{Nuove Voci Letterarie} Il diario di Raffaello

il diario di raffaelloRoma, Natale 2008. Helia McGregor, giovane e famoso scrittore scozzese, viene in possesso di un piccolo diario che porta la firma di Michelangelo.
Il giorno dopo Helia viene avvicinato da uno sconosciuto, Gwendal Sheffield, coetaneo assicuratore inglese, che lo coinvolge in una ricerca apparentemente assurda, trovare il diario di Raffaello e una misteriosa reliquia venuta in possesso del pittore. Una reliquia che avrebbe salvato lo stesso Raffaello e il suo allievo Giulio Romano da accuse di furto evitando di gettarli nella miseria.

Ne il diario di Raffaello non avvengono miracoli, non si trovano reliquie notoriamente leggendarie ormai letterariamente abusate, non si affrontano prove fisiche dolorose su cui vegliano le mani dei servizi segreti vaticani. Tutti i personaggi storici di questa vicenda sono realmente esistiti, anche la reliquia che sarà chiave di lettura della ricerca. Helia e Gwendal sono liberi dalle eccessive contaminazioni inverosimili della letteratura mondiale. Sono due persone qualsiasi che finiscono per compensarsi, diversi nella vita, ma di perfetta intesa, come se qualcosa che non si chiama certo destino, avesse progettato di farli incontrare per confrontarsi. Helia ha sempre cercato un motivo di cambiamento nella sua vita. Lo avrà trovato nello scaltro sorriso di Gwendal?

Il diario di Raffaello è il primo romanzo di Viviani Georgiadis, pubblicato dalle Edizioni Sabinae, il primo di quella che sembra una serie di romanzi immaginati e progettati nella testa dell’autrice.

Dopo il tormentone letterario sollevato da Dan Brown con “Il codice Da Vinci” e tutti i numerosi romanzi d’oltreoceano votati alle più rocambolesche ricerche di Graal o verità nascoste e scandalose, Il diario di Raffaello appare come un piccolo pesciolino italiano che cerca di nuotare nella medesima corrente e cercare nell’onda del successo uno spazio per sé.

Eppure quante volte abbiamo sentito “le apparenze ingannano”, quante volte dietro manifesti che promettevano un successo assicurato abbiamo scoperto deludenti flop, o invece quante volte nascosto timidamente fra i grandi best sellers abbiamo trovato un piccolo libercolo ed abbiamo scoperto il nostro “graal” della letteratura?

Bene, le apparenze ingannano. E’ un dato risaputo. Non lasciatevi, quindi, ingannare dal titolo del romanzo della Georgiadis. Il diario di Raffaello ci viene presentato dall’autrice stessa come un romanzo di ricerca archeologica e storica, ma pur sempre reale. Effettivamente l’accuratezza storica ed il tocco di fantasia dell’autrice si mescolano con sapienza rendendo il romanzo reale e concreto. Nessuna verità scandalosa sconvolgerà il mondo, nessun Graal troverà finalmente il posto nella storia o “un tredicesimo apostolo di turno” riuscirà ad avere il suo onorato riconoscimento. Questa storia parla di uomini, uomini concreti per quanto geniali, e non parlo dei protagonisti quanto dei co-protagonisti Raffaello, Giulio Romano, Michelangelo e Leonardo Da Vinci, protagonisti dei flash-back storici, veri autori della storia che vivranno Helia e Gwendal, i protagonisti moderni che con le sole armi della cultura, intelligenza ed uno spropositato conto in banca ripercorreranno la storia dei grandi maestri dell’arte rinascimentale italiana nel tentativo di dipanare il mistero che li collega ad un “Santo di nicchia”, San Costanzo martire della Legione Tebana.

