{Nuove Voci Letterarie} Il Dolore Privato

ildolorprivato Con i suoi racconti Amanda Gris vuole guidare donne e uomini ad una maggiore comprensione del mondo femminile, senza mai dare giudizi ma lasciando aperta la strada all’ipotetica conclusione di un viaggio.
Il viaggio che ogni donna ritratta intraprende, cercando di trovare una dimensione di libertà al di fuori delle convenzioni, dei ruoli sociali e del dolore che, nel passato come nel presente, segna la vita di ognuna.

 

“La vita è come una scatola di cioccolatini! Non sai mai quello che ti capita.” diceva Forrest Gump (Tom Hanks) nel film, vincitore di 6 premi oscar, diretto da Robert Zemeckis. Con questa frase voglio iniziare l’articolo dedicato a Il Dolore Privato, il secondo romanzo nato dalla penna di Amanda Gris, già autrice di “Mai più senza rossetto”. Il dolore Privato, edito da Positive Press, è una raccolta di quattordici racconti brevi, quattordici storie di donne, delle loro sconfitte e delle loro vittorie, delle loro gioie ed i loro dolori. Quattordici assaggi di vita quotidiana. Quattordici donne, che potrebbero essere davanti a noi ogni giorno, trascinando un carrello della spesa, accompagnando i loro figli a scuola, davanti o dietro di noi allo sportello della posta… quattordici donne, donne di tutti i giorni, eroine della propria quotidianità. Quattordici donne, di cui una di queste potrei essere anche io, o voi che come me deciderete di aprire il libro ed immergervi nella loro, nella nostra storia.

Questa raccolta di racconti è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti può capitare. Non tutti i cioccolatini sono uguali, ne puoi trovare uno dolce all’esterno ed amaro all’interno, o amaro all’esterno ma estremamente dolce nel suo ripieno. Così i racconti brevi, narrati dalla Gris, si susseguono narrandoci la storia di donne dei loro cambiamenti, non tutti a lieto fine, ma tutti segnati da un dolore profondo, il dolore in tutte le sue forme e manifestazioni.

Una raccolta di racconti che si divora, letteralmente, in pochissime ore, solo 85 pagine, che seppur cariche di nostalgia, riflessioni, angoscia e dolore, come i cioccolatini l’una tira l’altra.

AmandaGrisCiao Amanda, grazie per aver partecipato all’iniziativa di Pensorosa, come mai hai deciso di scrivere questo libro? Da dove nasce? I racconti li hai scritti tutti nello stesso periodo, o hai invece scelto di raccogliere scritti di diversi momenti uniti dallo stesso filo conduttore?

Avevo 4 racconti. Teresa credo sia stato il primo. Avevo in mente quella frase “Penso sempre a Teresa nei lunghi pomeriggi di pioggia…” e ho iniziato a scrivere. Ho spedito il materiale a qualche editore e mi ha contattato la Positive Press. Erano interessati all’idea di pubblicare una raccolta di racconti che indagasse il mondo femminile. Mi hanno chiesto se ne avevo altri e io ho risposto di sì. In realtà avevo solo altre idee, appunti. Ho chiesto del tempo per metterli in ordine e mi sono chiusa in casa a scrivere.
Tutti i racconti contengono qualcosa di vero: la trama, il personaggio…. Magari ho preso una storia e mi sono chiesta come sarebbe andata se la protagonista avesse fatto una scelta diversa, oppure ho provato a immaginare le emozioni che c’erano dietro alcuni comportamenti.
Forse è questo legame con la realtà che permette al lettore di provare empatia

 

Amanda Gris è uno pseudonimo? In tal caso perchè hai scelto di usare uno pseudonimo?

Amanda Gris è lo pseudonimo con cui la protagonista de “Il fiore del mio segreto” di Almodovar scrive romanzi rosa. Dopo una crisi, con il suo vero nome scrive un romanzo molto drammatico (che l’editore le rifiuta) e con un altro pseudonimo firma un articolo su un quotidiano che stronca il lavoro di Amanda Gris. Quel film mi somiglia molto e questo è uno dei motivi per cui ho scelto questo pseudonimo. O forse l’ho scelto con lo stesso significato con cui in alcune tribù si cambia nome nei riti di passaggio. La verità è che ho sempre molte risposte a questa domanda, ma nessuna mi convince fino in fondo. Forse, quando l’ho scelto 8 anni fa, avevo delle ragioni che oggi non riesco del tutto ad afferrare. Comunque posso dirti che Amanda Gris mi mette allegria.

