “scarti” delle case editrici, ma non è del tutto vero. Si, è possibile trovare fra le opere autopubblicate “letture indegne” scritte male con trame incosistenti e personaggi banali, ma spesso le stesse “opere-illeggibili” la stessa “non-letteratura” la troviamo anche pubblicata da grandi e piccole case editrici, accompagnate da più o meno pubblicità. Attualmente le case editrici rinomate non considerano i “piccoli esordienti” (fossero anche possibili candidati per il premio nobel), e le medio-piccole case se li prendono in considerazione il più delle volte esigono un contributo economico non indifferente per assicurare un prima stampa di poche centinaia di copie, una minima distribuzione, ed ancor più ridotta pubblicità. Quindi a conti fatti all’autore esordiente a volte conviene autopubblicarsi, autopubblicizzarsi ed autoditruibuirsi.

In questo mondo dell’autopubblicazione si inserisce il sito ilmiolibro.it, così come lulu.com e svariati altri, che aiutano con poche mosse una pubblicazione degna e costi contenuti.

Sono entrata da poco nel mondo dell’autopubblicazione, e posso ammettere che spesso nella marea dei “nuovi autori”, di chi si reputa il prossimo “nobel” ed chi invece scrive semplicemente per se stesso, ho trovato piccole perle, che mi domando ancora come mai non abbiano avuto diritto ad uno spazio “editoriale” più ampio, quando a confronto vengono pubblicate tante altre “cartacce”.

“Il libro delle parole non dette” è una di queste perle. Un romanzo breve, o per meglio dire un lunga e dolcissima favola per adulti. A narrazione è in stile “favola” molto semplice e lineare, la trama molto dolce, è effettivamente l’elogio della timidezza, così come detto in quarta di copertina.

“Il libro delle parole non dette” è il grande quaderno che accompagna la vita del protagonista, che da sempre vinto dalla timidezza è incapace di dire la cosa giusta al momento giusto, così non potendola dire, se l’appunta sul suo diario personale. Chissà quante volte anche noi abbiamo avuto un “libro delle parole non dette” e che invece avremmo voluto dire al momento opportuno.

I personaggi li ho trovati incantevoli, finalmente approdano nella narrazione una donna orgogliosamente “grassa” ed un benzinaio, il protagonista, che molti reputano tonto, ma che conserva in sé una sensibilità ed una purezza incantevoli, al quale la “donna-orgogliosamente-grassa” piace da impazzire… finalmente possiamo dire basta alle “forme perfette” che fanno andar su di giri i grandi maniati dell’economia o della politica, le “piccole ragazze, fragili ed esili”. Finalmente possiamo dire basta agli stereotipi che riempiono la letteratura.

Monica Bortolotti ci presenta due personaggi squisiti, umani, veri, reali che sanno accompagnare il lettore passo dopo passo nella loro crescita.

Una bellissima favola per adulti, alla quale mi auguro davvero di poter dare, grazie alla rubrica, una maggior risonanza.

 

Ciao Monica, grazie per aver aderito anche tu alla nostra rubrica, ti va di raccontarci come nasce “il libro delle parole non dette”?

Ciao Flavia, un saluto a tutte le lettrici e i lettori di pensorosa! Grazie di avermi fatto conoscere questo sito e di ospitarmi in questo salotto virtuale!

“Il libro delle parole non dette”, è nato dall’incontro con una persona particolare, che mi ha fatto ricordare alcune esperienze della mia vita. Non si tratta in ogni caso, di un libro autobiografico. Sono partita da alcune immagini, per poi costruire una storia. La mia scrittura è sempre suggerita da immagini, forse perché amo disegnare e dipingere, oppure perché amo il cinema. Nel libro, ci sono descrizioni di luoghi realmente esistenti, sono posti magici e fantastici, della bellissima terra in cui vivo, l’Alto Adige.

 

Parliamo di te, chi è Monica?

Sono una persona come tante, ho 46 anni, lavoro in un settore completamente estraneo alla scrittura, non ho una formazione classica alle spalle. Scrivo con grande umiltà, nella speranza di migliorare. Il mio lavoro mi permette di girare molto in montagna ed incontrare persone veramente particolari, persone “da romanzo”; questo è un vantaggio per un’aspirante scrittrice.

