{Nuove Voci Letterarie} Dannati Danni

dannatidanniNon tutti i milanesi sono belli, ricchi, biondi e fortunati e si incontrano all’happy hour. Molti, chi più chi meno, non hanno altra scelta che arrabattarsi fin da quando sono piccoli inventandosi di tutto per resistere e sopravvivere. Questo romanzo racconta, in bilico tra comicità e dramma, la storia di una giovane donna il cui destino è segnato da quello della sua famiglia, i Danni. Nome che promette malissimo e che mantiene tutte le promesse.

Catastrofi finanziarie, aste giudiziarie, follia ereditaria, macabri rituali, psicofarmaci, alcool, raggiri, botte, tradimenti, malattie dai nomi impronunciabili, inspiegabili sparizioni di oggetti, persone e salme. Dolore e rabbia. Ma anche, inspiegabilmente, amore. L’autrice giura che non tutto è frutto di fantasia.

 

 

Dannati Danni, pubblicato per Eclissi editore, è il romanzo d’esordio di Vittoria A.

Il titolo è già di per sé emblematico, “Dannati Danni” è un romanzo ambientato nella Milano bene, e con uno stile frizzante ed ironico ci presenta la famiglia Danni in tutte le sue disavventure, che come marchio a fuoco sul DNA, inevitabilmente coinvolgono e travolgono tutta l’esistenza di Vittoria o Vicky, giovane e “per-niente-promettente” rampolla della dinastia Danni.

Essere un Danni significa essere essenzialmente fuori dalla realtà, essere in continua insoddisfazione verso se stessi e cercare in ogni modo di ignorare, ed ignora oggi ignora domani, nel giro di qualche generazione il “mostro Danni” è creato. Ne è un esempio emblematico Anna Danni, unica donna capace di preoccuparsi unicamente della taglia del suo reggiseno, quando la casa, in completo degrado, le casca in testa ( se non gliela hanno già pignorata ), la macchina è ridotta ad una discarica. Come per le mere questioni materiali, così i Danni vivono tutta la loro vita, dimenticandosi e smarrendo la salma della nonna Giacinta, organizzando cenoni e vacanze con amanti e coniugi, come se nulla fosse. Insomma la famiglia Danni ci viene presentata come un vero manicomio, ma non un manicomio ridicolo, quanto un manicomio in degrado da cui si può solo uscire “depressi” e “Pazzi”. Ecco dunque spiegate le stranezze di Vittoria, la protagonista, affetta da doppia, tripla, multipla personalità, che per cercare di sopravvivere al suo DNA Danni si inventa e reinventa ogni giorno, indossando “maschere” per proteggersi e conservare un minimo di sanità mentale solo nel suo profondo. Anche le “maschere”, però, sono pericolose, basta poco che esse prendano il sopravvento illudendo Vittoria di stare veramente bene solo quando “finge di vivere”.

Non basteranno le proprie armi a Vittoria per riuscire ad emergere nel mondo, a smettere di essere la “schiava-Danni”, e riuscire ad essere la vera ed unica Regina della propria vita. Al lettore lascio scoprire il come in questo esilarante ma aspro romanzo, certamente molto caricato e paradossale, ma in cui ognuno di noi può trovare un po’ della propria biografia.

 

vittora_ACiao Vittoria, grazie per aver voluto partecipare a questa iniziativa di Pensorosa, la mia prima domanda, solitamente è sempre la stessa, ma che ci vuoi fare, la mia curiosità è inguaribile… come nasce “dannati danni”?

Innanzi tutto grazie Flavia per questa opportunità. “Dannati Danni” nasce dal desiderio di raccontare una storia di vita. La protagonista, Vittoria, ha avuto una vita non facile ma tuttavia molto intensa, molto ricca di avvenimenti, di esperienze. Dunque il suo personaggio è un mezzo per poter affrontare dei temi delicati ed importanti come l’identità femminile e i vari modi in cui può essere espressa e interpretata, anche in presenza di una malattia che rischia di minarla in profondità.

Nella quarta di copertina è scritto specificatamente che NON tutto è frutto di fantasia, ma qualcosa è autobiografico, che sensazione si prova nel mettere se stessi, o una parte della propria vita, su carta, nero su bianco al giudizio del pubblico?

È una sensazione talvolta contraddittoria. Quando si viene capiti dal pubblico, ci si sente forti e si ritiene di aver fatto una cosa giusta, che ci può rendere utili a chi legge il libro. Nel momento in cui però si viene criticati, può accadere di sentirsi feriti in prima persona, non per la storia che si ha scritto ma per la persona che si è.

Mi puoi aiutare a capire meglio la figura di Frank ed in cosa consista il rimpianto di Vittoria? Così come la figura Manuela presentata “in estremis” ? Sono forse le ancore positive che legano una “danni” alla terra ed alla realtà che nel trambusto dei dannati danni e di tutte le disavventure sconclusionate vengono troppe volte dimenticate?

