{Nuove Voci Letterarie} Alice in gabbia

  Alice in gabbiaLa vita di Alice è apparentemente perfetta: 28 anni, un lavoro a tempo indeterminato e un fidanzato che ama, ricambiata. Non le resta che cercare casa e fare dei figli, guadagnandosi il paradiso terrestre di una vita normale. Eppure di perfetto non c’è nulla. Il surreale sarcasmo di Alice fa scoprire al lettore situazioni che suo malgrado conosce fin troppo bene, nascoste dietro la maschera della normalità di un’ordinaria giornata in ufficio.

Il badge che scandisce malignamente il tempo. La routine del ritmo aziendale che diventa ossessione. Le manie degli impiegati, a un passo dalla psicosi. La sindrome antisociale dell’open-space. Le figure clownesche dei capufficio, tronfi della loro incompetenza. I giorni che invece di allargarsi in un presente vivo si spengono con monotonia uno sull’altro. Le pause – pausa-aria, pausa-mela, pausa-sclero – sono le uniche boccate di sollievo. Finché Alice non scopre la pausa-papera! Osservando da dietro la recinzione dell’azienda i pennuti che vivono liberi nel loro stagno, ad Alice si rivela una nuova filosofia di vita, una possibilità di salvezza, di liberazione…

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. (art 1 Costituzione Italiana)

Mi piace iniziare la recensione di oggi citando la costituzione italiana, ed il suo primo e fondamentale articolo. Oggi parliamo di Alice in gabbia, il romanzo d’esordio di Arianna Gasbarro pubblicato nel 2011 da Miraggi Editore, un romanzo che parla proprio di questo diritto inviolabile dell’uomo italiano “il lavoro”.

In un momento storico in cui sempre più persone si aggrappano al loro contratto a tempo indeterminato, in cui sempre più ragazzi anelano un qualsiasi tipo di lavoro per poter tirare avanti,

questo romanzo ironico, cinico e quanto mai veritiero, ci mostra tutto un altro aspetto del “Contratto a tempo indeterminato”, una gabbia dorata in cui i lavoratori si alienano giorno dopo giorno nella quotidianeità, nel mondo fatto di badge, straordinari ed accumulo delle ferie, una gabbia dorata in cui devi anche dire grazie.

Ebbene si, miei cari lettori, in questo libro guardiamo proprio l’altra faccia della medaglia, la faccia dei lavoratori annullati da un sistema che non premia la meritocrazia o l’intelligenza, che non ti chiede di pensare, di migliorarti, di formarti, ma semplicemente di far trascorrere le otto ore lavorative.

A questo punto, faccio un altro salto costituzionale… “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità…” ed andiamo alla costituzione Americana.

Ogni cittadino ha diritto al ricercare la propria felicità. Alice impara a sue spese che non sempre la felicità ed un “Contratto a tempo indeterminato” siano sinonimi.

Un bel romanzo, che si legge velocemente grazie ad uno stile narrativo semplice, diretto, sagace e con quel pizzico di autoironia che non guasta.

Come sempre mi sono dilungata troppo, quindi senza ulteriori indugi lascio la parola alla vera protagonista di oggi, la scrittrice Arianna Gasbarro.

 

Ciao Arianna, grazie a te ed alla casa editrice Miraggi per aver voluto partecipare alla nostra rubrica, per prima cosa raccontaci come nasce “Alice in gabbia”?

Alice nasce da una serie di riflessioni che un paio di anni fa mi hanno portato a rinunciare al mio prezioso contratto a tempo indeterminato.

Avevo ventotto anni, una laurea in lingue, diverse esperienze all’estero e un lavoro nel complesso interessante. Eppure ero logorata dall’inquietudine, dalla sensazione di star sprecando la mia vita in un’insoddisfazione che giorno dopo giorno continuava a lievitare.

Allora mi sono guardata intorno, ho iniziato ad analizzare oggettivamente la situazione cercando di capire perché le cose in fondo non andassero poi così bene. E dopo una lunga e travagliata riflessione, ho deciso di lasciare il lavoro e concedermi un anno da dedicare interamente a quello che da sempre volevo fare: scrivere.

A quel punto è nato proprio Alice, per mettere nero su bianco quelle considerazioni, le sensazioni e le ragioni fondate di quella scelta apparentemente folle e sconsiderata.

 

Alice e Dante, entrambi in un viaggio attraverso l’inferno per poi scoprire il purgatorio ed il paradiso?

In effetti il viaggio di Alice è ‘infernale’ e non a caso sono proprio i versi dell’Inferno di Dante a punteggiare qua e là la storia. Però ci tengo a precisare che questa visione infernale non è assoluta. La vita di Alice, con una routine scandita e precisa, la sicurezza del contratto a tempo indeterminato, la certezza (illusoria) che per il resto della sua vita il problema ‘lavoro’ possa considerarsi archiviato, ecco questa vita per molte persone può essere paradisiaca, altro che infernale.