Unica stonatura in questo romanzo, scritto magistralmente, con bellissime ma mai pesanti descrizioni ed una non trascurabile accuratezza storica, è, a parer mio, l’eccessiva bellezza e ricchezza dei due protagonisti, che comunque non nasconde una buona caratterizzazione interiore, e la bellezza eccessiva di tutti i loro “Collaboratori”. L’autrice nelle note a conclusione del romanzo asserisce che “Non basta saper scrivere in italiano, avere una bella storia da raccontare se poi il lettore non riesce a visualizzare limpidamente ciò che lo scrittore scrive”, beh, a me è accaduto esattamente questo. Nonostante la perfezione dell’italiano e la bella storia, con un impianto narrativo ben strutturato, non sono riuscita a “Visualizzare limpidamente”, perché non ho mai visto nella vita di tutti i giorni, camminando per strada o attardandomi in biblioteca, due uomini eccezionalmente belli. Questo dettaglio, che forse è stato marcato eccessivamente, ha rovinato, a mio parere, un bel romanzo che si proponeva di essere realistico e concreto. Leggendo le note dell’autrice mi è venuto in mente un paragone con il tanto citato “Codice Da Vinci”, mi permetto quindi di esporlo anche a voi lettori di questa rubrica. “Il Codice Da Vinci” è stato fin troppo discusso, e non mi soffermerò sulla trama, sulla parte storica e quella fantastica, semplicemente sottolineo due concetti chiave: Robert Langdon con l’orologio di Topolino, il protagonista, non è un adone ma sa avere fascino, il fascino riscontrabile in un uomo comune (da qui l’ottima scelta cinematografica di farlo interpretare a Tom Hanks), un protagonista reale e concreto che però vive un’avventura ai limiti dell’inverosimile, o potrei proprio dire un’avventura inverosimile, poiché i limiti sono superati in diversi punti di parecchio. “Il diario di Raffaello” è l’esatto opposto: un’avventura reale e concreta, due protagonisti inverosimili, irreali, lontanamente immaginabili.

Questo, però, non deve assolutamente spaventare il lettore, nonostante il “dettaglio” dei protagonisti il romanzo vale molto, e lo consiglio vivamente a tutti gli amanti della storia dell’arte dei “gialli archeologici” e della ricerca culturale.

 

L’autrice, che mi ha gentilmente concesso l’intervista, ha preferito rimanere nascosta dallo psudonimo, per cui a rappresentarla è un disegno del protagonista del romanzo: Helia.

viviani georgiadisCiao Viviani Georgiadis, grazie per aver scelto di collaborare con PENSOROSA, ho letto nelle note dell’autore in appendice al romanzo che questo libro è nato nel Pantheon, davanti alla tomba di Raffaello. Raccontaci meglio come è nato “Il diario di Raffaello”, quando e coma ti sei accorta che c’era una sottile trama che iniziava a farsi largo nei tuoi pensieri?

Ciao e grazie a te per l’invito in rosa, grazie soprattutto perché per quelli come me, sconosciuti letterariamente, è difficile trovare uno spazio per farsi apprezzare. Pantheon. Raffaello. Prima di tutto io non volevo scrivere un romanzo da pubblicare. Volevo scrivere qualcosa di narrativo a tempo perso per staccare dal linguaggio scientifico al quale costringe l’università. Roma offre tanti spunti alla fantasia ed erano anni che buttavo giù storielle per il solo piacere di scrivere. Poi davanti al Pantheon, nel Pantheon è scattato qualcosa. Una storia che avesse qualcosa di più, nonostante ammetto di non aver mai avuto una trama in testa. I fatti si susseguono casualmente, sempre. Ho in mente solo la fine di un racconto e vado a ritroso come se fosse un’indagine archeologica vera. Quando mi sono trovata alla fine mi sono detta di provare a contattare un editore. Qualcosa mi diceva di tentare, senza aspettative particolari. Non ho mai imposto a me stessa di scrivere per il fine della pubblicazione. Scrivere è una cosa che si fa per se stessi e per passione.

 

La seconda domanda mi sorge spontanea, perché Raffaello? Perché non il diario di Michelangelo, Leonardo, Tiziano, Botticelli, Bernini o qualche altro grande maestro dell’arte italiana?

Raffaello perché è tra i miei artisti preferiti. Perché la sua vita è tristemente incompiuta. Perché è morto il 6 aprile e nello stesso giorno di secoli dopo io mi sono laureata. Una serie di coincidenze mi ha reso il gioco scrittorio più semplice. Nulla di quanto ho letto per documentare certi eventi mi ha mai fatto dubitare che lui non avesse un diario segreto. Raffaello mi ha chiamata, mi ha scelta lui e io ho risposto.