 

Credo che tutti i lettori abbiano “eletto” il loro racconto preferito, il mio è “Teresa” che non so se sia un caso o meno, è stato posto nella raccolta in posizione esattamente simmetrico a “La visita”, un racconto potrei dire diametralmente opposto, due donne con la stessa esperienza, che al bivio hanno compiuto una scelta diversa. Qual è il tuo racconto preferito, quello in cui hai più donato il tuo cuore?

Anche per me è Teresa. E Viaggio in Tunisia. La disposizione dei racconti seguiva una logica. Almeno per quanto riguarda il primo e l’ultimo. Io avevo intitolato questo libro Dalla notte ad oriente, perché i racconti parlavano di donne col burka, ma anche di donne molto emancipate, donne che abitano la notte. Allo stesso tempo la notte è il dolore, la mancanza di consapevolezza e di arbitrio sulla propria vita, l’oriente è un nuovo giorno, pieno di possibilità. Il primo e l’ultimo racconto rappresentavano bene gli estremi. Il dolore privato è il titolo scelto dall’editore.

 

Mi ha lasciato perplessa l’accostamento del racconto “A mia madre” con l’immediato successivo “Il magistrato”, il primo forte, toccante, profondo, “disgustosamente vero” e doloroso, al cui confronto il secondo mi è parso scialbo, vuoto, privo di valore. Probabilmente, anzi sicuramente, non ho compreso io il significato di questo racconto, più che il dolore di una donna ed il cambiamento di una donna, mi è sembrato fosse incentrato unicamente sulla figura di Mario, della sua sofferenza e del suo “viaggio”. Ti va di aiutarmi, ed aiutarci (se qualche altro lettore ha avuto la mia stessa impressione) nella comprensione?

Mario è un osservatore, come lo è il protagonista di Teresa. In realtà, quello che volevo raccontare è come il potere cambi le persone. E come le donne, emancipandosi, siano soggette alle stesse seduzioni degli uomini (anche perché si arriva solo se si mutuano comportamenti maschili). Come osservi tu, non racconta il dolore di una donna. Del resto Il dolore privato è un titolo scelto dall’editore. Il tema del libro non è il dolore. Sono solo delle fotografie di donne.

 

Devo farti i complimenti, nonostante le esperienze disparate di cui tu narri, non lasci mai intendere al lettore il tuo giudizio a riguardo, ma ti limiti a tracciare le linee, lasciando al lettore stesso il compito di colorare il foglio con il proprio giudizio in merito. È normale, naturale ed inconscio giudicare (positivamente o negativamente) gli altri e le proprie scelte (giuste o sbagliate che siano) utilizzando come metro di giudizio le nostre esperienze (giuste o sbagliate che siano). Nel tuo lavoro di scrittura, non ti è mai capitato di “giudicare” un tuo personaggio? Confidaci i tuoi segreti…

Non credo mi sia capitato di giudicare i personaggi. I nostri punti di vista sono soggettivi e gli eventi sono sempre molto complessi. Non credo che esista una soluzione unica, una ricetta valida per tutti. Io sono una persona in cerca e ritengo che questa mia ricerca finirà con me. Per questo non giudico mai nessuno, o almeno cerco di non farlo. Mi piace sollevare dubbi, provocare emozioni e riflessioni. Per questo scrivo.

 

Hai già scritto un Chick lilt (prossimamente recensito su questo sito), un libro di “formazione”, ora hai altri progetti?

Io ho sempre tante idee in testa. Non scrivo solo romanzi. Comunque ne ho iniziato uno di genere completamente diverso, ma non mi piace parlarne, finché non ho finito. Perché mi capita anche di cominciare e non finire.

 

 

Ringrazio ancora l’autrice per la sua piacevolissima collaborazione, vi invito a continuare a seguire la nostra rubrica poiché ben presto avremo nuovamente Amanda Gris come ospite per il romanzo “ Maoi più senza rossetto”, potete, comunque, continuare a seguire questa autrice sul suo blog Scrivo perchè non so parlare

 

Flavia Pellegrino