La prima stella della notte

la prima stella della notteCom’era il cielo stellato 400 milioni di anni fa? L’archeologa Keira e l’astronomo Adrian si sono conosciuti, e innamorati, cercando una risposta a questa domanda. Sulle tracce dei pezzi perduti di un monile antichissimo, su cui è rimasta magicamente impressa l’immagine di quel cielo, i due hanno vissuto avventure incredibili e sempre più pericolose.

E mentre una losca organizzazione è decisa a impedire che i due scoprano la sconvolgente verità sull’origine dell’universo, Keira e Adrian, finalmente insieme dopo una dolorosa separazione, andranno in cerca degli ultimi frammenti del misterioso monile, arrivando vicinissimi a trovare una risposta alle loro domande. Una risposta che cambierà per sempre le loro vite.

 

La prima stella della notte l’atteso seguito di Il primo giorno, è stato finalmente pubblicato in Italia nel giugno del 2010 per la casa editrice Rizzoli.

La febbricitante attesa, per me appassionata fan di Marc Levy, è stata quasi insopportabile ed alla fine il 30 giugno il libro era lì negli scaffali delle maggiori librerie italiane, suggestivo nella sua copertina blu lucida.

Il 30 sera era già a casa mia, sul mio comodino, non credo di essere stata la prima in Italia ad averlo acquistato, ma di certo sono stata la prima ( e l’unica per ora) del social network Anobii, ed ora eccomi qui, dopo poco più di due giorni a cercare di trasmettere le mie sensazioni sullo schermo di un pc.

Il primo giorno si era concluso con una speranza, la speranza che non tutto fosse finito, che ci fosse ancora un “Domani” da progettare insieme, ancora un sogno da alimentare e realizzare ed ancora una promessa da mantenere.

La prima stella della notte, il cui titolo originale era “le premier nuit” ossia “la prima notte”, si apre proprio con questa speranza, e la speranza accompagna il lettore in una corsa contro il tempo fino a quando la coppia Keira ed Adrian, che ci ha fatto sognare ed innamorare nel primo romanzo, torna ad essere unita, affiatata ed immersa più che mai nella ricerca della fatidica risposta alle loro domande “dove inizia l’alba” “chi fu il primo uomo?”. Domande che un’agenzia di sicurezza internazionale vuole mantenere senza alcuna risposta, perchè il mondo non è ancora pronto a sapere, a Conoscere e semplicemente non è pronto a Pensare.

La ricerca di Keira ed Adrian si fa via via più frenetica ed emozionante, intrecciandosi con i loschi piani degli agenti segreti, con una fitta rete di bugie, imbrogli, doppi e tripli giochi, in cui quasi si rischia di perderne il filo. Seguiamo Keira ed Adrian fra le affascinanti teorie evoluzionistiche dell’universo, delle migrazioni dei sumeri, attraverso paesaggi selvaggi e laboratori universitari sofisticatissimi. Non mancano i colpi di scena, l’azione, la suspance e l’affascinante, quasi teatrale, rivelazione dell’ “inizio di tutto”.

Marc Levy non tradisce i suoi affezionati lettori regalandoci un romanzo emozionante, nonostante cambi un po’ il “tiro” delle sue opere. Personalmente adoro questo autore capace di farmi innamorare dei suoi personaggi e tenermi incollata alle pagine dei suoi romanzi per ore, eppure non posso non muovere qualche critica a questo romanzo.

Mentre Il primo giorno mi è piaciuto in toto, sul suo seguito ho diverse riserve: in primis la sensazione che i personaggi abbiano tentato più di una volta di portare l’autore su una strada e che egli abbia raddrizzato il tiro tornando sulla via già tracciata, o viceversa l’autore ha provato a cambiare ma i personaggi sono rimasti fissi. Questa sensazione nasce da tanti diversi particolari accennati durante i capitoli che nel dettaglio con cui vengono descritti e vissuti dai protagonisti sembrano voler rimandare ad un seguito, ma il seguito non c’è, due esempi sono la lite con la coppia nel treno ed Martyn, il collega di Adrian, ed il suo deceduto cagnolino.

Altra cosa che mi ha lasciato perplessa di questo romanzo è il finale, anche qui ho avuto la sensazione che l’autore, o i suoi personaggi, abbia dovuto mettere uno “zippo” e trovare un modo per concludere, ma la conclusione sinceramente appare troppo banale per poter giustificare pienamente non uno ma due romanzi di estenuanti ed appassionanti ricerche.

Non credevo l’avrei mai fatto, ma questo romanzo lo paragonerei un po’ a “Il codice Da Vinci” di Dan Brown: estenuanti ricerche per rispondere a domande “impossibili” per poi ritrovarsi con la risposta in mano ma “un mondo incapace di comprendere che non deve sapere”, ed il buonismo di dire “riprendiamo la nostra vita da dove l’abbiamo lasciata come se nulla fosse”. A questo aggiungo un’ultimissima nota su alcuni discorsi sulla fede, la religione e la teoria dell’evoluzionismo, che mi hanno lasciato in bocca il sapore di inutili “moralismi”, anacronismo storico e la sconcertante banalità con cui gli argomenti sono stati citati ed accantonati.

Questo è l’ultimo libro di Mar Levy che leggerò? Assolutamente no, è un autore capace di regalarmi momenti piacevolissimi di lettura con uno stile narrativo leggero e fluido, dunque gli perdonerò questi “errori e leggerezze narrative” augurandomi che sappia rifarsi con il suo prossimo romanzo.

Intanto aspetto di leggere qualche recensione sul suo romanzo, sperando di poterne discutere ancora con qualcuno, citandone i momenti di debolezza così come i momenti di forza, quei momenti che ti invogliano a girare pagina e leggere ancora e ancora fino all’ultimo sospirato lieto fine.

 

Flavia Pellegrino