Io qui però voglio dar voce a chi invece in quella situazione si sente in trappola. Chi vive un purgatorio d’insofferenza, claustrofobia e paranoia mentre immagina un paradiso in cui vivere secondo i propri ritmi, senza lo spettro del badge, delle ferie coercitive, della stessa strada da percorrere ogni giorno della propria vita, della misantropia generata dall’open-space.

 

Quanto di questo romanzo è autobiografico? Cosa vorresti dire alle “Alice” ingabbiate dai tanti ATI?

Come dicevo prima, il romanzo si fonda su basi autobiografiche e senza di esse non credo che sarei stata in grado di capire fino in fondo quali sono i meccanismi psicologici e sociali della vita sul trespolo.

Alle ‘Alice’ ingabbiate non mi sento di dare un consiglio univoco. Bisognerebbe capire ogni situazione, soppesare i pro e i contro della gabbia. Ci sono tanti modi per uscirne e certamente il più radicale è quello del libro: spezzare il badge e scommettere sulle proprie gambe, lanciarsi nel mondo e cercare la propria strada.

Ma il senso profondo di Alice non è ‘distruggere la gabbia’, quanto piuttosto trovare un senso a ciò che si sta facendo. Il senso può essere il mero stipendio (‘mero’ eppur necessario) come le possibilità di carriera, la vita sociale all’interno dell’ufficio o il piacere che si prova svolgendo quelle specifiche mansioni.

Diciamo che la gabbia si potrebbe distruggere anche dall’interno, smettendo di sottostare ai piccoli ricatti (badge, ferie coercitive e angherie dei superiori), dare ciò per cui si è pagati e riprendersi la propria vita con forza e dignità allo scoccare dell’ottava ora in gabbia. Se si entra alle 9 in punto e si esce alle 18 spesso dai colleghi si viene marchiati come ‘sfaticati’: ecco, questo va smantellato. Fare il proprio dovere è necessario, prostrarsi davanti ai capi invece è solo sciocco. Otto ore bastano, se si è in grado di lavorare bene e le mansioni sono ben calibrate.

Poi c’è la vita oltre il lavoro e quella sì che è davvero impagabile.

 

Io da grande voglio fare la papera” questa è la frase che più mi è rimasta impressa, proprio perchè per tanti anni non mi è stato ripetuto che il contrario “non essere papera”, facciamo un po’ di ornitologia, qual è la differenza fra papera ed oca?

In genere ci si sente ripetere di non fare l’‘oca’, animale che (chissà perché poi) incarna caratteristiche e atteggiamenti delle showgirl che pullulano sul piccolo schermo, e ormai non solo lì purtroppo.

La papera invece no, la papera è cugina dell’oca ma mantiene una sua dignità. È un animale che vive la propria esistenza serenamente, in armonia con la natura nella quale è inserita, sia essa lo splendido laghetto di un parco o un fiumiciattolo fognario, come quello che costeggia l’azienda in cui lavora Alice. La papera galleggia e si gode i raggi del sole, cova le uova e si prende cura dei pulcini, vive in perfetta armonia con il suo essere e gode a pieno di ogni attimo della sua vita animale, per quanto insulsa essa possa sembrare.

In questo senso Alice da grande vuole fare la papera, ovvero tornare ad avere un contatto più umano con i propri ritmi, con il senso della propria esistenza, e trovare un equilibrio sano tra doveri e natura, tra dedizione e ricompensa.

 

Chi è Arianna Gasbarro?

Un’utopista, credo.

Una trentenne che da qualche mese vive sulle colline toscane convinta che le cose si possano cambiare, a partire dalla propria vita, dalla propria routine, fino alla torbida politica italiana e al traffico bestiale di Roma.

Aspirante papera. Perché anche fuori dalla gabbia troppo spesso mi ritrovo china sul computer a ignorare il sole che splende fuori dalla finestra.

 

Un libro, un film, un brano musicale, uno spettacolo teatrale che più ti rappresentano?

Il favoloso mondo di Amélie e le note di Tiersen: quello sguardo straordinario su una quotidianità che di per sé è squisitamente ordinaria.

Le commedie di Oscar Wilde, un altro modo per ribaltare quel punto di vista.

 

Hai altri progetti per il futuro, vorresti condividerli con noi?

Beh, penso di proseguire su questa strada e continuare a scrivere. In questo momento sto lavorando ad alcuni racconti e a una favola per ragazzi, quella che in realtà avevo intenzione di scrivere quando ho lasciato il lavoro e alla fine Alice ha preso il sopravvento.

Poi ci sarebbero altre cose, ma per il momento cerco di affrontare un progetto alla volta. Anche perché nel frattempo mi sto dedicando assiduamente anche alla traduzione, un altro lavoro che mi appassiona tanto e richiede molto tempo ed energia.

 

 

Ringrazio nuovamente Arianna nella speranza di leggere presto sue nuove opere, e colgo l’occasione per ringraziare la casa editrice Miraggi, che ci ha presentato questa autrice esordiente, invitandovi a visitare il loro sito web e scoprire i tanti autori che si affidano a questa casa editrice: http://www.miraggiedizioni.it/

 

Flavia Pellegrino