 

Mi è sembrato che la scelta dei personaggi di uno stesso genere fosse dettata dal desiderio di far nascere una sincera amicizia duratura, che probabilmente utilizzando personaggi di genere opposto non avrebbe avuto lo stesso significato. Da qui però mi sorge un dubbio, perché i due personaggi sono due uomini e non due donne? Mi spiego meglio, credo che ogni scrittore scriva ciò che sa ed in parte ciò che immagina, quindi per dare più realtà ad un mio personaggio, io donna lo creerò donna perché so, come donna, cosa fargli pensare e come farlo agire. Tante volte mi è capitato, invece di trovare personaggi stereotipati e carichi di luoghi comuni, poco introspettivi e poco caratterizzati, ed ad un’analisi attenta è emerso proprio che il genere sessuale dell’autore e quello del protagonista fossero opposti. Cosa ti ha guidato in questa scelta specifica, ben riuscita, ma senza dubbio difficile?

Non ho scelto il genere e la natura dei personaggi. Sono apparsi nella mia testa da un giorno all’altro. E’ difficile da spiegare, ma quando ho visualizzato fisicamente Helia, è stato lui a dirmi quale fosse il suo carattere e così anche per gli altri. Non ho capito se definisci i miei personaggi stereotipati. Se si,  la lascio passare come sensazione personale, io li vedo normali. Persone comuni senza nulla di straordinario. Nascono imperfetti e incompleti perché nel tempo evolveranno, senza fretta, così come va la vita, senza controllo. Loro vivono il tempo reale e non quello letterario. Se non ti riferivi a me allora prendo il complimento con entusiasmo perché vuol dire che l’esperimento è riuscito. Uomo- uomo e non uomo-donna. Perché come dicevo sopra è stato un caso, un caso che ha coinciso con l’altra motivazione a seguire. Perché la seconda avrebbe un finale troppo scontato. Perché le migliori coppie investigative della letteratura sono tutte uomo-uomo. È soggettiva anche la scelta in questo senso. È vero che la sensibilità di una donna non è pari a quella maschile, ma perfezionandomi negli altri manoscritti, sono giunta alla conclusione che alcune persone riescano a pensare nei due modi congiuntamente imparando ad osservare chi sta intorno, uomini e donne. Opinabile lo so, ma io non credo che una scrittrice debba scrivere per forza di donne e scrittori per forza di uomini, è soggettivo, basta imparare ad interscambiare, altrimenti non sarebbero esistiti Flaubert con Madame Bovary, Mary Shelley con Frankestein, Virginia Woolf con Orlando e anche Riyoko Ikeda con Orpheus e Lady Oscar. Un bravo narratore deve saper pensare sia al maschile che al femminile, altrimenti la sfida dov’è? Se ci sono riuscita bene, se non ci sono riuscita riproverò, se non ci riescono gli altri vuol dire che si devono esercitare tanto!

 

Parliamo ancora dei protagonisti, come mai la scelta di un greco-scozzese ed un inglese?

L’accostamento Grecia- Scozia è ardito e per questo originale! Grecia perché l’amo pur non avendola mai vista. Perché sono archeologa e l’archeologia è soprattutto Grecia. Perché la Grecia è la mia disciplina, educazione. Grecia perché ha un fascino ancestrale che ho dentro da sempre. Scozia. Non ha un perché particolare, mi piaceva e basta, ho amici scozzesi che me la raccontano sempre entusiasti. Helia doveva essere forte come la sua terra natale e sofisticato come un lord. Inghilterra. Per rendere due personaggi di una stessa terra che tuttavia è due nazioni con la stessa lingua mi sono dovuta per forza affidare alla Gran Bretagna. Volevo un inglese puro.

 

Cambiando discorso, ho letto che la scelta dello pseudonimo è legata al tuo amore verso la cultura greca, ma adesso ti domando, invece, perché hai scelto di utilizzare a monte uno pseudonimo e non firmare il tuo romanzo con il tuo nome?

La scelta dello pseudonimo è nell’amore della Grecia e nella pura codardia. Non volevo che in famiglia sapessero quel che ho fatto, per non dover affrontare le critiche di un fallimento e i veleni glorificanti di una vittoria. Nessuno tranne chi ti ha mandato il libro sa quel che ho fatto e mi fido ciecamente, è muta più di una tomba millenaria. La ragione è nella durezza della vita che mi mette alla prova ogni giorno senza pause. Laddove tutti si sbandierano felici io vivo in continuo bilico. Ci sono persone alle quali la vita apparecchia la tavola e li fa alzare sazi. Io una tavola non ce l’ho nemmeno, mi si servono dolori ogni giorno. Mi riassumo in un verso di Branduardi: “non è da tutti catturare la vita, non disprezzate chi non ce la fa”. E c’è gente che ogni giorni mi guarda come una che non ce l’ha fatta.