Ti ringrazio Flavia per questa domanda in quanto sia Frank che Manuela sono personaggi a me molto cari. Frank rappresenta gli affetti veri, il vero “bene”. Non gli affetti “rappresentati” che necessitano di gesti plateali, di continue conferme, di dichiarazioni d’amore o di amicizia. Frank è l’amico (o il compagno) che sa stare vicino senza fare domande, senza richiedere prove, senza imporre scelte. È chi sa amare gli altri veramente per quello che sono perché’ li sa “vedere” e li sa accettare con le loro debolezze e le loro contraddizioni. Non propone soluzioni a tutti i problemi ma è presente, costante. Lui c’è. E’ un amico fedele che non giudica e non ti abbandona. Conosce le tue ragioni senza bisogno di spiegazioni. Spesso, da giovani, non si riesce a comprendere appieno il grandissimo valore di queste persone. Si tende a capirlo più tardi, con l’esperienza di vita. Anche nel personaggio di Manuela c’è una carica affettiva molto forte che riporta all’infanzia. Sono quindi d’accordo con te, entrambi i personaggi sono ancore che riportano alla realtà.

Nel leggere il tuo romanzo, soprattutto all’inizio, nei primissimi capitoli, nell’ironia del tuo stile mi è sembrato di rivedere l’ombra dei grandi autori latino-americani (Marquez, Allende) nel loro modo particolare di descrivere con assoluta naturalezza delle assurdità famigliari belle e buone. Da qui la domanda sorge spontanea, chi ispira il tuo stile narrativo? Chi sono i tuoi autori preferiti?

Gli autori che amo di più sono Frank McCourt, autore de “Le ceneri di Angela” e Kate Atkinson. Non ricordo quante volte ho riletto i loro libri e ogni volta scopro aspetti che non avevo mai considerato prima. Questo per me è il grande valore di uno scrittore, creare un opera in grado di fornire continuamente vari livelli e chiavi di lettura.

Che consiglio daresti a tutte le “Vittoria” sparse in Italia e all’estero, impelagate in una famiglia che sembra poterle affogare da cui non riescono a liberarsi?

Anche se sembra difficile, il consiglio che mi sento di dare e’ di non voltarsi mai le spalle. A volte e’ necessario fare fatica, affrontare delle difficoltà immediate e quotidiane e ciò può comportare il fatto di dover rimandare temporaneamente il momento in cui si affronta un dialogo con sé stessi. Ma é solo un rimandare un appuntamento fondamentale. Ad un certo punto è necessario ascoltarsi, dare spazio alle proprie ragioni. Mai perdere il rispetto per sé stessi.

Spesso quando si legge che l’autore usa uno pseudonimo, la prima impressione è “tutta una questione di marketing, altrimenti non vende”, ma nel tuo caso hai specificato che in parte il tuo romanzo è autobiografico, quindi la scelta può essere dettata da altri motivi. Perché hai scelto di usare uno pseudonimo? Anche lo pseudonimo è un po’ uno “sdoppiamento di identità”, vai d’accordo con Vittoria A. come convivete? Si entra in “competizione” con il proprio pseudonimo? Ti va di raccontare le tue impressioni ed esperienze a riguardo a noi lettori?

Ho scelto uno pseudonimo perché nel libro ci sono alcuni elementi autobiografici soprattutto per quanto riguarda l’esperienza con la malattia. Ho voluto quindi proteggere il mio privato. E poi, sono d’accordo con te, probabilmente io sono affezionata agli sdoppiamenti di identità. Vado abbastanza d’accordo con Vittoria A., a parte quando non mi lascia partecipare e parla solo lei. Fortunatamente, Vittoria A. non ha caratteristiche diverse da me e mi rispecchia totalmente dal punto di vista caratteriale. Devo ammettere pero’ che certe volte mi sento messa in ombra da lei. È come se assorbisse interamente il mio tempo, la mia vita e le mie esperienze lasciandomi in ombra. Mi trovo quindi, talvolta, a farmi presente che io ho creato lei e non viceversa.

Hai progetti per il futuro? Troveremo un altro romanzo in libreria con il tuo nome in bella vista?

L’uscita del mio prossimo romanzo è prevista per ottobre. Ma il mio nome resterà Vittoria A.

 

In attesa del prossimo romanzo dal titolo “Un peso sul petto”, previsto sugli scaffali ad ottobre sempre per la casa editrice Eclissi, potete acquistare o ricevere ulteriori informazioni su Dannati Danni nel sito internet della casa editrice: http://www.eclissieditrice.com. Potete seguire Vittoria A. anche sul suo blog http://dannatidanni.blogspot.com/.

 

 

Flavia Pellegrino