 

Quali sono le tue letture preferite?

Le mie letture preferite sono sicuramente i romanzi, che cercano di coinvolgere il lettore trascinandolo in atmosfere d’altri tempi e inverosimili. Ultimamente ho riletto i libri di P.Suskind, (Il piccione, la storia del Signor Sommer, Il profumo), mi piacciono i libri di Stefano Benni, ma adoro anche le biografie, di personaggi ottocenteschi o del primo novecento. Leggo per piacere, in genere di sera. Il libro mi deve invogliare ad andare avanti. Se leggo libri gialli o horror, poi non riesco a dormire.

 

Ce n’è qualcuna che reputi sia di “ispirazione” al tuo stile e alla tua creatività?

Credo che le prime letture, fatte da adolescente, di tutti i libri di E.Salgari e soprattutto del “Mago di Oz” di F.Baum possano aver dato, in qualche modo, l’imprinting alla mia scrittura.

 

Non so a te, ma a me lo domandano spessissimo, quindi ne approfitto e ti rifaccio la domanda: Perché scrivi?

Scrivo perché non riesco più ad esprimere solo con il disegno tutto quello che mi passa per la mente. Scrivo perché ho scoperto che è bellissimo raccontare storie piacevoli e fantasiose ai propri amici, che a volte, si riconoscono in qualche personaggio, nel bene e nel male. Scrivo, perchè riesco a creare un piccolo mondo “virtuale” in cui rifugiarmi, dove posso rivoluzionare la realtà, dove anche quelli reputati perdenti, possono prendersi la rivincita. Scrivo perché mi diverto. Poi c’è anche una componente narcisistica: mi piace che gli altri leggano quello che scrivo, altrimenti scriverei un diario, o no?

 

Come mai la scelta di auto pubblicarsi?Quali sono le difficoltà in questo campo?

La scelta di auto pubblicarsi è stata una necessità. Volevo avere materialmente in mano il mio primo libro, in tempi brevi. Avevo bisogno di “vederlo” per credere di più nelle mie capacità, forse. Le difficoltà nel campo dell’editoria ci sono, soprattutto per riuscire a fare leggere il proprio libro alle case editrici a distribuzione nazionale e ottenere una risposta. Per percorrere questa strada, bisognerebbe avere un agente. Ci sono case editrici più piccole, che sono attente anche ai giovani scrittori, ma purtroppo hanno una distribuzione solo regionale o più limitata. Penso che in futuro proverò con qualche piccolo concorso letterario e qualche piccola casa editrice, oppure ricorrerò nuovamente all’auto pubblicazione. I libri sono fatti per essere letti e non si devono tenere nei cassetti. Sono una sostenitrice del Bookcrossing: i libri si leggono e poi si dimenticano sulle panchine, nelle università, lungo le passeggiate, in autobus, affinché gli altri li leggano. Vorrei che il mio girasse in questo modo per tutta l’Italia.

 

Hai altri progetti letterari nel cassetto? Vuoi farci qualche anticipazione?

La scrittura è … come le ciliegie, una “tira” l’altra. Ora sto scrivendo il mio secondo libro. Il protagonista è un agente di commercio. Scrivendo, mi sembra di seguire, passo dopo passo, il protagonista nelle sue giornate. Mi sembra veramente di vederlo, è come essere al cinema! Ho iniziato a scrivere questo secondo libro con l’idea di farne un romanzo “quasi serio”. Poi è diventato anche questa una favola, per adulti, ma pur sempre una favola. Penso che oggi più che mai, ci sia bisogno di sognare, almeno quando si legge. Di più non dico, per scaramanzia. Se venite in vacanza in Alto Adige, guardate se qualcuno ha lasciato un libro sulla panchina … Potrebbe essere il mio!

 

Promesso che dalla prossima volta presterò più caso ai libri “abbandonati” per strada. Con questa simpatica intervista, lasciamo Monica Bortolotti (che trovate su Facebook: http://www.facebook.com/profile.php?id=100000210011427), dandovi appuntamento alla prossima settimana con una nuova esordiente.

 

Flavia Pellegrino