{Nuove Voci Letterarie} Facciamo finta che sia per sempre di Ilaria Giannini

Facciamo finta che sia per sempreNicole è ossessionata dal suo passato.
Martina è innamorata di lei.
Stefano è uno psicologo affetto da manie di grandezza.
Paolo è morto in uno strano incidente stradale.

Quattro grandi amori, quattro solitudini che si rincorrono nella malinconica bellezza della Versilia. Quattro anime alla ricerca di un qualcosa che dia un senso alle loro vite.
Tutti puntano alto, qualcuno gioca sporco, nessuno vince

 

Facciamo finta che sia per sempre, pubblicato da Intermezzi Editore, è il romanzo d’esordio di Ilaria Giannini, già autrice di numerosi racconti, pubblicati in antologie e di poesie e racconti brevi.

Durante la lettura di questo breve romanzo, temevo di non riuscire a poterne parlare bene, lo confesso, e forse come me più di una persona terminandone la lettura l’ha tacciato come “brutto”, “assurdo”, “inconcludente”. Ho dovuto far sedimentare in me questo romanzo, digerire i personaggi e le loro catarsi psicologiche, prima di poterlo apprezzare davvero.

Quante volte davanti a qualcosa che ci smaschera, che sa scavare dentro le nostre più intime coscienze e mette a nudo i nostri problemi, tendiamo a nasconderci, a far finta di niente o addirittura ad aggredire quel “qualcosa” come falso, diffamatorio, assurdo o ridicolo pur di riuscire a ricostruirci quella maschera da cui non sappiamo più allontanarci?

Esattamente questo accade “con” ed “in” questo romanzo.

Nicole la primadonna indiscussa, attorno alla quale si intrecciano le vite degli altri protagonisti, ha subito un trauma in età adolescenziale, e senza riuscire a ricevere od accettare un aiuto consono si è distrutta interiormente convincendosi di esserne la “causa”. Nicole non è riuscita a salvare Paolo dalla tragedia con il suo amore. E per una psicologia perversa ma quanto mai reale, lei nasconde questa sua fragilità e debolezza, dietro una maschera di autolesionismo e cinismo. Indossando questa maschera, Nicole, consciamente ed inconsciamente, condanna chiunque osi avvicinarla un po’ di più alla stessa sorte. Stefano è condannato a vivere una farsa di vita poiché anche lui non è riuscito a salvare Nicole con il suo amore, Martina, più semplice e pura, è quasi condannata alla stessa sorte, ma fortunatamente il momento del fallimento con Nicole è il “suo treno che fischia” spronandola a calar giù le proprie maschere ed affrontare la vita a piene mani.

 

Grazie alla disponibilità e collaborazione della casa editrice Intermezzi, sono riuscita a contattare l’autrice, Ilaria Giannini per farmi guidare da lei in un’analisi più approfondita di questo romanzo e scoprire cosa c’è dietro una produzione simile.

 

Ciao Ilaria, innanzi tutto grazie per aver collaborato con Pensorosa, la prima domanda è sempre “banale”, ma sono un’inguaribile curiosa, e non riesco mai a farmi i fatti miei. Dunque, da dove nasce questo romanzo? Un’idea, un sogno, un’esperienza personale o di chi ti è vicino?

Il romanzo è nato da un racconto che avevo scritto, che poi è il primo capitolo: l’idea originaria era narrare l’incontro tra due donne agli antipodi – Nicole e Martina – che in una notte si avvicinano e in qualche modo riescono a scambiarsi qualcosa, a seminare il germe di un cambiamento significativo per entrambe. Poi mi sono accorta che quei personaggi avevano ancora molto da dire e mi sono lasciata guidare da loro, è stata una scrittura molto istintiva e poco razionale, probabilmente perché era la prima volta che mi cimentavo con un romanzo.

 

Il titolo mi ha colpito parecchio, i bambini quando giocano utilizzano sempre dire “facciamo finta che”, è il loro modo per crearsi un nuovo mondo dove poter giocare ed “essere qualcun altro”. Qual è il motivo per cui hai scelto proprio questo titolo per il tuo romanzo?

“Facciamo finta che sia per sempre” è la frase che Nicole sussurra a Paolo la prima volta che fanno l’amore. L’ho scelta come titolo perché trovo che sintetizzi bene un certo atteggiamento comune a tutti i personaggi del libro, e in generale alle relazioni sentimentali: quel volerci credere nonostante l’evidenza, quel volersi illudere che tutto andrà per il meglio, anche quando si è consapevoli che probabilmente non ci sarà un lieto fine.

