{Nuove Voci Letterarie} Il fastidio del ritorno

il fastidio del ritorno“Procedevo sulle nevi perenni, felice delle mie gambe che mi spingevano, del mio cuore che mi assisteva e sosteneva, della mia treccia che ondeggiava e offriva richiamo.” È un ricordo di Bianca che, attraverso il filtro della maturità, rivive la propria giovinezza e i goffi tentativi di conquistare un ragazzo. Questo ricordo e tanti altri si intrecciano in un mosaico di racconti di personaggi lungo tre generazioni, dove ognuno regala uno sguardo differente su un disegno che diventa sempre più chiaro e completo.

Il fastidio del ritorno è il romanzo d’esordio di Ilaria De Cristofaro, edito nel 2011 dalla casa editrice Edigiò.

La vita di Mimma viene analizzata attraverso tredici punti di vista diversi come in uno specchio rotto, dove ogni singolo frammento fa notare un aspetto diverso dello stesso volto e della stessa personalità, fra invidie, riflessioni, ricordi e sogni nel cassetto.

Mimma, una donna come tante altre con le sue difficoltà ma anche con le sue forze, con la sua vita dall’infanzia all’età adulta, raccontata dagli occhi di chi gli è stato vicino: la sorella, la cugina, l’ex fidanzato e padre di sua figlia, la figlia, l’attuale compagno. Una vita come tante altre eppure unica nelle sue mille sfaccettature, mille sfaccettature individuate di volta in volta sempre da qualcuno di diverso. Ogni personaggio in base alla propria sensibilità, al proprio carattere e al proprio vissuto individua in Mimma qualche aspetto nuovo, a volte proprio della donna, altrimenti semplicemente riflessi in lei come se ci si guardasse ad uno specchio.icordi e sogni nel cassetto.

Lo stile, nonostante l’esordio, appare abbastanza maturo che si snoda in un flusso di coscienza continuo, o per meglio dire in tredici flussi di coscienza tutti con lo stesso minimo comun denominatore.

 

Ilaria de Cristofaro

Ciao Ilaira, benvenuta nella nostra rubrica letteraria, per prima cosa toglimi una curiosità: come nasce “Il fastidio del Ritorno”?

Il fastido del ritorno” è nato come un racconto breve ed è stato premiato al concorso “Donna & Donne” della casa editrice Edigiò con un contratto per la pubblicazione di un libro. Racconto sempre con divertimento, a chi mi fa questa domanda, la telefonata con l’editore in cui mi “scusavo” per non avere un libro nel cassetto con una tale ambizione. Mi fu risposto: “Signora, lo scriva!”.

 

Chi rappresenta Mimma?

Mimma rappresenta moltissime donne. Credo non sia un caso l’assonanza con la parola mamma, il nome l’ho tenuto provvisorio fino alla fine, ma non sono più riuscita a cambiarlo.

Mimma è una donna ferita da un abbandono inaspettato. Il lettore la conosce via via dai racconti del giovane fidanzato, della sorella, della madre, della figlia, del marito, del padre. Ognuno ne vede un aspetto dal proprio personale punto di vista. Solo nell’ultimo capitolo è Mimma che ci parla si sé. Mi sono un po’ ispirata alla “finestra di Johari” e ho posto il lettore nelle condizioni di essere a contatto con ciò che i personaggi vedono e sanno di sé e ciò che gli altri vedono o sanno.

 

Fra i tredici personaggi a quale sei più legata? Perchè?

Sicuramente Mimma mi ha impegnata di più dal punto di vista emotivo per il mio personale coinvolgimento e tutto il relativo distacco che ho dovuto elaborare per poter scrivere di lei, ma il personaggio che più ho amato e più mi ha divertita è Bianca.

Bianca è innamorata, ma è trasparente agli occhi del suo Gianluigi. Investe tutte le sue energie per farsi ammirare da lui fino ad imprese che non sospettava di poter compiere, ma scopre amaramente che alla sua amica basta fare un po’ l’oca e la persa per ottenere le attenzioni di lui.

Ho costruito questo racconto immaginando che fosse il modo in cui mia madre ha vissuto una sua delusione d’amore. Solo in età molto avanzata mi ha confessato che da ragazza è stata per molto tempo innamorata di un amico che non si è accorto di lei. Ho molte fotografie di lei da giovane in montagna con i ragazzi dell’Azione Cattolica, i suoi fratelli e le sue amiche; Ho scritto di Bianca “in bianco e nero” e col sorriso di mia madre negli occhi.

Un altro personaggio che mi ha fatto molto ridere mentre prendeva vita è Godot (così chiamato perché si faceva sempre attendere). Dopo aver sbirciato nei rancori della sua ragazza per gli infiniti ritardi scopriamo tutto il suo candore, la mancanza assoluta di senso di colpa e la filosofia di vita completamente serafica.

 

Vuoi darci qualche spiegazione sul titolo?

Credo che ogni donna che sia stata abbandonata possa passare mesi, anche anni, a desiderare il ritorno dell’amato. Tra un pianto e un altro, nel frattempo, elabora, mente e cuore, la propria rinascita che si può identificare nel pensiero che col tempo prende forma: “sono guarita, non ti sto più aspettando e se mi farai il piacere di tornare sarò felice di esprimere il mio fastidio”.

 

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Posso banalmente dire che da ragazza ho tenuto per anni un diario sul quale mi sbizzarrivo a raccontare il mondo dal mio personalissimo punto di vista.

Ho potuto costatare in seguito, da grande, che riuscivo a scrivere esattamente quello che volevo esprimere producendo lettere, anche molto elaborate, in cui raccontavo capitoli interi della mia vita. Pagine e pagine di emozioni, sofferenze, delusioni da condividere con qualche “lettore”.

Non a caso ogni capitolo del libro è una sorta di diario, il personaggio di turno ci racconta le vicende in prima persona.

 

Come sei approdata alla casa editrice Edigiò per la pubblicazione?

E’ stata lei a catturare me! Come ho già detto ho partecipato al concorso “Donna & Donne”. Mi sembrava veramente appropriato per la mia storia che si basa sul rapporto madre-figlia (è il capitolo Marzia, il primo). Il racconto era nel cassetto da tempo, l’ho elaborato durante un viaggio in Val Tellina che è stato per me un importante percorso introspettivo.

 

Hai altri progetti letterari?

L’esperienza mi ha molto elettrizzata e i riconoscimenti che ho ricevuto dai miei quattro lettori mi hanno caricata di fermento.

Per ora sto scrivendo appunti: origlio telefonate, “fotografo” situazioni che potrei descrivere, mi registro spunti da cui si possa “tramare”….

Non ho ancora partorito il vero soggetto da circondare di tutto questo materiale di contorno, ma il materiale aumenta e la mente scalpita.

 

E noi non vediamo l’ora di scoprire vedere cosa partorirà questa mente scalpitante. Ringrazio ancora Ilaria per la sua disponibilità, ed invito i nostri lettori a visitare il catalogo online della casa editrice Edigiò.

 

Flavia Pellegrino