 

Ho letto che hai in programma una nuova pubblicazione, un seguito per Helia e Gwendal, ci dai qualche anticipazione? Quando è prevista l’uscita, per quale casa editrice, come si intitolerà?

Ho in programma 7 pubblicazioni, ma non credo che l’Editore sia dello stesso avviso. Per quelli come me che hanno fortuna in niente è difficile tutto. Pubblicare questo primo libro non mi ha assicurato niente. Gli editori non stanno facendo la fila dietro la mia porta. Nel mondo letterario equivalgo a nessuno, perché non ho milioni di copie vendute, non ho pubblicità, non ho promozione, non ho visibilità, per questo il secondo romanzo della saga di Helia (la chiamo così) sta ripercorrendo l’iter del primo tentativo intasando le già intasatissime redazioni di tutta Italia. Attualmente sono in attesa di risposta dalla Perrone Editore. Sono arrivata tra i finalisti di un loro concorso, non ho vinto, ma sono in attesa di ulteriore giudizio, nei tempi infiniti che a volte fanno perdere la speranza. La saga di Helia è lunga otto romanzi on progress e certi giorni credo che resteranno nel mio cassetto e che ne sarò l’unica lettrice. Parlo non obiettivamente, credo di meritare l’uscita del secondo tempo, se non altro per l’eccentrico terzo protagonista che aggiunge qualcosa al grande disegno della vita dietro Helia e Gwendal. Obiettivamente  invece, so benissimo che il primo romanzo non è che un esercizio con tutti gli errori e i miglioramenti del caso che io stessa so riconoscere e so anche che un editore italiano non rischia con autori senza la solida base delle milioni di copie vendute. Ma proprio perché più di un lettore ha avuto il senso dell’incompiuto ( da me voluto) e vuole conoscere il seguito, solo per questo vorrei che le mie storie avessero un decimo della fortuna di altri nuovi autori che si definiscono già scrittori affermati per poter proseguire e vedermi in libreria. Non è per soldi o fama, è per sopravvivenza.

 

Oltre alla vita letteraria, qual è il tuo sogno nel cassetto e quali i tuoi progetti futuri?

Dico una cosa infelice, ma ho smesso di sognare quando la vita ha deciso di cominciare a logorarmi insistentemente la salute. Sono archeologa, mi sono guadagnata il titolo a fatica ma il sacrificio non è valso. Ho sempre saputo che non avrei esercitato questa professione, perché alzarsi ogni mattina per cinque anni alle 5, andare a zappare, picconare, scaricare, setacciare fango e terra, smettere alle 6 del pomeriggio e studiare per avere nella busta paga una stretta di mano e per saluto: “domani sei di turno al lavaggio” non ti aiuta ad uscire di casa e farti una vita. Zero euro di stipendio, non tutti sanno cosa significa. È umiliazione alla quale si tenta inutilmente di porre rimedio ogni giorno senza riuscirci. Io ed altri lo abbiamo capito che di sola gloria non si vive. Io e quelli che non hanno la famiglia benestante alle spalle che ti asseconda. Chi lo ha vissuto e lo vive sa di cosa parlo, mentre per certi Ministri noi siamo i trentenni mammoni e parassiti che non vogliono andarsene di casa. Se ci pagassero il lavoro che facciamo gratis a favore della scienza forse non parlerebbero così. L’archeologia non è il documentario che si vede in tv, l’archeologia è sacrificio fisico prima di tutto e io ci ho rimesso tre vertebre per niente. Nemmeno per un “grazie”. Speravo ingenuamente di guadagnare qualcosa col libro. Errore. Un ingenuo pensiero di una che non riesce a trovare lavoro nemmeno come cameriera stagionale. Una professoressa del liceo diceva sempre che i sacrifici un giorno sarebbero stati ripagati. Oggi ho appurato sulla mia pelle che non è vero per tutti. Finora non ho avuto ricompense nella vita terrena, magari nell’ultraterrena sarò più fortunata…

Ringrazio Viviani per la sua disponibilità e collaborazione, augurandole con tutto il cuore di riuscire a realizzare il suo sogno e ritrovare davvero un briciolo di speranza per il futuro. In attesa di trovare in libreria le nuove avventure di Helia e Gwendal potete consultare il sito internet dell’autrice http://helladika.livejournal.com/ e magari acquistare una copia personale del romanzo.

Flavia Pellegrino