 

Martina, Stefano, Michele, e persino Paolo, esistono unicamente nel loro relazionarsi con Nicole, al di fuori di lei non sono nulla e devono “fingersi” qualcosa o qualcuno per riuscire a respirare in attesa del ritorno della PRIMA DONNA, o per lo meno questa è stata la mia impressione. Ho notato che qualcun altro ti ha criticato per “inesistenza della caratterizzazione dei personaggi”, vorresti rispondere?

Indubbiamente Nicole è la “prima donna” della storia ma è un ruolo che sono gli altri personaggi a cucirle addosso, mettendola al centro dei propri sentimenti e delle proprie vite. Nei miei intenti, questo romanzo indaga sulle relazioni e sul punto di vista, sul modo in cui ci percepiscono gli altri – che si distanzia da quello che siamo veramente – sul processo complesso che porta ciascuno a definire la propria identità. Ciascuno dei personaggi ha un carattere ben definito e ognuno alla fine compie un percorso autonomo verso se stesso: Martina accetta la propria omosessualità, Stefano scende a patti col senso di vuoto che lo perseguita e parte per affrontare i vecchi conflitti con la sua famiglia, mai sanati.

 

Hai saputo descrivere con accuratezza i risvolti psicologici di ciascuno, nelle loro perverse mentalità. Normalmente un autore cerca di “mettersi nei panni di…” per riuscire ad agire e pensare come lui/lei. Come è stato “mettersi nei panni di…” per te? Insomma non sono così semplici come personaggi, seppur abbiano un “Modus operandi” o meglio “modus pensandi” abbastanza ripetitivo e simile.

C’è in effetti un lato caratteriale che li accomuna tutti: sono sognatori, innamorati dell’idea dell’amore, convinti che un rapporto totalizzante sia la chiave per salvarsi, per essere felici. Da questo punto di partenza ognuno però affronta in maniera diversa la vita e le relazioni.
Mettersi nei loro panni è la vera molla che mi ha fatto scrivere il libro: in ciascuno c’è un po’ del mio carattere, di alcune persone che mi sono state vicine in passato e di altre che ho solo sfiorato, ma che mi hanno colpito.

 

La catarsi di Stefano, mi è sembrata un po’ surreale, bastano due parole a cambiare la sua vita? Forse la maschera che indossava non era così radicata. Mi è sembrato troppo veloce, quasi per poter dare un lieto fine a tutti e pareggiare in fretta i conti. Mi aiuti a capire Stefano un po’ di più?

La catarsi di Stefano non è un lieto fine, ma solo il primo passo che tenta di compiere verso una vera analisi e accettazione di se stesso: non è detto però che i buoni propositi verranno mantenuti, anche perché ha dimostrato in precedenza di essere il più incoerente di tutti. La sua maschera è la meno radicata perché è profondamente immaturo: il suo gesto finale d’abbandono potrebbe essere solo un’altra fuga, la ripetizione di quando se ne andò d’improvviso da Milano per rifugiarsi in Versilia. Adesso compie il viaggio inverso, con un bagaglio di esperienza e di delusioni maggiore, certo, ma potrebbero non essere sufficienti per maturare davvero. Questo lo lascio all’interpretazione del lettore.

 

Concludo, con un’ultima curiosità. Nella quarta di copertina c’è scritto “Tutti puntano alto, qualcuno gioca sporco, nessuno vince”, personalmente non ritrovo in questa frase il tuo romanzo. Qualcuno gioca sporco, qualcuno punta in alto, la maggior parte punta molto basso, ed invece, magicamente vincono davvero tutti, una vittoria che non si aspettavano forse, perché guardavano basso con i paraocchi. Ti va di commentare questa frase della quarta di copertina?

Tutti puntano alto perché inseguono un ideale: il primo grande amore per Nicole, la donna che dia un senso alla sua vita per Stefano, la svolta esistenziale per Martina, il coraggio di cambiare per Paolo. Qualcuno gioca sporco perché non si fa scrupoli, non scendo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha letto il libro. Nessuno vince perché non ci sono vincitori, come non ci sono perdenti: semplicemente il caso (o sarebbe meglio dire il caos) mette a ciascuno di loro uno specchio davanti e, forse per la prima volta, trovano la forza di guardarsi dentro con sincerità e fare scelte importanti.

 

 

Per ulteriori informazioni o acquisti del romanzo di Ilaria Giannini è possibile contattare la casa editrice www.intermezzieditore.it , che colgo, nuovamente, l’occasione per ringraziare per la disponibilità e la collaborazione, auspicando in una futura collaborazione.

 

 

Flavia Pellegrino